Swami Veetamohananda: Rinnovamento di sé attraverso la meditazione

La creazione, la conservazione e la dissoluzione dell’universo sono in realtà il dharana, il dhiana, e il samadhi cosmico dello yoga di Dio, messo in opera su una base astronomica. La conservazione dell’universo intero è un grande manifestazione della meditazione di Dio. La fecondità, la varietà, la complessità e il potere inesauribile di vita della mente, non sono altro che gli splendori dello yoga di Dio. Dato questo, la lotta per la spiritualità dell’uomo, lo yoga umano, non è che una frazione infinitesimale dello yoga universale di Dio.

Traduzione a cura di Franca Mussa, fonte: http://www.gruppovedantalila.it

La crescita spirituale è il risultato di un rinnovamento continuo di sé. Implica lo sviluppo o la creazione di un qualcosa in più. Per funzionare e mantenersi il corpo riceve la propria energia dal catabolismo, un fenomeno di degrado delle molecole organiche e dei tessuti. Questa degradazione è compensata dall’anabolismo, che è un fenomeno di assimilazione e di edificazione delle stesse molecole e tessuti. Questi due processi costituiscono il metabolismo, una delle tre fondamentali caratteristiche degli organismi viventi, le altre due sono l’evoluzione e la coscienza.

Se l’anabolismo equilibra semplicemente il catabolismo, il corpo sarà capace di mantenersi, ma non crescerà. Un surplus di energia e di tessuti è indispensabile per il suo sviluppo e ciò diventa possibile soltanto se il processo costruttore supera il processo distruttore.

Lo stesso fenomeno si verifica nella vita spirituale.

La lotta per la spiritualità comporta una quantità considerevole di distruzioni: distruzione delle passate abitudini, dei ricordi, dei comportamenti, dei sentimenti, dei piaceri inferiori, ecc. Comporta anche una importante spesa di energia mentale per padroneggiare le pulsioni, gli istinti e la mente.

Se ciò non è compensato da un processo positivo e costruttore, la vita spirituale presto sembrerà vana e apparirà come un forma supplementare di inutili sofferenze.

Un processo equilibrante e rigenerante di anabolismo spirituale esiste, si chiama yoga.

Tuttavia, per ottenere un’evoluzione o un progresso spirituale, deve superare gli effetti distruttori della lotta per la spiritualità, altrimenti permetterà solo di condurre una vita ben regolata e pacifica.

In altri termini, lo yoga diventa un mezzo efficace di crescita spirituale solo se è praticato con un certo grado di intensità e portato a livelli sempre più elevati.

La crescita spirituale non è uno sviluppo globale a tre dimensioni. E’ un’evoluzione del sé. Un progresso della coscienza da un livello inferiore verso un livello superiore.

Lo yoga è un sistema completo di discipline che agiscono ognuna a differenti livelli della personalità. La sua azione è la trasformazione o la sviluppo della coscienza. La crescita spirituale richiede non soltanto di raccogliere tutte le capacità e tutte le energie delle diverse parti della personalità, ma anche di trasformare e sviluppare la coscienza.

Di tutte le discipline dello yoga, è la meditazione quella che porta più direttamente e con la maggiore efficacia questo rinnovamento e questa trasformazione interiore.

Come può raggiungere questo risultato? Questo è il soggetto del nostro scambio di oggi.

Prima di andare oltre, consideriamo tre punti importanti della pratica della meditazione:

1)la meditazione non consiste semplicemente nel riflettere su un oggetto, nel calmare onde di pensiero o ancora nell’acquietare la mente. E’ molto più di ciò.

Quando una persona medita, si producono numerosi cambiamenti nella sua coscienza. All’inizio, questi cambiamenti sono talmente sottili che la mente grossolana è spesso incapace di scoprirli.

E’ per questo che molti aspiranti si lamentano dei pochi risultati tangibili che la meditazione reca loro. Tuttavia, a misura che la mente è purificata e si affina con la pratica, essi ottengono la capacità di scoprire questi cambiamenti interiori e di comprenderne il significato.

2)La vita spirituale è piena di ostacoli e non è possibile praticare una vera meditazione prima di avere trionfato su questi ostacoli maggiori con le discipline preliminari, come il lavoro disinteressato, lo studio, la preghiera, ecc. Ma, una volta che una persona è stabilita nella meditazione stessa è capace di trionfare su questi ostacoli.

