Ramana MaharsiSanti e Maestri

Sulla devozione. Ramana Maharshi e la via della Bhakti.

Come il seme Ankola va verso il suo gambo, il ferro verso la calamita, la moglie va al marito, la pianta al suo albero, il fiume verso l’oceano, così l’anima si trova sempre a volgersi ai piedi del Signore. Questa attrazione si chiama devozione, Bhakti. – Sivanandalhari

“Bhakti è il saldo attaccamento al Dio Supremo.” – Shandilya Bhakti Sutra

Di solito la gente guarda a Dio come esistente al di fuori di sé e dotato di una personalità individuata come la propria. L’Jnani (saggio illuminato) vede invece anche il Dio personale come nessun altro che se stesso, e l’amore di sé, in questo caso, è o diventa l’amore di Dio (personale). Nel suo caso, la devozione è definita come la realizzazione del Sé. Altri, che pensano il Dio personale come qualcosa di esterno a se stessi, sviluppano una profonda devozione per tale Dio e, infine, fondono la propria identità con la Sua. L’accordo amoroso del sé, vibra e risuona non visto. In realtà, il culto, anzi, ogni pensiero o sentimento intenso e concentrato, è la fusione della mente con l’oggetto adorato o su cui è concentrata. Un’intensa fede nel Dio personale, quindi, porta il devoto facilmente e naturalmente alla fede e alla devozione per l’ Assoluto impersonale (Swarupa Brahman). Nella maggior parte, gli inizi della devozione al Dio personale sono riconducibili al desiderio di evitare dolore e raggiungere la felicità. Così, con acume e con piacere le persone si avvicinano al loro Dio, investendo Lui di nome e forma, per raggiungere gli obiettivi che desiderano. Anche dopo essere stati esauditi, l’abitudine alla devozione continua, e nella mente allenata ad adorare Dio con forma e nome si sviluppa il potere di soffermarsi sull’informe e senza nome. Gli oggetti evanescenti, esaurita la prima istanza di devozione a un Dio personale, non soddisfano pienamente l’anima aspirante che ha sete di una felicità permanente. Con questo slancio rinnovato, teso a cercare qualcosa di più di una felicità relativa, l’anima progredisce smettendo la contemplazione di nome e  forma e tenta di concepire e realizzare l’Assoluto (Brahman). Dunque la devozione a un Dio personale si trasforma o matura gradualmente nella devozione all’Impersonale, che è lo stesso Vichara (ricerca di sé, indagine) e la sua realizzazione.

Indagine sul Sé non è altro che devozione. – Vivekachudamani

La devozione può all’inizio essere discontinua. Non è necessario forzare l’aspirante, poichè maturando diventerà  più stabile, fino poi a fluire in una corrente ininterrotta. Quando la devozione (personale) è avanzata, una breve istruzione (Sravana) è sufficiente per il passaggio successivo all’Jnana. La fede sostiene lo sviluppo dell’intuizione e la realizzazione dell’illuminazione nella Coscienza Cosmica. Così, i primi deboli sforzi dell’aspirante, la devozione per il nome e la forma, tra interruzioni e discontinuità, e per raggiungere obiettivi transitori o meno, alla fine lo portano di là di ogni nome e forma, in una corrente ininterrotta di amore per l’Assoluto. Questa è la Salvezza (Mukti).

Da: http://www.arunachala.org/newsletters/2011/?pg=jan-feb#article.1

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *