Il saggio non si chieda cosa sia l’universo, quale sia la sua natura, come fu creato, quale la sua causa. Lo veda come mera illusione. Così come ci dimentichiamo del legno, quando guardiamo un elefante di legno, e ci dimentichiamo dell’elefante se osserviamo il legno – così il sé si disconosce nell’universo e l’universo nel sé.
Sulla vasta tela del Sé, il sé dipinge l’immagine dei vari mondi e il sé trae la propria soddisfazione ad ammirarne la figura.

(dallo Svatmanirupanam di Sri Adi Shankaracharya)

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Un pomeriggio Bhole (Swami Rama) espresse il proprio stupore a Sombari Baba e gli chiese come fosse che il fuoco non lo bruciava.  “Come potrebbe il fuoco bruciare se stesso?” rispose Sombari Baba “Il fuoco è me e io sono il fuoco.
Tutto l’universo è pervaso dal fuoco, e qualcosa va forse distrutto dal fuoco? Il fuoco è ciò che sostiene la vita. Solo quelli che ignorano la natura divina del fuoco ne sono impauriti.”

Bhole non capiva tutte le implicazioni del discorso di Sombari Baba, ma comprese che il fuoco è energia divina e incarna intelligenza, come noi. E riconobbe, almeno intellettualmente, che l’universo è interamente pervaso di fuoco, in forma di calore e luce, ma aveva difficoltà ad accettare l’affermazione di Sombari Baba “Il fuoco è me e io sono il fuoco”.
Sperando di capire in un secondo momento, Bhole pose un’altra domanda: “Perché i colori delle fiamme cambiano nel tempo?” Continua a leggere

Erotismo, compassione, creato

da Etain Addey , Pratale

Quando arrivai qui nella valle trovai nel casale più vicino a casa mia una donna, Lucia, che allora aveva quasi ottant’anni. Aveva fatto sempre la vita della mezzadra, ma era la persona più padrona del mondo che abbia mai conosciuto. Era padrona del mondo nel senso più interiore della parola, nel senso che ne avrebbe dato il filosofo arabo al-Kindi, che parlava dell’unitas reggitiva, il principio unificante che permette alla volontà dell’individuo di modificare l’esistente quanto più la volontà è innervata dai moti dell’animo e dai desideri. Lucia strofinava il fianco caldo della vacca Chianina che usciva dalla stalla con la stessa sensualità palpabile con cui mi accarezzava la pancia arrotondata dalla prima gravidanza. La vedevo versare litri di latte nel calderone per fare il formaggio, come se quel latte fosse la soma dei Vedici, lavorare la pasta per la crescia come se ogni chicco di grano le fosse familiare, come se potesse sfamare ogni creatura del mondo con quello che usciva dalle sue mani.  Nonostante l’età, aveva nella sua persona un ardore conturbante.  Aveva fatto undici figli, “tutti boni”, ma dava a me l’impressione di fare ancora, nel suo quotidiano, l’amore con ogni cosa. Al-Kindi affermava che ogni sostanza, celeste o sublunare, emette raggi in ogni direzione, di modo che, in virtù di queste radiazioni e della loro propagazione, non sarebbe avventato sostenere che ogni cosa sia in ogni altra, e che ogni parte del cosmo sia legato empaticamente a tutte le altre.

Quella mezzadra che mungeva, che mieteva, che partoriva, che faceva partorire, che macinava e tritava, che raccoglieva e seminava, che uccideva, che cuoceva e conservava, che lavava il morto, che accarezzava e incoraggiava, era nella condizione ideale per penetrare, no, per incarnare l’erotismo del mondo.  “La conoscenza integra ed esauriente di una pur minima cosa rivela, come dentro uno specchio, l’universale essenza del cosmo”

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Come quelle improvvise nubi
bianco e oro che cantavano
di luce e volante potenza
correndo così che gli alberi
urlavano lo stupore verde al cielo
che si apriva verticale, mobile e alto. Infine.

Ed era Natale, mattina e sole.
Così ho contemplato la gratitudine
riversarsi da quell’Amato e riempire
i nembi barocchi d’oro e slancio
e maestà segreta, che mi soccorse. Sempre.

Magnifica la sorte, stamattina
al tuo trionfo, Cielo, appena nato
limpido signore del mondo.
Così sei stato, e magnifica la sorte
anima mia furiosa a lasciarsi
abbandonare e ritrovare, porta ventosa. Grata.

