108 Nomi di Shiva

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OM SHIVAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio Benevolo (Shiva)

OM MAHESHVARAYA NAMAHA
Mi inchino al Grande Dio Shiva

OM SHAMBHAVE NAMAHA
Mi inchino al Dio della Felicità

OM PINAKINE NAMAHA
Mi inchino al guardiano del Dharma

OM SHASHISHEKHARAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che porta la luna crescente tra i capelli

OM VAMADEVAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che sostiene l’esistente

OM VIRUPAKSHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dalla forma perfetta

OM KAPARDINE NAMAHA
Mi inchino al Dio dai capelli intrecciati

OM NILALOHITAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio splendente come il sole a mezzogiorno

OM SHANKARAYA NAMAHA
Mi inchino all’origine di ogni Bene

OM SHULAPANAYE NAMAHA
Mi inchino al Dio che brandisce il tridente

OM KHATVANGINE NAMAHA
Mi inchino al Dio che porta il bastone nodoso

OM VISHNUVALLABHAYA NAMAHA
Mi inchino a Shiva, adorato da Vishnu

OM SHIPIVISHTAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che emana la luce

OM AMBIKANATHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che è il Signore di Ambika

OM SHRIKANTAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dalla gola blu

OM BHAKTAVATSALAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che ama i suoi devoti

OM BHAVAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che è l’esistente

OM SARVAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che è la totalità

OM TRILOKESHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dei tre mondi

OM SHITAKANTHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dal collo bianco

OM SHIVAPRIYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che è amato da Parvati

OM UGRAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dal carattere terribile

OM KAPALINE NAMAHA
Mi inchino al Dio che beve nel teschio

OM KAMARAYE NAMAHA
Mi inchino al Dio che vince le passioni

OM ANDHAKASURA SUDANAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che ha ucciso il demone Andhaka

OM GANGADHARAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che porta il fiume Gange tra i capelli

OM LALATAKSHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che gioca con la creazione

OM KALAKALAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio della liberazione dalla morte

OM KRIPANIDHAYE NAMAHA
Mi inchino al Dio che è la grazia suprema

OM BHIMAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dalla forza straordinaria

OM PARASHU HASTAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che tiene un’ascia tra le mani

OM MRIGAPANAYAE NAMAHA
Mi inchino al Dio che custodisce le creature

OM JATADHARAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che porta le trecce dei rinuncianti

OM KAILASAVASINE NAMAHA
Mi inchino al Dio che vive sul monte Kailash

OM KAVACHINE NAMAHA
Mi inchino al Dio che protegge

OM KATHORAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che fa crescere ogni cosa

OM TRIPURANTAKAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che distrusse le tre città dei demoni

OM VRISHANKAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che ha il simbolo del toro (Nandi)

OM VRISHABHARUDHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che cavalca il toro

OM BHASMODDHULITA VIGRAHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio ricoperto di cenere

OM SAMAPRIYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che ama il canto

OM SVARAMAYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che crea con il suono

OM TRAYIMURTAYE NAMAHA
Mi inchino al Dio che è adorato nelle tre forme divine

OM ANISHVARAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio indiscusso

OM SARVAGYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che conosce ogni cosa

OM PARAMATMANE NAMAHA
Mi inchino al Sè Supremo

OM SOMASURAGNI LOCHANAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che è la luce del sole, del fuoco e della luna

OM HAVISHE NAMAHA
Mi inchino al Dio che riceve le offerte di burro chiarificato

OM YAGYAMAYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che ha stabilito i riti

OM SOMAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio (che è la luce) lunare

OM PANCHAVAKTRAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio delle cinque azioni

OM SADASHIVAYA NAMAHA
Mi inchino allo Shiva primordiale

OM VISHVESHVARAYA NAMAHA
Mi inchino al Signore del cosmo

OM VIRABHADRAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dalle gesta eroiche

OM GANANATHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dei Gana

OM PRAJAPATAYE NAMAHA
Mi inchino al Creatore primordiale

OM HIRANYARETASE NAMAHA
Mi inchino al Dio che guida le anime elette

OM DURDHARSHAYA NAMAHA
Mi inchino all’essere indefettibile

OM GIRISHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio delle montagne

OM GIRISHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dell’Himalaya

OM ANAGHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che non incute timore

