Prendiamo rifugio in Te, Madre, nel tuo respiro possente, prendiamo rifugio tra le tue braccia, nel fuoco del tuo petto, nella luce della tua percezione, nel suono cristallino del tuo mantra, e nel soffio roboante del tuo grido, sciabola che scaccia dal mondo demoni e asura, nel corruccio della tua fronte che ha lo spazio del cielo, tuonante di potenza. Prendiamo rifugio ai tuoi piedi, restando immobili in mezzo alla tempesta, siamo ai tuoi piedi mentre tremiamo, siamo ai tuoi piedi nello scuotimento. Sotto i tuoi piedi deponiamo i nostri corpi nella gioia e nel dolore. Ai tuoi piedi deponiamo i nostri desideri e nostri peccati, il fardello, la colpa e l’orgoglio, perché tu appari ai nostri occhi l’unica possente che agisce nel cielo e sulla terra, e tutto ciò che abbiamo e che non abbiamo, ti appartiene ugualmente. Tuo è ogni fremito di vita nelle nostre membra, ogni scintilla della potenza che si solleva nel nostro cuore, tua la via retta che conduce al cielo, tua la via storta che si arrotola lungo l’esperienza, tu sei.

Tu che apri la bocca furente, tu che scruti la notte dove noi non vediamo che la tua pelle impenetrabile, tu che palpiti nel cuore e muovi ... 

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Meditando la precarietà della situazione in cui ci troviamo, ho deciso di rivedere il calendario degli incontri, perché non preferisco associarmi alle iniziative online con cui molti, meritoriamente, forse, allietano i giorni del coprifuoco. Invece vivo profondamente il senso di contrizione e silenzio che si spande dal cuore, cerco la preghiera e il raccoglimento e invito tutti a fare la stessa cosa. Sacro è questa dimensione a cui le dottrine ci hanno istruito, indicato e invitato, in cui adesso ci troviamo catapultati, chi smarrito, chi già famigliare al luogo. Comunque di potenza non conosciuta prima. E in questo Smashana mi siedo e medito, in una partecipazione collettiva che non necessita di introduzioni, né di spiegazioni. E’ tempo di pratica e di silenzio.

Mi auguro, o meglio, attendo che lo scenario si muti, consentendo di rivederci, e continuo a credere che la presenza, il suo manifestarsi sottile, siano la sola ragione per cui siamo eventualmente ammessi a condividere le istruzioni spirituali e le parole dei testi sacri, che veicolano in realtà solo quella. Quindi attendo di poter riaprire la mia casa, non una chat su Skype, in  ... 

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Dal profondo sottosuolo del mondo sale la nube della morte per pandemia. Tutte le città e le aggregazioni umane sono pervase dal panico, lo spirito incontrollabile del dio Pan.
Il momento Panico, di Pan, della frenesia incontrollabile, del parossismo. Tutti obbediscono al signore che guida il corteo degli Dei. Non solo la paura, che è al suo momento culmine detta appunto panico, ma al suo seguito il grande teatro dell’inconscio, di cui godiamo finalmente lo spettacolo liberatorio, ma pericoloso. Difficilmente scendono gli dei al mondo visibile senza chiedere un tributo di vittime. Il loro apparire è proprio nell’appropriarsi del corpo che prima ne lamentava l’assenza, ma che momentaneamente, o definitivamente, viene risucchiato nella nube dell’oltremondo, che abitava sempre a lato del nostro pensiero ordinario, in attesa del suo momento, guidando però in segreto le questioni che apparivano casuali e fatalmente predestinate. Scritti nell’ombra salmodiante stanno anche i comportamenti ingenuamente eroici, l’immolazione e il sacrificio, così come la furia dell’autoconservazione, la violenza, l’esplosione emozionale, i sintomi ... 

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Un non-diario di viaggio

Il Suono che disegna lo spazio.

Mataji, hai ascoltato i Mantra nel tempio? Mi chiede un uomo molto educato e gentile, come si chiede ai turisti religiosi. Certo amico mio, sono stata nei templi e ho ascoltato i mantra e gli sloka, ma qui il Suono è ovunque ci si trovi. Ci affacciamo sulla strada trafficata dell’ora dopo il tramonto, quando la curva a gomito che porta ad Assi Ghat diventa un unico ingorgo fermo, avvolto nella nota costante e variegata dei clacson spinti al massimo volume. Sembra che il mondo sia contenuto e stabilito in quel Suono potente, inutile, autonomo, concreto, immobile.  Ji, lo senti? qui ovunque ogni essere sta alzando il proprio suono al cielo, ogni cosa canta, ogni cosa suona. Accade perché l’anima di questa città è rivolta verso l’alto, e la sua stessa urgenza di salire, di espandersi e risuonare, grida: io sono! Jay Ram! E’ il suono stesso dei viventi, più potente del respiro, da cui il respiro proviene. Prima di tutto, esistere è questo innalzarsi in suono, essere. Ovunque qui risuona il Naad, che proviene spontaneamente dal vivente, e in ogni dove risuona senza sosta. Senza limite e senza inibizione, ... 

