Bhagavad Gita con il commento di Abhinavagupta

Il 21 Dicembre 2015 è Gita Jayanti. Bhagavad Gita Jayanthi cade nel giorno di Ekadasi del Shukla Paksha (11° giorno della quindicina luminosa) del mese Margashirsha (novembre-dicembre) secondo il tradizionale calendario lunare Hindu. Si ritiene che il dialogo tra Sri Krishna e Arjuna abbia avuto luogo in questo giorno, sul campo di Kuruk, e che in seguito sia stato tramandato come Bhagavad Gita, il Canto del Signore Beato.

Per ricordare e rileggere la Bhagavad Gita, è possibile scaricare in PDF il testo commentato da Abhinavagupta, filosofo tantrico Kashmiro del X secolo, nella traduzione italiana di Raniero Gnoli, che ne cura anche l’introduzione.

Invece, il Solstizio d’Inverno ha inizio esattamente martedì 22 dicembre alle 5:48 del mattino.

bhagavad gita

 

[Clicca sull’immagine per scaricare il PDF oppure qui]

La versione classica del testo della Bhagavad Gita, senza alcun commento, è disponibile su visionaire.org.

 

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20 Marzo 2015. Equinozio, Eclissi solare e Navaratri.

La mattina del 20 Marzo 2015 – a partire dalle 9.30, fino al culmine esatto alle 10,35 ora italiana – il sole e la luna formeranno una congiunzione a 29° del segno dei Pesci, dando luogo al fenomeno dell’eclissi solare. Questo asterismo si formerà in trigono a Saturno, che si trova a 4.54° del Sagittario. Poche ore dopo, alla mezzanotte, il sole entra in Ariete, dando inizio alla Primavera e quindi al nuovo ciclo zodiacale. Ci troviamo perciò nella giornata dell’Equinozio primaverile, celebrato in molte culture tradizionali come l’inizio del nuovo anno, momento in cui la durata del giorno e della notte si equivalgono, poiché il sole si trova perpendicolare all’equatore terrestre. Nello stesso giorno, essendo la Luna Nuova del mese di Chaitra, secondo il calendario Hindu, ha inizio il periodo di Navaratri, la celebrazione della nove forme della Madre divina, che culmina, sabato 28, con Ram Navami, il giorno Natale di Rama, l’Eroe Avatara divino. Questo insieme di simboli e di coincidenze astronomiche e archetipe è forse uno dei più potenti, a livello simbolico, a cui ci sarà dato di assistere.

Solar eclipse as seen from Lompoc, California, 1923, center panel in triptych, The three solar eclipses seen in the United States in 1918, 1923, and 1925, by Howard Russell Butler, 1925

Ciò che è in alto è come ciò che è in basso, e l’esterno è come l’interno, insegnava l’egiziano Hermete, stabilendo il paradigma filosofico che deve guidare un ricercatore spirituale. Non saremo influenzati, come corpi solidi colpiti da qualche pericoloso influsso materiale, ma siamo soltanto e sostanzialmente la stessa cosa che vediamo accadere in cielo, guidata dalle stesse forze che muovono la nostra vita, con un preciso disegno ritmico e armonico. Astrologicamente, gli effetti dell’eclissi si verificheranno nei sei mesi successivi all’evento, investendo il settore personale segnato dalla casa astrologica in cui si verifica la congiunzione dei luminari durante l’eclissi. Quindi, per valutare l’effettivo impatto del fenomeno sulle nostre vite, occorre osservare, con gli strumenti appositi, la casa o il settore e riflettere sulle possibili trasformazioni che in quel settore ci potrebbero interessare. L’evento coincidente del Navaratri è anche una straordinaria opportunità per purificare gli aspetti che eventualmente possiamo avvertire lacunosi o a rischio, ricercando la rettificazione con la meditazione, la risoluzione interiore e le pratiche devozionali, durante i nove giorni dedicati alla Madre Divina.

Secondo le prescrizioni Hindu, l’eclissi è il momento in cui ci si deve astenere da qualsiasi attività. E’ opportuno, per chi può, digiunare a partire da dodici ore prima, e fino a dodici ore dopo l’eclisse. Durante il momento di manifestazione del fenomeno è consigliato sedere e ripetere il nome di Dio e cantare inni devozionali. Dopo l’eclisse si deve fare una doccia, che purificherà dalle influenze negative che possono essersi manifestate nel momento di buio, e cambiare gli abiti. Sebbene sia considerato un momento funesto, le scritture attestano come gli antichi Rishi fossero in grado di mantenere il controllo del fenomeno, e del fatto che fossero al corrente della sua natura oggettiva. Un episodio del Mahabaratha riporta l’avvenimento dell’eclisse solare durante la battaglia di Kuruksetra, provocato da Krishna per permettere l’uccisione di Jayadrata. Perciò, se l’uomo comune, come gli animali, è nella posizione di soffrire e di temere l’eclisse, non è così per il veggente e per l’essere divino.

