In un tempo non lontano i proto-filosofi, sacerdoti e poeti, avevano osservato le stelle per discernere un disegno e una presenza divina nel loro ciclico e regolare accadere. Un dialogo Platonico, probabilmente apocrifo, l'Epinomide, raccoglie le tesi per cui gli astri, con il loro incedere sarebbero immagine diretta della volontà divina, proprio per il loro moto regolare, differente da quello degli animali e degli uomini e perciò più vicino al vero.

«Innanzitutto, volgiamo il pensiero al fatto che, come stiamo dicendo, queste due specie di esseri viventi - ripetiamolo - sono entrambe visibili, l'una, così sembrerebbe, è interamente fatta di fuoco, l'altra, invece, di terra; e, mentre l'elemento terrestre si muove disordinatamente, quello igneo si muove secondo un ordine rigoroso. Ora, quel che si muove senza un ordine, cosa che, per lo più, fanno gli esseri viventi del nostro mondo, va ritenuto privo di ragione, quello, invece, che si muove con ordine, seguendo la via del cielo, deve considerarsi prova dell'esistenza di una forma di intelligenza. L'essere costantemente animati dallo stesso moto e dalla stessa velocità, l'essere sottoposti sempre alle medesime forze ed esercitare sempre i medesimi influssi, basta a dimostrare che c'è una vita improntata a ragione.»

Questo libro tardo e apocrifo è modello della “religione degli astri”, quell'osservazione capace da sola di regolare la vita degli uomini sull'intelligenza celeste, rendendoli semplici ed esemplari come Dei essi stessi, beati e illuminati, conoscitori del Vero: «A tale vista, il fortunato spettatore dapprima è colto da meraviglia; poi viene spinto dal desiderio di apprendere quanto alla natura umana è possibile, nella convinzione che solo così potrà vivere la vita più nobile e felice in assoluto e, una volta morto, andarsene verso i luoghi propri della virtù. Proprio come un uomo iniziato ai misteri, in sé unitario e partecipe di un solo sapere, trascorre il resto del tempo come spettatore delle realtà più belle che la vista può offrire».

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Questo articolo è un lungo estratto della prima parte del seminario del 2-4 ottobre 2020, “Sulla Via dello Yoga”, in cui cerco di dare forma alle premesse del lavoro yogico e della conoscenza spirituale, come raffigurate nella teatralizzazione del rito vedico, secondo i Brahmana e le prime Upanishad. Parlare della Creazione è stabilire la premessa fondante della ricerca spirituale, che ha nel momento religioso l’esposizione di un Enigma non risolto, che solo la Gnosis / Jnana può aspirare a ricomporre. Questo articolo, per quanto corposo, si limita a esporre l’Enigma e indicarne la soluzione non convenzionale. Nel corso del Seminario, invece, ci azzarderemo a seguire le orme dell’Iniziato e ricomporre, mattone su mattone, il corpo glorioso dell’Immortale. La sua presenza, ci auguriamo, sarà visibile e riconoscibile per tutti coloro che hanno desiderio di incamminarsi lungo la Via, ad attenderli e guidarli lungo il cammino.



Questo seminario si prefigge di indagare la continuità e la relazione che intercorre tra la ritualità vedica, la sua attualizzazione nella devozione indiana, e le dottrine esoteriche che hanno dato origine al sistema dello Yoga.

Il ... 

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Forse useremo guanti e mascherine, o troveremo una soluzione più elegante. E’ possibile che tutte le profilassi si rivelino inaffidabili, che il virus sia presente e assente, con i suoi anticorpi, in maniera casuale, attivo o dormiente, nella maggior parte delle persone. Quindi serviranno cure efficaci per chi si ammala, che è ciò che si dice normalità (scienza, opera umana, ecc), anche se ci si riammala. Accadrà forse che restino solo due opzioni, abolendo il limbo della sicurezza percepita: ce l’abbiamo fatta, abbiamo una cura, o non abbiamo una cura, siete avvertiti. Prepariamoci anche a questo scenario. Impareremo una cosa più importante della pavida convivenza con il virus, la più potente convivenza con la morte.

Penso ad Arjuna che teme di doversi sottrarre alla battaglia perché comporterà la morte di persone che rispetta e perfino di persone amate. Ma Krisna gli dice che costoro sono già morti e che moriranno ancora, che ogni vita è già gettata tra le grandi fauci del tempo che tutto ciclicamente consuma. Di non temere, né per sé né per gli altri, che non c’è morte più santa che quella che si incontra sul ... 

