BRHADARANYAKA UPANISHAD I,2

BRHADARANYAKA UPANISHAD PRIMO ADHYAYA – SECONDO BRAHAMANA 1. Solo il nulla vi era in origine: L’Universo era avviluppato dalla morte e dalla fame, poiché fame è morte. Egli creò la mente, dicendo tra sé : “Che io possa avere una mente”. Quindi trascorse qualche tempo in adorazione, e in virtù di tale adorazione si produssero le acque. Allora Egli comprese che adorando aveva conseguito l’acqua. Chi conosce l’origine dello splendore (Arka), comprende come conseguire l’acqua e diviene partecipe di felicità. 2. L’acqua era splendore. La schiuma delle acque si consolidò e diventò la terra. E quando anche la terra fu creata, Egli si sentì stanco. Mentre conosceva la stanchezza e il turbamento, la sua essenza e la sua gloria emersero all’esterno. E questo fu il Fuoco. 3. Poi si scisse in tre parti, una il fuoco, una il sole, una il vento; questo è il triforme spirito vitale (Prana). L’oriente fu il suo capo, i venti che provengono da quella zona furono le zampe anteriori; l’occidente fu la sua coda; i venti che soffiano da occidente furono le zampe posteriori; il settentrione e il mezzogiorno furono i suoi fianchi, il cielo fu la schiena, l’atmosfera il suo ventre, la terra il suo petto. In tal forma Egli sostenne le acque e chi questo conosce trova, ovunque vada, il suo sostegno. 4. Poi sentì sentì il desiderio di un altro sé stesso. Per mezzo del principio vitale si accoppiò con la Parola, Egli che è Morte e a cui la Fame Continua a Leggere →

BRHADARANYAKA UPANISHAD. DALLA CREAZIONE ALLA LIBERAZIONE.

SEMINARIO con Udai Nath PESARO, 20 OTTOBRE 2019 “Om! L’aurora è la testa del cavallo sacrificale; il sole è il suo occhio, il vento il suo respiro, il fuoco onnipresente la sua bocca, l’anno il suo corpo. Il cielo è il dorso del cavallo sacrificale; l’atmosfera è la sua pancia, la terra il suo inguine; i punti cardinali sono i suoi fianchi, i punti intermedi le sue coste, le stagioni le sue membra, i mesi e le quindicine le sue giunture, i giorni e le notti le sue zampe, le costellazioni le sue ossa, le nubi le sue carni. La sabbia è il cibo che egli digerisce; i fiumi i suoi intestini, i monti il suo fegato e i suoi polmoni, le erbe e le piante la sua criniera; il sole che si leva è la parte anteriore del suo corpo, dietro il sole che tramonta. Il lampo è il suo ringhio, il tuono lo scuotimento del suo corpo, la pioggia la sua orina, la parola (Vac) il suo nitrito.” La Brhadaranyaka Upanishad è una delle Upanishad più antiche, inclusa nello Yajur Veda bianco, libro che raccoglie i testi delle invocazioni sacrificali che l’officiante mormorava durante il sacrificio vedico. I commenti e le chiose allo Yaur Veda bianco sono riuniti in un Brahmana, lo Sata-patha- brahmana, che si conclude con un Aranyaka, o breviario meditativo per gli asceti ritirati in meditazione nella foresta, alla fine del quale è data la Brhadaranyaka Upanishad. In relazione a questa sua posizione al culmine Continua a Leggere →

Parola Madre. Teologia del Suono e della Parola nei Veda e nello Yoga.

SEMINARIO PESARO, 29 SETTEMBRE 2019 La Madre del Mondo nella tradizione indiana compare all’inizio della manifestazione del cosmo come Suono. E’ Vac, la parola, il Logos, che è personificazione femminile e attiva dell’Assoluto, Immanifesto e senza forma. Tutto ciò che ha forma, distinzione e nome, è perciò figlio della Parola. Gli Dei, i Veda, i riti e tutte le forme viventi derivano dal grande ventre cosmico delle forme: Hiranyagarbha, l’uovo-utero che contiene le idee in forma sonora. Matrice dello spazio, l’elemento sottile della vastità, è potenza e espressione dello stesso Brahman supremo: pura espansione illimitata. Come lo spazio ha per caratteristica l’espansione, l’onda sonora che stabilisce la sua estensione è creatrice dello spazio stesso e quindi del tempo, e le cose e gli esseri che lo abitano sono fatti di suoni, nomi e rapporti armonici ordinati. Vac è la sostanza del mondo intero. Vac è la vacca celeste, la volta stellata, il cui latte è la bianca galassia. Vac è il serpente arrotolato che risiede negli esseri viventi e ne custodisce l’energia vitale. Se la potenza creatrice del suono si manifesta in moto discendente, l’energia vitale ne conserva la potenza ascendente che, assopita in forma di serpente arrotolato, Kundalini, si risveglia con suoni appropriati e risuona nel Nad, il suono interiore, in corrispondenza alla sua ascesa e rivelazione. Il suono manifesta la divinità e la creazione, manifesta il corpo e le sue funzioni, la mente, il pensiero e la liberazione, manifesta gli dei e gli uomini e tutte le creature. Continua a Leggere →

Il Suono dell’India. Notturni indiani.

