L’Appeso è l’immagine del sacrificio incarnato, quello che si sublima nella morte, ma che nella sofferenza in vita ha conosciuto la sua narrazione privilegiata, il suo canto silenzioso. Le parole sono volgari e inefficaci a rappresentare la dignità dell’uomo appeso, perciò su di lui vige il silenzio, mentre i soffi lo abbandonano, distaccandosi, separati. Il controllo è l’enigma. Colui che massimamente sta controllando il flusso è altresì prigioniero della sua stessa posizione di controllo e non la esercita, ma la subisce. Dove si deve posizionare il bandha, chiederà quindi lo yogi avveduto? Nella mente, da cui ogni soffio prende inizio. Dalla mente discende il respiro, dal respiro proviene la parola e la parola nella mente si dissolve. Quindi la posizione capovolta che assume l’impiccato indica lo stato in cui la mente si riconosce radice dei soffi e del divenire, che perciò viene costretta nell’attenzione silenziosa a fermare il suo flusso naturale. Il Sole e la Luna, le polarità sessuate, sono svelate. L’ardore religioso del respiro, la palingenesi quotidiana, quanto il moltiplicarsi intimo dei sensi  ... 

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Fai come se l’Amato fosse accanto a te. In ogni singola nota della tua voce sia il seme glorioso di Quello che ami. In ogni gesto la presenza sottile della forma amata e il suo respiro. La sua voce ti guidi a raggiungerlo, come un richiamo che non si spegne. Tieni lo sguardo sul cuore e non distoglierlo. Agisci in solitudine, ma sappi che sei sempre visto e sentito, lì dove sempre guardi e ascolti. Sei il seme del ricongiungimento, sei l’eroe che siede davanti alla porta del castello, se l’amato che abita il giardino del cuore, sei la chiave che apre tutte le porte. Sei la sapienza e la grazia, la verità invisibile agli occhi. Sei la volontà che non si spezza, il grande mago, il re e il poeta. Sei la testa che poggia sulle ginocchia della Madre. Sei figlio e il devoto, sei il suo signore e il suo servo, sei il suo Re e lei la tua Dea. Sei la ricerca che non ha fine, ma sempre inizio, sei la luce che guida sul sentiero e il passo marziale della vittoria. Sei l’eroe in esilio nella foresta, sei la foresta che abbraccia il suo ritorno, sei l’asilo e il regno. Sei la buona novella e la stella del mattino, l’annuncio e l’eco ... 

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Con inusuale nitidezza, per i nostri tempi, la Potenza che regola il numero e la durata delle specie viventi, che crea, dispone e distrugge il creato, si manifesta ai nostri occhi, come in tempi remoti era solita fare, così che aveva allenato le menti alla Sua sapienza, a consistere della sua Grazia. Tutto ciò che è individualizzato muore, mentre resta immutato l’insieme, l’indistruttibile, nel cui sogno oceanico abbiamo abitato vita dopo vita, come moltitudine. La Morte ci riporta al vero, perciò è distruttrice delle illusioni. L’unico esistente, l’unico sempre vivente, è l’impersonale, che regola quando vuole e come vuole le vite dei molti. Ritornando a brillare alla vista di tutti, unico sacrificio che spande il suo calore e la sua benedizione sul mondo, il Sole, in cui a officiare il canto sono tutti gli Dei. Quel sole ha il suo omologo nella verità innata, quella precede ogni formulazione del pensiero e del desiderio. Quello precede ogni identificazione di sé e di altro, è preesiste alla stessa nascita, mai nato che sempre risorge, dopo la notte della nescienza e del sogno. A quella verità occorre fare riferimento ... 

