108 Maha Mrityunjaya Mantra per la Pace

Da Lunedì 14 Marzo 2022 ci riuniamo ogni Lunedì alle 21.30 su Skype per recitare il Maha Mrityunjaya Mantra e meditare la Pace.

Il Mantra Maha Mrityunjaya, dedicato a Rudra Shiva, si trova nel Rudra Namakam, inno dello Yajur Veda, e si rivolge al Signore di tutto ciò che vive, qui invocato come l’essenza invisibile che fa sbocciare i fiori in primavera, la potenza che anima e comanda ogni vivente, affinché come il frutto si stacca dal ramo, anche l’anima si distacchi dalla mortalità. Perciò è considerato un Mantra di guarigione, fisica e psichica, poiché la morte qui è intesa come l’avidya che fa decadere la coscienza dentro le spire della morte, a causa delle proprie azioni e per effetto dell’incoscienza di sé.

La morte è perciò espressione del Karma, dell’ignoranza, dell’innata tendenza a portarsi alla morte che spinge inconsapevolmente ad andare verso la propria rovina. Perciò il Mantra si conclude chiedendo che il Signore delle creature ci salvi dalla Grande Morte, quella che oscura la verità profonda dell’Atman, nella distruzione. Per questo motivo, il Maha Mrityunjaya Mantra è la meditazione che sembra più necessaria quando ... 

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ADVAITA SADHANA. LA FELICITA’ DEL DISCERNIMENTO SPIRITUALE.

DOMENICA 20 FEBBRAIO 2022: ADVAITA SADHANA. IL VIVEKACHUDAMANI DI SHANKARA.

Spesso accantonato come mero esercizio intellettuale. Troppo spesso adoperato come sterile esercizio intellettuale. Evitato come un severo e anacronistico modello di rinuncia alla vita. Spesso equivocato come una metafisica oggettiva, e perciò disatteso come strumento conoscitivo pratico…. Il Vivekachudamani, da testo molto elogiato, forse perché questi equivoci hanno avuto i loro periodi di moda, diventa ai giorni nostri un testo deprecato, disconosciuto, poco o nulla praticato.
Questo testo, e il suo autore con esso, propongono invece una meditazione attiva e consapevole per arrivare a riconoscere la realtà che chiamiamo vita per ciò che veramente è, per riconoscerci in essa, nella pienezza contemplativa che tutto restituisce. Nel distacco intellettuale e nella postura morale del Discernimento Regale, così come lo potremmo tradurre, con un leggero scarto semantico, o Coronamento del Giudizio, si disegna una postura psicologica e intellettuale capace di oltrepassare le convenzioni e luogo comune, le schiavitù della mente e le limitazioni che isolano l’individualità in ... 

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ATMAN. Conoscenza e Realizzazione del Sé nei Brahmana e nelle Upanishad.

Egli è il Veggente non veduto, l'Uditore non udito, il Pensatore impensabile, il Conoscitore inconoscibile. Non vi è altro veggente che Lui, non vi è altro uditore che Lui, non altro pensatore che Lui, non altro conoscitore che Lui. Egli è l'Ordinatore interno, il tuo stesso Sé immortale. (Bradharanyaka Upanishad) Madre e padre di tutte le forme, linfa di tutti i corpi, respiro di tutti i soffi, coscienza di ogni pensiero, l'Atman pervade ogni respiro, ogni pensiero, ogni parola, ogni vivente. Con la fatica di esuli in patria, per re-imparare la nostra lingua madre, dopo un lungo esilio, dobbiamo riprendere ad ascoltare la Scrittura che si dice conservi il primo e immortale splendore, quello che le acque avevano riflesso della luminosità del Creatore il primo giorno del mondo, diventando la sua Voce, la sua radianza, raccogliendo la prima meditazione del Padre degli Esseri. Le Scritture discendono, come ogni creatura, conservando traccia dello splendore originario, mescolato insieme al rumore del mondo; perciò occorre risalire le Scritture alla sorgente, fino a dove irradia la potenza originaria scaturita da Sé, da dove continua a riempire le nostre vene di pulsazioni, e le nadi di energia, dove ancora illumina la coscienza anche quando la ragione sembra errare e parlare la lingua della paura e dell'oppressione. Anche mentre siamo perduti nella selva oscura, la coscienza sta parlando per simboli e allegorie, sta indicando una strada e avvertendo dei pericoli, sta tirando a Sé, instancabilmente, perché tutto ciò che accade è sempre espressione del Sé e solo in Sè si riconosce, si comprende e si risolve.

