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Parola Madre. Teologia del Suono e della Parola nei Veda e nello Yoga.

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SEMINARIO PESARO, 29 SETTEMBRE 2019 La Madre del Mondo nella tradizione indiana compare all’inizio della manifestazione del cosmo come Suono. E’ Vac, la parola, il Logos, che è personificazione femminile e attiva dell’Assoluto, Immanifesto e senza forma. Tutto ciò che ha forma, distinzione e nome, è perciò figlio della Parola. Gli Dei, i Veda, i riti e tutte le forme viventi derivano dal grande ventre cosmico delle forme: Hiranyagarbha, l’uovo-utero che contiene le idee in forma sonora. Matrice dello spazio, l’elemento sottile della vastità, è potenza e espressione dello stesso Brahman supremo: pura espansione illimitata. Come lo spazio ha per caratteristica l’espansione, l’onda sonora che stabilisce la sua estensione è creatrice dello spazio stesso e quindi del tempo, e le cose e gli esseri che lo abitano sono fatti di suoni, nomi e rapporti armonici ordinati. Vac è la sostanza del mondo intero. Vac è la vacca celeste, la volta stellata, il cui latte è la bianca galassia. Vac è il serpente arrotolato che risiede negli esseri viventi e ne custodisce l’energia vitale. Se la potenza creatrice del suono si manifesta in moto discendente, l’energia vitale ne conserva la potenza ascendente che, assopita in forma di serpente arrotolato, Kundalini, si […]

Altro

In lode della Grande Dea. Origine e tradizione del culto della Madre Divina in India.

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Tremila anni prima dell’apparizione del Devīmāhātmya, una civiltà avanzata come quella dell’Egitto e della Mesopotamia sorse sulla vasta pianura alluvionale dei fiumi Indo e Sarasvatī e prosperò in splendore tra il 2600 e il 1900 AC. Le sue città di Harappa e Mohenjo-daro erano tra le più grandi al mondo, e ci sono numerose prove archeologiche che l’India dell’Età del Bronzo sia stata culturalmente ed etnicamente diversa com’è oggi. Come nella maggior parte del mondo antico, diversi culti religiosi probabilmente coesistevano, più o meno pacificamente. Poco prima dell’ascesa della civiltà Harappan, o dell’Indo-Sarasvatī, negli insediamenti degli altipiani nel Belucistan, a nord e a ovest della Valle dell’Indo, le culture pre-Harappa consideravano la Dea Madre, o alcune dee, più o meno allo stesso modo degli altri popoli del Neolitico nel Medio Oriente.
Prevedibilmente per una società agricola, le immagini della dea pre-Harappan mostrano temi relativi alla fertilità e ai cicli della natura. Realizzate in argilla cotta, le statuine condividono caratteristiche comuni, come capelli riccamente elaborati, collane ornate, facce simili a uccelli, fianchi larghi e seni pieni. Spesso rappresentano la forma femminile dalla vita in su, quasi a suggerire una dea della terra che emerge dal suolo. Alcune, con le mani sul petto, suggeriscono una madre benevola e nutriente. Altre, spesso incappucciate e con visi truci, talvolta a forma di teschio, suggeriscono una dea del mondo sotterraneo che è il guardiana dei morti e forse del seme interrato. I loro macabri volti e le loro bocche distorte sembrano concepiti per evocare il terrore, ed è facile immaginare la dea che rappresentavano come un prototipo di Kālī.

Tantra

Introduzione ai Tantra Sastra, di Vimalanandadayini

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[tratto e adattatao da: KARPŪRĀDI-STOTRA INTRODUZIONE E COMMENTO DI VIMALĀNANDADĀYINI AL SIGNORE TRA GLI INNI, DEDICATO A ŚRIMAD DAKŞIŊA – KĀLIKĀ in HYMN TO KĀLĪ,  KARPŪRĀDI-STOTRA a cura di Arthur Avalon] Parameśvara misericordioso e onnipotente è senza inizio e fine. Sebbene sia Nirguŋa è l’Ādhāra (sede) dei tre Guŋa. Sebbene sia senza forma crea, conserva e poi richiama a se il mondo, fatto di materia estesa (Prapañca). È per mezzo delle Śakti e della Sua stessa Māyā che può fare diventare possibile quel che sembra impossibile. La Śvetāśvatara-Upanişad dice che con la meditazione si vede la Svaśakti del Deva, dimora di tutte le cause associate a Kālatattva. Nel Niruttara-Tantra, Śiva parla di un cadavere con tre occhi come dell’Unico Nirguŋa, che è il seggio dei Guŋa associati a Śakti. Sebbene sia senza inizio, mezzo o fine, è colui che crea ed è la Causa materiale del mondo che ha un inizio, un mezzo e una fine. Per questa ragione i Tantra e gli altri Śāstra lo chiamano Ādinātha, Mahākāla Paramaśiva e Paramabrahman Mahākāla è illimitato, senza parti, senza inizio, e senza fine; quando lo si immagina come limitato dal Sole, dalla Luna e dai Pianeti, allora è chiamato coi nomi di […]

