Risolutore di tutti gli ostacoli,
Pranava Swaroopi,
Incarnazione della saggezza,
Devata del Muladhara Chakra!
O Signore Vinayaka,
Dispensatore di felicità
Tu che afferri il Modaka!
O Signore dalla testa di elefante!
Salute a te.
Om Gam Ganapataye Namaha.

Ganesha è il Dio dalla testa di elefante. Egli è colui che viene adorato per primo. I suoi nomi sono ripetuti all’inizio di ogni lavoro per buon auspicio, e prima di incominciare qualsiasi tipo di culto.
Egli è il Signore del potere e della saggezza. Figlio primogenito di Siva, è il fratello maggiore di Skanda o Kartikeya. Egli è l’energia di Siva, ed è chiamato il figlio di Sankara e Uma.

Secondo l’antica filosofia indiana Shri Ganesh è il primo “Shabda” (AUM) o vibrazione che si manifestò al principio dell’Universo. Perciò è associato al “principio”. Alcuni lo hanno descritto come il “Signore dell’Inizio.”

Ganesha nei Veda

vakratuNDa mahAkAya sUryakoTisamaprabha
nirvighnaM kuru me deva sarvakAryeshhu sarvadA ||

O Ganapati, Signore dalla zanna ricurva, dal grande corpo e con lo splendore di dieci milioni di astri solari! O dio, fai che le mie opere siano sempre libere da ostacoli.

Ganesha o Ganapati è un Dio molto popolare in India. E anche chiamato Vighneshvara o Vighnahartaa, il Signore e distruttore degli ostacoli. La gente per lo più lo invoca chiedendo siddhi, successo nelle imprese, e buddhi, intelligenza. Egli è invocato prima di incominciare ogni impresa. E’ anche il protettore di istruzione, conoscenza e saggezza, letteratura e arti figurative.

Ganesha è anche uno dei cinque Dèi il cui culto fu reso popolare da Adi Shankaracharya, insieme agli altri quattro: Vishnu, Shiva, Devi e Surya. Il culto di queste cinque divinità è chiamato panchAyatana puja. In alcuni casi è adorato anche un sesto Dio, Skanda.

La puja di Ganesha nel giorno Ganesha Chaturthi, come è raccomandata in varie opere religiose, deve essere eseguita a mezzogiorno. Un’immagine del Dio, dipinta a colori sgargianti, viene posta su un piedistallo rialzato. Dopo i rituali preliminari, si recita il prANapratishhThA con il mantra appropriato. Questo prANapratishhThA è compiuto al fine di invocare la presenza di Ganesha nell’immagine. Segue poi il culto vero e proprio, composto da sedici modi di onorare il dio, noto come shhoDashopachAra. L’offerta di dUrvA (erba), foglie e modaka, un tipo di dolce preparato con farina di riso e noce di cocco, è una parte importante della puja. Di solito, 21 foglie e 21 modaka sono offerti alla divinità, poiché il 21 ha un significato simbolico. I cinque jnAnendriya o organi di percezione, i cinque karmendriya o organi di azione, i cinque prana o soffi vitali, i cinque Bhùta o elementi, e la mente, insieme compongono 21 parti. L’offerta di foglie e modaka ci insegna che dobbiamo offrire con umiltà, le foglie, tutte le cose buone della vita, rappresentate dai modaka, a Dio. A Ganesha sono offerti anche fiori rossi, o un unguento rosso (rakta Chandana). L’immersione dell’immagine in acqua si effettua alla fine del Vrata Chaturthi, fino a 10 giorni (Anantachaturdashi) dopo il Bhaadrapada Shukla Chaturthi, a seconda della tradizione della particolare famiglia.

Ecco alcuni degli inni vedici comunemente impiegati nella puja dedicata a Ganesha.