Solar eclipse as seen in Connecticut, 1925, right panel in triptych, The three solar eclipses seen in the United States in 1918, 1923, and 1925, by Howard Russell Butler, 1925

L’ente che abita l’occhio solare è lo stesso che abita l’occhio umano, dice la Brhadaranyaka Upanishad. Perciò il momentaneo oscuramento dell’occhio solare è la manifestazione universale della perdita di coscienza nell’uomo comune e razionale. Niente può ispirare più timore, consapevolmente o meno, e niente è più pericoloso per l’uomo comune che perdere la lucidità e il raziocinio. Perciò vale il consiglio di mantenere la coscienza in uno stato di contemplazione e di meditazione, su ciò che è costantemente illuminato da se stesso, e da dove la coscienza può riemergere alla luce e al mondo. Dall’esperienza primitiva della paura, è possibile quindi avvicinarsi all’esperienza superiore della conoscenza, superando il timore atavico del buio e della perdita di sé, per intraprendere la conoscenza di un Sè non vincolato alla dualità, come il buio e la luce, e non determinato dal dato fisico e percettivo. Una coscienza indipendente da qualsiasi altra forma di percezione o di legittimazione, autoevidente, inestinguibile.

<< 1. Un giorno Yajnavalkya andò in visita da re Janaka, imperatore dei Videha, pensando di non dirgli nulla. Quindi dopo che i due ebbero parlato per un pò del fuoco sacrificale, Yajnavalkya offrì al suo ospite di esprimere un desiderio. Il re chiese di potergli porre qualsiasi quesito volesse, e Yajnavalkya mantenne la sua promessa di esaudirlo. Così il re espresse la prima domanda.
2. “Yajnavalkya, di quale luce si serve l’uomo?” ” Della luce del sole, o re” rispose Yajnavalkya “Nella luce del sole l’uomo siede, si muove, lavora e rincasa” “Proprio così, Yajnavalkya”.
3. “Ma quando il sole tramonta, Yajnavalkya, di quale luce può servirsi l’uomo?” “Della luce della luna” rispose Yajnavalkya “Nella luce della luna l’uomo siede, si muove, lavora e rincasa” “Proprio così, Yajnavalkya”.
4. “Ma quando il sole e la luna sono tramontati, di quale luce può servirsi l’uomo?” “Della luce del fuoco” rispose Yajnavalkya “Nella luce del fuoco l’uomo siede, si muove, lavora e rincasa” “Proprio così, Yajnavalkya”.
5. “Ma quando il sole e la luna sono tramontati e il fuoco è spento, Yajnavalkya, di quale luce può servirsi l’uomo?” “Della luce della parola” rispose Yajnavalkya “Nella luce della parola l’uomo siede, si muove, lavora e rincasa. Perciò, o gran re, quando neppure è possibile vedere la propria mano, ci si orienta seguendo le voci” “Proprio così, Yajnavalkya”.
6. “Ma quando sole e luna sono già tramontati, il fuoco si è spento e le voci tacciono, Yajnavalkya, di quale luce può servirsi l’uomo?” “Della luce del suo stesso Sé [Atman]” rispose Yajnavalkya “Nella luce del suo stesso Sé l’uomo siede, si muove, lavora e rincasa” “Proprio così, Yajnavalkya”.>> Brhadaranyaka Upanishad, Quarto Adyaya, Terzo Brahmana, versi 1-6.

Il filosofo Kashmiro Abhinavagupta chiamava Equinozio il momento in cui, grazie alla pratica yogica, nel corpo dell’iniziato spira il Soffio Equilibrante, determinando i fenomeni astrologici e la manifestazione degli anni successivi. Il soffio equilibrante (samàna) è il riposo “nella mediazione e fusione di ogni cosa” (Elémire Zolla, Le potenze dell’anima). Il momento equinoziale, quando cioè le potenze del giorno e della notte si equivalgono in durata, come i soffi dei canali solare e lunare, è perciò il luogo della quiete yogica, da dove ogni fenomeno che si svolge nel tempo e nello spazio, successivamente, prende inizio, carattere e forma. Il momento di buio luminosissimo, precedente ad ogni inizio, in cui ogni cosa incontra il soffio creatore della propria origine.

Solar eclipse as seen from Baker, Oregon, 1918, left panel in triptych, The three solar eclipses seen in the United States in 1918, 1923, and 1925, by Howard Russell Butler, 1925

 

Immagini:
1. Solar eclipse as seen from Lompoc, California, 1923, center panel in triptych, The three solar eclipses seen in the United States in 1918, 1923, and 1925, by Howard Russell Butler, 1925
2. Solar eclipse as seen in Connecticut, 1925, right panel in triptych, The three solar eclipses seen in the United States in 1918, 1923, and 1925, by Howard Russell Butler, 1925
3. Solar eclipse as seen from Baker, Oregon, 1918, left panel in triptych, The three solar eclipses seen in the United States in 1918, 1923, and 1925, by Howard Russell Butler, 1925

 

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L’Equinozio per Abhinavagupta, Essenza dei Tantra.

