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Roberto Calasso, L’Ardore. Il racconto della sapienza vedica.

Posted by beatrice on December 12, 2010

Qualcosa di immensamente remoto dal­l’oggi apparve più di tremila anni fa nel­l’India del Nord: il Veda, un «sapere» che comprendeva in sé tutto, dai granelli di sabbia sino ai confini dell’universo. Distanza che si avverte nel modo di vivere o­gni gesto, ogni parola, ogni im­presa. Gli uomini vedici prestavano un’attenzione adamantina alla mente che li reggeva, mai disgiungibile da quell’«ardore» da cui ritenevano si fosse sviluppato il mondo. L’at­timo acquistava senso in rapporto a un invisibile traboc­cante di presenze divine. Fu un esperi­mento del pensiero così estremo che sarebbe potuto scomparire senza lasciare traccia del suo passaggio nella «terra dove vaga in libertà l’antilope nera» (così veniva definito il luogo della legge). Eppure quel pensiero – groviglio com­posto da inni enigmatici, atti rituali, storie di dèi e folgorazioni metafisiche – ha l’indubita­bile capacità di illuminare con luce radente, diversa da ogni altra, gli eventi elementari che appartengono all’esperienza di chiunque, oggi e dappertutto, a cominciare dal puro fatto di es­sere coscienti. Così collidendo con molte di quelle che vengono ormai considerate ferme acquisizioni. Que­sto libro raccon­ta come attraverso i «cento cammini» a cui allude il titolo di un’o­pe­ra smisurata e capitale del Veda, lo Śatapatha Brāh­maņa, si può raggiungere ciò che sta davanti ai nostri occhi passando attra­verso ciò che da noi è più lontano.

Roberto Calasso, L’ardore

Altri libri di Roberto Calasso:

Ka
Le nozze di Cadmo e Armonia
altri…


Ganesha chaturti: nei Veda, nel rito e nella mitologia

Posted by beatrice on September 11, 2010

Risolutore di tutti gli ostacoli,
Pranava Swaroopi,
Incarnazione della saggezza,
Devata del Muladhara Chakra!
O Signore Vinayaka,
Dispensatore di felicità
Tu che afferri il Modaka!
O Signore dalla testa di elefante!
Salute a te.
Om Gam Ganapataye Namaha.

Ganesha è il Dio dalla testa di elefante. Egli è colui che viene adorato per primo. I suoi nomi sono ripetuti all’inizio di ogni lavoro per buon auspicio, e prima di incominciare qualsiasi tipo di culto.
Egli è il Signore del potere e della saggezza. Figlio primogenito di Siva, è il fratello maggiore di Skanda o Kartikeya. Egli è l’energia di Siva, ed è chiamato il figlio di Sankara e Uma.

Secondo l’antica filosofia indiana Shri Ganesh è il primo “Shabda” (AUM) o vibrazione che si manifestò al principio dell’Universo. Perciò è associato al “principio”. Alcuni lo hanno descritto come il “Signore dell’Inizio.”

Ganesha nei Veda

vakratuNDa mahAkAya sUryakoTisamaprabha
nirvighnaM kuru me deva sarvakAryeshhu sarvadA ||

O Ganapati, Signore dalla zanna ricurva, dal grande corpo e con lo splendore di dieci milioni di astri solari! O dio, fai che le mie opere siano sempre libere da ostacoli.

Ganesha o Ganapati è un Dio molto popolare in India. E anche chiamato Vighneshvara o Vighnahartaa, il Signore e distruttore degli ostacoli. La gente per lo più lo invoca chiedendo siddhi, successo nelle imprese, e buddhi, intelligenza. Egli è invocato prima di incominciare ogni impresa. E’ anche il protettore di istruzione, conoscenza e saggezza, letteratura e arti figurative.

Ganesha è anche uno dei cinque Dèi il cui culto fu reso popolare da Adi Shankaracharya, insieme agli altri quattro: Vishnu, Shiva, Devi e Surya. Il culto di queste cinque divinità è chiamato panchAyatana puja. In alcuni casi è adorato anche un sesto Dio, Skanda.

La puja di Ganesha nel giorno Ganesha Chaturthi, come è raccomandata in varie opere religiose, deve essere eseguita a mezzogiorno. Un’immagine del Dio, dipinta a colori sgargianti, viene posta su un piedistallo rialzato. Dopo i rituali preliminari, si recita il prANapratishhThA con il mantra appropriato. Questo prANapratishhThA è compiuto al fine di invocare la presenza di Ganesha nell’immagine. Segue poi il culto vero e proprio, composto da sedici modi di onorare il dio, noto come shhoDashopachAra. L’offerta di dUrvA (erba), foglie e modaka, un tipo di dolce preparato con farina di riso e noce di cocco, è una parte importante della puja. Di solito, 21 foglie e 21 modaka sono offerti alla divinità, poiché il 21 ha un significato simbolico. I cinque jnAnendriya o organi di percezione, i cinque karmendriya o organi di azione, i cinque prana o soffi vitali, i cinque Bhùta o elementi, e la mente, insieme compongono 21 parti. L’offerta di foglie e modaka ci insegna che dobbiamo offrire con umiltà, le foglie, tutte le cose buone della vita, rappresentate dai modaka, a Dio. A Ganesha sono offerti anche fiori rossi, o un unguento rosso (rakta Chandana). L’immersione dell’immagine in acqua si effettua alla fine del Vrata Chaturthi, fino a 10 giorni (Anantachaturdashi) dopo il Bhaadrapada Shukla Chaturthi, a seconda della tradizione della particolare famiglia.