Ascoltate quest’antico detto: “Se, per negligenza, uno yogi compie una cattiva azione, solo lo yoga potrà consumare i cattivi effetti, nient’altro lo potrà”.

3)la meditazione non è un improvviso volo nel super-cosciente. Passa attraverso diverse tappe che Patanjali ha descritto. Ma allora, come conoscere lo svolgersi di queste tappe, come sapere esattamente dove si è? Lo yoga della meditazione stessa ce lo insegnerà. Il grande saggio Vyasa cita una antica autorità: “Lo yoga deve essere conosciuto con lo yoga. Lo yoga è raggiunto dallo yoga”.

La conoscenza necessaria alla trasformazione della coscienza, le leggi che regolano l’elevazione del sé, il processo di rinnovamento personale, tutto ciò sta nascosto nella profondità della nostra mente. La meditazione li rivelerà se viene praticata metodicamente durante molti anni.

Le nostre attuali abitudini, il modo in cui reagiamo alle persone e alle circostanze, è determinato dalle nostre esperienze del passato.

Ognuno, di tanto in tanto, si ritrova oppresso da cattivo umore di depressione o di malcontento. La vita, allora, appare vuota e priva di ogni significato. Se, dopo aver preso troppe devote risoluzioni, è difficile realizzarle, si sviluppano sensi di colpa e di angoscia. Certi, che ambiscono alla ricchezza, al potere, o alla fama si trovano, senza sosta, frustrati nelle loro speranze. Gli aspiranti spirituali si sentono, un giorno, la mente viva e piena di ispirazione, un altro giorno, spenti e incapaci di meditare o di ripetere con concentrazione il nome divino. E ciò, a dispetto dei loro sforzi e delle loro buone intenzioni, apparentemente senza una ragion particolare. La causa dei nostri fallimenti, delle nostre sofferenze e dei nostri umori variabili viene dal nostro passato e si trova profondamente nascosto in noi, fuori dalla portata della mente conscia.

Sigmund Freud ha contribuito in modo significativo al pensiero del mondo moderno con la scoperta dell’inconscio e con quella dell’influenza, profondamente radicata, delle esperienze traumatizzanti dell’infanzia sulla vita dell’adulto. Un’altra delle sue scoperte è stata l’esistenza, nelle camere oscure dell’inconscio, di due forze: una forza di espressione e una forza di repressione. Tuttavia, è interessante notare qui che questi principi che formano una parte della base della psicologia dello yoga, sono stati descritti dai saggi antichi dell’India, più di due mila anni fa!

Un domanda importante si pone ora: Possiamo superare gli effetti del passato? Ciò è possibile, pur sapendo che un effetto sarà annientato solo distruggendo la sua causa, e a tre condizioni:

1) la scoperta delle cause reali delle attuali difficoltà, ritrovandone le radici nelle profondità dell’inconscio;

2) la manipolazione delle forze mentali di espressione e di repressione che si affrontano;

3) la distruzione delta sua radice causale. E ciò che Freud e i suoi discepoli cercavano di praticare e  queste tre condizioni formano la base della loro tecnica psicoanalitica.

Lo yoga propone un metodo completo e dettagliato per sdradicare le cause passate delle attuali sofferenze e rigenerare la personalità tutta intera. Questo metodo è basato su  tre principi fondamentali dello Yoga:

1)ogni azione e ogni esperienza lasciano un effetto sottile nella mente sotto forma di impressione o di un seme chiamato samskara. Questo seme è capace di riprodurre ulteriormente l’azione, o l’esperienza originale sotto la forma di un’onda di pensieri: vritti. Così, i samskaras sono la causa reale di tutte e nostre attuali sofferenze e per sopprimere queste sofferenze, dobbiamo liberarcene.