RG Veda contiene i seguenti versi in lode di Ganapati. Ganapati è identificato con Brahmanaspati o Brihaspati, e, a volte con Indra o Maghavan, Agni e anche Rudra.

gaNAnAn.h tvA gaNapatiM havAmahe kavim kavInAm- upamashravastamaM |
jyeshhTharAjaM brahmaNAn.h brahmaNaspata A naH shR^iNvannUtibhiH sIda sAdanaM ||

(Rg Veda 2.23.1)

Noi ti invochiamo, O Ganapati, Signore dei Gana (truppe), Brahmanaspati dei Bramani, Saggio tra i saggi, Magnifico di ricchezze oltre ogni misura, il più brillante degli astri. Ascolta le nostre preghiere, vieni e accordaci la tua benedizione, proteggi la nostra casa, accomodati.

ni shhu sIda gaNapate gaNeshhu tvAmAhurvipratamaM kavInAM |
na R^ite tvat.h kriyate kinchanAre mahAmarkaM maghavan.h chitramarcha ||

(Rg Veda 10.112.9)

Siedi tra le truppe (dei tuoi devoti), O Ganapati, il grande saggio tra tutti i saggi. Senza di te, nulla può essere compiuto, né qui né altrove. Onoraci di accettare, o ricchissimo, i migliori tra i nostri inni di lode.

Entrambi questi versi fanno parte del Sukta Ganesha che viene comunemente cantato durante la puja. Il contenuto del Sukta Ganesha, secondo la puja panchAyatana descritta nel manuale di Sringeri, è la seguente (in ordine):

RG Veda Mandala 8, Sukta 81: 1-9,
Mandala 10 Sukta 112: 9-10,
Mandala 2, Sukta 23: 1.

Un altro Sukta che viene cantato è il Sukta Brahmanaspati, una raccolta di 62 versi selezionati da diverse parti del Rg Veda. Questo Sukta consiste nelle seguenti parti (in ordine):

RG Veda Mandala 1 Sukta 18 :1-5,
Mandala 1 Sukta 40: 1-8,
Mandala 2 Sukta 23: 1-19,
Mandala 2 Sukta 24: 1-16,
Mandala 2 Sukta 25:1-5,
Mandala 2 Sukta 26,:1-4,
Mandala 7 Sukta 97: 3,
Mandala 7 Sukta 97:9,
Mandala 10 Sukta 155: 2-3,
e Mandala 10 Sukta 128: 11 (khila).

Di gran lunga l’inno più importante legato all’Upasana di Ganesha è l’Atharva Shirsha Ganapati Upanishad. Questa importante Upanishad espone come equiparare Ganeshavidya con Brahmavidya. Ad esempio, dice:

namaste gaNapataye | tvameva pratyakshhaM tat.h tvaM asi |

Salute a te Ganapati. Tu sei la rappresentazione sensibile del detto vedico “tat tvam asi” (tu sei quello). Continua a leggere

Risolutore di tutti gli ostacoli,
Pranava Swaroopi,
Incarnazione della saggezza,
Devata del Muladhara Chakra!
O Signore Vinayaka,
Dispensatore di felicità
Tu che afferri il Modaka!
O Signore dalla testa di elefante!
Salute a te.
Om Gam Ganapataye Namaha.

Ganesha è il Dio dalla testa di elefante. Egli è colui che viene adorato per primo. I suoi nomi sono ripetuti all’inizio di ogni lavoro per buon auspicio, e prima di incominciare qualsiasi tipo di culto.
Egli è il Signore del potere e della saggezza. Figlio primogenito di Siva, è il fratello maggiore di Skanda o Kartikeya. Egli è l’energia di Siva, ed è chiamato il figlio di Sankara e Uma.

Secondo l’antica filosofia indiana Shri Ganesh è il primo “Shabda” (AUM) o vibrazione che si manifestò al principio dell’Universo. Perciò è associato al “principio”. Alcuni lo hanno descritto come il “Signore dell’Inizio.”

Ganesha nei Veda

vakratuNDa mahAkAya sUryakoTisamaprabha
nirvighnaM kuru me deva sarvakAryeshhu sarvadA ||

O Ganapati, Signore dalla zanna ricurva, dal grande corpo e con lo splendore di dieci milioni di astri solari! O dio, fai che le mie opere siano sempre libere da ostacoli.

Ganesha o Ganapati è un Dio molto popolare in India. E anche chiamato Vighneshvara o Vighnahartaa, il Signore e distruttore degli ostacoli. La gente per lo più lo invoca chiedendo siddhi, successo nelle imprese, e buddhi, intelligenza. Egli è invocato prima di incominciare ogni impresa. E’ anche il protettore di istruzione, conoscenza e saggezza, letteratura e arti figurative.

Ganesha è anche uno dei cinque Dèi il cui culto fu reso popolare da Adi Shankaracharya, insieme agli altri quattro: Vishnu, Shiva, Devi e Surya. Il culto di queste cinque divinità è chiamato panchAyatana puja. In alcuni casi è adorato anche un sesto Dio, Skanda.