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Un non-diario di viaggio

Il Suono che disegna lo spazio.

Mataji, hai ascoltato i Mantra nel tempio? Mi chiede un uomo molto educato e gentile, come si chiede ai turisti religiosi. Certo amico mio, sono stata nei templi e ho ascoltato i mantra e gli sloka, ma qui il Suono è ovunque ci si trovi. Ci affacciamo sulla strada trafficata dell’ora dopo il tramonto, quando la curva a gomito che porta ad Assi Ghat diventa un unico ingorgo fermo, avvolto nella nota costante e variegata dei clacson spinti al massimo volume. Sembra che il mondo sia contenuto e stabilito in quel Suono potente, inutile, autonomo, concreto, immobile.  Ji, lo senti? qui ovunque ogni essere sta alzando il proprio suono al cielo, ogni cosa canta, ogni cosa suona. Accade perché l’anima di questa città è rivolta verso l’alto, e la sua stessa urgenza di salire, di espandersi e risuonare, grida: io sono! Jay Ram! E’ il suono stesso dei viventi, più potente del respiro, da cui il respiro proviene. Prima di tutto, esistere è questo innalzarsi in suono, essere. Ovunque qui risuona il Naad, che proviene spontaneamente dal vivente, e in ogni dove risuona senza sosta. Senza limite e senza inibizione, ... 

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Ci sono molti modi di celebrare e di offrire sacrifici, o meglio, in una parola sola, di servire. Servire Dio, o il Guru, è servire gli altri, la vasta molteplice forma dell’Essere, che non ha confini o identità fisse, la cui natura è l’espansione, Brahman, la cui condizione non si può indicare né in questo né in quello, neti neti, nulla, se non formalmente nel vuoto, che tutto contiene e riassorbe e fa risuonare, come voce e canto permanente dei mille nomi del mondo.

In India, parlando con un insegnate di lingua Hindi anziano e saggio, ci siamo trovati concordi: “insegnare è il servizio supremo”. Servire con il proprio lavoro il Supremo che abita in silenzio il cuore di ogni studente, dare ad esso parole e strumenti perché incontri verità, stabilità e emancipazione, questo è il servizio dello yogi e dell’insegnate devoto. Perciò servire lo studente è servire il Supremo. Dio, il Guru e l’Atman sono una sola cosa, recita un detto indiano. Quelli che l’hanno compreso, hanno conosciuto la grazia del Guru.

Questa è l’esperienza che per me ha manifestato il più alto significato del sacro, del luogo separato in cui si sottrae a se stessi ... 

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I. I ritrovamenti di Velia.

Nel 1958 le spedizioni archeologiche di Pellegrino Claudio Sestieri e Mario Napoli nei territori italiani, dove un tempo sorgeva Velia, misero in luce qualcosa di sconvolgente per il pensiero filosofico contemporaneo. I ritrovamenti erano semplici iscrizioni che testimoniavano la presenza a Velia di un forte culto per Apollo Oulis. Diffuso per lo più nelle regioni costiere dell’Anatolia occidentale – ossia le terre di provenienza dei focei, Apollo veniva pensato e venerato come distruttore che risana e guaritore che distrugge. Gli uomini a cui le tre iscrizioni facevano riferimento erano chiamati guaritori e phōlarchós. L’uomo votato ad Apollo è un guaritore e caso vuole che Asclepio – mitico fondatore della medicina – sia figlio di Apollo. La guarigione non è chiaramente quella che noi oggi comunemente intendiamo, piuttosto in quel contesto significava l’entrare in una dimensione altra rispetto quella vissuta, un livello di consapevolezza tale che è esclusivamente la comunicazione con il divino a guarire.
Phōlarchós è la combinazione di phōleós, rifugio e archós, signore. Il phōleós era il rifugio nel quali gli animali giacevano ... 

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Ganesha è il Dio dalla testa di elefante. Egli è colui che viene adorato per primo. I suoi nomi sono invocati all’inizio di ogni opera per assicurarsi la riuscita, e prima di incominciare qualsiasi tipo di culto.

Ganesha è immagine del primo “Shabda” (AUM) o vibrazione che si manifestò al principio dell’Universo. Perciò è associato al “principio”, come il “Signore dell’Inizio.”