OM BUJANGABHUSHANAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio coronato di serpenti

OM BHARGAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che purifica dalle colpe

OM GIRIDHANVANE NAMAHA
Mi inchino al Dio che ha per arma la montagna

OM GIRIPRIYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che ama la montagna

OM KRITTIVASASE NAMAHA
Mi inchino al Dio che si nasconde con la pelle di elefante

OM PURARATAYE NAMAHA
Mi inchino al Dio delle selve

OM BHAGAVATE NAMAHA
Mi inchino al Dio Supremo

OM PRAMATHADHIPAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che è servito dai genii

OM MRITUNJAYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che vince la morte

OM SUKSHMATANAVE NAMAHA
Mi inchino al Dio più sottile del sottile

OM JAGADVYAPINE NAMAHA
Mi inchino al Dio che permea tutto il mondo

OM JAGADGURAVE NAMAHA
Mi inchino al Dio maestro di tutti i mondi

OM VYOMAKESHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio i cui capelli riempiono la volta celeste

OM MAHASENAJANAKAYA NAMAHA
Mi inchino al padre di Kartikkeya

OM CHARUVIKRAMAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che protegge i pellegrini in cammino

OM RUDRAYA NAMAHA
Mi inchino a Rudra, che piange la sofferenza dei suoi devoti

OM BHUTAPATAYE NAMAHA
Mi inchino al Signore dei demoni i dei fantasmi

OM STHANAVE NAMAHA
Mi inchino al Dio immobile

OM AHIRBUDHNYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio della Kundalini

OM DIGAMBARAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio vestito di cielo

OM ASHTAMURTAYE NAMAHA
Mi inchino al Dio dalle otto forme

OM ANEKATMANE NAMAHA
Mi inchino al Dio che è l’anima universale

OM SATVIKAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che è pura energia

OM SHUDDHA VIGRAHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio situato oltre il dubbio e oltre i conflitti

OM SHASHVATAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio eterno e senza fine

OM KHANDAPARASHAVE NAMAHA
Mi inchino al Dio che spezza con l’ascia

OM AJAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio senza legami

OM PAPAVIMOCHAKAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che spezza le catene

OM MRIDAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio della terra

OM PASHUPATAYE NAMAHA
Mi inchino al Dio degli animali e di tutti i viventi

OM DEVAYA NAMAHA
Mi inchino al Signore degli Dei

OM MAHADEVAYA NAMAHA
Mi inchino al più grande degli Dei

OM AVYAYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che non muta

OM HARAYE NAMAHA
Mi inchino al Dio che è detto Hari (Vishnu)

OM PASHUDANTABHIDE NAMAHA
Mi inchino al Dio che colpì l’occhio di Bhaga

OM AVYAGRAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che è quieto e immobile

OM DAKSHADHVARAHARAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che distrusse il sacrificio di Daksha

OM HARAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che riassorbe il cosmo

OM BHAGANETRABHIDE NAMAHA
Mi inchino al Dio che punì Pushan

OM AVYAKTAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio invisibile

OM SAHASRAKSHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dalle forme illimitate

OM SAHASRAPADE NAMAHA
Mi inchino al Dio che abita e si muove in tutto

OM APAVARGAPRADAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che dà e toglie ogni cosa

OM ANANTAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che non ha fine

OM TARAKAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che libera l’umanità