Vediamo adesso il sorgere del tempo nel soffio equilibrante. Il soffio equilibrante, circolando attraverso i dieci canali cardiaci, distribuisce imparzialmente a tutto il corpo i vari umori, eccetera. Esso, circolando nelle otto direzioni, asseconda, per così dire, quelle che sono le funzioni dei loro rispettivi guardiani, rispetto al soggetto conoscente. Circolando su e giù, va e viene principalmente per tre canali. All’aurora di un giorno equinoziale esterno, esso spira, a questo proposito, per un periodo di mezz’ora nel canale di mezzo. Si hanno successivamente cinque passaggi da un asterismo zodiacale all’altro, a sinistra, a destra, a sinistra, a destra, a sinistra; ciascuno di essi di novecento atti respiratori e, quindi, equivale a un’ora. Compiuti questi cinque transiti da un asterismo zodiacale all’altro – passate cioè cinque ore – si ha l’equinozio autunnale, il quale si verifica a mezzogiorno e dura novecento atti respiratori. Dopo di ciò si hanno altri cinque passaggi da un asterismo zodiacale all’altro, a destra, a sinistra, a destra, a sinistra, a destra;ognuno di essi dura novecento atti respiratori. Tutto ciò si ripete, uguale, nella notte. Nei giorni e nelle notti equinoziali si hanno, dunque, dodici e dodici passaggi da un asterismo zodiacale all’altro. Naturalmente, a misura che i giorni aumentano o scemano di durata, aumentano e scemano anche i passaggi da un asterismo zodiacale all’altro. In un ciclo respiratorio del soffio equilibrante, il quale è privo di inspirazioni ed espirazioni ed è perciò, unico, sorgono così due anni. In un modo analogo al soffio ascendente, eccetera, anche nel soffio equilibrante possono sorgere periodi di dodici anni, e via dicendo.

Da: “Essenza dei Tantra” di Abhinavagupta, Introduzione, traduzione e note di R.Gnoli. Torino, Boringhieri 1968
Immagine: Anonymous tantric painting, Shiva Linga, 1979, Jaipur. http://www.douglashydegallery.com

Domenica 22 Settembre 2013 cade l’Equinozio d’Autunno.

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Abhinavagupta, Quindici Versi sulla Coscienza Suprema

Questo testo di quindici versi offre  una breve esposizione dell’essenza della dottrina Shivaita del Kashmir.

1. Il fulgore del luminoso Essere senza-secondo non svanisce nella luce o nelle tenebre, perché tutta la luce e le tenebre sono illuminate dalla Coscienza Suprema.

2. Questo Essere è chiamato Shiva. Shiva è la natura e l’esistenza di tutti gli esseri. Il mondo oggettivo è l’espressione dell’energia di Shiva ed è animato dall’attrazione suscitata dalla gloria della coscienza di Dio.

3. Shiva e Shakti non hanno coscienza di essere separati. Essi sono legati fra loro come il fuoco e il calore.

4. Shiva è il Bhairava. Shiva crea, protegge, distrugge, nasconde, e la natura di Shiva si rivela attraverso il ciclo del mondo. L’universo è creato spontaneamente da Shiva, così come si crea il riflesso di un oggetto in uno specchio.

5. L’universo nel suo insieme è Shakti, l’energia che è data al fine di riconoscere la natura di Shiva. Shakti è personificazione dell’universo, e la sua attività è amare, poiché condivide lo stato di coscienza di Dio. Shakti è altresì nesciente, perfettamente completa e piena in ogni oggetto.

6. Il supremo Signore Shiva, che tutto pervade e con tutto desidera giocare e cadere, per sua natura porta ogni cosa dalla creazione alla distruzione.

7. Questa azione suprema non può essere compiuta da alcun altro potere, nell’universo, tranne il Signore Shiva, che è completamente libero, glorioso e cosciente.

8. Lo stato di coscienza ordinario è limitato e ignorante e non può allargarsi fino a includere le varie forme dell’universo. Colui che è completamente libero è invece del tutto diverso dal comune stato di coscienza, caratterizzato dall’ignoranza, o nescienza. Non si può, quindi, riconoscerlo in una sola forma. Nel momento in cui lo si riconosca in una forma occorre anche riconoscerlo nelle altre.

9. Il Signore Shiva, del tutto libero (Svatantra), possiede la diversità delle forme della creazione e della distruzione, per sua stessa natura. E, al tempo stesso, questa diversità è di per sé lo stato in cui si sperimenta l’ignoranza.