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“Un fanciullo che parla dall’alto dei cieli”. Gorakh Bani, Versi 1-20 e Commento. [1]

1. Il villaggio non è vuoto, il vuoto non è abitato: è inaccessibile, misterioso. Nel più alto dei cieli, un fanciullo che non ha nome, sta parlando. [Chi potrà dargli un nome?]

2. L’invisibile dovrebbe essere visto, il visto dovrebbe essere meditato. L’invisibile dovrebbe essere tenuto nel cuore. Il basso Gange dovrebbe essere portato a risalire fino all’Uovo di Brahma, Dove il puro beve l’acqua pura.

3. Proprio qui è l’imperituro, proprio qui è il nascosto, Proprio qui è l’origine dei tre mondi. La comunità degli immortali abita qui. Così gli innumerevoli siddha sono diventati i signori dello yoga.

4. Non è nei Veda o nel Libro. Non è né nella Forma né nel Senza Forma. Queste sono solo coperture e sovrapposizioni. Al vertice del cielo, il Sabad arde luminoso. Lì [lo yogi] realizza il Conoscitore invisibile .

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Commento del Gorakh Bani. Introduzione e Satsang.

Novembre 2020

Il Gorakh Bani è un poema sapienziale di epoca medievale attribuito a Gorakhnath, composto di 275 strofe, più una serie di composizioni aggiuntive, dette Pada.
E’ un testo dei più misteriosi e affascinanti. E’ il Sabad, la parola spontanea dell’illuminato, lontana dai canoni scolastici vedantini e dello yoga, invece enigmatica e fitta di allegorie ermetiche e di riferimenti alla vita del monaco errante, dello Yogi, del Siddha, e alla sadhana esoterica. Perciò è un testo complesso, anti-intuitivo, ironico, poi beatifico e estatico, a tratti oscuro, comunque veloce, ritmato e vivace.
E’ un poema scritto con l’intento di sfidare l’intelligenza e le aspettative del lettore, e perciò per destrutturare il linguaggio e la mentalità razionale, e con esso il pensiero di chi legge. Il suo scopo è spingere a tuffarsi nell’orizzonte – o nel logos – del siddha, che è l’outsider e il mago, l’enigma in persona, al di là del duale e del non duale: lo Yogi Gorakh è “il fanciullo che parla dal più alto dei cieli”.
Si tratta di un orizzonte di meditazione che è molto radicale rispetto ... 

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Rudra Shiva Namakam. Natura, teurgia e conoscenza sacra negli Inni Vedici e nelle Upanishad.

Rudra Shiva Namakam.
Natura, teurgia e conoscenza sacra negli Inni Vedici e nelle Upanishad.
Seminario con Beatrice Udai Nath 14-21 Marzo 2021

Il nome di Rudra, il Rosso, l’Urlante, il Terribile, è associato comunemente a un dio vedico delle tempeste. Le riduzioni naturalistiche, però, non rendono giustizia alla complessità della figura che lo Yajur Veda intende evocare con la litania delle forme e delle manifestazioni del Dio, che da subito si situa sul piano della Realtà Suprema, per diventarne l’invocazione potente e soprattutto estatica della presenza, la voce capace di persuaderlo a manifestarsi infine come la benevola figura, Shiva, capace di condurre il teurgo alla vetta della conoscenza, l’apice del monte analogo, dove solo il Supremo Dio domina e risiede.

Il carattere celeste di Rudra si evince anche nelle scritture vediche arcaiche, nel Rg Veda è il Dio del Cielo, le cui frecce cadono dal cielo, che discende sulla terra dal cielo, che dal cielo fa discendere le piogge. La sua connotazione perciò è Uranica, la presenza invisibile, “cielata”, che si nasconde nel cielo e discende visibile solo per le sue frecce, i fulmini e le tempeste, che ne segnalano l’approssimarsi. E’ il Padre primordiale, quello che abitava il Nulla prima della creazione ad opera del demiurgo inquieto ... 

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L’Enigma della Creazione nei Veda. Il Sacrificio.

Questo articolo è un lungo estratto della prima parte del seminario del 2-4 ottobre 2020, “Sulla Via dello Yoga”, in cui cerco di dare forma alle premesse del lavoro yogico e della conoscenza spirituale, come raffigurate nella teatralizzazione del rito vedico, secondo i Brahmana e le prime Upanishad. Parlare della Creazione è stabilire la premessa fondante della ricerca spirituale, che ha nel momento religioso l’esposizione di un Enigma non risolto, che solo la Gnosis / Jnana può aspirare a ricomporre. Questo articolo, per quanto corposo, si limita a esporre l’Enigma e indicarne la soluzione non convenzionale. Nel corso del Seminario, invece, ci azzarderemo a seguire le orme dell’Iniziato e ricomporre, mattone su mattone, il corpo glorioso dell’Immortale. La sua presenza, ci auguriamo, sarà visibile e riconoscibile per tutti coloro che hanno desiderio di incamminarsi lungo la Via, ad attenderli e guidarli lungo il cammino.