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E’ una delle raffigurazioni più difficili, che sembrano parlare del morbo e della quarantena, dell’inagibilità del mondo costruito, dell’essere rinchiusi in un luogo che frana, legati, come animali in trappola, in attesa di una salvezza promessa, mediata da altrove e forse inattendibile. Ricorda antichi modelli di autorità e di castigo, di sacrificio e costrizione. Ricorda la fragilità umana, la sua forzata condizione di maturazione e di essere sospesa, in attesa di istruzioni migliori. L’umana fragilità è spesso negletta e abusata, come fosse il fragile guscio una torre inviolabile, adatta a resistere a ogni assalto. Le mura del castello interiore sono invece supporti fragili e creati in emergenza, forme simboliche, piuttosto che effettive. Segnali di un limite che invece che inviolabile è spazio che si apre sotto la folgore dell’istante, costante bersaglio di violazione e di frattura. Quel perimetro è il luogo del contatto e della capitolazione, della spaccatura che si apre alla relazione. Dove entrano le armate d’assalto del mondo, o del cielo, e le mura cadono in fiamme. Dentro quel sito di isolamento c’è ... 

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L’Imperatore è immerso nell’oscurità delle sue emozioni e del dubbio, la Luce della Luna è dolce, ma anche livida e suggestiva di pericoli e calamità, il canto della Stella, invece, che segnerebbe con certezza la direzione, è troppo lontano, coperto dalla notte, sembra irraggiungibile, appena udibile. E’ un unico cielo a sostenere tutti i luminari, da cui il Sè emergerà come il Sole, da sotto l’abito pesante e secolare dell’Imperatore. Come si muovono gli esseri che la Luna ha accolto con sé? Sotto il suo riflesso salvifico, ancorati con prontezza nell’istinto, puro riflesso, o nella quiete del sonno, nell’intelligenza veggente del predatore notturno, nel canto enigmatico degli animali della foresta, nella vita segreta che si regola da sé, indefettibile, più esatta di ogni calcolo umano, sostenuta dal respiro e dai fluidi, dal loro sapere segreto, che ciascuno informa secondo il suo mandato e obbedisce. Oltre questo ritmo, la lunga teoria delle Stelle, del loro spazio e numero incalcolabile, alfabeto e paradigma di tutta la conoscenza del cosmo, del grande come del piccolo, poema visibile e non scritto, vivente ... 

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Dentro la grotta del cuore l’angelo trasporta il veggente a sorvolare il mondo diurno degli uomini e quello notturno degli spiriti, dove contempla gli dei, i pianeti e le forze che agiscono al di fuori del tempo. In questo spazio, più grande dell’universo, più piccolo del grano di senape, che è racchiuso nel cuore, lo yogi conosce le forze che plasmano il mondo, la loro ricaduta e la loro ascesa. Le anime allo stesso modo discendono o salgono per la stessa via, ma spinte da una potenza che le sposta come il vento fa con le foglie morte. I molti discendono e salgono sospinti dai meriti e dalle colpe, dai desideri e dagli attaccamenti, sfuggendo a ciò che detestano e ricadendo dove temevano. Lo yogi, che ha preso la via del Cuore, conosce le direttrici sottili che hanno dapprima solcato il suo corpo e poi i cieli e le sfere planetarie, perché ciascuna ha chiamato in sé, aperto, come un corpo smembrato, che ogni cosa attraversasse la sua esperienza, l’ha comandata, e l’ha richiusa nel sepolcro sigillato della sua ascesi. Senza che il cuore conosca queste vie, la parola è vana, l’ascolto improduttivo, il cuore è debole e la ... 

