ShravNa, Manana, NidhidhyAsana.

[adattamento da I Discorsi di Sri Chandrasekarendra Saraswati]

L’analisi mentale dell’Upadesha (insegnamento) attraverso la riflessione costante è l’esercizio detto Manana. Successivamente, quando non esiste più necessità e scopo per ulteriore analisi e discussione, si procede con NidhidhyAsana, che è lo stato in cui la mente è concentrata esclusivamente nell’identificazione con l’atman- tattva, su cui si è giunti a una perfetta chiarezza, e la mente non è scossa da alcun movimento.
Shankaracharya, nel trattato sulla Discriminazione tra Atman e anatman (AtmA-anAAtma-vivekam) ha descritto in prosa, mediante domande e risposte, il contenuto delle espressioni “ShravaNa” ”manana” e “nidhidhyAsana”. La verità che è insegnata nel Vedanta è espressa nelle dichiarazioni (Mahavakya) dei Veda, che vengono esposte e dimostrate dal Guru secondo un procedimento tradizionale. Ascoltare e ricevere questo insegnamento è detto shravaNaM. Avendo imparato a conoscere l’Essere non duale, si analizza e persegue nel ragionamento in accordo con i Veda-ShAstra; questo è mananaM. E’ importante sottolineare ... 

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La mente, che è chiamata ‘organo interno’ (antaHkaraNam), è indicata con quattro nomi in base alle rispettive funzioni: manas, buddhi, chittam e ahamkAra. La funzione del pensiero è conosciuta come manas, che designa l’attività della mente ordinaria, come comportamento, esperienza di piacere, repulsione, reazione e relazione. Quando viene presa una decisione, appellandosi al senso etico, alla verità, al discernimento, è detta buddhi o intelletto. La funzione di memorizzare le esperienze e le informazioni, e di compiere operazioni formali, è chiamata chittam. Il senso dell’io è ahamkAra. La parola “antaHkaraNam” è anche usata per la mente nel suo complesso quando queste distinzioni non sono espresse.

L’ascolto e la meditazione dei mahAvAkya, secondo il pensiero vedantico, dà origine alla conoscenza del Sé, facendo assumere alla mente la “forma” del Brahman, secondo la formula espressa nell’insegnamento impartito. Questa facoltà “plastica” della mente, di prendere la forma del contenuto su cui si focalizza, è la caratteristica principale della psicologia indiana tradizionale. Con un’intuizione che precede ... 

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[di Stephen Cross, Temenos Academy Review 12 (2009), traduzione e adattamento Beatrice Polidori]

Infatti, colui che conosce il Brahman Supremo diventa Brahman stesso
. . . Liberato dai nodi del luogo segreto, diventa immortale (Mundaka Upanishad)

La parola Brahman è legata al verbo sanscrito brh, che significa “espandersi, crescere, estendere” e trasmette l’idea dell’immensità che contiene tutto, oppure della ‘Vastità’. È quindi un concetto molto più impersonale rispetto al termine occidentale ‘Dio’ ed è meglio tradotto da espressioni come “Realtà suprema”, “La Divinità”, ‘Il Pervasivo’, o ‘la Vastità’. Shankara, che è considerato come il principale commentatore dei testi della tradizione Hindu e probabilmente il suo pensatore più influente, descrive Brahman come senza forma e onnipervadente, senza nascita, privo di ogni modificazione o cambiamento, costante, privo di paura e ‘residente nei cuori di tutti’.
Questa “Vastità” onnicomprensiva, secondo il pensiero Upanishadico, è ciò che è reale, vale a dire, spiega Shankara, “l’essenza di questa esistenza fenomenica, la fonte da cui scaturisce ” e quello in cui di nuovo si dissolve. Tutto ciò che prende forma appare in questo Brahman o Vastità, e così il mondo ... 

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“Om è usato come un mezzo per la meditazione sul Brahman. Le scritture infatti dicono, ‘Questo è il miglior mezzo (per la realizzazione del Brahman) e il più elevato.’ ”

“‘Ci si dovrebbe concentrare sul Sé, pronunciando Om.’ ‘Si dovrebbe meditare sull’Essere Supremo solo attraverso la sillaba Om.’ ‘Medita il Sé con l’aiuto della sillaba Om.’ E così via. Anche se i termini Brahman, Atman, ecc sono nomi di Brahman, dall’autorità delle Scritture sappiamo che Om è il suo appellativo più intimo. Quindi è il mezzo migliore per la realizzazione del Brahman.” (Shankara, Commento alla Brihadaranyaka Upanishad)