La puja di Ganesha nel giorno Ganesha Chaturthi, come è raccomandata in varie opere religiose, deve essere eseguita a mezzogiorno. Un’immagine del Dio, dipinta a colori sgargianti, viene posta su un piedistallo rialzato. Dopo i rituali preliminari, si recita il prANapratishhThA con il mantra appropriato. Questo prANapratishhThA è compiuto al fine di invocare la presenza di Ganesha nell’immagine. Segue poi il culto vero e proprio, composto da sedici modi di onorare il dio, noto come shhoDashopachAra. L’offerta di dUrvA (erba), foglie e modaka, un tipo di dolce preparato con farina di riso e noce di cocco, è una parte importante della puja. Di solito, 21 foglie e 21 modaka sono offerti alla divinità, poiché il 21 ha un significato simbolico. I cinque jnAnendriya o organi di percezione, i cinque karmendriya o organi di azione, i cinque prana o soffi vitali, i cinque Bhùta o elementi, e la mente, insieme compongono 21 parti. L’offerta di foglie e modaka ci insegna che dobbiamo offrire con umiltà, le foglie, tutte le cose buone della vita, rappresentate dai modaka, a Dio. A Ganesha sono offerti anche fiori rossi, o un unguento rosso (rakta Chandana). L’immersione dell’immagine in acqua si effettua alla fine del Vrata Chaturthi, fino a 10 giorni (Anantachaturdashi) dopo il Bhaadrapada Shukla Chaturthi, a seconda della tradizione della particolare famiglia.

Ecco alcuni degli inni vedici comunemente impiegati nella puja dedicata a Ganesha. Continua a leggere

yam natvâ munaya sarve nirvighnam yânti tat padam |ganeshopanishadvedyam tad brahmaivâsmi sarvagam ||

Proprio quel Brahman sono, onnipresente, celebrato dalla upanishad di Ganesha, a cui sottomessi i saggi avanzano con ininterrotto procedere.

om bhadram karnebhir iti shântih ||
harih om ||

Om! Così felicità venga dall’udire! pace! Signore! Om!

namas te ganapataye | tvam eva pratyaksham tattvam asi | tvam eva kevalam kartâsi | tvam eva kevalam dhartâsi | tvam eva kevalam hartâsi | tvam eva sarvam khalv idambrahmâsi | tvam sâkshâd âtmâsi nityam |

Omaggio a te, Ganapati! Tu invero sei il principio manifesto. Tu soltanto invero sei il creatore. Tu soltanto invero sei il reggitore. Tu soltanto invero sei il distruttore. Tu invero tutto certamente questo Brahman sei. Tu visibilmente sei l’eterno Sé.

rtam vacmi | satyam vacmi | ava tvam mâm | ava vaktâram | ava shrotâram | ava dâtâram | ava dhâtâram | avânûcânam ava shishyam | ava pashcâttât | ava purastât | ava cottarâttât | ava dakshinâttât | ava cordhvâttât | avâdharâttât | sarvato mâm pâhi pâhi samantât |

Annunzio la legge sacra. Annunzio la verità. Tu proteggimi. Proteggi chi proclama. Proteggi chi ascolta. Proteggi chi dà. Proteggi chi concede. Proteggi chi sa ripetere, proteggi il discepolo. Proteggi a occidente. Proteggi a oriente. E proteggi a nord. Proteggi a sud. E proteggi di sopra. Proteggi di sotto. Me ovunque difendi, difendi completamente.

tvam vân:mayas tvam cinmayah | tvam ânandamayas tvam brahmamayah | tvam saccidânandâdvitîyo’si | tvam pratyaksham brahmâsi | tvam jñânamayo vijñânamayo’si | sarvam jagad idam tvatto jâyate | sarvam jagad idam tvattas tishthati | sarvam jagad idam tvayi layameshyati | sarvam jagad idam tvayi pratyeti |

Tu fatto di parola, tu fatto di pensiero; tu fatto di felicità, tu fatto di Brahman; tu sei l’unico Saccidânanda; tu sei il Brahman manifesto; tu sei fatto di conoscenza, fatto di discernimento. Tutto questo mondo da te vien generato. Tutto questo mondo per te si mantiene. Tutto questo mondo in te troverà dissoluzione. Tutto questo mondo in te ritorna. Continua a leggere

Io leverò le lodi di Dakshinamurti, il bel giovane che istruiva nella conoscenza del Parabrahman col silenzio; colui che era circondato dai saggi venerabili come dai giovani discepoli, tutti assorti nella stabile meditazione del Brahman; colui che è il Maestro supremo; colui che unendo pollice e indice mostrò l’unione dell’anima con l’assoluto, colui il cui volto risplende nella beatitudine del Sé.