OM PARAMESHVARAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio Supremo

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Maha Shivaratri

Molte storie leggendarie sono legate alla fondazione della festività di Shivaratri. Ogni mese, il tredicesimo giorno di luna calante si calcola un periodo detto Pradosha, in cui Shiva manifesta la danza cosmica Tandava dinanzi agli Dei, riuniti per ringraziarlo dell’aver salvato il mondo dal veleno prodotto dalla loro goffa ricerca di immortalità. Shiva si manifesta perciò come Colui che è capace di salvare il mondo dagli effetti nefasti dei desideri mortali, quelli che vedono collaborare e contrapporsi Dei e Asura, volontà e pulsioni, generando pericoli ancora più letali. Chi riconosce questa dinamica si rivolge a Shiva, come fecero gli Dei, come unica via di soluzione delle dinamiche psichiche. E Shiva è colui che assorbe (beve) il veleno prodotto dai desideri e ne neutralizza gli effetti. Egli è perciò il Benevolo. Nella Sua pace si risolvono volontà, pulsioni, morte, individualità, e solo la danza cosmica dispiega l’esistente, perfetto e impersonale.
Ogni anno uno di questi periodi di grazia è ritenuto il più santo. E’ la vigilia della Luna Nuova di Febbraio/Marzo, quando la vita sta per nascere ciclicamente di nuovo, mentre si trova nella sua fase latente, ancora oscura. Il Mahamrityunjaya Mantra, che si trova nel Rudra Namakam, dice di Shiva:”Tu che sei il profumo che fa sbocciare i fiori”. Il profumo è un elemento sottile, imprendibile, che accompagna lo sbocciare dei fiori, ma che in forma latente precede la fioritura, come un’ebrezza, energia senza causa apparente, primordiale, e che informa improvvisamente ogni essere, chiamando ad aprirsi, ad alzarsi, a rivolgersi verso la propria evoluzione e il compimento del richiamo divino. Ebrezza che i greci chiamavano Dionisiaca, o Entusiasmo, che è la presenza di un Dio oscuro e invisibile che fa muovere e danzare i baccanti, in trance, ubriachi. Come i devoti di Shiva adorano il Lingam, nello stesso periodo le donne ateniesi risvegliavano un simbolo fallico che giaceva nella cesta (liknon). Il giorno successivo alla cerimonia notturna, il gruppo degli iniziati passava per le strade recando la kiste e il liknon, che conteneva il fallo coperto da dolci e frutta. Alcuni brandivano serpenti vivi e la gente era incoronata da finocchio e pioppo bianco.
Questo momento che risveglia la natura, risveglia l’individualità dal sogno dell’io, che chiude la mente nell’egoismo mortale. Gli uomini vivono come in sogno, faceva eco il greco Eraclito all’indiano Gaudapada, ognuno chiuso nel proprio mondo particolare. Questo Dio penetra la mente come un profumo e apre alla maturazione della coscienza universale. Così che i versi del Mahamrityunjaya Mantra concludono: “come il frutto si stacca dal ramo, portaci dalla morte all’immortalità”.
Om Namah Shivaya,

Udai Nath, Shivaratri 2016

shiva

§§§

Mahamrityunjaya Mantra:

Om tryambakaṃ yajāmahe
sugandhiṃ puṣṭi-vardhanam
urvārukam iva bandhanān
mṛtyor mukṣīya māmṛtāt

§§§

 

[*] I dettagli sulla cerimonia del Liknon sono tratti da Esonet.it

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[7.3.2016] MAHA SHIVARATRI

“Mi inchino a te, che hai la forma del vasto spazio! Tu che hai assunto la forma di un eremita dai capelli intrecciati e con il bastone tra le mani, il ventre magro e la ciotola delle elemosine… Mi prostro a te che hai forma di Brahmacharin. Tu che porti il tridente, tu che sei il signore degli esseri celesti, tu che hai tre occhi, tu che sei lo spirito supremo. Il tuo corpo è sempre imbiancato di ceneri e l’emblema fallico è sempre rivolto verso l’alto. Mi inchino a te, che hai la forma di Rudra! La mezza luna adorna la tua fronte. Indossi un serpente come sacro cordone che avvolge il tuo collo. Tu brandisci l’arco pinaka e il tridente. Mi inchino a te, che hai la forma della Ferocia. Tu sei l’anima di tutte le creature. Tu sei il creatore e il distruttore di tutte le creature. Tu sei senza ira, senza inimicizia, senza attaccamento. Mi inchino a te che hai la forma della Pace!” [Mahabharata – Santi Parva, XLVIII]

