le_mahabharata_1989
1-3. Sebbene nella mia ignoranza, io ti adoro, Essere primordiale, Tu che esisti al di là di Prakriti, Tu che sei all’interno e all’esterno di ogni creatura. Tu che sei nascosto dal velo di Maya, che trascendi la conoscenza dei sensi, Tu immutabile; come l’attore mascherato sulla scena, sei visto anche da coloro che non sanno. Come può una donna comprendere Te, che hai preso corpo per insegnare la Bhakti ai saggi capaci di discriminare tra il Sé e il non-Sé, e a coloro che hanno padronanza della mente e della meditazione.

4. Mi inchino a Govinda, a Krishna, al figlio di Vasudeva e Devaki, al figlio adottivo di Nanda.

5. Mi inchino a Te che hai un loto per ombelico, a Te che indossi una ghirlanda di fiori di loto, a Te che hai fiori di loto come occhi e piedi come fiori di loto.

6. O Hrishikesha (Signore dei sensi), reggitore del mondo, io e i miei figli siamo stati soccorsi puntualmente da Te in molti pericoli, Signore, più rapidamente di come hai raggiunto tua madre, che rimase a lungo prigioniera di Kamsa.

7. Sono stata protetta da Te, o Hari, in tutte le circostanze, dall’avvelenamento, dall’incendio (di Jatugriha), dai demoni, dagli intrighi di corte, dalla miseria nella foresta, e dalle armi sul campo di battaglia.

8. O Maestro del mondo, fai che altre calamità ci colpiscano, perchè ancora godremo della visione di Colui che libera dalla reincarnazione. Continua a leggere

Bhagavad GitaCap. X

20. Sono l’Anima Suprema situata nel cuore di ogni creatura, o Gudakesha. Sono l’inizio, la metà e la fine di tutti gli esseri.
21. Tra gli Aditya Io sono Visknu, e tra le sorgenti luminose, il sole radiante. Tra i Marut sono Marici, e tra i corpi celesti sono la luna.
22. Fra i Veda sono il Samaveda, fra gli Dei sono Vasava, per i sensi sono la mente e degli esseri sono la coscienza.
23. Tra i Rudra sono Shiva, tra gli Yaksha e i Rakshasa sono il signore delle ricchezze (Kuvera); tra i Vasu sono il fuoco (Agni). Tra le montagne sono Meru.
24. Tra i sacerdoti, o Arjuna, sappi che Io sono il capo, Brihaspati, e tra i generali sono Skanda, il signore della guerra. Tra le acque sono l’oceano.
25. Tra i grandi saggi sono Bhrihu. Tra i suoni sono Om, la sillaba indefettibile; e tra i sacrifici, il japa, il canto dei santi nomi. Tra le montagne sono l’Himalaya.
26. Tra gli alberi sono il fico sacro, e tra i saggi e gli esseri celesti Narada. Tra i Gandharva, cantori celesti, sono Chitaratha e tra le anime realizzate, il saggio Kapila.
27. Tra i cavalli, sappi che io sono Uccaishrava, che uscì dall’oceano e nacque nell’immortalità. Tra i nobili elefanti sono Airavata e tra gli uomini il Sovrano.
28. Tra le armi sono il fulmine, e tra le vacche la vacca dei desideri. Tra i procreatori sono Kandarpa, il dio dell’amore; e tra i serpenti il re, Vasuki.
29. Tra i Naga, serpenti celesti, io sono Ananta; e tra le divinità delle acque, Varuna. Tra gli antenati sono Aryama, e tra gli amministratori della legge sono Yama, il signore della morte.
30. Tra gli esseri demoniaci Daitya Io sono il fervente Prahlada, e tra gli oppressori, il tempo. Tra le bestie sono il leone, e tra gli uccelli, Garuda, che trasporta Vishnu.
31. Tra i purificatori sono il vento, e tra coloro che portano le armi sono Rama. Tra i pesci sono lo squalo, e tra i corsi d’acqua, il Gange.
32. O Arjuna, di ogni creazione sono l’inizio e la fine, e sono il mezzo. Fra tutte le scienze sono la metafisica, e della logica sono la conclusione, la verità finale.
33. Tra le lettere sono la A, e tra le parole composte, sono la doppia. Sono il tempo inesauribile;  tra i creatori sono Brahma, i cui volti multipli guardano ogni lato.
34. Sono la morte che tutto divora, e la sorgente di tutto ciò che verrà. Nella donna sono la fama, la fortuna, l’eloquenza, la memoria, l’intelligenza, la fedeltà e la pazienza.
35. Tra gli inni sono il Brihat-sama, che si canta per Indra; e tra i versi poetici, la Gayatri, cantata ogni giorno dai brahmana. Tra i mesi sono novembre e dicembre, e tra le stagioni, la primavera.
36. Tra le truffe sono il gioco d’azzardo e sono la luce di tutto ciò che è visibile. Sono la vittoria, la risoluzione, e dei bravi sono la bravura.
37. Tra i discendenti di Vrishni sono Vasudeva e tra i Pandava, Arjuna. Tra i saggi sono Vyasa, e tra i grandi pensatori, Ushana.
38. Di quelli che opprimono sono la verga, e dei vincitori sono la strategia. Dei misteri sono il silenzio, e del saggio la saggezza.
39. Inoltre, o Arjuna, sono il seme che genera tutto ciò che vivrà. Né vi è qualcosa che si possa muovere o non muovere, esistere o non esistere senza di Me.
40. O potente vincitore dei nemici, le Mie manifestazioni divine non hanno limiti. Ciò che ti ho rivelato non è che una minima parte della Mia grandezza infinita.
41. Tutto ciò che è bello, potente, glorioso, sappi che scaturisce da un semplice frammento del Mio splendore.
42. Ma a che servono, o Arjuna, tutti questi particolari? Con una semplice scintilla della Mia Persona, Io penetro e sostengo l’universo intero. Continua a leggere

