Una volta, quando Sri Ramana si trovava presso lo Sriramanasramam, Sri Paramacharya (Sri Chandrasekharendra Saraswati Swamigal) mandò una coppia e il loro bambino di dieci anni, affetto da una malattia mentale, a Tiruvannamali perchè il bambino restasse con Sri Ramana almeno dieci giorni, e vi ricevesse delle cure. La coppia proveniva da Nellore aveva ricevuto il darshan di Sri Paramacharya. Seguirono le sue indicazioni e si recarono a Tiruvannamalai per incontrare Bhagavn Sri Ramana.
Alla vista del bambino Sri Ramana esordì gioviale: “Ebbene, io sono un pazzo proprio come te!”. Nel giro di tre giorni il bambino era ritornato in salute, e dopo essere rimasti per i dieci giorni previsti, i genitori ritornarono da Sri Maha Periyaval per confermare la guarigione del bambino.

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Sri Maha Periyaval, all’età di 87 anni, voleva immergersi nelle acque del fiume Krishna presso la località di Vijayawada. Allora Sri Jayendra Saraswathi Swamigal disse al Maha Periyaval che l’acqua era troppo fredda (era tarda sera) e che avrebbe potuto fare le sue abluzioni in acque più temperate di quelle del fiume. Sri Paramacharya rispose, indicando le mani e il resto: “Se ... 

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I piani fisico, mentale, intellettuale e spirituale, devono essere ricondotti a un insieme armonico. La meditazione è la tecnica per trovare questa armonia. È la disciplina spirituale più elevata. Attraverso la meditazione si può incontrare l’esperienza della pace dentro e fuori di noi. Terminano i conflitti fra i desideri, le indecisioni sui compiti e lo stress nervoso. La mente è nella posizione di vedere la vita nel suo complesso. Ogni impegno si risolve con successo, poichè terminano le fluttuazioni mentali e la conseguente dispersione. E’ possibile perciò dirigere le proprie potenzialità, con una concentrazione che non incontri ostacoli.
Nessuno può mancare di osservare il risultato della concentrazione. I raggi del sole convergenti su un punto attraverso una lente focale bruciano la cosa su cui sono concentrati. Tutti coloro che hanno successo nelle professioni o nel sapere, lo devono alla capacità di concentrarsi su un solo punto. Occupare la mente in pensieri e problemi reca danno alla concentrazione e al rendimento. Una mente divisa ottiene risultati mediocri. Le Scritture hanno giustamente indicato che ogni uomo è un genio potenziale. La maggior ... 

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Sì, io sono cresciuta amata in uno spazio con neon
dove una donna sola era china
su pentole che sapevano di sugo lento
al burro fuso e questa felicità dolciastra
senza uomini, senza occhi, lentissima
immutabile al destino, in attesa di nessun altro
che della morte, quella che stava attaccata ai muri
eppure riempiva di mistero, quasi estasi, silenzio
ritmo e attenzione. Tranne all’inevitabile, che mai vediamo.

(ora)

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Matri Vani  (From “In Association with Sri Ma Anandamayi” volume 2)

Sri Hari Prasanna Mukherjee: Ma, spesso dobbiamo ammettere di agire in preda agli istinti, lo si voglia a no. Qual è il rimedio per questo?

MA: Sì, la mente a volte è soggiogata dagli istinti a dispetto di se stessa. Come primo rimedio, si deve prevedere la soggezione della mente. Ma quando si è agitati si deve dedicare cura particolare a prevedere e risolvere il problema.

Hari Babu: Ma le buone idee e le capacità non sono di alcun aiuto fino a quando si è nel giogo del passato.

MA: Si educano i bambini anche contro la loro volontà. Anche in questo caso utilizzeremo un metodo del genere. I bambini non desiderano studiare. Sono completamente assorbiti dal gioco e non dagli studi. Nel loro caso, non aspetterete che essi abbiano terminato di giocare o abbandonato il fascino per i giochi prima di intraprendere la loro istruzione. Come si educano i bambini con determinazione, nonostante la loro preferenza per i giochi, così è con le pratiche religiose. “Anche dopo essere nato come un essere umano – un raro dono di Dio, i miei giorni trascorrono via a non fare niente. Io non sono dunque ... 

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Ascoltate e osservate queste donne:

E quella che segue è la presentazione del progetto, che si può trovare qui: http://www.asceticswithcameras.org

“Ascetics with Cameras” è un programma di istruzione multimediale indipendente, rivolto a un gruppo selezionato di Sadhvis (asceti di sesso femminile, scarsamente rappresentate) appartenenti al Juna Akhara, l’ordine più antico e più numeroso di monaci e monache indù di culto shivaita. Iniziato al Kumbh Mela del 2004 a Ujjain e ulteriormente sviluppato nel 2007 durante il Kumbh Mela nel Prayag (Allahabad), il progetto ha l’obiettivo di fornire telecamere (per foto e video digitali) alle donne che appartengono allo Juna Akhara e, nel rispetto della tradizione del guru (insegnante) / shisha (studente) , dare più potere “ad ognuno di insegnare a ognuno”. Quindi usare le tecnologie per la produzione di una raccolta di dati multimediali, per arrivare a creare un DVD-raccolta di brevi video, un libro di fotografie e scritti, e una presenza sui social media e su piattaforma on-line (sito web). L’ultimo obiettivo a lungo termine di questo progetto è quello di insegnare a queste donne una competenza dei mezzi di produzione dell’informazione, in modo da guidare lo “Shiva’s Army” femminile ad essere un gruppo di citizen-journalists, capaci di usare le armi di comunicazione di massa, in grado di dire la verità al potere. Continua a leggere

Ognuno vuole restare solo con la sua colpa
accudire nel cuore il carnefice
allevare l’emozione sola che ci accomuna e ci divide.
Con essa ci siamo incontrati, scambiati
il primo sguardo che riconosce la sua preda
il simile, il lupo, il celeste antenato crudele
che scavò il cavo nel seno e vi depose il suo uovo.
Abbiamo diviso la febbre come altri fanno col pane,
digiunato al mattino, appena sorgeva il sole, in silenzio
amputato gli arti per l’ultimo abbraccio, chiesto scusa.
Vedo ancora la tua solitudine alzarsi in cielo al tramonto
dormire senza sogni, farsi stella chiusa e lucente un istante
per scomparire, come scompare chi è solo.

