Om taccham yoravrini mahe
gaatum yajnaya
gaatum yajnapataye
daivi svastirastu naha
svastir maanushebhyaha
urdhvam jigatu bheshajam
sham no astu dvipade
sham chatushpade
Om shantih shantih shantihi

Adoriamo e preghiamo il Signore per il bene di tutti gli esseri. Che tutte le sofferenze e le carenze ci siano sollevate e che si canti per il Signore durante le cerimonie del fuoco. Che le erbe medicinali abbiano effetti potenti e possano curare ogni malattia. Che Dio faccia piovere pace su di noi. Siano felici tutti i bipedi, siano felici tutti i quadrupedi. Sia pace nel cuore di tutti gli esseri in tutti i mondi.

Sahasra Sheershaa Purushah: Sahasraakshas Sahasrapaath
Sabhoomim Visvatho Vruthvaa Athyathishta Dhasaangulam

La Persona universale, il Purusha, ha mille teste, ha mille occhi e mille piedi. Si estende sulla terra in tutte le direzioni e oltre, senza inizio e senza fine.

Purusha Ye’ve’dhagum Sarvam Yath Bhootham Yascha Bowyam
Uthamru Thathvath Esaanah: Yadhannenaathi Rohathi

Il Purusha, la Persona, è tutto ciò che è stato nel passato, è tutto ciò che verrà e tutto quello che esiste nel presente. Egli è signore dell’immortalità, col cibo si accresce e si innalza ... 

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Io leverò le lodi di Dakshinamurti, il bel giovane che istruiva nella conoscenza del Parabrahman col silenzio; colui che era circondato dai saggi venerabili come dai giovani discepoli, tutti assorti nella stabile meditazione del Brahman; colui che è il Maestro supremo; colui che unendo pollice e indice mostrò l’unione dell’anima con l’assoluto, colui il cui volto risplende nella beatitudine del Sé.


[1] Colui che a causa della sua illusione vede, come nei sogni, l’universo esistente al suo esterno, come una città veduta allo specchio, mentre esso è verosimilmente in lui; colui che con il risveglio non percepirà che se stesso, senza secondo, a quel Maestro  incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.

[2] Colui che come un mago, uno yogi dai poteri straordinari, manifesta di sua volontà questo universo a partire dal principio indifferenziato, che come il germoglio latente nel seme si svilupperà nelle varie condizioni di spazio e di tempo indotte dall’illusione, a quel Maestro  incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.

[3] Quella luce reale che illumina gli oggetti non reali; colui che direttamente ha risvegliato i suoi devoti prounciando il detto “Tu sei Quello”, impedendogli col risveglio di ricadere nella acque del Samsara, a quel Maestro  incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.

[4] Quella coscienza che irradia dagli occhi e dagli altri sensi come la luce di una lampada posta in un vaso traforato; così che questo universo risplende perchè quella coscienza risplende su ogni cosa di cui dica “io so”, a quel Maestro  incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.

[5] La gente illusa ritiene come le donnicciole e i bambini, come gli sciocchi e i ciechi che il corpo sia l’io, altri credono nel respiro, nei sensi, nella conoscenza empirica o in nulla; a colui che dissipa la grande ignoranza, indotta dal potente gioco dell’illusione, a quel Maestro  incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.

[6] Colui che è il Sè interiore, sottoposto al velo del’illusione, come il sole eclissato dalla luna, che nel sonno profondo e nel ritiro dei sensi esiste meramente, ma che al risveglio ricorda di sé con le parole “ho dormito”, a quel Maestro  incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto. Continua a leggere

Tutto il creato e le creature funzionano e operano in base a leggi cosmiche o divine. Sempre un sistema perfetto e perfettamente razionale governa ogni fenomeno e processo, mondano o mistico. Come gli elementi grossolani e le forze fisiche operano differentemente in condizioni diverse, così le forze sottili e più elevate rispondono e agiscono nel piano interiore e nei processi spirituali come la meditazione, la preghiera, l’adorazione, ecc.
Perciò si trovano ingiunzioni ben precise per l’esecuzione di taluni rituali al mattino, altri per la preghiera del mezzogiorno e per l’adorazione della sera. Alcune osservanze sono indicate per svolgersi in certe fasi lunari, altre quando una tale stella si trova all’ascendente, o nell’ora di una particolare congiunzione planetaria.