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Un sacerdote, santificato dall’affievolirsi della sua memoria, giocato e perduto dalla sua eloquenza, conservato nel liquido caustico della santa povertà, articolato sulle giunture dello smembramento, fiore bianco che sa di morte e primavera insieme, illuminato dall’ombra che lo sovrasta, come il silenzio che si sta adagiando, sillaba dopo sillaba, sulle sue parole. Alla sua casa si affaccia l’abissale bambino del mondo, vestito di suoni e di ecolalie, muto come un pesce, coperto dalla placenta verde con cui è stato spuntato fuori dalle acque, ancora pinnato, boccheggiante, ignaro, assorto nel sogno che lo circonda e lo nutre di latte velenoso, di sporcizia e di fango, umile e spavaldo. Di chi sei figlio, da dove provieni? Ti dovrei uccidere, pensa l’anziano sacerdote, assorto nelle sue litanie, sempre più sfocate nella memoria, coda pinnata di una conoscenza che ha visto tempi più saettanti e ingloriosi. Adesso, dondolando sul suo trono di erba secca, attende che il lattante profferisca una parola che inneschi il fuoco, ma il pesce è muto e si dimena, chiede aria e cibo, ruba e ride, si offre e si nasconde, si inorgoglisce e si vergogna e non ricorda ... 

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Fluida e costante, la coscienza pacificata è la madre di tutti i cammini. Paziente, come l’amore sacro, mai di fretta, come lo yogi avveduto, umile come il cuore puro, silenziosa, si affretta lentamente sul proprio passo, guidata dalla potenza invisibile dell’Angelo, dell’intelligenza celeste sovrana del moto di tutti i pianeti, salvifica, esatta. La quiete è il passo con cui si placa la tempesta, racchiusa nel vaso medicinale, antidoto al suo veleno. Riposi il composto nella coppa d’oro, si trasformi col tempo in guarigione. Non c’è affanno e non c’è timore, dove c’è un cammino. Dove c’è un cammino, c’è l’angelo custode, il consolatore, il santo, il maestro invisibile e il soccorso sicuro, la protezione e la grazia. Andare sotto il suo sguardo, guardando con il suo occhio, respirando con il ritmo delle sue ali, illuminando con la sua purezza, indifferenti ad altro sguardo che al Suo, immersi nel suo miele raro, nel suo fresco alito di vento. Non ci sono parole umane, immersi nel suo canto sottile, ma la fiducia piena e innocente, la sicurezza della promessa che è già realizzata, che cammina dinnanzi, che segue il proprio passo, che avvolge con il suo richiamo. Il suo giudizio è gentile. Sollievo della fatica e compassione del giusto. Colui che ha agito giustamente, sotto la sua leggera potenza, non deve temere. E’ come un uccello notturno che si ciba dei raggi di luna, indefettibile, mai nato, un respiro che tocca raramente il suolo, non visto, non riconosciuto, senza peso e senza colpa. Pneuma, anima soltanto, vento caldo che risale, invisibile all’invisibile. Continua a leggere

Creatore, presente, lingua di fuoco, Agni, poeta, alato messaggero, psicopompo, seme, germoglio, veggente, ermetico, oracolare. Tu che chiedi e che dai. Ritmo, tamburo, corda, ordinatore, inganno, principio. Uno e due, teurgo, primo dio, arconte e progenitore. Tu che cadi dal paradiso. Peccatore. Re e sacerdote. Menzognero, astuto, corinzio, ladro del vello d’oro, argonauta, traditore. Teatrante, maschera, palo sacrificale. Tu che leghi la bestia, che affondi la lama. Apollo delfico, genio, daimon, cosmogonico. Padre Urano. Che spalanchi la bocca, che emetti la sillaba. Scintilla, emissione, fecondo, che hai creato le vacche, uccisore, lucifero, tentatore. Selce, punta, cacciatore. Arciere solare. Straccione. Truffatore. Demiurgo e guardiano. Venditore di anime. Lubrico di desiderio. Canto e inno, musico celeste, orfico, castissimo, giovinetto. Mantello. Specchio, gemello. Lucido inganno. Essere, tu che sei, i molti e l’uno, la carta che vince, il solo giocatore. Ordinatore invisibile, abile mano, occhio non visto, pensatore non pensato. Rapida ascesa. Signore dai quattro piedi, signore delle direzioni. Alta vetta. Feccia. Che trasformi ... 

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