(20 gennaio 2010)

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Dea Saraswati,
bella come la luna del colore del gelsomino,
ghirlanda pura e bianca come gocce di fresca rugiada,
vestita di bianche vesti radiose,
tu che tra le tue splendide braccia tieni il veena,
che hai per trono un bianco loto,
circondata e rispettata da tutti gli Dei, proteggimi.
Rimuovi completamente da me la negligenza, la lentezza e l’ignoranza.

Yaa Kundendu tushaara haaradhavalaa, Yaa shubhravastraavritha|
Yaa veenavara dandamanditakara, Yaa shwetha padmaasana||
Yaa brahmaachyutha shankara prabhritibhir Devaisadaa Vanditha|
Saa Maam Paatu Saraswatee Bhagavatee Nihshesha jaadyaapahaa||

La festa di Diwali – o festa della luce- è dedicata a Lakshmi, Dea della prosperità, e Navaratri a Durga, dea della forza e del potere; Vasanti Panchami è invece dedicata a Saraswati, Dea della conoscenza e del sapere. Saraswati rappresenta le tre vie del sapere e della consapevolezza. E’ la madre dei Veda e con un canto a lei dedicato, chiamato ‘Saraswati Vandana’, spesso si aprono e si concludono le lezioni vediche.
La festività si celebra ogni anno durante il quinto giorno della quindicina chiara del mese lunare di Magha, nel giorno detto ‘Vasant Panchami’.
Saraswati, Dea della conoscenza, dell’arte e della musica è figlia di Shiva e di Durga. Si deve a lei il dono agli uomini della parola, della saggezza e della conoscenza. E’ rappresentata con quattro braccia che simboleggiano i quattro aspetti dell’apprendimento umano: mente, intelletto, attenzione ed ego. Reca in una mano le sacre Scritture e un loto – simbolo della vera conoscenza – in un’altra. Con le altre due mani suona la musica dell’amore e della vita con uno trumento a corde chiamato veena. Veste di bianco – simbolo di purezza – e cavalca un cigno bianco che rappresenta il Sattwa Guna, ovvero la purezza e la discriminazione filosofica. Continua a leggere

La creazione, la conservazione e la dissoluzione dell’universo sono in realtà il dharana, il dhiana, e il samadhi cosmico dello yoga di Dio, messo in opera su una base astronomica. La conservazione dell’universo intero è un grande manifestazione della meditazione di Dio. La fecondità, la varietà, la complessità e il potere inesauribile di vita della mente, non sono altro che gli splendori dello yoga di Dio. Dato questo, la lotta per la spiritualità dell’uomo, lo yoga umano, non è che una frazione infinitesimale dello yoga universale di Dio.

Traduzione a cura di Franca Mussa, fonte: http://www.gruppovedantalila.it

La crescita spirituale è il risultato di un rinnovamento continuo di sé. Implica lo sviluppo o la creazione di un qualcosa in più. Per funzionare e mantenersi il corpo riceve la propria energia dal catabolismo, un fenomeno di degrado delle molecole organiche e dei tessuti. Questa degradazione è compensata dall’anabolismo, che è un fenomeno di assimilazione e di edificazione delle stesse molecole e tessuti. Questi due processi costituiscono il metabolismo, una delle tre fondamentali caratteristiche degli organismi viventi, le altre due sono l’evoluzione ... 

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“Haiti ha un passato glorioso, ma un presente drammatico e un futuro fosco” Joel Dreyfuss, oggi.

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Il brano che segue è l’incipit di un romanzo importante e di eccezionale efficacia su quel passato glorioso e poco conosciuto dell’isola di Haiti, libro che ha il pregio di riportare, al lettore sensibile, tracce vivissime e sottili della spiritualità e della gnosi afrocaraibica, accennate anche nella frase enigmatica sull’Africa “in fondo al mare” che chiude il brano, metafora del sentimento del “ritorno a casa”, cara a ogni anima che abbia sofferto il senso della schiavitù terrena e l’anelito alla liberazione. Un libro che parla soprattutto di una strana rivoluzione, di passioni furiose, di magia e di Dei ancestrali.

Questa citazione è un modestissimo omaggio alla terra di Haiti, che oggi è devastata da un terremoto di proporzioni apocalittiche; una terra a cui riconosco di custodire una Tradizione, cioè la narrazione vivente, per figure e riti, della possibilità di Unione con il divino e la nostalgia per il Ritorno.