[1] Colui che a causa della sua illusione vede, come nei sogni, l’universo esistente al suo esterno, come una città veduta allo specchio, mentre esso è verosimilmente in lui; colui che con il risveglio non percepirà che se stesso, senza secondo, a quel Maestro  incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.

[2] Colui che come un mago, uno yogi dai poteri straordinari, manifesta di sua volontà questo universo a partire dal principio indifferenziato, che come il germoglio latente nel seme si svilupperà nelle varie condizioni di spazio e di tempo indotte dall’illusione, a quel Maestro  incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.

[3] Quella luce reale che illumina gli oggetti non reali; colui che direttamente ha risvegliato i suoi devoti prounciando il detto “Tu sei Quello”, impedendogli col risveglio di ricadere nella acque del Samsara, a quel Maestro  incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.

[4] Quella coscienza che irradia dagli occhi e dagli altri sensi come la luce di una lampada posta in un vaso traforato; così che questo universo risplende perchè quella coscienza risplende su ogni cosa di cui dica “io so”, a quel Maestro  incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.

[5] La gente illusa ritiene come le donnicciole e i bambini, come gli sciocchi e i ciechi che il corpo sia l’io, altri credono nel respiro, nei sensi, nella conoscenza empirica o in nulla; a colui che dissipa la grande ignoranza, indotta dal potente gioco dell’illusione, a quel Maestro  incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.

[6] Colui che è il Sè interiore, sottoposto al velo del’illusione, come il sole eclissato dalla luna, che nel sonno profondo e nel ritiro dei sensi esiste meramente, ma che al risveglio ricorda di sé con le parole “ho dormito”, a quel Maestro  incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto. Continua a leggere

Tutto il creato e le creature funzionano e operano in base a leggi cosmiche o divine. Sempre un sistema perfetto e perfettamente razionale governa ogni fenomeno e processo, mondano o mistico. Come gli elementi grossolani e le forze fisiche operano differentemente in condizioni diverse, così le forze sottili e più elevate rispondono e agiscono nel piano interiore e nei processi spirituali come la meditazione, la preghiera, l’adorazione, ecc.
Perciò si trovano ingiunzioni ben precise per l’esecuzione di taluni rituali al mattino, altri per la preghiera del mezzogiorno e per l’adorazione della sera. Alcune osservanze sono indicate per svolgersi in certe fasi lunari, altre quando una tale stella si trova all’ascendente, o nell’ora di una particolare congiunzione planetaria.

Il rituale di Pradosha è da osservare al tramonto del tredicesimo giorno di fase lunare. E’ l’adorazione di Shiva che garantisce il successo di ogni impresa e la soddisfazione dei desideri del cuore.
Nella quindicina chiara, che segue la luna nuova (Shukla Paksha) come nella quindicina scura, che segue la luna piena (Krishna Paksha), la sera del tredicesimo giorno, il tempo tra le 16.30 e le 18.00 si chiama Pradosham ed è il periodo indicato pre pregare e adorare Shiva e invocare la sua benedizione. Pregare in questo tempo libera da qualsiasi colpa e concede la Liberazione.

L’occasione è data dal momento in cui Shiva e Paravati sono particolarmente benevoli. Si narra che gli dei erano provati da una lunga e infruttuosa guerra contro i demoni e si recarono da Shiva per domandare la protezione del suo esercito. Giunsero da Lui il tredicesimo giorno di luna e Lo trovarono in dolce compagnia della consorte Parvati. Cantando inni di gloria per la coppia divina, ottennero l’immediata concessione delle loro richieste. Da allora si ritiene questo giorno particolarmente propizio.

