Posted by Beatrice on October 1, 2008
Maya Darshan
Pensavo: se lei mi percuote così, chissà cosa mi farà la vita. Perchè la madre è la vita buona, quella dalla tua parte. Perchè se lei strappa, significa che là fuori c’è già il post diluvio. Ma non era vero. Non è la vita, è altro, E’ qualcosa di me, ma altro, completamente altro.
Me ne sono ricordata, come per incanto, quando ho rimesso gli occhi su un monitor per mettere in fila delle parole. Qualcuno passava alle mie spalle e mi minacciava in silenzio. Lei non avrebbe taciuto, non si sarebbe limitata a passare. Il suo silenzio si sarebbe rivelato soltanto molto dopo, quando il bottino dei prigionieri fosse al completo.
La mente è altro. Prima obbedisce in sudditanza cieca alla ragione di un padrone invisibile e feroce, la mente è sudditanza, la ragione è sudditanza. E’ l’esecutore senza colpa, efferato, il male banale, il grido. Gridava. Gelava il sangue. Paralizzava. Non c’è nulla che si possa opporre al grido materno, non c’è più forza, non c’è altra ragione, non c’è obiettivo. Al grido materno si soccombe, ci si fa muti, si attende il disvelamento dell’Assoluto (come insegna la vita di Ramakrishna), si è disposti a morire immediatamente. Si muore.
Dopo la morte, insegnano i libri misterici del tragitto, c’è un lungo mercanteggiare con i fantasmi del non-tempo, i padroni delle grida, o altri servi di fattura più sottile, indistruttibili (allo sguardo). Con la morte calano le grida, resiste la tensione, si accorcia un po’ alla volta la distanza, ma senza avere pace, senza avere coscienza di sé, senza riconoscimento, nella foresta dell’arbitrio ingannevole, nella sete. Finchè non si chieda la pace, davvero. Continua a leggere »
Posted by Beatrice on March 26, 2008
Il Silenzio
Quando anche si smette di parlare, l’attività della mente prosegue. Il silenzio è comunque un supporto importante per il controllo della mente. Più la mente si concentra nel profondo, più la sua attività si riduce in proporzione, finché si giunge alla percezione che Colui che provvede a tutto si occuperà di aggiustare ogni cosa.
Quando la mente è agitata da pensieri mondani, il beneficio procurato dall’astensione dalle parole è perduto. Quando la mente è fissa su Dio evolve rapidamente e insieme si conseguono la purezza del corpo e della mente. Permettere al pensiero di soffermarsi sugli oggetti dei sensi è uno spreco di energie.
Concentrando la mente sul pensiero di Dio tutti i nodi che formano il senso dell’io vengono presto risolti e si realizza ciò che deve essere realizzato.
Dire che “Egli è conosciuto mediante il silenzio” non è del tutto corretto, poiché la Conoscenza suprema non avviene “per mezzo” alcuno. La suprema Conoscenza rivela sé stessa. Le tecniche e le discipline sono utili a sollevare il “velo”. Continua a leggere »
Posted by Beatrice on June 29, 2007
I cambiamenti climatici, secondo gli esperti interpellati dal Washington Post, minacciano seriamente il Gange e l’equilibrio idrico e spirituale da cui dipendono 800 milioni di indù. Il riscaldamento globale, infatti, sta lentamente ma inesorabilmente cambiando il fiume e la sua fonte, nella catena dell’Himalaya, si starebbe prosciugando. Entro il 2030 potrebbe scomparire. Il ghiacciaio Gangotri, dal quale proviene il 70 per cento dell’acqua del Gange, si sta ritirando al ritmo di quasi cento metri l’anno, doppio rispetto a quello di una ventina di anni fa. (fonte: La Stampa web)
Già durante l’ultimo Kumbh Mela, a gennaio di quest’anno, un folto gruppo di Sadhu aveva organizzato una vivace contestazione e minacciato di disertare la celebrazione per protestare contro l’inquinamento crescente delle Acque Sacre, nel cui bacino scaricano senza depuratori alcuni dei distretti maggiormente industrializzati e popolosi dell’India.