Il rituale di Pradosha è da osservare al tramonto del tredicesimo giorno di fase lunare. E’ l’adorazione di Shiva che garantisce il successo di ogni impresa e la soddisfazione dei desideri del cuore.
Nella quindicina chiara, che segue la luna nuova (Shukla Paksha) come nella quindicina scura, che segue la luna piena (Krishna Paksha), la sera del tredicesimo giorno, il tempo tra le 16.30 e le 18.00 si chiama Pradosham ed è il periodo indicato pre pregare e adorare Shiva e invocare la sua benedizione. Pregare in questo tempo libera da qualsiasi colpa e concede la Liberazione.

L’occasione è data dal momento in cui Shiva e Paravati sono particolarmente benevoli. Si narra che gli dei erano provati da una lunga e infruttuosa guerra contro i demoni e si recarono da Shiva per domandare la protezione del suo esercito. Giunsero da Lui il tredicesimo giorno di luna e Lo trovarono in dolce compagnia della consorte Parvati. Cantando inni di gloria per la coppia divina, ottennero l’immediata concessione delle loro richieste. Da allora si ritiene questo giorno particolarmente propizio.

Lo Skanda Purana racconta di Sandilya Muni che prescrisse questo rito a una donna bramina che era giunta da lui insieme a due bambini, il proprio figlio Suchivrata, e un principino, Dhramagupta, che aveva perduto il padre in battaglia e il regno, caduto in mano ai nemici. Seguendo le indicazioni del saggio, la donna e i bambini osservarono il Vrata con devozione. Dopo quattro mesi, cioè all’ottavo Pradosha, Suchivrata trovò una pinta di nettare di ambrosia. Il principe Dhramagupta ottenne la mano di una principessa celeste e con l’aiuto del re, per ordine di Shiva, sconfisse i nemici e riprese il proprio regno. Quindi Dharmagupta salì alla dimora suprema di Shiva. Poichè così semplicemente e con tanta generosità il Signore del Kailash riconosce i meriti del Vrata.

Chi osserva il Vrata deve digiunare durante il giorno e può restare sveglio durante la notte, dopo aver interrotto il digiuno. Fare un bagno un’ora prima del tramonto e quindi celebrare il rito di adorazione di Shiva e della divina famiglia. E’ bene ricordare che durante questo momento gli esseri celesti e gli dei discendono dai cieli e compiono anch’essi il rito di adorazione nel piano sottile. Ciò aggiunge immensità alla santità dell’adorazione.

Questo Vrata è altamente lodato nelle scritture e riveste grande importanza e particolare santità per i devoti di Shiva. La semplice visione della divinità in un tempio, durante questo periodo, può distruggere tutti i peccati e accordare molte benedizioni. Una singola foglia di melo offerta al Signore in questo tramonto equivale a cento Mahapuja. Si usa accendere delle luci supplementari nei templi, poichè accendere anche un solo lume durante Pradosha è motivo di molto merito e benefici, materiali e spirituali. Fortunato colui che osserva il Pradosha Vrata, poichè il Signore Shiva presto lo effonderà della Grazia e delle Sue benedizioni.