Ganesha o Ganapati è un Dio molto popolare in India come il distruttore degli ostacoli. La gente lo invoca chiedendo siddhi, successo nelle imprese, e buddhi, intelligenza. Egli è invocato prima di incominciare ogni impresa. E’ anche il patrono di istruzione, conoscenza e saggezza, letteratura e arti.

La storia della nascita di Ganesha è riportata dallo Shiva Purana. La Dea Parvati si stava accingendo a fare un bagno al fiume, e aveva modellato la figura di un ragazzo dalla sporcizia prelevata dal proprio corpo: quando l’immagine prese vita, chiese al giovane di fare la guardia mentre lei faceva il bagno. Nel frattempo Shiva ritornava da Parvati, e trovava con lei un giovane sconosciuto, che gli impediva di passare. Infuriato, Shiva mozzò la testa del ragazzo, e Parvati ne ... 

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Nag Panchami è il giorno in cui gli hindu di India e Nepal celebrano i cobra, offrendo loro latte e rituali, al fine di garantirsi la buona sorte e protezione dagli attacchi dei serpenti e da ogni sorta di pericoli.

Nel giorno di Nag Panchami, in India e Nepal i serpenti si avvicinano ai luoghi dedicati, e bevono il latte che viene loro offerto. E’ un’immagine forte, paradossale, in cui il nutrimento eccellente, purezza e antidoto, è dato in pasto al nemico naturale, all’avvelenatore. I serpenti accettano l’offerta, bevono il latte, si placano e poi spariscono di nuovo nel loro mondo segreto. La loro condizione tra gli esseri spirituali è ambigua e molto antica, presente in tutte le culture tradizionali, da epoche molto precedenti all’avvento delle cosiddette religioni. Non esiste un gruppo umano che non abbia osservato il serpente e non ne abbia interpretato la presenza come condizione vivente addirittura precedente alla propria. La stessa Bibbia si apre e si chiude con la vicenda umana segnata dalla sfida lanciata dal serpente, per poi concludersi con la sua sconfitta sotto il piede santo della Madre, durante l’Apocalisse. A questo punto ... 

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Avanti al Solstizio d’Estate, che dicevano gli antichi è la porta degli uomini, della incarnazione terrena, c’è una lenta avanzata del cielo e della terra verso un punto culminante, epifanico, dove si accordano terra e cielo, formando una sola realtà che è allegoria e dato vivente, matrice di questo discendere nella materia viva. Attorno al tempo del Solstizio si alza in cielo la stella Sirio. Prima del Solstizio, dal cielo discende il fiume Ganga (Ganga Dussera, che si celebra a metà giugno), chiamato a lavare e custodire le ceneri degli uomini. E mentre discende dal cielo un fiume, attenuato dalle trecce di Shiva, fino a riempire la grande pianura gangetica, spandendo la vita nel Nord dell’India, un altro fiume sale, in Egitto, seguendo il corso della Stella, attorno alla quale altri mondi scandivano il loro calendario, e il Nilo prendeva corpo, cresceva, esondava, diventava Madre fertile e benedizione divina. Alla foce, entrambi i fiumi manifestano la forma benedetta della grande Madre Nera, Kali e Iside, del cupo colore del limo trasportato dai flutti. Datrice di vita, signora dei morti, signora degli dei, regina, guerriera, consolatrice, protettrice delle ... 

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La religione Vedica fonda la stessa esistenza del cosmo nel sacrificio compiuto da Prajapati all’origine e, da quello, nel rituale che ogni capofamiglia eredita e deve svolgere incessantemente, nei riti stabiliti per ogni giorno, all’alba mezzodì e tramonto, e in quelli indicati poi per i passaggi del sole, per le lunazioni, per le eclissi e per i giorni festivi veri e propri; sono poi osservati i digiuni, i pellegrinaggi, i sacrifici, e infine i sacramenti che segnano le diverse fasi della vita, e le pubbliche celebrazioni; inoltre tutti i rituali di commemorazione dei defunti e in loro favore. La concezione sacerdotale dell’essere umano stabilisce un profondo senso di interdipendenza tra uomini, cosmo e dei, e la sua funzione si propaga attraverso il passaggio generazionale di un debito individuale, verso gli antenati e la tradizione famigliare, che tra gli obblighi religiosi sancisce allo stesso modo anche il matrimonio e la procreazione, per assicurare la continuità dell’opera rituale e della stirpe. Sacrificio, matrimonio e procreazione sono i compiti con cui si assicurano la vita sulla terra, la prosperità della comunità umana, e sui quali si proietta ... 

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