Di questi giorni è la notizia dello scioglimento dello Shivalingam di ghiaccio che da millenni compare nella grotta di Amarnath durante il plenilunio di giugno, per diminuire progressivamente durante il resto dell’anno solare. Il sito si trova a 3.888 metri di altitudine e per raggiungerlo richiede un percorso minimo di oltre 45 km a piedi tra le montagne del Kashmir. Ogni anno è visitato da numerosi pellegrini, certi di assistere ad un fenomeno unico, l’apparizione del Divino nella Natura. Le testimonianze dei devoti sono straordinarie, ma già dallo scorso anno, quando i locali preoccupati del mancato accrescimento della stalagmite erano ricorsi alla sua creazione artificiale, l’apparizione manca l’appuntamento millenario e persino Shiva, che non è mai affetto dai mali terreni, decide di mandare un segnale del suo abbandono, di fronte al disastro ecologico. Appare del tutto naturale che ritirando la propria presenza, consigli la stessa strategia alla sua cara amica-amata Ganga, che con Lui ha deciso di scomparire.
Per il lettore occidentale queste due notizie sono soltanto la conferma dei dati drammatici sul riscaldamento globale. Per me sono anche altro.
La Presenza di Shiva è un dato inconfutabile e da sempre sperimentabile per il devoto. Shiva è su quella montagna, quindi è nel tuo e nel mio altare domestico, quindi nel tempio, quindi nel cuore del devoto, quindi nei panni dei suoi devoti, sempre incarnato, fisico, percepibile e reale, ad ogni livello. Presenza sensuale e immanente, sebbene assolutamente a-duale e trascendente nell’essenza. Da questa costante presenza deriva la randagia libertà dei suoi devoti, la regalità dei nudi vestiti di cenere, l’”io sono Shiva”, perchè Shiva è qui. Non c’è molto da inventarsi, non si tratta di mitologia, si tratta di una esperienza, che nella più lontana delle ipotesi si potrebbe fare percorrendo quei 45 chilometri. Se si tratta di vedere Dio, perchè no. Il fatto è che c’è, non è qualcosa di cui si sta solo parlando, non è religione, è qualcosa di molto anteriore a qualsiasi religione, perchè la religione viene dopo, prima c’è la Presenza poi, quando la presenza si ritira dal mondo, incomincia la religione.

Qualcuno obietterà che già esiste una religione Indù. Sarebbe lungo e complicato descrivere la difficile contaminazione culturale, prima che ecologica, che ha condotto alla creazione del cosiddetto “induismo” religioso. Questa idea è stata fortemente orientata dalla mentalità occidentale, che inizialmente vedeva nelle complesse stratificazioni di scuole e miti dei nativi dell’India soltanto una oscura matassa di superstizioni e crudeltà. Ma ancora oggi, qualora si interroghi l’anziano che sosta sulla riva del fiume, la donna analfabeta o uno dei rari veri devoti e gli si chieda dio dov’è, semplicemente allungheranno il dito a indicare una montagna o l’acqua del fiume, chiamandoli con emozione “padre” e “madre”. E finché questo è possibile, la Realtà mantiene il primato sulla religione, ponendo una gerarchia di principio che attinge al primato del Silenzio: prima c’è la Presenza silenziosa, attingibile dall’esperienza diretta e senza distinzioni, quella è l’origine della vita e dello spirito, poi, solo per la mente inquieta e tormentata di chi non vede, esistono le parole, i riti, le istruzioni - sottoposti però alla Tradizione che riconosce primariamente la Realtà.
La differenza tra la potenza del Presente e il sacrificio dell’Assente, ricade completamente sul cuore dei devoti. Se il nostro cuore sarà capace di raccogliere, da solo, la potenza impensabile delle montagne, dei ghiacciai e dei fiumi e dispensare alla vita le stesse benedizioni; o se si spegnerà nella malinconia dell’assenza e del ricordo, contentandosi di ricamare parole e istruzioni, contaminate nel profondo e contrassegnate dall’impossibilità dell’incontro con Dio, a causa della distruzione delle Sue dimore terrene.