Il racconto secondo il Pradosha Purana:

Un tempo gli dei (Deva) e i demoni (Asura) erano impegnati a zagolare l’oceano, con l’aiuto del re dei serpenti Vasuki, nella speranza di estrarre l’amrtam (nettare del’immortalità) dal Kseerabthi (oceano del latte). Vasuki era impiegato come corda per la zagolatura e subì numerose lesioni e strozzature. Fu così che dal serpente fuoriuscì un potente veleno nero (halahalam) in grado di distruggere il mondo. Minacciati dal veleno bruciante, i Celesti fuggirono in preda all’orrore. Brahma si diede alla fuga. Il corpo bluastro Vishnu si oscurò ulteriormente. Indra si fece invisibile. Agni, il dio del fuoco, non sopportò il calore bruciante. Yama si prese a correre senza direzione. Varuna svenne, Kubera fuggì. Schiere di Siddha, Caranas, Gandharva, Yakshas e Maharshis andarono a Kailasa e chiesero rifugio ai piedi del Signore. Continua a leggere

Il volume inizia con gli inni vedici più importanti e le Upanisad più celebri e prosegue con la Bhagavadgita, i capitoli più cruciali della Manusmrti, del Mahabharata, del Ramayana, dei Purana, i testi antichi fondanti tutto il complesso sistema religioso dell’India tradizionale. Si tratta di testi essenziali per comprendere i miti antichi e gli sviluppi successivi del pensiero religioso indiano, dai sistemi dualistici – che credono in una distanza radicale tra l’uomo e Dio, tra creato e creatore -, a quelli non-dualistici – che invece vedono proprio nella sostanziale unità di tutte le cose il principio unico, dinamico e vero che anima ogni cosa -, senza dimenticare i sistemi che propongono vie intermedie e che spiegano in altro modo l’amore di Dio e il mistero della vita nel cosmo. Nel secondo volume verrà dato più spazio

alla metafisica, al misticismo, al tantrismo, alla devozione e allo yoga, alla riformulazione di tutte le dottrine principali: la reincarnazione, la legge di retribuzione karmica, la suddivisione delle caste, l’identità tra Sé individuale e Assoluto, l’essenza dei rituali e delle pratiche dello yoga.

«L’Induismo è l’-ismo degli indiani – dice Mario Piantelli, indologo dell’Università di Torino -. A rigore l’Induismo non esiste. C’è il mainstream, la grande corrente della cultura hindu, in cui si collocano i molti sampradaya, le correnti, ognuna con un proprio orizzonte legato di volta in volta a un culto particolare». Francesco Sferra, indologo dell’Istituto Orientale di Napoli che ha scritto l’introduzione generale al volume dei Meridiani, comincia quasi scusandosi: «L’India presenta un panorama culturale estremamente ricco e vario che si sviluppa nel corso di tremila anni e che si oppone a qualsiasi tentativo di semplificazione». Continua a leggere

Composto probabilmente nel II secolo avanti Cristo e per tradizione attribuito al mitico figlio di Brahma, capostipite dell’umanità, il Trattato di Manu sulla norma è uno dei piú celebri testi antichi di norme etico-politico- giuridiche del mondo antico. È stata una delle primissime opere in sanscrito a essere tradotta in una lingua occidentale (in inglese, nel 1794) e ha avuto lettori entusiasti come Nietzsche.
La sua fama è legata alla vastità delle sue trattazioni, che spaziano dai criteri per l’amministrazione della giustizia alle regole per la vita familiare, dalle dottrine cosmogoniche alle indicazioni pratiche sull’alimentazione. Ma è stato anche uno strumento ideologico e di controllo sociale prediletto dalle compagini brahmaniche ortodosse e viceversa contestato da coloro che, in vari tempi e per varie ragioni (buddhisti, classi subalterne), si sono sentiti oppressi dalla cultura dominante. Per la prima volta tradotto in italiano direttamente dal sanscrito (sulla base della piú accurata edizione critica), il Trattato di Manu viene qui proposto come opera indispensabile per capire la cultura dell’India, al pari delle grandi saghe epiche del Mahabharata e del Ramayana