Il termine sanscrito Shivaratri significa ‘La notte di Shiva’. L’Essere Supremo, l’Assoluto, è identificato nella sua condizione primordiale come suprema Oscurità, a causa dell’eccesso di luce. Se guardiamo al sole per qualche istante ad occhi aperti e poi guardiamo altrove, vediamo solo oscurità. Il sole ci ha abbagliati talmente che tutto appare buio.
La Primordiale condizione cosmica della volontà creatrice di Dio, prima della creazione – uno stato apparentemente simile al buio o alla notte – è quello che chiamiamo la condizione di Shiva. E’ molto importante ricordare che lo stato di Shiva è la primordiale condizione della volontà creatrice di Dio, ove non si trova esterno percettivo, e nulla vi è al di fuori di Dio; perciò, per noi, è come il buio o la notte. E’ la notte di Shiva, Shivaratri. Per Lui non è notte, è Luce. [Swami Krishnananda]

Meditazioni e inni per Shivaratri su Turiya:
http://blog.visionaire.org/tag/shivaratri/

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Shivaratri, la Notte Mistica.

Dal discorso di Swami Krishnananda- The Divine Life Society – Sivananda Ashram, Rishikesh, Indiadel 22 febbraio 1973, settimana precedente Maha-Shivaratri.

Nella tradizione religiosa, Shiva rappresenta un aspetto di Dio, l’Onnipotente. Ci mostra l’ideale della suprema rinuncia che discende dalla Realizzazione Divina. Rinuncia che proviene dalla Realizzazione Divina, non dalla frustrazione, non dall’evitamento, non dalla debolezza, ma da una comprensione profonda della natura delle cose, dalla chiara comprensione della natura della vita e della saggezza dell’esistenza nella sua completezza. Questa è l’origine del Vairagya o rinuncia. Non si desidera nulla, non perchè non si possa avere nulla, ma perchè si è realizzata l’interconnessione tra i fenomeni, e l’unità tra tutti gli obiettivi consapevoli. Tutti i desideri si palcano, si sublimano e si dissolvono nell’Essere Divino quando si consegue la Realizzazione. Dio non possiede nulla. Il possesso è relazione tra una cosa e un’altra. Ma Dio è al di sopra del relativo, per questo Lo chiamiamo Assoluto; Egli non è relativo. Tutto ciò che può essere messo in relazione a qualcosa altro rientra nella categoria del relativo. Dio non è in relazione a niente altro, poichè è comprensivo di Tutto. Perciò nella Sua Assolutezza onnicomprensiva, che è l’apice della saggezza concepibile, si trova il carattere concomitante della libertà dalla coscienza dell’esteriorità, quindi, come corollario, libertà dall’attaccamento a qualunque cosa. Pertanto Shiva è l’apice dell’austerità, il Maestro dello Yoga, ritratto seduto nella posa del loto, come il re degli asceti; non perchè in Lui vi sia desiderio di autocontrollo, ma poichè Egli è l’autocontrollo stesso. Non che pratichi l’autocontrollo. L’autocontrollo stesso è rappresentato nel simbolo della personalità di Shiva. Tale meraviglioso concetto di Dio, come Shiva, è dato di adorare durante Maha Shivaratri.

Si osserva il digiuno durante il giorno e la veglia durante la notte. Come segno del controllo dei sensi, che rappresentano le tendenze estrovertite della mente, si offre il digiuno, e il conntrollo dell’inerzia Tamasica del sonno cui siamo soggetti ogni giorno. Quando in noi sono state superate queste tendenze, si trascendono i livelli del conscio e dell’inconscoi della psiche e si raggiunge il livello superconscio. La veglia è la condizione del livello conscio, il sonno del livello inconscio. Entrambe sono ostacoli per la realizzazione di Dio. Ci troviamo trasportati da una condizione all’altra ogni giorno. Ma il super-cosciente ci è sconosciuto. La simbologia del digiuno e della veglia durante Shivaratri significa auto-controllo; rajas e tamas sono stati sottomessi, e Dio è glorificato. Glorificare Dio e controllare i sensi significano una sola cosa. Poichè solo nella Consapevolezza Divina tutti i sensi sono controllati. Quando si vede Dio, i sensi si dissolvono, come burro sul fuoco. Tutti gli ornamenti diventano una sola massa di oro quando sono portati alla temperatura di fusione. Allo stesso modo, nella fornace della Consapevolezza Divina, i sensi si sciolgono in un continuum universale.

