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Quello è infinito, questo è infinito. Sottraendo questo infinito a quell’infinito, ciò che resta è infinito.

Isavasya Upanisad

Swami Veetamohananda: Rinnovamento di sé attraverso la meditazione

Posted by beatrice on January 17, 2010

La creazione, la conservazione e la dissoluzione dell’universo sono in realtà il dharana, il dhiana, e il samadhi cosmico dello yoga di Dio, messo in opera su una base astronomica. La conservazione dell’universo intero è un grande manifestazione della meditazione di Dio. La fecondità, la varietà, la complessità e il potere inesauribile di vita della mente, non sono altro che gli splendori dello yoga di Dio. Dato questo, la lotta per la spiritualità dell’uomo, lo yoga umano, non è che una frazione infinitesimale dello yoga universale di Dio.

Traduzione a cura di Franca Mussa, fonte: http://www.gruppovedantalila.it

La crescita spirituale è il risultato di un rinnovamento continuo di sé. Implica lo sviluppo o la creazione di un qualcosa in più. Per funzionare e mantenersi il corpo riceve la propria energia dal catabolismo, un fenomeno di degrado delle molecole organiche e dei tessuti. Questa degradazione è compensata dall’anabolismo, che è un fenomeno di assimilazione e di edificazione delle stesse molecole e tessuti. Questi due processi costituiscono il metabolismo, una delle tre fondamentali caratteristiche degli organismi viventi, le altre due sono l’evoluzione e la coscienza.

Se l’anabolismo equilibra semplicemente il catabolismo, il corpo sarà capace di mantenersi, ma non crescerà. Un surplus di energia e di tessuti è indispensabile per il suo sviluppo e ciò diventa possibile soltanto se il processo costruttore supera il processo distruttore.

Lo stesso fenomeno si verifica nella vita spirituale.

La lotta per la spiritualità comporta una quantità considerevole di distruzioni: distruzione delle passate abitudini, dei ricordi, dei comportamenti, dei sentimenti, dei piaceri inferiori, ecc. Comporta anche una importante spesa di energia mentale per padroneggiare le pulsioni, gli istinti e la mente.

Se ciò non è compensato da un processo positivo e costruttore, la vita spirituale presto sembrerà vana e apparirà come un forma supplementare di inutili sofferenze.

Un processo equilibrante e rigenerante di anabolismo spirituale esiste, si chiama yoga.

Tuttavia, per ottenere un’evoluzione o un progresso spirituale, deve superare gli effetti distruttori della lotta per la spiritualità, altrimenti permetterà solo di condurre una vita ben regolata e pacifica.

In altri termini, lo yoga diventa un mezzo efficace di crescita spirituale solo se è praticato con un certo grado di intensità e portato a livelli sempre più elevati.

La crescita spirituale non è uno sviluppo globale a tre dimensioni. E’ un’evoluzione del sé. Un progresso della coscienza da un livello inferiore verso un livello superiore.

Lo yoga è un sistema completo di discipline che agiscono ognuna a differenti livelli della personalità. La sua azione è la trasformazione o la sviluppo della coscienza. La crescita spirituale richiede non soltanto di raccogliere tutte le capacità e tutte le energie delle diverse parti della personalità, ma anche di trasformare e sviluppare la coscienza.

Di tutte le discipline dello yoga, è la meditazione quella che porta più direttamente e con la maggiore efficacia questo rinnovamento e questa trasformazione interiore.

Come può raggiungere questo risultato? Questo è il soggetto del nostro scambio di oggi.


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Swami Veetamohananda: “L’Amore del Divino”, Bhakti Yoga

Posted by beatrice on September 10, 2009

[Dal sito del Gruppo Vedantalila di Torino. Traduzione a cura di Amanzio Bori]

Nel corso di tutta la vita cerchiamo di ottenere molte cose. Ma ahimè, non tutto e non sempre va come desideriamo. Così, si crea una specie di ironia della sorte tra quanto è desiderato e quanto è ottenuto. E tuttavia c’è un significato creativo in quanto ci accade. Attraverso le prove e gli errori, le esperienze e i fallimenti, le disillusioni e le lezioni, siamo guidati a desiderare quello stato supremo in non c’è spazio per l’ironia della sorte. E’ lo stato più elevato che si possa ottenere nel corso della vita.
L’amore del divino non può mai dare dispiacere a quelli che l’ottengono. Narada, il grande maestro della Bhakti dice: “La bhakti è quella cosa attraverso la cui realizzazione si diventa perfetti, immortali e completamente soddisfatti”.
Non è per desiderio verso la soddisfazione mondana che il devoto ama il Divino. Per il devoto sincero, la Bhakti è la vera finalità. Egli ama il Divino per amore dell’amore. Nondimeno, si può dire che un tale amore ha come corollario uno stato di perfezione, di immortalità e di soddisfazione indescrivibile.

Shri Ramakrishna dice: “La Bhakti è l’unica cosa essenziale. La migliore via per il mondo d’oggi è la Bhakti yoga, la via della Bhakti prescritta da Narada. La Bhakti yoga è la religione per questa epoca”. Intuendo che queste affermazioni richiedono un spiegazione, Shri Ramakrishna aggiunge:
“Ma questo non significa che l’adoratore del Divino raggiungerà una meta e il filosofo e il lavoratore un’altra. Ciò significa che se una persona cerca la conoscenza di Brahman, può raggiungere Questo seguendo la via della devozione. Il Divino, che ama il suo devoto, può dargli la conoscenza di Brahman se egli ( il devoto) lo desidera”.
La concezione di Shri Ramakrishna della devozione e della conoscenza è un po’ differente dalle concezioni tradizionali, appartenendo le une alla dualità, l’altra alla non dualità. L’aver realizzato che Brahman e Shakti (il potere di Brahman) sono identiche, è in perfetta correlazione con i suoi insegnamenti che Bhakti e Jnana sono il dritto e il rovescio dello stesso capo. Egli dice infatti: “La conoscenza e l’amore del divino sono una cosa sola. Non c’è differenza tra la conoscenza pura e l’amore puro”. La prova che non c’è differenza tra la conoscenza pura e l’amore puro può essere largamente percepita nella devozione di Shri Ramakrishna e in quella di Swami Vivekananda.

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