2)Due forze agiscono nella mente, una forza di espressione e una di repressione o di dominio. Queste due forze sono opposte l’una all’altra. La forza di espressione trasforma un samskara in un’ondata di pensieri. E’ la sua azione che fa salire nella nostra mente centinaia di idee e di desideri e anche rende la nostra meditazione totalmente difficile. La forza di repressone, che si chiama nirodha in sanscrito, si scompone a sua volta in due parti: una ferma l’onda dei pensieri e la rinvia sotto forma di samskara. E’ la vritti-nirodha, il controllo dell’ondata di pensieri. Non padroneggia i samskaras, agisce al livello conscio della mente sulle onde di pensieri grossolani. E’ a questa forza a cui generalmente ricorriamo quando i pensieri scomodi appaiono durante la meditazione. Patanjali dice: “Le vritti possono essere eliminate dalla meditazione”. La seconda parte della forza di repressione domina i samskaras stessi. E’ la samskara-nirodha. Ci sono migliaia di samskaras nella mente, ma solo alcuni giungono ad esprimersi. Gli altri restano assopiti o sotto controllo (samskara-nirodha).

Il dominio dei samskaras si può ottenere in due modi:

1)Può essere un meccanismo naturale, automatico, che prosegue nell’inconscio, senza che la persona ne abbia conoscenza. Un samskara è rimpiazzato da un altro. Per esempio, il samskara della paura può sopprimere quello della bramosia o della sessualità e impedire la manifestazione di queste emozioni. Questa specie di soppressione inconscia è ciò che Freud chiamava rimozione. Il samskara non perde il suo potere, è momentaneamente contenuto. E ciò che Patanjali chiamava vicchinna. Certe forme di rimozione sono un aspetto inevitabile della vita sociale. Ma, come ha dimostrato il celebre psicoanalista, la rimozione di istinti o di emozioni troppo potenti può condurre alla nevrosi e alle malattie psicosomatiche.

2)Il secondo modo di padroneggiare i samskaras consiste nel sopprimerli consciamente utilizzando il potere della volontà. Siccome essi esistono nelle profondità sconosciute della mente sono molto potenti, la volontà non può prendere direttamente contatto con essi. La natura di un samskara non può essere compresa se non è trasformata in ondata di pensieri (vritti) e portata alla superficie della mente cosciente. Allora, se la natura dell’esperienza passata, rivelata dalla vritti, è compresa, e se quest’ultima, trasformata dalla volontà, ritorna nel samskara, questo può essere dominato.

E’ importante capire che un samskara non può essere padroneggiato dalla semplice soppressione della sua ondata di pensieri, ma unicamente dalla comprensione della natura dell’esperienza in esso nascosta.

Avete notato bene la differenza tra vritti-nirodha e samskara-nirodha? Nel primo caso, un’onda di pensieri che si alza spontaneamente, è semplicemente rinviata sotto forma di samskara senza che si sia compresa la natura dell’esperienza nascosta in esso. Nel secondo caso, un samskara è portato consciamente sotto forma di onda di pensieri, e dopo che l’esperienza che gli è annessa sia sta studiata, è rinviata volontariamente nell’inconscio.

Nel vritti-nirodha, la padronanza dell’onda di pensieri è fine a se stessa. Nel samskara nirodha, la padronanza del samskara è la finalità. Essa è effettuata attraverso il dominio dell’onda di pensieri. E’ la conoscenza che controlla il samskara e non la sua semplice soppressione.

E’ il terzo principio della psicologia dello yoga. Ciò significa che per trionfare sugli effetti del passato, noi dobbiamo rivivere, rifare l’esperienza dei ricordi antichi con una totale coscienza e utilizzando il potere della nostra volontà.

Tutti i desideri nascosti, tutte le paure, tutte le opposizioni devono essere esumati dal passato, coraggiosamente guardarli in faccia, compresi  e vinti.

E’ sicuramente, il principio di base della psicanalisi.

Ma, secondo le sue teorie e tecniche piuttosto elementari, non produce nessuna trasformazione profonda o completa. Mentre i metodi del Tantra Yoga creano delle situazioni di vita reali grazie ai rituali che, facendo riportare alla mente, le esperienze del passato e gli istinti rimossi delle profondità della mente, permettono di superarli.

Ogni aspirante dovrà, a uno stadio o un altro della sua vita spirituale, praticare un tipo di rituale mentale. Una pratica spirituale intensa smuove la totalità dell’inconscio e porta in superficie tutti gli istinti, i complessi e i difetti nascosti. La mente così purificata e vivificata rivela allora la sua vera natura e la volontà affermata permette di trionfare su di essi.

Se la vostra meditazione non giunge a questo punto, significa che manca d’intensità o che è mal diretta.

La conoscenza attenta con una disciplina spirituale corrente o con la meditazione può trasformare i samskara in uno stato ridotto di potere, ma non permette di eliminarli. Solo la conoscenza, nata da uno stadio elevato della meditazione, il samadhi, permette di annichilirli completamente. Questa conoscenza superiore chiamata rtambhara-prajna, cioè intuizione portatrice di verità o prajnaloka, luce di intuizione, agisce come una sorta di fiamma, di luce interiore. Essa riduce i samskaras a ciò che è chiamato dagda-bija-avasta, lo stato di un seme bruciato.

Ricordatevi ogni volta che meditate, mettete in scacco le cause passate delle vostre difficoltà, delle vostre sofferenze e dei vostri attuali conflitti.

Essere liberato dal passato conduce al secondo stadio del rinnovamento di sé, cioè alla maturità della personalità. Per questo, è indispensabile che l’ego maturi. La vera natura dell’uomo è l’Atman radiante, ma è dissimulata dall’ego. Non è possibile comprendere la natura dell’Atman prima di avere compreso quella dell’ego. Gli aspiranti spirituali trovano nell’ego o nell’egoismo un grande ostacolo al progresso spirituale e cercano di liberarsene con la pratica dell’umiltà.

Notiamo qui che l’ego e l’egoismo non hanno lo stesso significato. L’ego è un organo interno, esattamente come il cuore o il fegato, sono degli organi fisici interni. Il suo ruolo è di compiere molte funzioni utili come, per esempio, la coordinazione delle diverse parti della personalità. Per un debuttante nella vita spirituale, il problema principale deve essere, non di distruggere l’ego, ciò che, in ogni modo è impossibile, ma di purificarlo, rinforzarlo e svilupparlo. Poiché senza un ego puro, forte e maturo, non si possono sostenere le lotte spirituali prolungate e sopportare le scosse della vita.

L’egoismo è il modo in cui l’ego si comporta, particolarmente nel suo modo di rapportarsi al “me”. Diventa un disagio reale solo quando l’ego non si comporta correttamente verso gli altri e quando, per se stesso, fa delle rivendicazioni esagerate. Questa specie di egoismo fuori luogo o erroneo deve essere eliminato. L’egoismo giusto, vale a dire il corretto giudizio su se stesso e sugli altri e la capacità di vivre in armonia con tutti nello stesso modo, è una manifestazione importante della maturità della personalità. E’ la vera umiltà.

– La prima tappa verso la maturità dell’ego è di fronteggiarlo così com’è in realtà.

L’ego prende talmente tante maschere, che è difficile comprendere la sua vera natura.

– Nella tappa seguente, bisogna accettare quest’esatta immagine di sé con tutti i propri difetti e i propri limiti.

– Nella terza, si abbandonerà ogni “falso egoismo” che si presenta sotto forma d’ipocrisia, d’illusione, di pretesa di essere più di quello che si è realmente e di gelosia.

Infine, bisognerà ricostruire l’ego per sviluppare “l’egoismo giusto” che permetterà di fare una stima corretta di sé, darà la forza di fare fronte ai problemi della vita e libererà dalla paura  e dall’odio.

Sincerità, forza e libertà, ecco le caratteristiche della maturità dell’ego e, a partire di qui, della personalità.

Meditare è di grande aiuto a tutte queste tappe, perché è unicamente nelle profondità della meditazione che possiamo veramente trovarci di fronte al nostro ego, comprenderlo e trasformarlo.

E grazie a ciò, la nostra vita morale tutta intera sarà rinnovata.

Benché la meditazione sia una disciplina pienamente consapevole, i suoi effetti non si limitano al solo stato di veglia, penetrano negli stati di sogno di sonno profondo.

Parliamo un po’ dei tre tipi di sogni che hanno in comune l’impotenza e l’incapacità dell’uomo ad utilizzare la sua forza di volontà.

– Il primo è quello che produce i sogni classici durante il sonno. La maggior parte di essi sono reminescenze di esperienze passate e di desideri rimossi. Certi sono simbolici e, se sono compresi, danno una valida informazione sul funzionamento dell’inconscio. Alcun sono sgradevoli, se non addirittura dolorosi, tuttavia avvengono anche se non lo vogliamo. E’ la nostra incomprensione dello stato di sogno che permette loro di svilupparsi come una tribù selvaggia o un gruppo di fuorilegge. Tuttavia, è possibile grazie alla meditazione, creare in questo universo, delle nicchie di coscienza, che noi proteggeremo dai sogni sgradevoli. E’ anche possibile, sempre grazie alla meditazione, entrare in contatto con questo universo e cambiare persino il tipo di sogno.

