BRHADARANYAKA UPANISHAD. DALLA CREAZIONE ALLA LIBERAZIONE.

SEMINARIO con Udai Nath
PESARO, 20 OTTOBRE 2019

“Om! L’aurora è la testa del cavallo sacrificale; il sole è il suo occhio, il vento il suo respiro, il fuoco onnipresente la sua bocca, l’anno il suo corpo. Il cielo è il dorso del cavallo sacrificale; l’atmosfera è la sua pancia, la terra il suo inguine; i punti cardinali sono i suoi fianchi, i punti intermedi le sue coste, le stagioni le sue membra, i mesi e le quindicine le sue giunture, i giorni e le notti le sue zampe, le costellazioni le sue ossa, le nubi le sue carni. La sabbia è il cibo che egli digerisce; i fiumi i suoi intestini, i monti il suo fegato e i suoi polmoni, le erbe e le piante la sua criniera; il sole che si leva è la parte anteriore del suo corpo, dietro il sole che tramonta. Il lampo è il suo ringhio, il tuono lo scuotimento del suo corpo, la pioggia la sua orina, la parola (Vac) il suo nitrito.”

La Brhadaranyaka Upanishad è una delle Upanishad più antiche, inclusa nello Yajur Veda bianco, libro che raccoglie i testi delle invocazioni sacrificali che l’officiante mormorava durante il sacrificio vedico. I commenti e le chiose allo Yaur Veda bianco sono riuniti in un Brahmana, lo Sata-patha- brahmana, che si conclude con un Aranyaka, o breviario meditativo per gli asceti ritirati in meditazione nella foresta, alla fine del quale è data la Brhadaranyaka Upanishad. In relazione a questa sua posizione al culmine del libro sacrificale e delle sue “cento” elaborazioni filosofiche e rituali, agli asceti che discendono da questa tradizione sacerdotale è dato di meditare il cosmo, fin dalla sua origine, come il corpo sacrificale del cavallo. Esso è il luogo e l’oggetto del sacrificio, è colui che lo propone e lo officia, il cavallo è il Creatore e il sacrificio nell’atto di produrre “altro da sé”, all’origine del mondo. Prajapati, il primo sacerdote e sacrificatore, è tutt’uno con l’aurora cosmica precedente la creazione, suo testimone, tempo e corpo sacrificale primordiale. Il Creatore è solo e sconosciuto a se medesimo, circondato dall’assenza di tutto, che è “fame e morte”: perciò decide del proprio sacrificio, affinché l’universo possa dispiegarsi dalle sue membra sparse e moltiplicarsi. Il sacrificio è dispiegato nel cosmo, dal sacrificio il desiderio e tutte le cose desiderabili discendono.
Stabilito in questo inizio il fondamento metafisico del cosmo e perciò della religione, l’Upanishad fa emergere lo sviluppo escatologico. Dalla meditazione del sacerdote sulla visione sacrificale primordiale, la parola passa alla figura ascetica del saggio, il cui sacrificio è sublimato, tradotto dalla materia alla conoscenza. Il suo discorso indaga il mondo verso la sua evoluzione perfetta, il luogo dell’Essere, mai mutato, dove niente è mancante, dove non c’è più dualità, e impartisce questa conoscenza a chi lo interroga. Nelle Upanishad antiche non c’è dualità tra l’Essere e il Cosmo, non c’è Maya e non c’è rifiuto della manifestazione, ma la ricerca intellettuale e spirituale del fondamento, del dato iniziale ed eterno, o del cuore stesso della manifestazione, che non è immobile ma sensibile, presente e catturato dalla creazione, come è anche il soggetto della liberazione e della perfetta beatitudine date dalla Conoscenza. Alcune delle osservazioni che si trovano in questi testi sembrano precorrere le più avanzate tesi di fisica e di psicologia cognitiva, sostenute dalla fiducia di poter riconoscere questa conoscenza nella natura stessa della mente che osserva.

“Dobbiamo conoscere il Brahman mentre siamo in questo corpo, altrimenti saremo vissuti nell’ignoranza e andremo incontro alla nostra rovina. Coloro che lo conoscono divengono immortali, mentre gli altri ottengono soltanto dolore”. E con la stessa ingiunzione incomincia il testo per eccellenza del Vedanta classico, il BrahmaSutra di Vyasa: “Athato Brahmajijnasa”, si proceda dunque (quando si sono adempiuti gli obblighi religiosi e sacrificali) alla conoscenza del Brahman.

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Come nella tradizione indiana, Satsang e Seminari si svolgono in casa di Udai Nath, in un clima semplice e informale.
La sede è a Pesaro, l’indirizzo viene fornito al momento dell’iscrizione.
E’ possibile seguire i Seminari anche in diretta su Skype, in videochat riservata agli iscritti.
Orario del seminario: 9,00-12,00 pausa pranzo e ripresa 15,00 – 18,00. Durata complessiva circa 6 ore.
La quota di partecipazione al seminario è di 60 euro.

Posti limitati! Per tutti gli incontri, la partecipazione in casa è riservata a un massimo di sette persone, per ragioni di spazio e di comunicazione, e a un massimo di dieci su Skype.
Per altre informazioni: satsang.it/come-partecipare/
Per contatti: beatrice.udainath@gmail.com
oppure: 370.3636348

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