“E’ (dato) quindi in due modi, come simbolo e come nome. Come simbolo: così come l’immagine di Vishnu o di qualsiasi altro dio è considerata identica allo stesso dio (a scopo di culto), così l’Om deve essere considerato come Brahman. (Perché?) Perché Brahman è soddisfatto di chi usa l’Om come un mezzo, perché la Scrittura dice: ‘Questo è il miglior mezzo e il più elevato. Chi conosce questo mezzo ottiene la felicità nel mondo di Brahman [Hiranyagarbha]. ‘

“Il Sé Supremo, essendo al di là della portata degli occhi e degli altri organi, non può essere percepito senza un supporto, pertanto l’aspirante si concentri con fede, devozione e rapimento profondo sulla sillaba Om, come altre persone usano sovrapporre Vishnu alle immagini di pietra, ecc, ove hanno scolpito i suoi lineamenti. Sia del Brahman incondizionato o del Brahman condizionato, la sillaba Om diventa il mezzo per la realizzazione. Per un’altra scrittura si ha infatti: ‘La sillaba Om è il Brahman superiore e inferiore.’

“[Om] è il Veda, (perciò) attraverso di esso si conosce ciò che deve essere conosciuto.’ Om è (l’essenza dei) ‘Veda’ o il nome di Brahman. Attraverso di esso l’aspirante realizza ciò che deve essere conosciuto: il Brahman, che è l’oggetto indicato o designato con tale nome. Di conseguenza ‘i Brahmana sanno’ che è i Veda: significa che Om è notoriamente mezzo per la realizzazione del Brahman. Om è dato come simbolo di Brahman, perché è collegato a ‘Brahman’ nella frase, ‘Om è Brahman.’ Viene poi lodato come i Veda, poiché i Veda sono Om: provengono infatti interamente da esso e sono costituiti da esso; questo Om si differenzia poi in Rig, Yaju, e Sama, ecc. Pertanto l’Om, quale espressione principale, dovrebbe essere usato come mezzo di auto-realizzazione. Utilizzare l’Om per la realizzazione, equivale a usare i Veda per intero.”(Shankara, Commento alla Brihadaranyaka Upanishad)

“Si dovrebbe meditare sulla sillaba Om, che è l’Udgitha. Questa sillaba, Om, come nome della Realtà Suprema, è il più vicino a Lui, e quando viene utilizzato Egli diventa sicuramente amichevole come un uomo diventa tale quando lo si chiama con il nome che preferisce. E ‘un simbolo [indicatore] del Sé Supremo (Paramatma). Così è noto attraverso le Upanishad che l’Om, come nome e come simbolo, detiene la posizione più alta tra i mezzi per la meditazione del Sé Supremo. E la sua posizione più alta è conosciuta anche per essere pronunciato all’inizio e alla fine della ripetizione dei nomi sacri, dei riti, dello studio (delle scritture), ecc. Pertanto la sillaba Om è da meditare nella sua forma sonora. Ovvero, si dovrebbe concentrare la propria mente sull’Om quale parte di riti e simbolo della Realtà Suprema.

“La sillaba Om è l’essenza più intima di tutte le essenze. L’Om è supremo in quanto simbolo del Sé Supremo. È valido adorarlo come il Sé Supremo. E’ ammesso al posto del Sé Supremo in quanto può essere adorato come il Sé Supremo.

“È ben noto che Om ha la qualità di realizzare tutti i desideri.

“Colui che medita l’Om viene in possesso delle sue qualità. Colui che medita l’Om possiede la qualità di soddisfare i desideri di altri. Il significato è che a lui viene accordato il risultato (del suo impegno), come già detto, in conformità con il testo vedico: ‘Egli assume infine la forma di ciò su cui ha meditato’ [Mandala Brahmana].

“Om possiede anche la qualità della prosperità. Colui che medita l’Om, come segno di prosperità, diventa dotato di quella qualità.

“Dunque, poiché l’Om deve essere meditato, è così lodato. Con l’Om si ottiene la conoscenza dei tre Veda. I riti vedici sono dedicati al culto dell’Om perché è simbolo del Sé Supremo. Il culto di questo [Om] è sicuramente il culto del Sé supremo.

“L’Om possiede le qualità di essere la quintessenza, la soddisfazione dei desideri, la prosperità.

“Perché Om è il simbolo del Sé Supremo è causa dell’immortalità.

“L’anima, quando si allontana dal corpo, va verso l’alto con la meditazione sul Sé per mezzo dell’Om, come ha fatto in vita.” (Shankara, Commento alla Chandogya Upanishad)

“Meditando sull’Om si è venerati nel mondo di Brahman. Si afferma qui: Colui che si è identificato con Brahman, diventa venerabile come Brahman “(Shankara, Commento alla Katha Upanishad).