– Un secondo tipo di sogno è il sogno ad occhi aperti, il sogno immaginario, manorajya in sanscrito. A differenza di quello di cui abbiamo parlato, non è completamente fuori dallo stato di veglia. Il sognatore ad occhi aperti è in stato di veglia, ma il sé sveglio non è il suo vero ego. Egli è con un ego. Egli è  con un ego immaginario e s’identifica così completamente che dimentica il mondo reale per rimanere in un mondo di finzione. Invece di essere utilizzata nella vita pratica, l’energia è sprecata in inutili immaginazioni. Tuttavia, il sogno da svegli è un’espressione del bisogno profondo dell’ego di trascendere i suoi attuali limiti e di darsi importanza.

La meditazione agisce come un freno sul sogno da svegli e, quando, in seguito a una lunga pratica, si realizza la gloria luminosa dell’Atman, quest’ abitudine si perde completamente.

Il terzo tipo di sogno avviene quando conduciamo una vita assente, meccanica, e ci identifichiamo totalmente agli oggetti reali del mondo, questo fa la differenza con il sogno da svegli.

Ascoltate questa storia: “Uno studente aveva l’abitudine di sognare da sveglio. Voleva smettere di andare a scuola per lavorare in una fabbrica di succo d’arance surgelate. Non ottenne il posto, sapete perché? Perché gli era impossibile essere concentrato!”

Ciò dimostra bene che cos’è, una vita senza coscienza di sé. Questo genere d’esistenza da sonnambulo che caratterizza la vita della maggioranza dell’umanità, priva la persona del dominio di sé, e ne fa una macchina condotta dalle forze cieche della natura. La maggior parte delle persone non vivono, sono trascinate in un turbine  trascinate mangiare, trascinate a lavorare, trascinate a dormire a pregare ecc.

La meditzione è una lotta per la coscienza. E’ grazie a questa che l’uomo ritrova la coscienza di sé, che diviene  il padrone della propria vita, sfugge alle pulsioni inconsce e si dirige verso lo scopo che egli ha scelto.

Un rapporto stretto esiste tra la coscienza e l’energia psicofisiologica. La meditazione aumenta non solo la conoscenza, ma anche l’energia. Questo aumento di energia si produce molti modi:

1)Man mano che l’inconscio è sempre più dominato grazie alla meditazione, una quantità di energia, che fino a quel momento era stata sprecata per reprimere o sopprimere pensieri inferiori, sogni d svegli o per attività automatiche, diviene disponibile per una vita più elevata;

2)La meditazione apre alcune delle camere nascoste dell’inconscio, attiva i centri spirituali che l’aspirante non aveva mai conosciuto prima. Lo yoga propone tecniche speciali chiamate samyama, ma la semplice meditazione corrente è sufficientemente efficace.

3)La meditazione libera l’energia con la sublimazione. Quando l’energia degli istinti inferiori è conservata, purificata ed elevata ad un livello superiore, si trasforma  in una forma di energia spirituale chiamata Ojas. Questa energia è infatti, una forma altamente raffinata e luminosa del prama, l’energia vitale.

4)Swami Vivekananda dice: “Tutte le forze che operano nel corpo diventano, nella loro forma più elevata, Ojas. Dovete ricordarvi che è una semplice questione di trasformazione. Per esempio, gli yogis dicono che questa parte dell’energia umana, che si esprime sotto forma di energia sessuale nel pensiero, si cambia facilmente in ajas quando viene bloccata e padroneggiata. Siccome è il muladhara chakra che la dirige, lo yogi porta un’attenzione particolare a questo centro. Egli cerca di raccogliere tutta questa energia sessuale per trasformarla in Ojas. La semplice osservanza della continenza chiamata brahmacharya non fa che mettere in riserva l’energia vitale. Questa energia diventa Ojas solo quando è purificata ed elevata ad un livello superiore. La meditazione è il miglior modo per arrivarci”.

