Prendiamo rifugio in Te, Madre, nel tuo respiro possente, prendiamo rifugio tra le tue braccia, nel fuoco del tuo petto, nella luce della tua percezione, nel suono cristallino del tuo mantra, e nel soffio roboante del tuo grido, sciabola che scaccia dal mondo demoni e asura, nel corruccio della tua fronte che ha lo spazio del cielo, tuonante di potenza. Prendiamo rifugio ai tuoi piedi, restando immobili in mezzo alla tempesta, siamo ai tuoi piedi mentre tremiamo, siamo ai tuoi piedi nello scuotimento. Sotto i tuoi piedi deponiamo i nostri corpi nella gioia e nel dolore. Ai tuoi piedi deponiamo i nostri desideri e nostri peccati, il fardello, la colpa e l’orgoglio, perché tu appari ai nostri occhi l’unica possente che agisce nel cielo e sulla terra, e tutto ciò che abbiamo e che non abbiamo, ti appartiene ugualmente. Tuo è ogni fremito di vita nelle nostre membra, ogni scintilla della potenza che si solleva nel nostro cuore, tua la via retta che conduce al cielo, tua la via storta che si arrotola lungo l’esperienza, tu sei.

Tu che apri la bocca furente, tu che scruti la notte dove noi non vediamo che la tua pelle impenetrabile, tu che palpiti nel cuore e muovi il respiro di tutti gli esseri. Tu che scrivi la lingua ermetica delle genealogie, che rompi la catena che ci lega, che sei il vasto spazio, la propagazione e il riassorbimento, che ci riempi e che ci svuoti, che sei il flagello delle forze demoniache e il terrore di coloro che vi si appellano. Che sei l’abbondanza nella pace, l’amore nella lode, la parola nella conoscenza, l’esperienza nella consapevolezza, il canto che accende il fuoco. Che rendi ognuno ciò che è, e l’essere nell’unità di tutto, la verità nella trasparenza del bello e del bene, la soavità nella formula sussurrata quando nessuno l’ascolta, la presenza un odore sottile, il passo materno nella notte e la salmodia del mantra, la potenza che si rivela all’improvviso, che si impadronisce del respiro e delle membra e regola e muta il corso degli anni. Tu che comandi il destino. Tu che ritorni nell’unione con il Supremo, indivisa.

Adesh Adesh Mata Kali Ki Jai.

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