Antichità Greco Romana

Iside nel simbolismo ermetico

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[Tratto da : Dom Antonio G. Pernety- Le favole egizie e greche svelate e riportate ad unico fondamento] Quando si conosce la genealogìa d’Osiride, si sa anche della d’Iside sua sposa, inquanto chè questa era sua sorella. Comunemente si ritiene che questa Dea era il simbolo della Luna, così come Osiride era quello del Sole; ma la si riteneva anche come simbolo della Natura in generale, e per la Terra, secondo Macrobio. Partendo da tale concetto, dice questo Autore, la ci rappresentava avente il corpo tutto coperto di mammelle. Apuleio concorda con Macrobio, e ne fa il seguente ritratto: « Una chioma lunga e tolta cadeva ondeggiante sul suo collo divino: aveva sul capo una corona variamente bella nella forma e per i fiori della quale era ornata. Sul davanti, nel mezzo, spiccava una specie di globo, quasi in forma di specchio, il quale proiettava una luce brillante argentea come quella della Luna. A destra ed a sinistra di detto globo stavano due ondeggianti vipere quasi ad incastrarlo e sostenerlo; e dalla base della corona venivan fuori delle spighe di grano. Una veste di finissimo lino la copriva completamente, ed era molto brillante sia per il suo estrèmo candore, sia […]

Devozione

La Madonna Nera, statue di Iside e della Vergine paritura. La Benedetta Signora sotterranea.

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da Fulcanelli,  “Il Mistero delle Cattedrali”. Un tempo, le camere sotterranee dei templi servivano come dimora per le statue di Iside, ed esse diventarono, al tempo dell’introduzione del cristianesimo in Gallia, quelle Vergini nere che il popolo, ai giorni nostri, circonda d’una venerazione tutta particolare. Del resto il simbolismo tra queste due raffigurazioni è lo stesso: le une e le altre mostrano sul loro basamento la famosa iscrizione: Virgini pariturae; alla Vergine che deve partorire. Ch. Bigarne (Considérations sur le Culle d’Isis chez les Eduens. Beaune, 1862.), ci parla di parecchie statue di Iside designate dallo stesso vocabolo. L’erudito Pierre Dujois ci dice: «Già nella sua Bibliografia generale dell’Occulto, il sapiente Elias Schadius aveva segnalato, nel suo libro De dictis Germanicis, un’iscrizione analoga: Isidi, seu Virgini ex qua filius proditurus est (A Iside, o alla Vergine dalla quale nascerà il Figlio). Queste icone, dunque, non avevano per nulla il significato cristiano, che comunemente viene loro dato, almeno dal punto di vista esoterico. Bigarne dice che Iside, prima della concezione è, secondo la teogonia astronomica, l’attributo di quella Vergine che parecchi monumenti, molto più antichi del cristianesimo, indicano col nome di Virgo paritura, cioè la terra prima d’essere fecondata, e che sarà […]

Devozione

Lalitha Sahasranamam, versi 771 – 880

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771. Om Dhuraradhya Namah – Lei che non si lascia adorare dagli sciocchi. 772. Om Dhuradharsha Namah – Lei che non può essere costretta. 773. Om Patali Kusuma Priya Namah – Lei che ama i fiori dell’albero di Patali. 774. Om Mahathi Namah – Lei che è la più grande. 775. Om Meru Nilaya Namah – Lei che vive sul monte Meru. 776. Om Mandhara Kusuma Priya Namah – Lei che ama i fiori dell’albero di Mandhara. 777. Om Veeraradhya Namah – Lei che è adorata dai migliori tra gli uomini. 778. Om Virad Roopa Namah – Lei che è la forma universale. 779. Om Viraja Namah – Lei che non ha alcun difetto. 780. Om Viswathomukhi Namah – Lei che ovunque ha occhi e facce. 781. Om Prathyg Roopa Namah – Lei che può essere vista guardando all’interno (ritirando i sensi dalle impressioni del mondo esterno). 782. Om Parakasa Namah – Lei che è il cielo luminoso. 783. Om Pranadha Namah – Lei che conferisce l’anima, il soffio vitale. 784. Om Prana Roopini Namah – Lei che è l’anima, o il soffio vitale. 785. Om Marthanda Bhairavaradhya Namah – Lei che è adorata da Marthanda Bhairava. 786. Om Manthrini […]