Un non-diario di viaggio Il Suono che disegna lo spazio. Mataji, hai ascoltato i Mantra nel tempio? Mi chiede un uomo molto educato e gentile, come si chiede ai turisti religiosi. Certo amico mio, sono stata nei templi e ho ascoltato i mantra e gli sloka, ma qui il Suono è ovunque ci si trovi. Ci affacciamo sulla strada trafficata dell’ora dopo il tramonto, quando la curva a gomito che porta ad Assi Ghat diventa un unico ingorgo fermo, avvolto nella nota costante e variegata dei clacson spinti al massimo volume. Sembra che il mondo sia contenuto e stabilito in quel Suono potente, inutile, autonomo, concreto, immobile.  Ji, lo senti? qui ovunque ogni essere sta alzando il proprio suono al cielo, ogni cosa canta, ogni cosa suona. Accade perché l’anima di questa città è rivolta verso l’alto, e la sua stessa urgenza di salire, di espandersi e risuonare, grida: io sono! Jay Ram! E’ il suono stesso dei viventi, più potente del respiro, da cui il respiro proviene. Prima di tutto, esistere è questo innalzarsi in suono, essere. Ovunque qui risuona il Naad, che proviene spontaneamente dal vivente, e in ogni dove risuona senza sosta. Senza limite e senza inibizione, di diritto divino, di ogni cosa che è: perché è suono al suo nascere. Così sente uno yogi, così vede uno yogi questa città santa, Ji. Hai ragione Mataji, non l’avevo mai pensato, è proprio così. Quando sono arrivata a Varanasi, salita sul taxi, appena l’auto è entrata nel gorgo Continua a Leggere →

E’ online Satsang.it, il sito dove trovare Satsang e Seminari con Udai Nath

Satsang è la dimensione che si situa fuori dal materialismo spirituale dei nostri giorni. Satsang è la dimensione originaria e tradizionale della pratica spirituale, data dall’incontro, la conoscenza, il dialogo, l’ascolto e la condivisione. Comunicare esprime l’idea di “communio”, come comunione, unire ciò che è diviso, permettere alla coscienza di trovare l’unità originaria e sperimentare la non dualità della mente stessa, l’intelligenza universale. Così come risuona nel Verbo originario, nel Sabda Brahman. Satsang è entrare in questa comunione spirituale, il cui mezzo sono le scritture sacre, l’esperienza diretta e la pratica devozionale. Gli Yogi Nath chiamano questo dialogo Sabad, la parola ispirata che proviene dal cuore e dalla conoscenza del mistico. Una parola che è espressione dell’Assoluto, del suono perenne e inudibile, Sabda. Momenti in cui l’attività mentale ordinaria deve lasciare spazio al vuoto interiore, Sunya, che permette l’ascolto profondo, l’unità con il tessuto narrativo e imaginale del sacro. Sacro: ciò che resta separato, tolto dalla fruizione comune, perché resti immortale, dedicato soltanto al divino. Quello che diventa materia e sostanza dell’Essere, in Sé. Solo così le voci individuali, divise e discordanti, ritrovano il senso di una coesistenza superiore, intuitiva e immediata. Satsang è la dimensione sciamanica, oracolare e “qui e ora” della conoscenza spirituale, come gli antichi maestri e filosofi praticavano nella cerchia ristretta dei discepoli e dove tutto ciò che conosciamo, ciò che definiamo umano,ha avuto ispirazione e origine divina. Tutto proviene dalla potenza della Parola, che è la Madre del mondo, Shakti divina, incarnata nella coscienza. Poiché Continua a Leggere →