10. In questo mondo esistono varie specie di creazione e distruzione, alcune nei cieli superiori, alcune nelle sfere inferiori, alcune sono invece collaterali. Insieme a questi mondi sono creati altri mondi relativi. Il dolore, il piacere, e la potenza intellettuale sono dati in base allo stato dell’essere. Questo è il mondo.

11. Se non si realizza l’insussistenza dell’arco del tempo, anche questo errore è ascrivibile alla libertà (svatantrya) di Shiva. Il risultato è l’esistenza mondana (samsara). E coloro che vivono nell’ignoranza sono terrorizzati dall’esistenza mondana.

12. & 13. Se invece per la grazia di Shiva, o se per l’insegnamento o la vibrazione del Guru, o attraverso la comprensione delle Scritture sullo Shiva Supremo, si realizza la vera conoscenza della realtà, che è lo stato permenente del Signore Shiva, si consegue la liberazione finale. Questa piena realizzazione è accordata alle anime elevate e si chiama liberazione in vita (jivanmukti).

14. I due cicli, schiavitù e liberazione, sono opera di Shiva e nient’altro. Essi non sono separati da Shiva poiché non esiste alcuno stato differenziato. In realtà, nulla è successo a Shiva.

15. In questo modo il Signore, Bhairava, l’essenza di ogni essere, governa liberamente e spontaneamente le tre grandi energie: l’energia della volontà (Icchà-Shakti), l’energia dell’azione (kriya-Shakti) e l’energia della conoscenza (jnana-Shakti). Queste tre energie sono raffigurate nel tridente e nel loto trilobato. Seduto sul loto è il Signore Bhairava, la natura di tutto l’universo.

Io, Abhinavagupta, ho scritto e rivelato questi versi per alcuni dei miei discepoli più cari, che sono dotati di scarso intelletto. Per questi discepoli, che mi sono però profondamente devoti, ho composto questi quindici versi affinché ne siano istantaneamente elevati. Continua a Leggere →

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Abhinavagupta: “La forma di Shiva…” – Tantraloka

La forma di Shiva che il devoto raggiunge è, di queste, quella su cui insiste. Questa, s’intende, è semplicemente una definizione occasionale e parziale dell’onniformità di Dio, e, insieme con essa, del suo graduale affermarsi in un piano dove non ci sono più limitazioni e della sua trascendenza a ogni limitazione.

Egli possiede in realtà un unico attributo [questo attributo unico è la Consapevolezza dell’Io, ovvero la libertà], tale però che abbraccia tutti gli altri. Si consideri quindi che Egli è congiunto alla sola potenza di libertà, e che tutte le sue potenze si riducono al fatto di essere unito con quella potenza soltanto.

La cosiddetta potenza è identica alla natura propria di una cosa

Molti sono i nomi, convenienti alla Sua natura e consacrati dalle sacre scritture, con cui Egli viene insegnato: Dio, il Grande Bhairava, il Signore, il Supremo Shiva.

Il nome Bhairava si deve a questo, che Egli porta il tutto ed è da esso portato, nutrendolo e sorreggendolo da un lato e parlandolo, cioè pensandolo, dall’altro; che protegge coloro che hanno paura della trasmigrazione; che suscita, per mezzo di una caduta di potenza, l’idea della paura della trasmigrazione; che riluce in coloro la cui mente è tutta intesa alla concentrazione chiamata “divoramento del tempo”, in coloro cioè che provocano l’esaurimento dell’essenza del tempo, il motore delle costellazioni; che è il signore delle dee che presiedono agli organi di senso, il cui grido (ravana) spaventa le anime decadute, le quali si trovano in stato di contrazione, e della schiera quadruplice delle Eterovaghe, ecc. che risiedono interiormente ed esteriormente; che è il Signore che pone termine all’andamento della trasmigrazione e perciò è grandemente terrifico. Tali i significati, convenienti invero alla sua natura, menzionati dai maestri nelle loro scritture a proposito del nome Bhairava.

Il nome deva si deve a questo, che indipendentemente da ogni considerazione di fini da raggiungere o di cose da eliminare, Egli gioca – gioco che consiste in una specie di traboccamento, in quanto Egli è tutto denso della sua propria beatitudine; Egli desidera tutto superare ed è così pienamente libero; si comporta variamente, nel senso che, sebbene in se stesso sia indifferenziato, si fonemizza in un discorso differenziato; manifesta tutte le cose e quindi illumina; è lodato poiché tutto è a Lui inchinato, in tutte le sue varie funzioni, sin dal suo nascere; procede, essendo naturato di conoscenza, costituito da ogni azione e provvisto, come qualità, di conoscenza e azione.

Da: “Tantraloka. Luce dei Tantra” di Abhinavagupta – Ed. Adelphi, a cura di R. Gnoli

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