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Hinduismo antico. Vol 1: Dalle origini vediche ai Purana. Meridiani Mondadori

Posted by beatrice on June 21, 2010

Il volume inizia con gli inni vedici più importanti e le Upanisad più celebri e prosegue con la Bhagavadgita, i capitoli più cruciali della Manusmrti, del Mahabharata, del Ramayana, dei Purana, i testi antichi fondanti tutto il complesso sistema religioso dell’India tradizionale. Si tratta di testi essenziali per comprendere i miti antichi e gli sviluppi successivi del pensiero religioso indiano, dai sistemi dualistici – che credono in una distanza radicale tra l’uomo e Dio, tra creato e creatore -, a quelli non-dualistici – che invece vedono proprio nella sostanziale unità di tutte le cose il principio unico, dinamico e vero che anima ogni cosa -, senza dimenticare i sistemi che propongono vie intermedie e che spiegano in altro modo l’amore di Dio e il mistero della vita nel cosmo. Nel secondo volume verrà dato più spazio

alla metafisica, al misticismo, al tantrismo, alla devozione e allo yoga, alla riformulazione di tutte le dottrine principali: la reincarnazione, la legge di retribuzione karmica, la suddivisione delle caste, l’identità tra Sé individuale e Assoluto, l’essenza dei rituali e delle pratiche dello yoga.

«L’Induismo è l’-ismo degli indiani – dice Mario Piantelli, indologo dell’Università di Torino -. A rigore l’Induismo non esiste. C’è il mainstream, la grande corrente della cultura hindu, in cui si collocano i molti sampradaya, le correnti, ognuna con un proprio orizzonte legato di volta in volta a un culto particolare». Francesco Sferra, indologo dell’Istituto Orientale di Napoli che ha scritto l’introduzione generale al volume dei Meridiani, comincia quasi scusandosi: «L’India presenta un panorama culturale estremamente ricco e vario che si sviluppa nel corso di tremila anni e che si oppone a qualsiasi tentativo di semplificazione».

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La maschera d’oro

Posted by beatrice on September 4, 2009

Questa estate sono rimasta a lungo in mare a osservare il riflesso del sole sulla superficie dell’acqua. L’ho seguito camminandolo e immergendomici. Dunque, la luce poggia sull’acqua.
Non ricordo nulla delle varie cose che emergevano alla coscienza in relazione a questo primordiale fenomeno. Erono tutte splendide, spledidamente fugaci ed eterne, o almeno mi pare.
Quindi, lì, decisi che quella sarebbe stata l’illustrazione dell’Ishavasya Upanishad, e questo perchè a riva leggevo questo libro con il comento di Shankara, che peraltro è molto lontano da quello di Aurobindo che associai alla mia traduzione su Visionaire. E in un tempo infinito affiancherò un estratto del commento shankariano a quello aurobindiano già scritto – in un tempo infinito, o umanamente infinito.

E questi versi, che nella tradizione vedica sono recitati dal figlio maggiore di un defunto durante la cerimonia funebre, che sono probabilmente tra i più potenti ed elegiaci di sempre. Cullandomi in mare li ripetevo in un personale commiato senza fine.

«Il volto della Verità è nascosto da una maschera d’oro; rimuovilo, o Conoscitore, perché trionfi la verità, perché sia veduto.
O Conoscitore, o Veggente, o Ordinatore, Sole Illuminante, o Padre delle creature, apri i tuoi raggi divini, innalza la tua luce, affinché io possa conoscere il tuo volto benedetto, cui io appartengo. Quello io sono, quello io sono.
Il Respiro che sostiene gli esseri è vita immortale, ma di questo corpo resteranno solo ceneri. OM! O Anima viandante ricorda, ricorda quanto è stato fatto. O Anima viandante ricorda, ricorda quanto è stato fatto!»

Ecco perciò l’illustrazione che volevo accompagnare all’Upanishad.


Isavasya Upanishad (o Isha Upanishad) su Visionaire.org

Posted by Beatrice on December 4, 2008

Al principio è posta alla base l’idea che uno Spirito, unico e stabile, dimori e governi l’universo mobile e le sue forme. Su questo concetto si fonda la regola di una vita divina destinata all’uomo – il godimento di tutto nella rinuncia a tutto, per mezzo dell’esclusione del desiderio.
Un ulteriore principio che informa l’Isha Upanishad è la coincidenza senza compromessi degli opposti irriducibili. Il pensiero successivo prenderà una serie di termini – il Mondo, la Fruizione, l’Azione, la Molteplicità, la Nascita, l’Ignoranza – e riserverà loro una posizione sempre più negativa, esaltando invece le posizioni opposte: Dio, Rinuncia, Quietismo, Uno, Cessazione delle rinascite, Conoscenza. Questa Upanishad cerca invece di gestire i due capi del nodo, di scioglierli e posizionarli alla giusta distanza tra loro, in uno spazio che è insieme ordine e relazione. Non subordina e non qualifica alcuno degli estremi, ma ne rileva piuttosto la reciproca dipendenza.
La rinuncia è una scelta estrema, ma anche il possesso/godimento dei beni deve rappresentare una condotta integrale. L’azione deve essere incondizionata e generosa, ma anche la libertà dello spirito dalle opere deve essere assoluta. L’Unità perfetta e assoluta è l’obiettivo da raggiungere, ma l’assolutezza deve essere portata al massimo livello con l’inclusione della intera molteplicità dei fenomeni.

Indirizzo: http://www.visionaire.org/Isha/intro.html