Lo Skanda Purana racconta di Sandilya Muni che prescrisse questo rito a una donna bramina che era giunta da lui insieme a due bambini, il proprio figlio Suchivrata, e un principino, Dhramagupta, che aveva perduto il padre in battaglia e il regno, caduto in mano ai nemici. Seguendo le indicazioni del saggio, la donna e i bambini osservarono il Vrata con devozione. Dopo quattro mesi, cioè all’ottavo Pradosha, Suchivrata trovò una pinta di nettare di ambrosia. Il principe Dhramagupta ottenne la mano di una principessa celeste e con l’aiuto del re, per ordine di Shiva, sconfisse i nemici e riprese il proprio regno. Quindi Dharmagupta salì alla dimora suprema di Shiva. Poichè così semplicemente e con tanta generosità il Signore del Kailash riconosce i meriti del Vrata.

Chi osserva il Vrata deve digiunare durante il giorno e può restare sveglio durante la notte, dopo aver interrotto il digiuno. Fare un bagno un’ora prima del tramonto e quindi celebrare il rito di adorazione di Shiva e della divina famiglia. E’ bene ricordare che durante questo momento gli esseri celesti e gli dei discendono dai cieli e compiono anch’essi il rito di adorazione nel piano sottile. Ciò aggiunge immensità alla santità dell’adorazione.

Questo Vrata è altamente lodato nelle scritture e riveste grande importanza e particolare santità per i devoti di Shiva. La semplice visione della divinità in un tempio, durante questo periodo, può distruggere tutti i peccati e accordare molte benedizioni. Una singola foglia di melo offerta al Signore in questo tramonto equivale a cento Mahapuja. Si usa accendere delle luci supplementari nei templi, poichè accendere anche un solo lume durante Pradosha è motivo di molto merito e benefici, materiali e spirituali. Fortunato colui che osserva il Pradosha Vrata, poichè il Signore Shiva presto lo effonderà della Grazia e delle Sue benedizioni.

Il racconto secondo il Pradosha Purana:

Un tempo gli dei (Deva) e i demoni (Asura) erano impegnati a zagolare l’oceano, con l’aiuto del re dei serpenti Vasuki, nella speranza di estrarre l’amrtam (nettare del’immortalità) dal Kseerabthi (oceano del latte). Vasuki era impiegato come corda per la zagolatura e subì numerose lesioni e strozzature. Fu così che dal serpente fuoriuscì un potente veleno nero (halahalam) in grado di distruggere il mondo. Minacciati dal veleno bruciante, i Celesti fuggirono in preda all’orrore. Brahma si diede alla fuga. Il corpo bluastro Vishnu si oscurò ulteriormente. Indra si fece invisibile. Agni, il dio del fuoco, non sopportò il calore bruciante. Yama si prese a correre senza direzione. Varuna svenne, Kubera fuggì. Schiere di Siddha, Caranas, Gandharva, Yakshas e Maharshis andarono a Kailasa e chiesero rifugio ai piedi del Signore. Continua a leggere

Di Swami Chidananda

La vicenda di Hanuman è una storia di devozione e di dedizione, di umiltà e spirito di servizio. La devozione ad Hanuman è la meditazione su questo ideale di sacrificio di sé, di assoluta abnegazione. La devozione ad Hanuman è per coloro che desiderano trasformare la propria vita e se stessi in esseri coraggiosi e forti, per coloro che vogliono brillare in devozione e in dedizione ai piedi di colui di cui si sentono discepoli, seguaci e servitori.

Se pensate di essere dei devoti servi di Dio, adoratori di Dio, e seguaci di Dio, allora abbiate come ideale questo incomparabile personaggio del Ramayana. Possedeva la forza per sollevare montagne e per attraversare l’oceano, eppure restava quello che era: un dedito e umile servitore di Dio, ritratto sempre ai Suoi piedi, con la testa china e le mani giunte.

Questo è il posto di Hanuman, il suo voto e la sua personalità: la perpetua presenza a Dio. Grazie alla sua dedizione e alla sua abnegazione divenne il favorito da Dio tra i devoti, e grazie al suo spirito di sacrificio divenne un ideale perenne della cultura indiana. Riconosciuto divinità egli stesso, prescelto da milioni di persone, è stato immortalato ... 

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Dea Saraswati,
bella come la luna del colore del gelsomino,
ghirlanda pura e bianca come gocce di fresca rugiada,
vestita di bianche vesti radiose,
tu che tra le tue splendide braccia tieni il veena,
che hai per trono un bianco loto,
circondata e rispettata da tutti gli Dei, proteggimi.
Rimuovi completamente da me la negligenza, la lentezza e l’ignoranza.