Il termine sanscrito Shivaratri significa ‘La notte di Shiva’. Ci si potrebbe domandare perchè Shiva è collegato alla notte e non al giorno. La connessione con la notte ha un profondo significato mistico e spirituale. Non perchè il divino che si manifesta nella forma di Shiva abbia una speciale connesione con il periodo che chiamiamo notte. Se si studiano a fondo le Upanishad e altri testi di fondamentale carattere spirituale, si trova che l’Essere Supremo, l’Assoluto, è identificato nella sua condizione primordiale come suprema Oscurità, a causa dell’eccesso di luce. Se guardiamo al sole per qualche istante ad occhi aperti e poi guardiamo altrove, vediamo solo oscurità. Il sole ci ha abbagliati talmente che tutto appare buio.

Quando si percepisce un oggetto si definisce questo stato ‘veglia’. Quando non si hanno percezioni, si dice oscurità. Ora vedete nella condizione di veglia, un cosiddetto mondo di veglia, che mostra dinnanzi a noi un mondo di oggetti e [di cui] possediamo una cognizionea. Anche nei sogni vi è una sorta di intelligenza. Ma nel sonno non abbiamo alcuna cognizione o intelligenza. Cosa accade? I sensi e l’intelletto si ritraggono nella loro sorgente. Non abbiamo attività percettiva e percià l’assenza di percezione è associata alla presenza del buio. La Primordiale condizione cosmica della volontà creatrice di Dio, prima della creazione – uno stato apparentemente simile al buio o alla notte – è quello che chiamiamo la condizione di Shiva. E’ molto importante ricordare che lo stato di Shiva è la primordiale condizione della volontà creatrice di Dio, ove non si trova esterno percettivo, e nulla vi è al di fuori di Dio; perciò, per noi, è come il buio o la notte. E’ la notte di Shiva, Shivaratri. Per Lui non è notte, è Luce. Siva non si trova nelle tenebre.

La Volontà Creativa di Dio è Onniscienza, Onnipotenza, Onnipresenza, insieme. Talvolta indichiamo questa condizione come Isvara. Il Supremo assoluto, che è indeterminabile, quando è associato alla Volontà Cretiva, che tende a dare forma al Cosmo, si definisce Isvara in termini Vedanta e Shiva in termini Puranici. Questa è precisamente la condizione descritta nel Nasadiya Sukta dei Veda come Tamas o oscurità. Bisogna ripetere ancora una volta che l’oscurità è a causa dell’eccesso di luce. Se guardiamo Dio, cosa vediamo? Nulla. Gli occhi non possono vederlo, perchè la sua luce è abbagliante.Quando si intensifica la frequenza luminosa ad un livello molto elevato, la luce non può più essere percepita dagli occhi. Quando la frequenza cala, fino al livello percepibile dalla retina dell’occhio, solo allora è possibile vedere la luce. Vi sono vari tipi di luce, varie intensità e frequenze, e la frequenza più alta non è percepibile dai sensi a causa della loro particolare struttura. Dunque se vedete Dio, non vedete nulla.

Eppure, di fatto, noi stiamo vedendo Dio anche ora. Ma non siamo in grado di riconoscerlo. Il mondo che vediamo dinnanzi a noi è Dio stesso. Non vi è alcun ‘mondo’, il mondo non esiste. E’ solo un nome che diamo all’Essere Supremo. Potreste chiamarlo con un qualunque altro nome. Poichè realmente non vi è alcun mondo. Non esiste. ‘Mondo’ è soltanto un nome che diamo a una distorsione creata dalla percezione della nostra coscienza a causa della separazione tra soggetto e oggetto.