«La fama del Manavadharmasastra è senz’altro legata alla vastità e all’esaustività delle sue trattazioni in materia di condotta, regalità, criteri per l’amministrazione della giustizia, regole per la vita familiare, norme per la formazione degli intellettuali, dottrine cosmogoniche, pratiche ascetiche, etica religiosa, ecc. L’ampiezza e il carattere dei suoi contenuti hanno costituito la ragione del suo primato, riconosciuto sia dai commentatori classici indiani sia dai funzionari britannici ottocenteschi. Costoro se ne sono ampiamente serviti per costruire la cornice giuridica con cui hanno tentato di regolamentare e dominare il complesso orizzonte sociale e culturale delle colonie sudasiatiche.
Il Trattato di Manu sulla norma, per il suo statuto e la lunga storia della sua ricezione, è dunque un testo da cui non può prescindere chi si pone in una prospettiva comparativa consapevole della dimensione globale delle pratiche intellettuali». Continua a leggere

Il giorno della luna piena del mese di Vaikasi, sotto la stella Visakam, è il Pournima Vaikasi, anche chiamato Vaisaki Pournima.

Le la luce del chiaro di luna di Vaikasi immerge il mondo in un luminoso fulgore rendendo il cielo più arcuato, profondo e vasto. Nei cieli tropicali, la luna, ‘cammina lentamente e silenziosamente, riempiendo la notte del suo bagliore d’argento’. Le nuvole trasparenti sembrano accompagnare il suo calmo incedere. Tanta è la magnificenza della natura che si manifesta con una potenza schiacciante. E con questa luce misteriosamente bella, dolce di santità, arriva un silenzio profondo e strano, ricordando gli Indù e buddisti il significato di questo giorno sacro.
Visakam è considerato il segno della nascita di Katikeya o Murugan, chiamato anche Visakan. Visaka è una combinazione di tre stelle che brillano nel cielo e disegnano una configurazione simile a un ingresso o torana.

Vaikasi Visakam è una ricorrenza importante per gli Shivaiti. Segna la discesa di Murugan in risposta ad una preghiera dei deva per liberare il mondo dall’adharma. Per i buddisti oggi ricorre la nascita del Buddha.

A differenza del culto di Ganesha, il culto di Murugan/Kartikeya è prevalente nell’India meridionale. Nel calendario vedico, ogni sesto giorno del mese lunare è dedicato a Kartikeya. La tradizione vuole che sposò Valli, una ninfa dei boschi, e Devadasena, figlia di Indra. Secondo i Purana nacque da Siva e Parvati per sconfiggere il demone Tarakasura. E noto con molti nomi differenti, tra i quali: Sanmatura, Sadanana o Sanmukha, Devasenapati, Saktidhara, Tarakari, Kumara, Skanda, Subrahmanya, etc. La cavalcatura attribuiita a Kartikeya è il pavone.

Karttikeya è il Deva della guerra e viene chiamato Skanda nel testo sacro dei Veda. Il nome Skanda significa “lo zampillante” in quanto la tradizione lo vuole concepito dal solo seme che il padre Rudra-Shiva gettò nel fuoco e rovesciò nel Gange. Continua a leggere

Di Swami Chidananda

La vicenda di Hanuman è una storia di devozione e di dedizione, di umiltà e spirito di servizio. La devozione ad Hanuman è la meditazione su questo ideale di sacrificio di sé, di assoluta abnegazione. La devozione ad Hanuman è per coloro che desiderano trasformare la propria vita e se stessi in esseri coraggiosi e forti, per coloro che vogliono brillare in devozione e in dedizione ai piedi di colui di cui si sentono discepoli, seguaci e servitori.

Se pensate di essere dei devoti servi di Dio, adoratori di Dio, e seguaci di Dio, allora abbiate come ideale questo incomparabile personaggio del Ramayana. Possedeva la forza per sollevare montagne e per attraversare l’oceano, eppure restava quello che era: un dedito e umile servitore di Dio, ritratto sempre ai Suoi piedi, con la testa china e le mani giunte.

Questo è il posto di Hanuman, il suo voto e la sua personalità: la perpetua presenza a Dio. Grazie alla sua dedizione e alla sua abnegazione divenne il favorito da Dio tra i devoti, e grazie al suo spirito di sacrificio divenne un ideale perenne della cultura indiana. Riconosciuto divinità egli stesso, prescelto da milioni di persone, è stato immortalato ... 

