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Io sono favorevole ad Halloween.

Posted by Beatrice on October 31, 2008

Finchè non ho visto il bambino superstar della famiglia del terzo piano, acconciato da Sora Morte, precipitarsi dalle scale a balzi, carico del suo innato talento attoriale, non avevo realizzato ancora che oggi è giorno di dolcetto o scherzetto, e nemmeno che io inconsapevolmente, prendendo un sonnifero ieri sera, mi sono già truccata con due perfetti cerchi neri alle orbite, che mi farebbero vincere il primo premio in qualsiasi competizione a tema. A me i sonniferi fanno malissimo, ma basta che entro da un medico qualsiasi e dichiaro di lavorare con Internet per trovarmi prescritta immediatamente tutta la tabella V, senza dover spiegare altri sintomi. E’ un mondo a rischio, baby, e questo è solo un supermercato.

D’altra parte la visione del bambino superstar ha avuto un doppio effetto benefico, oltre la giustificazione del mio aspetto odierno.
La ferale notizia di oggi è che, come sempre, dovrò accompagnare la Signora nel giro dei cimiteri, dove risiedono da anni tutti i membri della sua famiglia, estinta. Lui, l’Altro, non può – perchè è ateo. L’ateismo è una religione che può contare su un numero di adepti abbastanza forte e rappresentato da poter vantare diritti inalienabili. Non è così per l’Hindu, che veramente non potrebbe visitare cimiteri, non sa come dovrebbe purificarsi da un simile contatto, se possa recarcisi con le rudra e gli altri oggetti sacri, come cavarsela insomma, dato che niente è scritto, e nulla è mai stato previsto in questo senso. Se fossi un Hindu indiano, la cosa si sistemerebbe con il benemerito pragmatismo vedico: una discreta somma al bramino e sistema tutto lui. Qui invece tocca farsene una ragione e pedalare. Problemi dell’indesiderabile meticciato culturale, avrebbe detto l’ineffabile prof. Pera, se interrogato.

Appena il bambino superstar, acconciato da Sora Morte e accompagnato dai suoi sodali, suonerà il campanello della Signora, troverà ad accogliero prima una teatrale sordità: COSA?? e poi un Cacciari formato pensionata in vestaglia e ciabatte (perchè da oggi non è più obbligatorio vestirsi per gli ultrasessantacinquenni esaltati) che partirà con la filippica sulle americanate e improperi che oggigiorno potrebbero fruttare una denuncia, anche se ai suoi tempi erano un sistema educativo, ma forse non tanto efficace. Ma fuor di discussione va difesa la breve tradizione de noartri, che cancellò ogni saggezza veramente tradizionale e il giorno del primo novembre è d’obbligo morale e spirituale imbibirsi per cimiteri della sugna psichica dei cadaveri e bearcisi tristemente dentro, in attesa di un giudizio che è meglio che ci colga nei panni dei vincitori. Ah, l’occidente. Ah, che tradizione eccelsa.

Io invece ho già pronti mandarini e dolcetti. Vedere sollevarsi la mascherina di cotone e sorridere la faccina rotonda del bambino è stata un’illuminazione, la visione dell’Isha Upanishad: “questo universo non è che la veste dell’Assoluto”.
Dentro i panni neri dei nostri fantasmi, dei defunti e delle cupe stregonerie che accompagnano le nostre brevi stagioni c’è il volto liscio e rotondo del Bambino, grande attore, giocatore di scherzi e goloso di dolcetti, gentile e rapido come la grazia divina. E sono queste piccole illuminazioni che riescono a passare oltre la cortina di negazioni e culturalismi beceri, oltre le religioni istituzionali, comprese quelle laiche e filosofiche e pseudo-civili, e regalarci un lampo della beatitudine vera delle origini, quando la terra era giovane e popolata di bambini, di scherzi e di misteri che si trasformavano in pantomima. Dietro la grottesca maschera della Morte sorride intatto il Bambino.

PS: Pera e Cacciari, gemelli solari, vengano a visitare i reperti delle civiltà Picene e Celte. Probabilmente qui si festeggiava Halloween quando nessuno aveva mai sentito parlare di “tradizioni italiane”, forse allora c’era davvero una tradizione, una e molte, una e senza nome, una e basta.