Dentro la grotta del cuore l’angelo trasporta il veggente a sorvolare il mondo diurno degli uomini e quello notturno degli spiriti, dove contempla gli dei, i pianeti e le forze che agiscono al di fuori del tempo. In questo spazio, più grande dell’universo, più piccolo del grano di senape, che è racchiuso nel cuore, lo yogi conosce le forze che plasmano il mondo, la loro ricaduta e la loro ascesa. Le anime allo stesso modo discendono o salgono per la stessa via, ma spinte da una potenza che le sposta come il vento fa con le foglie morte. I molti discendono e salgono sospinti dai meriti e dalle colpe, dai desideri e dagli attaccamenti, sfuggendo a ciò che detestano e ricadendo dove temevano. Lo yogi, che ha preso la via del Cuore, conosce le direttrici sottili che hanno dapprima solcato il suo corpo e poi i cieli e le sfere planetarie, perché ciascuna ha chiamato in sé, aperto, come un corpo smembrato, che ogni cosa attraversasse la sua esperienza, l’ha comandata, e l’ha richiusa nel sepolcro sigillato della sua ascesi. Senza che il cuore conosca queste vie, la parola è vana, l’ascolto improduttivo, il cuore è debole e la stabilità lontana. Il giudizio, a cui tutte la anime sono sottoposte, vede soltanto una legge, uguale in alto come in basso: ciò che è caldo sale, ciò che è rimasto freddo, discende. Perciò lo yogi coltiva il suo cuore, dove abita la mente universale e la conoscenza delle cose perenni, oltre il tempo, lì è il suo Dhuni, il suo fuoco sacro, la sua ascesi, il sacrificio e il Dharma, quella è la dimora segreta del soffio vitale. A questo essere pneumatico solo un altro angelo può avvicinarsi: vestito di stracci, umile e radioso nel cuore, perché solo un dio può avvicinare un dio.

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