1-3. Sebbene nella mia ignoranza, io ti adoro, Essere primordiale, Tu che esisti al di là di Prakriti, Tu che sei all’interno e all’esterno di ogni creatura. Tu che sei nascosto dal velo di Maya, che trascendi la conoscenza dei sensi, Tu immutabile; come l’attore mascherato sulla scena, sei visto anche da coloro che non sanno. Come può una donna comprendere Te, che hai preso corpo per insegnare la Bhakti ai saggi capaci di discriminare tra il Sé e il non-Sé, e a coloro che hanno padronanza della mente e della meditazione.

4. Mi inchino a Govinda, a Krishna, al figlio di Vasudeva e Devaki, al figlio adottivo di Nanda.

5. Mi inchino a Te che hai un loto per ombelico, a Te che indossi una ghirlanda di fiori di loto, a Te che hai fiori di loto come occhi e piedi come fiori di loto.

6. O Hrishikesha (Signore dei sensi), reggitore del mondo, io e i miei figli siamo stati soccorsi puntualmente da Te in molti pericoli, Signore, più rapidamente di come hai raggiunto tua madre, che rimase a lungo prigioniera di Kamsa.

7. Sono stata protetta da Te, o Hari, in tutte le circostanze, dall’avvelenamento, dall’incendio (di Jatugriha), dai demoni, dagli intrighi di ... 

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Krishna lasciò la foresta e le praterie di Vrindavana per la città di Dvaraka, dove si unì in matrimonio con otto regine. Le gopi ora vagavano in silenzio. Avvezze all’emozione dell’amore rubato, ripetevano ogni tanto, quando si trovavano sole, le parole «tu ladro», senza avere risposta. La vita procedeva come se Krishna non fosse mai stato fra loro.
La separazione, il vuoto, l’assenza: questa era la nuova emozione, l’unica.
Chiuso nel suo palazzo, mentre le otto regine, degne e pompose, orbitavano intorno a lui con implacabile precisione, Krishna si annoiava. Suo occasionale sollievo erano le conversazioni con il vecchio Narada.
Quel Rishi nato dal collo di Brahma e da Brahma condannato a errare senza sosta, che tante storie e luoghi era stato obbligato a vedere, quel vecchio intrigante, curioso, un po’consigliere aulico, grande musicista, repertorio di aneddoti, subdolo, voyeur, adulatore, intelligente, maligno: chi meglio di lui poteva distrarlo dalla melanconia?, pensò Krishna.
Passavano le notti a giocare a scacchi e a parlare. Poi Narada suonava la vina, magistralmente come sempre. Krishna si divertiva anche a stuzzicarlo. Una volta gli disse: «Ora raccontami di quella tua vita quando eri un verme e hai voluto evitare il carro di quel re». «Ma certo, siamo sempre attaccati al nostro corpo, anche quando siamo vermi…» disse Narada. Sorrideva, ma un po’ teso. Le storie che Krishna preferiva erano quelle delle due vite in cui Narada era stato trasformato in donna. «Anche se hai vissuto come donna e hai partorito decine di figli, prima di arrampicarti quella volta sui loro cadaveri per cogliere un mango, delle donne non hai mai capito niente…». «Può essere» disse Narada. «Per esempio non capisco come tu faccia con tutte queste regine…». «Ma queste non sono le donne» disse Krishna, improvvisamente cupo, e tornò a fissare la scacchiera. Continua a leggere