Yaa Kundendu tushaara haaradhavalaa, Yaa shubhravastraavritha|
Yaa veenavara dandamanditakara, Yaa shwetha padmaasana||
Yaa brahmaachyutha shankara prabhritibhir Devaisadaa Vanditha|
Saa Maam Paatu Saraswatee Bhagavatee Nihshesha jaadyaapahaa||

La festa di Diwali – o festa della luce- è dedicata a Lakshmi, Dea della prosperità, e Navaratri a Durga, dea della forza e del potere; Vasanti Panchami è invece dedicata a Saraswati, Dea della conoscenza e del sapere. Saraswati rappresenta le tre vie del sapere e della consapevolezza. E’ la madre dei Veda e con un canto a lei dedicato, chiamato ‘Saraswati Vandana’, spesso si aprono e si concludono le lezioni vediche.
La festività si celebra ogni anno durante il quinto giorno della quindicina chiara del mese lunare di Magha, nel giorno detto ‘Vasant Panchami’.
Saraswati, Dea della conoscenza, dell’arte e della musica è figlia di Shiva e di Durga. Si deve a lei il dono agli uomini della parola, della saggezza e della conoscenza. E’ rappresentata con quattro braccia che simboleggiano i quattro aspetti dell’apprendimento umano: mente, intelletto, attenzione ed ego. Reca in una mano le sacre Scritture e un loto – simbolo della vera conoscenza – in un’altra. Con le altre due mani suona la musica dell’amore e della vita con uno trumento a corde chiamato veena. Veste di bianco – simbolo di purezza – e cavalca un cigno bianco che rappresenta il Sattwa Guna, ovvero la purezza e la discriminazione filosofica. Continua a leggere

27 marzo – 3 aprile 2009 Chaitra Navratri

La Durga Puja o Navaratri (significato letterale: nove notti) é la più grande festa Indù durante la quale si adora Dio sia nella forma del Padre che della Madre. Questa festa è celebrata due volte all’anno, in primavera e in autunno. Il Rama-Navaratri di primavera è celebrato durante la luna nuova di Chaitra (aprile/maggio) e il Durga-Navaratri d’autunno durante la luna nuova d’Ashwin (settembre/ottobre). L’inizio dell’estate e dell’inverno sono due congiunzioni molto importanti di influenze climatiche e astrali. I corpi e gli spiriti subiscono un notevole cambiamento a causa delle modificazioni della natura e sono anche momenti consacrati al culto della Madre.

La celebrazione dura nove giorni in onore delle nove manifestazioni di Durga. Si commemora la Vittoria di Durga su Mahishasura, il demone a testa di bufalo. Ma per il ricercatore spirituale (sadhaka) sulla via della sadhana, la divisione di Navaratri In serie di tre giorni dedicati al culto di differenti aspetti della Dea Suprema evidenzia gli stadi dell’evoluzione dell’uomo dalla condizione di Jiva (stato di individualità) alla condizione di Shiva (stato della realizzazione di Dio). I primi tre giorni sono dedicati a Kali, dea della distruzione e della ricreazione e consorte di Shiva. Noi preghiamo Kali di distruggere tutte le nostre mancanze e di annullare gli istinti animali che si manifestano nella nostra natura. Lei é anche il potere che protegge la nostra sadhana dalle facili distrazioni e dai numerosi ostacoli. Questi tre giorni sono un periodo di purificazione per abbandonare tutto ciò tutto ciò che non é voluto nel nostro cammino. L’equivalente delle “pulizie di primavera” per far posto al nuovo. Così i primi tre giorni caratterizzano Il primo stadio della distruzione delle impurità, ci aiutano nel nostro sforzo di essere determinati e rafforzano la nostra lotta nell’estirpare le tendenze negative del nostro spirito. Continua a leggere

Questa lista comprende le date delle principali festività tradizionali dell’Induismo per il 2009, basate su diversi calendari regionali indù. Le stesse festività possono essere celebrate un giono prima o dopo in alcune parti dell’India.

Gennaio  2009

Vaikunta Ekadasi – 7 gennaio 2009

Makar Sankranti – 14 gennaio 2009

Pongal – 15 gennaio 2009

Vasant Panchami – Saraswati Puja – 31 gennaio 2009

Febbraio 2009

Thai Pusam – 8 febbraio 2009

Shivratri – 23 febbraio 2009 Continua a leggere