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Dal romanzo: Quando le anime si sollevano
di Madison Smartt Bell

PROLOGO
Avere levato l’àncora con la marea del mattino è stato un sollievo. Le voci di nuovi disordini hanno reso gli ultimi giorni in porto terribilmente inquieti: forse si prepara una rivolta ben più grave, scatenata dalla deportazione del capo brigante Toussaint, nostro passeggero e prigioniero. Tutte le fazioni della città di Le Cap, o meglio di quel che ne rimane, sono insorte l’una contro l’altra. Quanto al porto stesso, pullula di squali voraci pronti a divorare le carni di chi ha la peggio nelle battaglie sulla costa.
Ecco perché mi rinfranca trovarmi ormai così distante, qui sulla poppa, la brezza in volto, a osservare le rovine fuligginose che s’inabissano velocemente all’orizzonte. In dieci anni Le Cap è stata rasa al suolo per ben due volte, ma anche all’apice del suo splendore, se ammirata da lontano, non poteva sembrare che una precaria roccaforte su queste rive selvagge. Mentre doppiamo il capo vedo la città cedere il passo a scarpate rocciose che scendono a strapiombo tra le onde; più in alto si staglia la tenebra impenetrabile delle foreste o, dove gli alberi sono stati abbattuti, picchi spogli e affilati come aghi. Il mio soggiorno è stato breve, ma per quanto mi riguarda è durato anche troppo. Nulla è andato a buon fine da queste parti: la mano dell’uomo civilizzato è riuscita soltanto a trasformare in deserto la natura selvaggia. Forse, prima di Colombo, l’isola era una specie di Eden. Credo sarebbe stato meglio per tutti se non vi fosse mai sbarcato.
Quando siamo salpati, accanto a me e agli altri ufficiali di bordo c’erano alcuni membri della cerchia di Toussaint, lo schiavo ribelle; da par suo, il gentiluomo se ne rimaneva strettamente sorvegliato sottocoperta. Finora ai suoi amici è stato concesso di muoversi a loro piacimento per la nave, e io ho cercato di studiarli da vicino per poterne un giorno affidare alla carta una descrizione, destinata a chi, non lo so. Continua a leggere

Una volta, quando Sri Ramana si trovava presso lo Sriramanasramam, Sri Paramacharya (Sri Chandrasekharendra Saraswati Swamigal) mandò una coppia e il loro bambino di dieci anni, affetto da una malattia mentale, a Tiruvannamali perchè il bambino restasse con Sri Ramana almeno dieci giorni, e vi ricevesse delle cure. La coppia proveniva da Nellore aveva ricevuto il darshan di Sri Paramacharya. Seguirono le sue indicazioni e si recarono a Tiruvannamalai per incontrare Bhagavn Sri Ramana.
Alla vista del bambino Sri Ramana esordì gioviale: “Ebbene, io sono un pazzo proprio come te!”. Nel giro di tre giorni il bambino era ritornato in salute, e dopo essere rimasti per i dieci giorni previsti, i genitori ritornarono da Sri Maha Periyaval per confermare la guarigione del bambino.

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Sri Maha Periyaval, all’età di 87 anni, voleva immergersi nelle acque del fiume Krishna presso la località di Vijayawada. Allora Sri Jayendra Saraswathi Swamigal disse al Maha Periyaval che l’acqua era troppo fredda (era tarda sera) e che avrebbe potuto fare le sue abluzioni in acque più temperate di quelle del fiume. Sri Paramacharya rispose, indicando le mani e il resto: “Se ... 

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I piani fisico, mentale, intellettuale e spirituale, devono essere ricondotti a un insieme armonico. La meditazione è la tecnica per trovare questa armonia. È la disciplina spirituale più elevata. Attraverso la meditazione si può incontrare l’esperienza della pace dentro e fuori di noi. Terminano i conflitti fra i desideri, le indecisioni sui compiti e lo stress nervoso. La mente è nella posizione di vedere la vita nel suo complesso. Ogni impegno si risolve con successo, poichè terminano le fluttuazioni mentali e la conseguente dispersione. E’ possibile perciò dirigere le proprie potenzialità, con una concentrazione che non incontri ostacoli.
Nessuno può mancare di osservare il risultato della concentrazione. I raggi del sole convergenti su un punto attraverso una lente focale bruciano la cosa su cui sono concentrati. Tutti coloro che hanno successo nelle professioni o nel sapere, lo devono alla capacità di concentrarsi su un solo punto. Occupare la mente in pensieri e problemi reca danno alla concentrazione e al rendimento. Una mente divisa ottiene risultati mediocri. Le Scritture hanno giustamente indicato che ogni uomo è un genio potenziale. La maggior ... 

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