Per tornare all’analogia del sogno, la montagna vista in un sogno non è una montagna; è solo coscienza. Non vi è alcuna montagna. Ma sembrava qualcosa di solido di fronte a noi, contro cui avremmo potuto sbattere la testa del sognatore. Vedete edifici nei sogni. E’ la coscienza che ha proiettato sé stessa nella sostanza di mattoni ed edifici, di montagne e fiumi, persone e animali, ecc, apparsi nei sogni. Il mondo visto nei sogni non esiste. Lo sapete benissimo, eppure appare. Che cos’è che appare? La coscienza stessa, che si proietta esteriormente, in uno spazio e tempo creato da sé stessa, che chiamate mondo. Allo stesso modo, nello stato di veglia, la Coscienza Cosmica ha proiettato sé stessa in questo mondo. Il mondo è Coscienza Cosmica. La Divinità Suprema stessa si mostra nella forma del mondo. Come il mondo dei sogni non è altro che coscienza, il mondo della veglia non è altro che coscienza, Dio. Questa è l’essenza dell’intero problema. Dunque voi state vedendo Dio. Dico la verità. Quello che vedete di fronte a voi è Dio soltanto. Non è un edificio. Non vi è alcun edificio. Ma lo chiamiamo edificio a causa di un errore di percezione, a causa dell’ignoranza e dell’incapacità di analizzare la situazione in cui siamo coinvolti. Siamo catturati in un paradosso, nella confusione e la confusione è entrata in noi. E dunque per risvegliarci dall’ignoranza e raggiungere uno stato di suprema beatitudine riconoscendo Dio in questo mondo reale che partichiamo la Sadhana. La più elevata Sadhana è la meditazione di Dio.

[ http://www.swami-krishnananda.org/fest/fest_03.html]

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La gloria di Shiva nel Mahabharata

Invocazione a Shiva [Mahabharata – Santi Parva, XLVIII]

Bhishma disse: Mi inchino a te, che hai la forma del vasto spazio! Tu che hai assunto la forma di un eremita dai capelli intrecciati e con il bastone tra le mani, il ventre magro e la ciotola delle elemosine… Mi prostro a te che hai forma di Brahmacharin. Tu che porti il tridente, tu che sei il signore degli esseri celesti, tu che hai tre occhi, tu che sei lo spirito supremo. Il tuo corpo è sempre imbiancato di ceneri e l’emblema fallico è sempre rivolto verso l’alto. Mi inchino a te, che hai la forma di Rudra! La mezza luna adorna la tua fronte. Indossi un serpente come sacro cordone che avvolge il tuo collo. Tu brandisci l’arco pinaka e il tridente. Mi inchino a te, che hai la forma della Ferocia. Tu sei l’anima di tutte le creature. Tu sei il creatore e il distruttore di tutte le creature. Tu sei senza ira, senza inimicizia, senza attaccamento. Mi inchino a te che hai la forma della Pace!

Siva e Rudra [Mahabharata -Anusasana Parva, CLXI]

