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Swami Veetamohananda: Rinnovamento di sé attraverso la meditazione

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La creazione, la conservazione e la dissoluzione dell’universo sono in realtà il dharana, il dhiana, e il samadhi cosmico dello yoga di Dio, messo in opera su una base astronomica. La conservazione dell’universo intero è un grande manifestazione della meditazione di Dio. La fecondità, la varietà, la complessità e il potere inesauribile di vita della mente, non sono altro che gli splendori dello yoga di Dio. Dato questo, la lotta per la spiritualità dell’uomo, lo yoga umano, non è che una frazione infinitesimale dello yoga universale di Dio. Traduzione a cura di Franca Mussa, fonte: http://www.gruppovedantalila.it La crescita spirituale è il risultato di un rinnovamento continuo di sé. Implica lo sviluppo o la creazione di un qualcosa in più. Per funzionare e mantenersi il corpo riceve la propria energia dal catabolismo, un fenomeno di degrado delle molecole organiche e dei tessuti. Questa degradazione è compensata dall’anabolismo, che è un fenomeno di assimilazione e di edificazione delle stesse molecole e tessuti. Questi due processi costituiscono il metabolismo, una delle tre fondamentali caratteristiche degli organismi viventi, le altre due sono l’evoluzione e la coscienza. Se l’anabolismo equilibra semplicemente il catabolismo, il corpo sarà capace di mantenersi, ma non crescerà. Un surplus di […]

EVENTI

Seminario 17.11.2019. Chandogya Upanishad. L’esperienza del sacro come esperienza di Sé.

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Radianza, luminosità, calore sono la linea che unisce il sole, il respiro umano e la coscienza yogica “illuminata”. Il suo riconoscimento incomincia dal sacrificio, sul fuoco che trasforma ciò che è grezzo e inerte, in calore ed energia, purificato per diventare offerta agli Dei, e cibo benedetto da condividere nella festa, a beneficio di tutti. Sacro è ciò che è stato innalzato nel fuoco sacrificale, offerto alla trasformazione, sottratto alla morte. Così è colui che nell’ardore dell’ascesi yogica attua su se stesso la trasformazione dalla dualità alla non dualità. Nel cuore dell’uomo l’ascesi e la consapevolezza formano la stessa spinta verticale e trasformatrice, dallo stato ordinario alla contemplazione pura, dalla morte all’immortalità. “L’uomo, in vero, è il sacrificio”. La Chandogya Upanishad, una delle due Upanishad più antiche, appartiene al Sama Veda, il Libro dei Canti (saman). Il tema è l’interpretazione mistica e meditativa del canto cerimoniale vedico, il Saman. I capitoli dell’Upanishad compongono una mappa degli elementi costitutivi della preghiera e delle funzioni psichiche e fisiche che intervengono nel canto. Nella cerimonia sonora si scopre la psicofisiologia e la simbolica che saranno anche oggetto dello studio dello Yoga tradizionale. Il Saman, il canto, è in questa fase l’esercizio spirituale in […]

Hindu Dharma

BRHADARANYAKA UPANISHAD I,2

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BRHADARANYAKA UPANISHAD PRIMO ADHYAYA – SECONDO BRAHAMANA 1. Solo il nulla vi era in origine: L’Universo era avviluppato dalla morte e dalla fame, poiché fame è morte. Egli creò la mente, dicendo tra sé : “Che io possa avere una mente”. Quindi trascorse qualche tempo in adorazione, e in virtù di tale adorazione si produssero le acque. Allora Egli comprese che adorando aveva conseguito l’acqua. Chi conosce l’origine dello splendore (Arka), comprende come conseguire l’acqua e diviene partecipe di felicità. 2. L’acqua era splendore. La schiuma delle acque si consolidò e diventò la terra. E quando anche la terra fu creata, Egli si sentì stanco. Mentre conosceva la stanchezza e il turbamento, la sua essenza e la sua gloria emersero all’esterno. E questo fu il Fuoco. 3. Poi si scisse in tre parti, una il fuoco, una il sole, una il vento; questo è il triforme spirito vitale (Prana). L’oriente fu il suo capo, i venti che provengono da quella zona furono le zampe anteriori; l’occidente fu la sua coda; i venti che soffiano da occidente furono le zampe posteriori; il settentrione e il mezzogiorno furono i suoi fianchi, il cielo fu la schiena, l’atmosfera il suo ventre, la terra […]