Gurupurnima 2019

Ci sono molti modi di celebrare e di offrire sacrifici, o meglio, in una parola sola, di servire. Servire Dio, o il Guru, è servire gli altri, la vasta molteplice forma dell’Essere, che non ha confini o identità fisse, la cui natura è l’espansione, Brahman, la cui condizione non si può indicare né in questo né in quello, neti neti, nulla, se non formalmente nel vuoto, che tutto contiene e riassorbe e fa risuonare, come voce e canto permanente dei mille nomi del mondo. In India, parlando con un insegnate di lingua Hindi anziano e saggio, ci siamo trovati concordi: “insegnare è il servizio supremo”. Servire con il proprio lavoro il Supremo che abita in silenzio il cuore di ogni studente, dare ad esso parole e strumenti perché incontri verità, stabilità e emancipazione, questo è il servizio dello yogi e dell’insegnate devoto. Perciò servire lo studente è servire il Supremo. Dio, il Guru e l’Atman sono una sola cosa, recita un detto indiano. Quelli che l’hanno compreso, hanno conosciuto la grazia del Guru. Questa è l’esperienza che per me ha manifestato il più alto significato del sacro, del luogo separato in cui si sottrae a se stessi per offrire all’Altro, all’Assoluto, al senza forma dai mille volti e nomi. L’esperienza stessa di tutto questo, al di là delle singole e temporanee epifanie, è stato condividere con altri studenti e ricercatori esperienza e conoscenza. Insegnare, si dice, ma in realtà è servire e osservare in silenzio. Silenzio che si spalanca all’interno, Continua a Leggere →

Restare è trasformare. Lo yoga, i luoghi e lo spirito.

Asana, o yoga, è quando stai vent’anni nella stessa posizione. Quando scorre attorno a te il tempo, le persone e le relazioni: vent’anni in cui la Madre ti pesta con due mani e i sensi si assottigliano di conseguenza. Se vuoi restare vent’anni sullo stesso cammino devi chiudere le porte dei sensi, relativizzare uomini e dei, il loro fugace favore, la loro crassa ostilità. Asana significa restare vent’anni nello stesso cammino, finché da cosa, luogo, fare diventa vuoto e una partecipe assenza di sé. Servire ciò che è dato di fare, semplicità. Perciò si dice che ognuno dei nove yogi rappresenta un’asana, uno stare per tutta la vita e oltre, uno stato dell’essere che prende quel nome e una forma tutto sommato stilizzata, appena abbozzata nella pietra. Non è una cosa difficile in sé, è solo resistere, stabili e immobili, senza pensiero e senza alternativa, senza quella reazione che muoverebbe la mente e il resto. Solo quando sono passati vent’anni puoi dire che è possibile. Perché da quella posizione hai visto trascorrere tutto il resto, i vivi e i morti e le ombre, e le onde del mare hanno inghiottito tutto, ritornando tutto a essere solo mare, solo onde che si sollevano inconsapevolmente per la loro natura cinetica e senza colpa e senza identità, senza inizio né fine. Non sei né uno né due con il mare, il mare compare e scompare con l’onda, non c’è alcun mare, come non c’è alcuna illusione. Così abiti quarant’anni la stessa casa, dove Continua a Leggere →

Leggere e meditare le Upanishad. Satsang settimanali con Beatrice Udai Nath.

Pesaro, 21 Luglio – 22 Settembre   Il mese di Shravan in India è dedicato a Shiva ed è il mese in cui il cielo benedice la terra con le piogge monsoniche. Per questa ragione, i devoti celebrano con particolare dedizione i riti dedicati a Shiva e il digiuno del lunedì e offrono voti particolari, perché è detto che in questo tempo dell’anno ogni desiderio viene esaudito. I monaci si riuniscono negli eremi e negli ashram aspettando la fine delle piogge e la parola Shravan identifica anche lo studio delle scritture; infatti, questo periodo di ritiro diventa l’occasione per incontrarsi a meditare le scritture e apprendere i mahavakya con la guida di un Maestro. Nel 2019 il mese di Shravan va dal 23 luglio al 22 agosto. Il mese dà inizio inoltre al periodo di chaturmasya, i quattro mesi sacri, in cui cadono le principali festività autunnali del Dharma indiano. Tradizionalmente, alcuni calcolano Shravan come un periodo, che va dal mese nominale fino ai due o quattro mesi successivi, per dedicare questo tempo allo studio e alla meditazione.   Perciò, per introdurre gli incontri seminariali dell’autunno, dal 21 luglio, a pochi giorni dal plenilunio di Gurupurnima, inizieremo un percorso di lettura e meditazione delle Upanishad. La pratica di Shravan è effettivamente misconosciuta. Si ritiene erroneamente che lettura e ascolto siano conoscenze teoriche, non una pratica. Ma a differenza delle religioni in cui la capacità di credere è il fulcro, la conoscenza ha nel Dharma indiano il posto d’onore, e quindi Continua a Leggere →