Vasudeva disse: O potente armato Yudhishthira, presta ascolto ai molti nomi di Rudra che ti reciterò e alle Sue altissime benedizioni. I Rishi descrivono Mahadeva come Agni, Shtanu e Maheswara; gli attribuiscono un solo occhio, o tre occhi, una forma universale o quella di Shiva il benevolo.
I Bramini eruditi nei Veda dicono che Shiva ha due forme. Una di esse è terribile, l’altra mite e benevola. Queste due, sono a loro volta suddivise in molte altre forme. La forma feroce e terribile è riconosciuta come identica ad Agni, alla Luminosità e a Surya (il fuoco, la luce e il sole). L’altra forma, mite e benevola è conosciuta come la Rettitudine, l’Acqua e Chandramas (la Luna); si dice poi che metà del Suo corpo sia fuoco e l’altra metà Soma (o Luna). La forma mite e benevola si dice sia intenta nei voti e nella pratica del Brahmacharya (celibato o continenza). L’altra Sua forma, la terribile, è impegnata in tutte le operazioni che concorrono alla distruzione dell’universo.
Poiché Egli è il Grande (Mahat) e il Signore Supremo di tutto (Iswara), è detto Maheswara. E poiché brucia e opprime è energico e feroce; pieno di energia ed impegnato a divorare carne, sangue e ossa, si chiama Rudra. Poiché è il più grande degli dei, poiché il Suo dominio e i Suoi possessi sono vastissimi, poiché protegge l’intero universo, perciò è detto Mahadeva. Poiché è del colore del fumo, è detto Dhurjati. Poiché ogni Suo atto è un sacrificio compiuto per il bene delle creature, è detto Shiva o il benevolo.
Da oltre il cielo brucia le vite delle creature e lo si trova lungo un certo cammino, da cui però lui non proviene. Ancora, il Suo emblema è stabile e fermo per sempre. Per questa ragione è chiamato Sthanu. Egli possiede anche una varietà di forme. Egli è il presente, il passato e il futuro. Egli è mobile e immobile. Perciò è detto Vahurupa (dalle molteplici forme). Le divinità dette Viswedeva (reggitori del mondo – ndt) abitano nel Suo corpo. Perciò egli è detto Viswarupa (la forma universale). Egli ha migliaia di occhi, miriadi di occhi, ha occhi in ogni lato e ogni parte del Suo corpo. La Sua energia sprigiona dai Suoi occhi. I Suoi occhi non hanno fine. Poichè nutre le creature e con esse si intrattiene, e poichè è il loro signore e Maestro, è chiamato Pasupati (il signore delle creature).

Se qualcuno lo adora creandone un’immagine e un altro adora il Suo simbolo, quest’ultimo otterrà grande prosperità per sempre.
Poiché il Suo emblema (il fallo eretto – ndt) è sempre votato al Brahmacharya (qui, castità – ndt) tutti i mondi gli offrono devozione, di conseguenza. Si dice che tale devozione lo gratifichi immensamente. Se qualcuno lo adora creandone un’immagine e un altro adora il Suo simbolo, a quest’ultimo otterrà grande prosperità per sempre. I Rishi, gli dei, i Gandharva e le Apsara (musici e ninfe – ndt) adorano quel simbolo sempre eretto e rivolto verso l’alto. Se si adora il Suo simbolo, Mahadeva è grato al Suo devoto. Affezionato ai Suoi devoti, Egli dona felicità ad essi con animo gioioso.
Questo grande Dio risiede nei campi di cremazione e lì brucia e consuma i corpi. Coloro che offrono sacrifici in questi luoghi giungono infine a quelle regioni (celesti – ndt) riservate agli eroi. Impegnato nelle sue funzioni legittime, è conosciuto come la Morte che risiede nel corpo delle creature. E’ anche il respiro del corpo delle creature, detto Prana e Apana. Ha molte forme luminose e terribili. Tali forme sono adorate nel mondo nella persona dei Saggi in possesso della conoscenza.
Tra gli dei è conosciuto con molti nomi, ciascuno dei quali è carico di solennità. Infatti, il significato di tali nomi deriva dalla magnificenza e dalla vastità, o dalle sue imprese, o dalla Sua condotta. I Bramini recitano in Suo onore il Sata-rudriya, che è tramandato nei Veda e fu composto da Vyasa. Bramini e Rishi lo chiamano il più antico degli esseri. Egli fu il primo tra gli dei, dalla cui bocca fu creato Agni.
Questa divinità dall’animo nobile, sempre desiderosa di accordare ogni bene a tutti, non abbandona mai il Suo supplice. Piuttosto abbandonerebbe il proprio respiro e si sottoporrebbe ad ogni afflizione. Da lui provengono una lunga vita, salute, libertà dai dispiaceri, benessere, valore, i diversi generi di piacere e di appagamento, e da lui sono strappati via. La divinità e la magnificenza che si vedono negli altri dei, sono sue, in verità. E’ lui ad essere l’attore di tutto ciò che di buono e di cattivo si manifesta nei tre mondi. A causa del Suo completo controllo su tutti gli oggetti sensibili è detto Ishwara (il Signore Supremo o Maestro). Poiché è padrone dell’universo è detto Maheswara. Tutto l’universo è pervaso di Lui in diverse forme.

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