EVENTI

BRHADARANYAKA UPANISHAD. DALLA CREAZIONE ALLA LIBERAZIONE.

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SEMINARIO con Udai Nath PESARO, 20 OTTOBRE 2019 “Om! L’aurora è la testa del cavallo sacrificale; il sole è il suo occhio, il vento il suo respiro, il fuoco onnipresente la sua bocca, l’anno il suo corpo. Il cielo è il dorso del cavallo sacrificale; l’atmosfera è la sua pancia, la terra il suo inguine; i punti cardinali sono i suoi fianchi, i punti intermedi le sue coste, le stagioni le sue membra, i mesi e le quindicine le sue giunture, i giorni e le notti le sue zampe, le costellazioni le sue ossa, le nubi le sue carni. La sabbia è il cibo che egli digerisce; i fiumi i suoi intestini, i monti il suo fegato e i suoi polmoni, le erbe e le piante la sua criniera; il sole che si leva è la parte anteriore del suo corpo, dietro il sole che tramonta. Il lampo è il suo ringhio, il tuono lo scuotimento del suo corpo, la pioggia la sua orina, la parola (Vac) il suo nitrito.” La Brhadaranyaka Upanishad è una delle Upanishad più antiche, inclusa nello Yajur Veda bianco, libro che raccoglie i testi delle invocazioni sacrificali che l’officiante mormorava durante il sacrificio vedico. I […]

Filosofia

L’educazione della mente nel Vedanta. Ascolto, riflessione e meditazione nella pratica dell’Advaita Vedanta (2)

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ShravNa, Manana, NidhidhyAsana. [adattamento da I Discorsi di Sri Chandrasekarendra Saraswati] L’analisi mentale dell’Upadesha (insegnamento) attraverso la riflessione costante è l’esercizio detto Manana. Successivamente, quando non esiste più necessità e scopo per ulteriore analisi e discussione, si procede con NidhidhyAsana, che è lo stato in cui la mente è concentrata esclusivamente nell’identificazione con l’atman- tattva, su cui si è giunti a una perfetta chiarezza, e la mente non è scossa da alcun movimento. Shankaracharya, nel trattato sulla Discriminazione tra Atman e anatman (AtmA-anAAtma-vivekam) ha descritto in prosa, mediante domande e risposte, il contenuto delle espressioni “ShravaNa” ”manana” e “nidhidhyAsana”. La verità che è insegnata nel Vedanta è espressa nelle dichiarazioni (Mahavakya) dei Veda, che vengono esposte e dimostrate dal Guru secondo un procedimento tradizionale. Ascoltare e ricevere questo insegnamento è detto shravaNaM. Avendo imparato a conoscere l’Essere non duale, si analizza e persegue nel ragionamento in accordo con i Veda-ShAstra; questo è mananaM. E’ importante sottolineare “in accordo con i Veda-shAstra”. La logica da seguire deve essere conforme ai Veda-shAstra. Attraverso la sadhana la mente deve essere forgiata a lavorare nella giusta direzione. Solo così si può affrontare la riflessione sull’upadesha impartita dal Guru senza essere condotti in errore dal […]

Filosofia

Mente, apprendimento e meditazione nell’Advaita Vedanta. La Mente e la funzione dei Mahavakya. (1)