Questo seminario si prefigge di indagare la continuità e la relazione che intercorre tra la ritualità vedica, la sua attualizzazione nella devozione indiana, e le dottrine esoteriche che hanno dato origine al sistema dello Yoga.

Il ... 

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“Sull’Origine del Mondo”, Codice di Nag Hammadi

(NHC II, 97, 24-127, 17)

da TESTI GNOSTICI A CURA DI LUIGI MORALDI

Prologo

Dato che tutti, gli dèi del mondo e gli uomini, affermano che non esiste nulla prima del caos, io voglio, al contrario, dimostrare che essi hanno sbagliato tutti poiché non hanno conosciuto la formazione del caos e la sua radice. Voglio addurne la dimostrazione. Se, a proposito del caos, tutti gli uomini concordano sul fatto che esso è tenebra, che si chiama «tenebra» ciò che proviene da un’ombra, e – in fine – che l’ombra deriva da una realtà esistente fin dall’inizio, è chiaro che questa (realtà) esisteva prima che ci fosse il caos e che esso venne dopo la prima realtà. Possiamo dunque pervenire alla verità, ma anche alla prima realtà dalla quale scaturì il caos: in tal modo apparirà la dimostrazione della verità.

GLI ESSERI INTERMEDI: 98, 11-108, 2

L’ogdoade

Allorché la natura degli immortali fu terminata da colui che è infinito, dalla Pistis scaturì un’immagine, che fu chiamata Sofia.

Prima realtà imperfetta

Essa volle che venisse all’esistenza una realtà a somiglianza della luce esistente fin dall’inizio. Subito apparve (l’oggetto) della sua volontà: era un’immagine ... 

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Di Solstizi e Apocalissi. Di Saturno e dell’Età dell’Oro.

In un tempo non lontano i proto-filosofi, sacerdoti e poeti, avevano osservato le stelle per discernere un disegno e una presenza divina nel loro ciclico e regolare accadere. Un dialogo Platonico, probabilmente apocrifo, l'Epinomide, raccoglie le tesi per cui gli astri, con il loro incedere sarebbero immagine diretta della volontà divina, proprio per il loro moto regolare, differente da quello degli animali e degli uomini e perciò più vicino al vero.

«Innanzitutto, volgiamo il pensiero al fatto che, come stiamo dicendo, queste due specie di esseri viventi - ripetiamolo - sono entrambe visibili, l'una, così sembrerebbe, è interamente fatta di fuoco, l'altra, invece, di terra; e, mentre l'elemento terrestre si muove disordinatamente, quello igneo si muove secondo un ordine rigoroso. Ora, quel che si muove senza un ordine, cosa che, per lo più, fanno gli esseri viventi del nostro mondo, va ritenuto privo di ragione, quello, invece, che si muove con ordine, seguendo la via del cielo, deve considerarsi prova dell'esistenza di una forma di intelligenza. L'essere costantemente animati dallo stesso moto e dalla stessa velocità, l'essere sottoposti sempre alle medesime forze ed esercitare sempre i medesimi influssi, basta a dimostrare che c'è una vita improntata a ragione.»

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Gorakh Bani. Satsang online dal 25 Novembre.

[Dal 25 Novembre 2020 su Facebook – Gruppo privato]

Il Gorakh Bani è un poema sapienziale di epoca medievale attribuito a Gorakhnath, composto di 275 strofe, più una serie di composizioni aggiuntive, dette Pada.
E’ un testo dei più misteriosi e affascinanti. E’ il Sabad, la parola spontanea dell’illuminato, lontana dai canoni scolastici vedantini e dello yoga, invece enigmatica e fitta di allegorie ermetiche e di riferimenti alla vita del monaco errante, dello Yogi, del Siddha, e alla sadhana esoterica. Perciò è un testo complesso, anti-intuitivo, ironico, poi beatifico e estatico, a tratti oscuro, comunque veloce, ritmato e vivace.
E’ un poema scritto con l’intento di sfidare l’intelligenza e le aspettative del lettore, e perciò per destrutturare il linguaggio e la mentalità razionale, e con esso il pensiero di chi legge. Il suo scopo è spingere a tuffarsi nell’orizzonte – o nel logos – del siddha, che è l’outsider e il mago, l’enigma in persona, al di là del duale e del non duale: lo Yogi Gorakh è “il fanciullo che parla dal più alto dei cieli”.
Si tratta di un orizzonte ... 

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