“Così come l’arco è la causa per cui la freccia colpisce il bersaglio, così l’Om è l’arco che porta l’anima a realizzare l’Immutabile. L’anima, quando è purificata dalla ripetizione dell’Om, si stabilisce saldamente nel Brahman, grazie all’Om, senza alcun ostacolo, come una freccia scagliata da un arco colpisce il bersaglio. “(Shankara, Commento al Mundaka Upanishad)

“Om è essenzialmente identico al Sé. E il Supremo Brahman è Om. Om è il supremo e il Brahman inferiore, in virtù del suo essere un mezzo per il raggiungimento del Brahman.”(Shankara, Commento al Mandukya Upanishad)

“Quando la sillaba Om è conosciuta, non resta altro a cui pensare, che sia utile al piano visibile o all’invisibile, perché tutti i desideri sono soddisfatti.

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Rathnai Kalpitham asanam, Himajalai snanam cha divyambaram,
Naana rathna vibhooshitham mruga madha modhanvitham Chandanam,
Jathi champaka bilwa pathra rachitham, pushpam cha doopam thathaa,
Deepam deva dayanithe pasupathe, hrud kalpyatham gruhyatham.

Ti offro un trono immaginario adorno di preziosi,
un bagno d’acqua raccolta dalle nevi dell’Himalaya,
paramenti di seta da indossare, e gioielli preziosi a profusione,
Ti offro muschio e sandalo, fiori di melo e gelsomino,
E la lampada rituale, e questi doni li offro attraverso l’occhio della mente,
Oh Dio misericordioso e Signore di tutti gli esseri,
Accetta la mia offerta e concedimi la Tua benedizione.

Souvarne nava rathna Ganda Rachithe, pathre Grutham Payasam,
Bakshyam pancha vidam Payo dadhiyutham, rambha phalam panakam,
Saaka namayutham jalam ruchikaram, karpoora gandojwalam,
Thamboolam manasa maya virachitham Bhakthyo prabho sweekuru

Ti offro ghee e dolci prelibati nel vaso d’oro dalle nove gemme preziose,
Ti offro piatti di cagliata e latte, banane, verdure, acqua e foglie di betel,
Ti offro la canfora ardente e campanelli tintinnanti,
Questi doni nella mia mente sono offerti con devozione ... 

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Adi Sankara Bhagavatpada nacque a Kalady in Kerala in una famiglia Namboodiri. Sua madre si chiamava Aryamba e suo padre morì molto presto. Quando decise di prendere il Sanyasa contro la volontà della madre, riuscì a convincerla a una condizione, che egli sarebbe stato presente accanto a lei sul letto di morte, e che avrebbe compiuto personalmente le sue esequie. Sankara prese quindi il Sanyasa. Si trovava a Sringeri, quando si rese conto che sua madre era prossima alla morte e con il potere accordatogli da Dio la raggiunse immediatamente. Fu vicino a sua madre al momento della morte e compì tutte le cerimonie funebri. Fu in questo frangente che scrisse i cinque sloka a lei dedicati. E’ forse l’unica poesia che ha scritto che non esprima lodi e devozione a Dio e non spieghi la sua filosofia.

La madre è stata esaltata come una forma di Dio in diversi passaggi nei Purana, così come Dio è stato rappresentato come un figlio abbracciato alla madre. Lei è Dhatree (Colei che porta il bambino), Janani (Colei che dà alla luce il bambino), Ambaa (Colei che nutre il corpo del bambino) e Veerasu (Colei che farà di lui un eroe), Shusroo (Colei che si prende cura di lui). ... 

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1. Studia le Scritture ogni giorno. Osserva i doveri prescritti in esse. Attraverso di essi onora Dio. Distogli la mente dal desiderare i frutti delle azioni. Evita tutte le azioni peccaminose. Considera la felicità mondana come fonte di dolore. Sviluppa amore verso il Sé. Abbandona la tua casa il prima possibile.

2. Cerca la compagnia di uomini pii. Sviluppa una salda fede in Dio. Con determinazione ricerca la pace della mente e prosegui il cammino. Abbandona in primo luogo le azioni egoistiche. Avvicina quindi un saggio versato nelle Scritture. Venera ogni giorno i suoi sandali. Prega per la conoscenza del Brahman, come espresso dalla sacra sillaba ‘”AUM”. Ascolta le sentenze filosofiche delle Upanisad.

3. Esplora il significato dei Mantra del Vedanta. Prendi rifugio nelle visioni tramandate nei Veda. Mantieniti distante dalle discussioni inutili. Rifletti sulle conclusioni logiche accettate dai Veda. Assumi l’attitudine di colui che sa:”Io sono Brahman”. Abbandona totalmente l’orgoglio. Smetti di pensare il corpo come il Sé. Non discutere con gli eruditi.

4. Non soffrire il disagio della fame; usa la carità come medicinale. Non cercare ... 

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