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Agnaa Vishnu sajosh semaa vardhanthu vaam gira.
Dyumnai vajebi raagrutham.
Vaajas cha may, prasavam cha may,Prayathis cha may, praseethis cha may,deedhis cha may,  krathus cha may, swaras chamay,Slokas chamay, suvas chamay,sruthischa may,jyothishas cha may, suvas cha may, praanas chamay, apaanas cha may,Vyaanas cha may, asus cha may,  chittam cha may, aadheetham cha may,Vaak cha may, manas cha may, chakshus cha may,  srothras cha may, dakshas cha may,Balam cha may,  oojas cha may, sahas cha may, aayus cha may,Jaraas cha may,  aathmaas cha may, thanus cha may,  sarmas cha may,  varmas cha may,Angaanis cha may, Asthaanis cha may, paarungsshis cha may, sareeraanis cha may        1

Oh Signore che sei fuoco e che sei Vishnu, che entrambi vogliate dimostrarmi la vostra predilezione, così che queste parole di lode continuino ad esservi rivolte e io sia benedetto con cibo e prosperità.
Il cibo sia cone me,
l’offerta del cibo sia con me,
la purezza sia con me,
l’entusiasmo sia con me,
la conservazione sia con me,
il guadagno sia con me,
la perfetta recitazione dei mantra sia con me,
la fama sia con me,
la corretta pronuncia sia con me,
l’illuminazione interiore sia con me,
il cielo sia con me,
lo spirito sia con me,
l’aapana sia con me,
Vyaana sia con me,
l’anima sia con me,
il pensiero sia con me,
gli oggetti conosciuti dal pensiero siano con me,
le parole siano con me,
la mente sia con me,
gli occhi siano con me,
gli orecchi siano con me,
l’apprendimento sia con me,
i sensi siano con me,
l’anima sia con me,
la vittoria sui nemici sia con me,
la durata della vita sia con me,
la vecchiaia sia con me,
la coscienza sia con me,
la salute del corpo sia con me,
il piacere sia con me,
i mezzi per proteggere il corpo siano con me,
organi forti e stabili siano con me,
le ossa siano con me,
le giunture siano con me,
e tutte le parti del corpo siano con me,
poichè io adoro Rudra.

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Om namo bhagavate rudraya

Om! Mi inchino a Rudra, Signore Supremo.

Namaste rudramanyavautota ishhave namah
Namaste astu dhanvane bahubhyamuta te namah

Signore Rudra, mi inchino alla tua ira e alle tue frecce; mi inchino al tuo arco e alle tue mani.

Yata ishhuh shivatama shivam babhuva te dhanuh
Shiva sharavya ya tava taya no rudra mridaya

O Rudra per la santità delle tue frecce, del tuo arco e della faretra, che hanno riposto la loro ira e sono diventati benevoli, concedici la benedizione della felicità.

Yaa te rudra shiva tanu raghoraapapakashini
Taya nastanuva shantamaya girishantabhichakashihi

Signore Rudra che abiti sulla Montagna e accordi la felicità, con la tua forma che è pace e benevolenza, priva di colpe, salvifica ed elevante, illuminaci sulla natura del Sé.

Yamishhum girishanta haste bibharshhyastave
Shivam giritra tam kuru ma hisih purushham jagath

Signore Rudra che abiti sulla Montagna e ci nutri di gioia, tu che onori la promessa di proteggere colui che ti è devoto e che in te si rifugia, trattieni le frecce che hai pronte per l’empio, falle foriere di pace e di prosperità.

Shivena vachasa tva girishachchha vadamasi
Yatha nah sarvamijjagadayaxmasumana asath

Signore della Montagna e Signore dei Veda, la nostra preghiera è rivolta a Te, a raggiungere Te. Per la nostra gente e i nostri animali e per il mondo intero, noi chiediamo liberazione dalle malattie e dalla discordia, e che si possa vivere in amicizia e in armonia.

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