Umile, sciolto, povero, senza legami, senza possessi, muto, danzante, invisibile, senza nome, accattone, indifferente, inatteso, sempre nuovo, perenne, sconosciuto, straniero, estatico, già morto, non nato, nascituro, innocente, reietto, beato, percosso, fuggitivo, imprendibile, inarrestabile, mai uguale, vento, sonaglio, pioggia d’estate, scalzo, insanabile, serpente, pietra liscia di fiume, coltello, ghirlanda, solitario, perduto, sibilo, fischio, balzo, lontananza, fanciullo, zagreo, cicatrice, punto, soglia, oltrepassamento, esitazione, caduta, abbandono, fede, elemosina, fame, impavido, cosparso di cenere, sparso al vento, insepolto, fantasma, errante, presagio, declivio, salita, impuro, folle, ladro, preda, sentiero, vertigine, levare, spalancato, dalle tre teste, spezzato, vergine, selvatico, verde, latrato, randagio, orfano, espiatorio, indifeso, immortale, che sempre ritorni. (Inno orfico allo z3r0)

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L’equilibrio supremo è l’equilibrio dei soffi: così come si muovono i soffi si muove la mente e come si muove la mente si muovono i soffi. Congiungendo il moto dei soffi, si invertono le loro tendenze automatiche, ciò che andava disperso nel mondo, sul piano mortale, portando con sé lo spirito alla morte, ritorna a salire, nella disponibilità della coscienza e della volontà, e ciò che saliva, inseguendo l’entropia negativa del giudizio e della separazione, rientra nella disponibilità della vita e della compassione. Questa inversione è vera giustizia, a fronte del disordine che rispecchia la fatidica disattenzione alla dinamica del respiro e della mente. Nell’attenzione dello yoga nulla va perduto, tutto si connette nel circolo continuo del respiro dell’essere, che è unità e non dualità. Questo esercizio di giustizia o equilibrio si incarna nella presenza invincibile della Dea che sottomette il leone, o la vita naturale, e che è immagine della vittoria su tutte le forze avverse, su ogni pericolo o timore. Il respiro dello yogi è soffio immortale, inafferrabile, così la Grande Dea che sorge nel suo centro, crescendo di potenza con lo stesso respiro, è l’immortalità, la vittoria suprema, il calore imperituro, ascensionale. La fermezza, che risuona nel Suo nome, Durga, Torre, impenetrabile, come ricorre in tutte le litanie in Suo nome, rappresenta il corpo yogico stabilizzato nelle sue potenze e perfettamente fermo, mentre la potenza interna si accresce e si rafforza. Solo questa forza calma e stabile può dischiudere la Liberazione, l’amore, la volontà vera. Continua a leggere

La follia e l’incomprensibile che abitano questo mondo sono fondati sull’ordine invisibile del cosmo. La solitudine, sull’assoluto. La debolezza, sull’immutabile. Lo spregevole, sull’ingiudicabile. L’inefficace, sull’eterno esistente. Il margine, sul centro. Solo così ciò che abita debolmente il tempo può sussistere. La sua esistenza è fondata in ciò che è permanente e costante, nascosto in bella vista, nell’ordine di grandezze infinitamente superiori che stanno al proprio destino universale, da quando furono espulse dal primo ente, nell’espansione dello spazio, in ordine sparso e sincronico, aprendo un caos ben informato, che fu lo spazio tempo. Questa visione non corrisponde alla porzione razionale che la mente può sopportare. Solo nell’abbandono si può averne la soverchiante intuizione, nella crisi del raziocinio convenzionale, dove l’unico appiglio sia ritrovato nell’Infinito. Dall’altra, colui che di questo mondo non coglie i frutti, non usa questo mondo come cosa, e non fruisce delle sue soddisfazioni, è nella posizione da cui può osservare e contemplare le molte sofferenze e gli errori, ... 

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Si osserva il ventre rotondo della regina del mondo, il luogo da cui ogni cosa prende origine, carico delle promesse di vita futura e nascosto sotto gli occhi di tutti, coperto dalla Maya del mondo, il suo abito magnifico e illusorio, che ne vela il mistero. Gli indiani chiamano questo luogo invisibile Hiranyagarbha, l’utero universale, dove risiedono i mondi prima della creazione. La regina è sorvegliata dal serpente primordiale, il Naga. Così come un serpente è nudo l’asceta, che sfugge lo sguardo del mondo e come il serpente è privo di ogni possedimento, è eterno e primordiale, solitario e muto, e come il serpente abita nascosto sotto la roccia. Il serpente asceta, demone benevolo, custodisce il ventre della Madre del mondo, l’attesa degli eventi che seguiranno, segnato dal numero nove: come i mesi della gestazione, nove come gli yogi primordiali. Si dà il tempo in cui le cose sono nelle mani senza mani del serpente, custodite nel silenzio e nel segreto. Questo tempo sorveglia e contempla la manifestazione in potenza, determina il ciclo dell’eterno ritorno, di ciò che sempre si rinnova e delle sue stagioni. Bisogna venerare e rispettare il silenzio ... 