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La mente, che è chiamata ‘organo interno’ (antaHkaraNam), è indicata con quattro nomi in base alle rispettive funzioni: manas, buddhi, chittam e ahamkAra. La funzione del pensiero è conosciuta come manas, che designa l’attività della mente ordinaria, come comportamento, esperienza di piacere, repulsione, reazione e relazione. Quando viene presa una decisione, appellandosi al senso etico, alla verità, al discernimento, è detta buddhi o intelletto. La funzione di memorizzare le esperienze e le informazioni, e di compiere operazioni formali, è chiamata chittam. Il senso dell’io è ahamkAra. La parola “antaHkaraNam” è anche usata per la mente nel suo complesso quando queste distinzioni non sono espresse. L’ascolto e la meditazione dei mahAvAkya, secondo il pensiero vedantico, dà origine alla conoscenza del Sé, facendo assumere alla mente la “forma” del Brahman, secondo la formula espressa nell’insegnamento impartito. Questa facoltà “plastica” della mente, di prendere la forma del contenuto su cui si focalizza, è la caratteristica principale della psicologia indiana tradizionale. Con un’intuizione che precede di molti secoli le scienze cognitive moderne, si comprese come l’apprendimento modifica l’assetto della mente discente e la riorganizza. Questa funzione, quindi, per il Vedanta va utilizzata orientando la mente a apprendere, elaborare e meditare le istruzioni del Guru, […]

EVENTI

20 maggio 2018. Seminario con Udai Nath: La via filosofale del Vedanta.

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  Nella tradizione indiana, la via della Conoscenza spirituale pura (Jnana) è esposta dalla dottrina del Vedanta. Istruendo a un profondo discernimento dell’io dalle illusioni create dal mondo, si medita la contemplazione perfetta dell’Uno, o della non dualità (Advaita). Nata come pratica destinata agli asceti, questa istruzione apre alla dimensione spirituale pura, priva di azione, merito o colpa, tesa alla Liberazione spirituale (Mukti). E’ una delle più nobili visioni dell’essere, fatta di sobrietà del pensiero, libertà e consapevolezza. La sua eco, diffusa nel mondo antico, si ritrova da Plotino alla mistica cristiana medievale. Il seminario prevede la lettura e il commento di alcuni brani scelti dalle Upanishad, seguiti da un’introduzione all’opera dei Maestri che hanno tramandato l’insegnamento della realizzazione non duale, con particolare attenzione alle origini, alla scuole di Gaudapada e Shankaracharya. L’incontro si svolge a Pesaro, sono disponibili sette posti in presenza. E’ possibile partecipare al seminario in collegamento Skype. Informazioni: 370.3636348 L’orario del seminario è 9-12 e 15-18.

Devozione

Lalitha Sahasranamam, versi 331 – 440

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331. Om Varadha Namah – Lei che soddisfa le richieste dei suoi devoti. 332. Om Vama Nayana Namah – Lei che ha gli occhi belli. 333. Om Vaaruni Madha Vihwala Namah – Lei che è ubriaca di felicità. 334. Om Viswadhika Namah – Lei che trascende i mondi. 335. Om Veda Vedya Namah – Lei che può essere conosciuta nei Veda. 336. Om Vindhyachala Nivasini Namah – Lei che vive sul monte Vindhya. 337. Om Vidhatri Namah – Lei che sostiene il mondo. 338. Om Veda Janani Namah – Lei è la madre dei Veda. 339. Om Vishnu Maya Namah – Lei è la Maya di Vishnu. 340. Om Vilasini Namah – Lei che gode del gioco (di Vishnu). 341. Om Ksetra Swaroopa Namah – Lei che è personificazione del campo (Kshetra), o del corpo psico-fisico. 342. Om Kshetresi Namah – Lei che è la Dea del campo. 343. Om Kshethra Kshethragna Palini Namah – Lei che si occupa del campo e del suo Signore (in Bhagavad Gita, sri Krishna dice: “Io sono il Signore del campo”). 344. Om Kshaya Vridhi Nirmuktha Namah – Lei che non diminuisce né aumenta. 345. Om Ksetra Pala Samarchitha Namah – Lei che è […]