Ecco alcuni degli inni vedici comunemente impiegati nella puja dedicata a Ganesha.

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Atharva-Veda XI, 5. Inno al Sole, principio primordiale e discepolo divino.

Posted by Beatrice on February 2, 2009

Il Brahmacharin (studente dei Veda) nel suo cammino accorda i due emisferi del globo; in lui gli Dei conoscono l’armonia. Lui possiede il cielo e la terra, lui riempie il cuore del Maestro di ascesi e di amore.

Gli antenati, gli spiriti e gli Dei seguono uno ad uno i passi del Brahmacharin; i Gandharva lo seguono in seimilatrecentotrentatrè. Lui riempie il cuore di ognuno di loro di immaginazione creativa.

Quando il Maestro accetta il Brahmacharin come discepolo, lo tiene come un feto dentro di sé. Lo porta per tre notti nel suo grembo e quando nasce gli Dei gli si radunano attorno per vederlo.

Questa terra è il primo ramo secco che brucerà nel suo fuoco, il cielo è il secondo, e il terzo l’atmosfera. Il Brahmacharin riempirà i mondi con il suo incendio, con la sua austerità, con l’ascesi e l’energia creatrice.

Prima della potenza spirituale nasce il Brahmacharin, vestito di calore ardente, nasce dal potere creativo. Da lui nascono gli ordini bramanici e il Brahma supremo, da lui gli Dei e l’immortalità.

Il Brahmacharin avanza, circondato dalle fiamme, avvolto nella la pelle di un’antilope nera, consacrato, con la sua lunga barba. Nell’arco di un giorno passa dal mare d’oriente al settentrione, unendo i mondi e conferendogli forma.

Il Brahmacharin, generati il brahma, le acque, il mondo, il Supremo Signore (Prajapati) e l’Essere (Virâg), divenuto l’embrione nel grembo dell’Immortalità, lo abbandonò e divenne Indra, che sconfisse gli Asura.

Dunque il Maestro gli mostrò le due sfere del mondo, l’estesa e la profonda, la terra e il cielo. Il Brahmacharin le vegliò nell’ascesi: in lui gli Dei conobbero l’armonia.

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Atharva Veda XII, 1. Inno alla Terra.

Posted by Beatrice on January 29, 2009

La verità, la sublimità, l’ordine universale, la rettitudine, la sacralità, il fervore dell’ascesi, la gioia spirituale, il sacrificio – sostengono la Terra. Che essa, Signora di ciò che è e di ciò che sarà, ci riservi un orizzonte sconfinato.

La Terra adorna di vette, di crinali e di vaste pianure, che genera le piante dalle potenti virtù, libera dai legami che opprimono gli uomini, si apra al nostro sguardo, pronta ad accoglierci.

La Terra su cui scorrono il mare, i fiumi e tutte le acque, sulla quale sbocciano le messi e i popoli, su cui abita tutto ciò che respira e si muove, ci conceda di dissetarci per primi.

La Terra cui appartengono le quattro regioni dello spazio, su cui crescono i raccolti e i popoli, che sostiene tutto ciò che respira e si muove, ci conceda vacche e prosperità.

La Terra dove nacquero i primi uomini, dove gli Dei sconfissero i demoni, possa offrirci mucche, cavalli, volatili e fortuna.

La Terra che sostiene tutti, che nutre di abbondanza, il fondamento, il ristoro materno di tutti gli esseri viventi, colei che preserva il fuoco di Agni, la compagna di Indra il toro, ci conceda il privilegio dei suoi beni.

La vasta Terra, sempre sorvegliata dagli Dei insonni, ci allatti con miele prezioso, ci asperga di limpida gloria.

La Terra che fu acqua sulla superficie dell’oceano cosmico, che i saggi veggenti scoprirono con il loro acume, il cui cuore risiede nel cielo supremo, l’immortale, ammantata di verità, ci accordi lucidità e rettitudine, perché possiamo governare.

La Terra su cui le acque ancelle scorrono insieme, giorno e notte, senza sosta, versi per noi il latte in torrenti copiosi, e ci bagni di gloria.

La Terra misurata dai passi degli Asvin, su cui ha camminato Vishnu, che Indra, signore potente, ha eletto sua compagna; da lei, la madre, sgorghi il latte per me, suo figlio.

Le cime innevate dei monti e le tue foreste, o Terra, ci siano gentili. La scura, la nera, la rossa e multicolore, la solida Terra, protetta da Indra, intatta e incorrotta, è lei la Terra delle mie radici.

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