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Satsang è la dimensione che si situa fuori dal materialismo spirituale dei nostri giorni. Satsang è la dimensione originaria e tradizionale della pratica spirituale, data dall’incontro, la conoscenza, il dialogo, l’ascolto e la condivisione.
Comunicare esprime l’idea di “communio”, come comunione, unire ciò che è diviso, permettere alla coscienza di trovare l’unità originaria e sperimentare la non dualità della mente stessa, l’intelligenza universale. Così come risuona nel Verbo originario, nel Sabda Brahman.
Satsang è entrare in questa comunione spirituale, il cui mezzo sono le scritture sacre, l’esperienza diretta e la pratica devozionale.
Gli Yogi Nath chiamano questo dialogo Sabad, la parola ispirata che proviene dal cuore e dalla conoscenza del mistico. Una parola che è espressione dell’Assoluto, del suono perenne e inudibile, Sabda. Momenti in cui l’attività mentale ordinaria deve lasciare spazio al vuoto interiore, Sunya, che permette l’ascolto profondo, l’unità con il tessuto narrativo e imaginale del sacro. Sacro: ciò che resta separato, tolto dalla fruizione comune, perché resti ... 

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Ci sono molti modi di celebrare e di offrire sacrifici, o meglio, in una parola sola, di servire. Servire Dio, o il Guru, è servire gli altri, la vasta molteplice forma dell’Essere, che non ha confini o identità fisse, la cui natura è l’espansione, Brahman, la cui condizione non si può indicare né in questo né in quello, neti neti, nulla, se non formalmente nel vuoto, che tutto contiene e riassorbe e fa risuonare, come voce e canto permanente dei mille nomi del mondo.

In India, parlando con un insegnate di lingua Hindi anziano e saggio, ci siamo trovati concordi: “insegnare è il servizio supremo”. Servire con il proprio lavoro il Supremo che abita in silenzio il cuore di ogni studente, dare ad esso parole e strumenti perché incontri verità, stabilità e emancipazione, questo è il servizio dello yogi e dell’insegnate devoto. Perciò servire lo studente è servire il Supremo. Dio, il Guru e l’Atman sono una sola cosa, recita un detto indiano. Quelli che l’hanno compreso, hanno conosciuto la grazia del Guru.

Questa è l’esperienza che per me ha manifestato il più alto significato del sacro, del luogo separato in cui si sottrae a se stessi ... 

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Asana, o yoga, è quando stai vent’anni nella stessa posizione. Quando scorre attorno a te il tempo, le persone e le relazioni: vent’anni in cui la Madre ti pesta con due mani e i sensi si assottigliano di conseguenza. Se vuoi restare vent’anni sullo stesso cammino devi chiudere le porte dei sensi, relativizzare uomini e dei, il loro fugace favore, la loro crassa ostilità. Asana significa restare vent’anni nello stesso cammino, finché da cosa, luogo, fare diventa vuoto e una partecipe assenza di sé. Servire ciò che è dato di fare, semplicità. Perciò si dice che ognuno dei nove yogi rappresenta un’asana, uno stare per tutta la vita e oltre, uno stato dell’essere che prende quel nome e una forma tutto sommato stilizzata, appena abbozzata nella pietra. Non è una cosa difficile in sé, è solo resistere, stabili e immobili, senza pensiero e senza alternativa, senza quella reazione che muoverebbe la mente e il resto. Solo quando sono passati vent’anni puoi dire che è possibile. Perché da quella posizione hai visto trascorrere tutto il resto, i vivi e i morti e le ombre, e le onde del mare hanno inghiottito tutto, ritornando tutto a essere ... 

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In realtà io amo guardare le rovine, le cose che bruciano, le assenze e il vuoto. Per me, se è sacro, deve bruciare, per sua natura e vocazione. Se qualcosa mi ispira e mi eleva è perché mi riporta finalmente al vuoto, o lo conferma e lo rafforza.
Però Il Mistero delle Cattedrali di Fulcanelli (che è incentrato sulle immagini alchemiche scolpite in Notre Dame)  è stato il mio libro di formazione, almeno uno dei più importanti, senza il quale, cioè senza quello spirito di visione, non c’è un percorso spirituale tradizionale e non c’è ordine nella propria esperienza interiore. Su quelle pagine, sulle immagini che suggeriva, scattavano le connessioni super-logiche che portano la coscienza, poco più che adolescente, a scoprire l’unione segreta che governa ogni cosa, il grembo delle idee, fecondato dal logos, dove nascono gli dei. Certe esperienze vanno fatte presto, occorre esporsi a queste suggestioni prima dei 25 anni, quando la dura madre è ancora tenera.

Poi, quando alcuni anni dopo finalmente sono entrata a Notre Dame, certo, sono rimasta perplessa di scoprire che quelle figure non erano poi così facilmente visibili e accessibili al visitatore. Piuttosto, ... 

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Questo corpo è il Sacrificio, questo corpo è la Coppa. Qui si riversano gli spiriti e le offerte, pure e impure, integre e spezzate, poiché nulla si è preso e tutto si dà. Qui si trasformano, bruciando, l’essere e il non essere. La coppa è l’Amore, la Coppa è il sacrificio. L’Amore è il fuoco purificatore, la sostanza del sacrificio.

Qui convergono i mondi, qui si danno convegno i demoni e i celesti, in attesa festosa e vibrante. Si intossicano beati del sangue che zampilla dal petto aperto del Cavallo che, morendo dissanguato in fiotti, canta le parole sacre, sul tema che solo lui può udire.

Il fuoco del sacrificio, attizzato dal liquore del sangue vivo, eccita i demoni a danzare e gli dei si nascondono in preda alla fornicazione. Il petto del sacerdote arde come nucleo spezzato e si leva la colonna di fuoco tra lo sterno e la corona a stabilire lo spazio sacro verticale, inattingibile – su cui la maschera ridente e spalancata del Bhairava si fissa con gli occhi sgranati, la bocca aperta, a sigillo. Tu che stabilisci il limite originario, l’incommensurabile e il sacro.

Se tutto ciò non fosse umano, sensibile e vivente, sarebbe il trucco di un ... 

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