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Nel profondo della terra operano forze che trattengono, scuotono e trasformano, nel grande laboratorio chimico del mondo. Gli elementi scomposti si uniscono in aggregati, si mescolano veleni e germi vitali, corpi e decadenza, sofferenza e illusione, attrazione e repulsione, timore e dipendenza, ossessione e ribellione si combinano in un moto infinito, cieco, di autopoiesi e morte. Solo l’Osservatore di tutto resta immutato al mutare delle condizioni chimiche dell’Alchimia del mondo, e quell’Oro filosofale deve essere estratto dalla materia che muta nella sua perenne de-composizione. E’ la Sua presenza consapevole a cercare la salvezza, a richiamare la nostra attenzione su ciò che sembra impotente e in balia della sorte, destinato a una precoce sconfitta: l’innocenza e la verità, che abitano la coscienza, come un fanciullo abbandonato alle acque impetuose di un fiume in una fragile cesta di paglia. Questo fiume oscuro è la culla umile dell’essere immortale, che naviga solitario, luminoso, sopra le onde, senza esserne toccato. Il cuore veglia, presente e intatto, semplice e ineffabile, e illumina ogni cosa. Al riconoscimento della Presenza, il ... 

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Dove si dirige l’eremita solitario, spogliato dei suoi averi, della sua identità, del suo nome e dei suoi titoli, colui che non ha più padre né madre, né figli né amici; da cosa è diretto, cosa lo muove in assenza degli attriti del mondo e del desiderio? La spoliazione è la direttrice profonda del percorso, del senso interiore del ritorno, il richiamo al luogo iniziale, alla presenza della Dea che suona il liuto, sulle cui corde si accorda l’intelligenza del cosmo. Il cammino si rivolge a raggiungere quel suono universale, che è solo richiamo, attrazione, anelito interiore che ha dato impulso al suo stesso cammino. Se il suo procedere è libero da ogni zavorra e cristallino, in proporzione, il suono si udirà puro e cristallino. A quello yogi che ha fatto di sé puro ascolto, pura risonanza del suono cosmico e muto della sua lingua, che estraneo alle parlate del mondo conosce il linguaggio di tutti gli esseri, animati e inanimati, per cui tutto è abitato dalla stessa voce – in lui la Potenza esubera, rompe le limitazioni e si solleva rapidamente. Non c’è separazione di luogo o di tempo, non c’è costrizione o obbligo. Alle sue parole crollano ... 

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suono puro del progetto divino discende la creazione al piano materiale e da questo decade nella corruzione. Dall’armonia, passando per nascita e la fruizione, si giunge infine alla dissonanza – come se misteriosamente l’onda che aveva spinto le cose a manifestarsi le trascinasse in un vortice, che infinitamente si espande e le travolge e le scompone… Da quella che sembrava la coscienza ragionevole del conoscere le cose in nome e forma, si spalanca l’abisso della non conoscenza, dove tutto si muove per una forza soprannaturale e inconsapevole, che trascina chi lo agita come chi ne resta sopraffatto. Così l’onda della creazione si rompe nella schiuma dell’io, nel suo rumoroso frangersi nella molteplicità e nell’impermanenza, che è forza dinamica e macchina universale, che rovina sostanziando il suono di personalità e di conflitto. Il nome delle cose ha doppia natura, quella che differenziandosi si inoltra nel caos, e quella originaria che resta nel Suono interiore e primordiale, sempre inespresso, sempre potenziale, come il seme sonoro che è Logos supremo, come le figure invisibili degli astri e la loro geometria musicale. Al centro ... 

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Tapasya. Il sacrificio di impulsi, azioni, intenzioni; la fermezza nel dedicarsi a un fine superiore, anche se resta momentaneamente invisibile agli occhi, sentito fermamente nel cuore. Non un semplice rallentare, non soltanto comprendere: la postura autentica dello yogi è fermarsi, arrestare il movimento della mente, dei soffi e delle articolazioni, in contemplazione dell’invisibile. Come il sole resta fermo, mentre i pianeti ruotano attorno, essendo l’astro attorno a cui tutto si rivolge, così l’invisibile, per grazia dello yoga, diventa visibile a tutti, diventa il calore che muove ogni vivente, il cuore che abita ogni creatura. Energia che, da sola, detiene il potere di rendere stabile ciò che è incerto, controllato quello che era aleatorio, così come il sole tiene in vita i viventi, il calore interno, che appare come energica figura femminile, consapevole del suo sacrificio, tiene salde le fauci della belva solare che altrimenti divorerebbe le sue creature, soggette all’impulso, al desiderio e alla morte incosciente. Ciò che l’io percepisce come sacrificio, ritrovando la sua origine nel Sole, diviene per le creature la Madre del mondo e la ... 

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Il Mago abita la Torre: la sua è una dimora prigione le cui mura si sgretolano col passare del tempo, segnato dalle sue operazioni segrete. Lentamente cadono i muri che lo circondano, si spezzano le catene che imprigionavano la sua forza originaria, si liberano energie subitanee e sfolgoranti, distruttive, che rompono i limiti imposti. Operare è purificare il seme, che frantuma il guscio per germinare nel suo potenziale creativo. Cadono sozzure e vecchie costrizioni, rovinosi piani, ambiziosi e rigidi come la mente ordinaria che aveva costruito la loro struttura. Operare è spezzare l’incantesimo del mondo, spezzare il guscio della propria mente, del proprio statuto materiale nel mondo. Comunque si creda, il seme germoglierà, contro ogni costrizione, la forma non è che apparenza, solo la sua energia segreta guida la sorte, decide i nomi e le forme e delinea l’arco parabolico del loro apparire. Questo seme senza volto è l’unico soggetto, l’operatore segreto di ogni opera e degli eventi inspiegabili del fato. La sua volontà è ascendere in luce e quintessenza, fasi purezza, chiarità e suono sottile, farsi angelo, potenza, ascesa e guida, perfetta innocenza ... 

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