(9 novembre 2009)

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Il corpo e la consorte mostrano la loro bellezza. La gloria è variegata e attraente. La ricchezza è gloriosa quanto il Monte Meru. Ma se non ho la devozione interiore ai piedi del Guru, che farò, che farò, che farò? [1]

La consorte, la ricchezza, i figli e i nipoti, la casa, i parenti, tutto ciò si avvicenda nell’esistenza. Ma se non ho la devozione interiore ai piedi del Guru, che farò, che farò, che farò? [2]

I Veda in sei parti, la conoscenza di ogni trattato, e il talento e l’abilità poetica riempiono la bocca. Comporrò allora una bella prosa o poesia. Ma se non ho la devozione interiore ai piedi del Guru, che farò, che farò, che farò? [3]

Nei paesi stranieri si può guadagnare rispetto. Nel proprio paese, essere un nobile. Tutto ciò rientra nel meccanismo dei doveri, nient’altro. Ma se non ho la devozione interiore ai piedi del Guru, che farò, che farò, che farò? [4]

Il rispetto e la venerazione si rivolgono anche ai re nelle occasioni ufficiali. Ma se non ho la devozione interiore ai piedi del Guru, che farò, che farò, che farò? [5]

La mia fama può raggiungere tutte le regioni, se offro con generosità. Grazie alle mie mani, tutti gli oggetti ... 

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Il nome Kali deriva dalla parola radice sanscrita Kal, tempo. Nulla sfugge al tempo.

Kali Maa è una Rupa (forma) di Durga Maa. Creata da Durga Maa per lottare contro i demoni, l’aspetto feroce di Durga. Secondo i Purana, l’ immagine di Kali, ampiamente venerata nelle regioni orientali dell’India, deve la sua origine alla battaglia di Durga con Shumbha e Nishumbha. E’ anche nota come colei che uccise il demone Raktabija bevendo le gocce del suo sangue, per impedire che queste cadessero a terra.

Nelle immagini popolari, Kali è rappresentata come un essere femminile molto nero, con quattro braccia. In una mano ha una scimitarra, in un’altra la testa di un demone, che tiene per i capelli, la terza mano si apre a elargire benedizioni e la quarta regge un’altra arma, di solito una lancia o un tridente. Ha una collana fatta di teschi e due teste di demoni come orecchini. La sua lingua è rosso sangue ed è esposta fino al mento. Il sangue sgocciola anche dalla lingua e sul corpo. Sovente è rappresentata in piedi sul corpo di Shiva, con un piede sul petto e l’altro sulla coscia. In alcune statue è nuda, tranne che per i suoi ornamenti, quali una specie di gonna fatta di mani e arti mozzati attorno ai fianchi.

Kali indossa una ghirlanda di 52 teschi e una gonna fatta di braccia smembrate perché l’ego abbandoni l’identificazione con il corpo, per riconoscersi nello spirito. Se il nostro attaccamento al corpo giunge al termine, la liberazione non può che prevalere. Pertanto la gonna e la ghirlanda dei trofei sono indossati dalla Dea per rappresentare la liberazione dei suoi figli dall’attaccamento al corpo materiale.

Con due mani tiene una spada e una testa mozzata di fresco, grondante sangue. Questo particolare rappresenta la celebre battaglia in cui sconfise il demone Raktabija.

Il nero (o talvolta blu scuro) della pelle rappresenta il grembo del non manifesto, da cui tutta la creazione è nata e in cui tutta la creazione alla fine farà ritorno. Dea Kali Ma è raffigurata in piedi su uno Shiva dalla pelle bianchissima, che è sdraiato sotto di lei. La sua pelle bianca è in contrasto con la nera o blu di Lei. Lo sguardo di Shiva esprime distaccata beatitudine. Shiva è pura consapevolezza senza oggetto Sat-Chit-Ananda (essere-coscienza-beatitudine), mentre Lei rappresenta la “forma” eternamente sostenuta dal principio di pura consapevolezza. Continua a leggere

Le nove dee del Navaratri sono chiamate collettivamente Navdurga e sono tramandate nel Devi Mahatmya e nel Durga Saptashati. Le nove dee venerate in ciascuno dei nove giorni di Navratri sono incarnazioni della Shakti Divina. I loro nomi sono: Shailaputri, Brahmacharini, Chandraghanta, Kushmanda, Skanda Mata, Katyayani, Kala Ratri (Kaalratri), Maha Gowri e Siddhidayini.

Maa Shailaputri –  La Dea del primo giorno di Navratri

“Shail” significa montagna e “Putri” figlia. E’ conosciuta anche come Parvati o Hemavati.
Shailaputri si crede fosse la reincarnazione di Sati, la figlia di Daksha e moglie di Shiva. Alla sua reincarnazione divenne Parvati, figlia dell’Himalaya e in seguito moglie di Shiva. E una delle principali forme della Shakti e strettamente associata a Shiva. Continua a leggere