Devozione

Lalitha Sahasranamam, versi 551 – 660

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551. Om Sarva vyadhi Prasamani Namah – Lei che cura tutte le malattie. 552. Om Sarva Mrutyu Nivarini Namah – Lei che salva dalla morte. 553. Om Agra Ganya Namah – Lei che è in principio. 554. Om Achintya Roopa Namah – Lei che è la forma di Vishnu. 555. Om Kali Kalmasha Nasini Namah – Lei che toglie le afflizioni nei tempi difficili. 556. Om Kathyayini Namah – Lei che è Kathyayini, o lei che è la figlia dl saggio Kathyayana. 557. Om Kala Hanthri Namah – Lei che vince la morte. 558. Om Kamalaksha Nishevitha Namah – Lei che viene adorata da Vishnu. 559. Om Thamboola Pooritha Mukhi Namah – Lei la cui bocca è piena di foglie di betel. 560. Om Dhadimi Kusuma Prabha Namah – Lei che è del colore del bocciolo di melograno. 561. Om Mrgakshi Namah – Lei che ha gli occhi da cerbiatta. 562. Om Mohini Namah – Lei che ammalia. 563. Om Mukhya Namah – Lei che è la prima. 564. Om Mridani Namah – Lei che dà piacere. 565. Om Mithra Roopini Namah – Lei che è personificazione del Sole. 566. Om Nithya Truptha Namah – Lei che è sempre soddisfatta. […]

Antichità Greco Romana

Inno Omerico a Demetra

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INNO A DEMETRA Attribuito a Omero – traduzione di F. Cassola Demetra dalle belle chiome, dea, veneranda, io comincio a cantare, e con lei la figlia dalle belle caviglie, che Aidoneo rapì; lo concedeva Zeus dal tuono profondo, che vede lontano, eludendo Demetra dalla spada d’oro, dea delle splendide messi mentre giocava con le fanciulle dal florido seno, figlie di Oceano, e coglieva fiori: rose, croco, e le belle viole, sul tenero prato; e le iridi e il giacinto; e il narciso, che aveva generato, insidia per la fanciulla dal roseo volto, la Terra, per volere di Zeus compiacendo il dio che molti uomini accoglie. Mirabile fiore raggiante, spettacolo prodigioso, quel giorno per tutti: dalla sua radice erano sbocciati cento fiori e all’effluvio fragrante tutto l’ampio cielo, in alto, e tutta la terra sorrideva, e i salsi flutti del mare. Attonita, ella protese le due mani insieme per cogliere il bel giocattolo: ma si aprì la terra dalle ampie strade nella pianura di Nisa, e ne sorse il dio che molti uomini accoglie, il figlio di Crono, che ha molti nomi, con i cavalli immortali. E afferrata la dea, sul suo carro d’oro, riluttante, in lacrime, la trascinava via; ed […]

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Chinnamasta, la Madre Senza Testa e la Liberazione (ed Eulogia)

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La shakti Chinnamasta, la cui rappresentazione è senza testa, è la potente Grazia Divina, o discesa, che volge lo yogi spiritualmente maturo a sciogliere la sua mente, gli attaccamenti, le abitudini, i concetti nella Coscienza Pura, e a trascendere quindi la mente per fondersi con lo stato sovra-mentale o non-mentale (unmana) della Divina Beatitudine. Non è ragionevole temere la perdita del raziocinio, perché la morte prima o poi ci porta a compiere il grande passaggio, indipendentemente dal fatto che lo vogliamo o no. Ma chi muore prima di morire, non muore dopo la morte. La via indicata per il risveglio spirituale è propriamente il cosiddetto “sacrificio della conoscenza”, che implica la rinuncia al complesso meccanismo di pensieri, attaccamento e possesso, di cui il più persistente è l’idea “Io sono il corpo”. Questo sacrificio è simboleggiato dal taglio della testa, che indica la separazione della mente dal corpo, o la libertà della coscienza dal corredo materiale del corpo fisico, e insieme è liberazione del potenziale delle energie sottili. Questo tipo di esperienza generalmente provoca un preciso ri-orientamento delle energie verso un più profondo percorso spirituale e quindi è assimilata, nella tradizione iniziatica, a una “seconda nascita”. L’immagine terribile della grande Madre […]