5)La meditazione oltre che liberare l’energia rinforza la volontà sbarazzandola dall’influenza degli istinti e riunendo, con la concentrazione  i suoi poteri dispersi. Una volontà pura e forte è un grande capitale per l’uomo.

La creazione, la conservazione e la dissoluzione dell’universo sono in realtà il dharana, il dhiana, e il samadhi cosmico dello yoga di Dio, messo in opera su una base astronomica. La conservazione dell’universo intero è un grande manifestazione della meditazione di Dio. La fecondità, la varietà, la complessità e il potere inesauribile di vita della mente, non sono altro che gli splendori dello yoga di Dio. Dato questo, la lotta per la spiritualità dell’uomo, lo yoga umano, non è che una frazione infinitesimale dello yoga universale di Dio. Ma, a causa dell’egoismo e dell’ignoranza molti aspiranti spirituali dimenticano questa verità. I tentativi egoistici di meditazione, quando sono separati dalle forze universali dello yoga divino, diventano compiti faticosi, diventano sorgente di maggiori difficoltà e preoccupazioni. Tuttavia, quando lo yoga individuale è associato allo yoga divino, diviene un mezzo spontaneo, facile, rapido e potente di trasformazione della vita e della coscienza.

Come giungere a quest’associazione? Con l’abbandono di sé. Questo abbandono può essere di due categorie:

1)la prima basata sulla paura, è la pura della sfortuna, della malattia, delle sofferenze e dell’incertezza dell’avvenire che fa rivolgere la maggior parte delle persone verso Dio in preghiere e abbandonarsi a Lui;

2)la seconda è basata sulla saggezza. L’aspirante spirituale illuminato comprende la natura integrale della vita. Egli abbandona spontaneamente e consciamente ogni parte della sua personalità alla parte corrispondente della vita universale: il corpo individuale al Virat , il prana individuale al Prana cosmico, la mente individuale alla mente cosmica.

L’abbandono logico avviene grazie alla meditazione. L’aspirate inizierà con la pratica di una preghiera  intensa, di una adorazione fervente o di un servizio per gli altri compiuto come un rituale, nel modo che gli è più adatto.

In seguito, egli cercherà di praticare la meditazione meglio che può. Poco a poco, la preghiera e il culto si interiorizzeranno. Perciò, deve imparare a vedere la preghiera come un’apertura del cuore ala venuta della grazia e del potere divino.  Deve considerare il culto come un’offerta interiore della mente individuale fatta alla luce divina.

Il terzo passo consiste nell’immergere sia la preghiera sia il culto nella meditazione. La meditazione diventa allora una via a doppio senso per la  comunione tra l’individuale e il cosmo. E la sua intera vita diventa una parte dello yoga divino. La meditazione trasforma la ruota della vita nella “ruota dello yoga”, spinta avanti dal potere dello yoga divino.

L’amore è una corrente di energia cosciente positiva e reciproca (chit-shakti) che va da un’anima verso un’altra anima. Quando la paura, l’odio o la discordia producono una frattura in questa corrente, si formano delle tensioni e la vita perde la sua gioia, la sua direzione e il suo significato. L’amore è il potere più spontaneo e più vivificante conosciuto per l’uomo. Una persona piena d’amore fa spontaneamente l’esperienza di un rinnovamento perpetuo.

Un rinnovamento vero e irreversibile della personalità è il risultato del risveglio del sé.

E’ la funzione più diretta e più importante della meditazione. Il risveglio spirituale è stato descritto in differenti modi dalle Scritture. Ma esso significa invariabilmente una doppia esperienza: la realizzazione dell’Atman luminoso come vero centro della coscienza e il contatto con uno stato di esistenza più vasto.

Con questa esperienza, l’aspirante sente che la sua vita umana tocca la sua fine e inizia una nuova vita divina.

Swami Veetamohananda: è nato a Mangalore, India, il nel 1941, dove ha svolto i propri studi. Entrato nell’Ordine monastico Ramakrishna Math nel 1961 all’età di vent’anni. Maestro di meditazione, oratore e scrittore noto in diversi paesi europei, nel 1990 fu inviato in Francia al Centre Vedantique Ramakrishna di Gretz, vicino a Parigi. Dal 1995 ricopre il ruolo di Presidente dello stesso Centro.
Centre Védantique Ramakrishna (Grezt, FR): http://pagesperso-orange.fr/centre.vedantique/

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