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Su Visionaire.org: Sri Adi Shankaracharya, Soundarya Lahari – L’Onda Della Bellezza

Posted by beatrice on November 7, 2011

“Il Signore Shiva poté creare questo mondo grazie alla Shakti,
senza di Essa nulla potrebbe muoversi,
e come potrebbe dunque colui che non ha meriti
cantare le tue lodi e ricevere la grazia della devozione
oh mia Dea, venerata nella triplice forma.”

Su Visionaire.org:

Sri Adi Shankaracharya: Soundarya Lahari, L’Onda Della Bellezza

Traduzione integrale, con testo sanscrito e nota introduttiva di Sri Chandrasekharendra Saraswati Swamigal

“L’Assoluto è senza forma, ma l’energia è femminile. Quando l’energia prende forma, è chiamata Madre. Madre è la potenza in movimento, che solleva in onde le acque calme dell’Assoluto.” Swami Vivekananda

“Non c’è Shiva senza Shakti o Shakti senza Shiva. I due, per loro stessa natura, sono uno. Ciascuno di essi è coscienza e beatitudine.” Arthur Avalon

“Shakti è l’energia primordiale latente, indifferenziata e auto-cosciente, che tutto pervade, che si manifesta per creare l’universo dopo il diluvio o la grande dissoluzione (Mahapralaya). Questa Shakti non è diversa dalla coscienza (Cit), il loro rapporto è di inseparabile unità (Avinabhava Sambandha) come tra il fuoco e il calore, un soggetto e le sue caratteristiche, la parola e significato ecc. In altre parole, uno non esiste senza l’altra.” Sri Chandrasekharendra Saraswati Swamigal

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Altre novità nella Newsletter di Novembre 2011.


Adi Sankaracharya: Shiva Manasa Puja, l’adorazione mentale di Shiva.

Posted by beatrice on August 8, 2011

Rathnai Kalpitham asanam, Himajalai snanam cha divyambaram,
Naana rathna vibhooshitham mruga madha modhanvitham Chandanam,
Jathi champaka bilwa pathra rachitham, pushpam cha doopam thathaa,
Deepam deva dayanithe pasupathe, hrud kalpyatham gruhyatham.

Ti offro un trono immaginario adorno di preziosi,
un bagno d’acqua raccolta dalle nevi dell’Himalaya,
paramenti di seta da indossare, e gioielli preziosi a profusione,
Ti offro muschio e sandalo, fiori di melo e gelsomino,
E la lampada rituale, e questi doni li offro attraverso l’occhio della mente,
Oh Dio misericordioso e Signore di tutti gli esseri,
Accetta la mia offerta e concedimi la Tua benedizione.

Souvarne nava rathna Ganda Rachithe, pathre Grutham Payasam,
Bakshyam pancha vidam Payo dadhiyutham, rambha phalam panakam,
Saaka namayutham jalam ruchikaram, karpoora gandojwalam,
Thamboolam manasa maya virachitham Bhakthyo prabho sweekuru

Ti offro ghee e dolci prelibati nel vaso d’oro dalle nove gemme preziose,
Ti offro piatti di cagliata e latte, banane, verdure, acqua e foglie di betel,
Ti offro la canfora ardente e campanelli tintinnanti,
Questi doni nella mia mente sono offerti con devozione assoluta a Te,
Signore, ti prego accettali e accordami la tua benedizione.

Chathram Chamarayoryugam vyajanagam, chaa darshakam nirmalam,
Veena bheri mrudanga kahala kala geetha nruthyam thada,
Sasthangam pranthi sthuthir bahu vidha, hyethat samastham maya,
Sankalpena samapitham thava vibho , poojam gruhana prabho.

Ti offro un altare e ventagli decorati, uno specchio lucente,
Ti offro Veena, timpani, Mrudanga e un tamburo gigante,
Ti offro canti, balli e profondi inchini, inni e preghiere,
Tutti questi doni ti offro, mio Signore, mentalmente
e ti prego di accettare questa mia adorazione.

Aathma thwam Girija Mathi sahacharaa, prana sarreram gruham,
Pooja theey vishayopa bhoga rachana, nidhra samadhi sthithi,
Sanchara padayo pradakshina vidhi, , sthothrani sarva giraa,
Yadyath karma karomi thathad akhilam, shambho thavaradhanam.

La mia anima è il tuo tempio, mio Signore
Le mie opere sono i tuoi servitori, il mio corpo è la tua casa
Gli oggetti dei miei sensi sono offerti a Te,
Il mio sonno è meditazione nel silenzio di Te,
Tutti i miei passi sono sono compiuti attorno a Te,
Ciò che le mie parole dicono è preghiera che dedico a Te,
Signore,  e tutto quello che  faccio è per devozione a Te.

Kara charana krutham vaak kayajam karmajam vaa,
Sravana nayanajam vaa maanasam vaa aparadham,
Vihithamavihitham vaa sarva methath Kshamaswa,
Jaya Jaya katunabdhe sri Mahadeva Shambho.

Oh Signore perdona tutto ciò che ho compiuto
Con le opere, con le parole, con il corpo
con l’udito, la vista, o con la mente,
ciò che è legittimo e ciò che non lo è stato,
Oh Benevolo, Oceano di Misericordia, sia lode
al più grande degli Dei, al Benevolo.

[traduzione di Beatrice Polidori, immagine: Thirunakkara Shiva Temple]


Shankaracharya: Matrupanchakam, cinque strofe di compianto per la propria madre

Posted by beatrice on May 11, 2011

Adi Sankara Bhagavatpada nacque a Kalady in Kerala in una famiglia Namboodiri. Sua madre si chiamava Aryamba e suo padre morì molto presto. Quando decise di prendere il Sanyasa contro la volontà della madre, riuscì a convincerla a una condizione, che egli sarebbe stato presente accanto a lei sul letto di morte, e che avrebbe compiuto personalmente le sue esequie. Sankara prese quindi il Sanyasa. Si trovava a Sringeri, quando si rese conto che sua madre era prossima alla morte e con il potere accordatogli da Dio la raggiunse immediatamente. Fu vicino a sua madre al momento della morte e compì tutte le cerimonie funebri. Fu in questo frangente che scrisse i cinque sloka a lei dedicati. E’ forse l’unica poesia che ha scritto che non esprima lodi e devozione a Dio e non spieghi la sua filosofia.

La madre è stata esaltata come una forma di Dio in diversi passaggi nei Purana, così come Dio è stato rappresentato come un figlio abbracciato alla madre. Lei è Dhatree (Colei che porta il bambino), Janani (Colei che dà alla luce il bambino), Ambaa (Colei che nutre il corpo del bambino) e Veerasu (Colei che farà di lui un eroe), Shusroo (Colei che si prende cura di lui). Ma Sankara in questa poesia non tratta né di Dio in forma di madre, né della madre nella forma di Dio. Egli lamenta la perdita della donna che era sua madre e sottolinea come la sua coscienza sia tormentata per non essere in grado di fare il dovere di un figlio.

aasthaam tavaddeyam prasoothi samaye durvara soola vyadha,
nairuchyam thanu soshanam malamayee sayya cha samvatsaree,
ekasyapi na garbha bara bharana klesasya yasya kshmo dhathum,
nishkruthi munnathopi thanaya tasya janyai nama.

Oh madre mia,
A denti stretti hai sopportato il dolore straziante
Quando sono nato da te,
Hai condiviso con me il tuo letto, che io sporcavo, per un anno intero,
E il tuo corpo diventava emaciato e dolente
Durante i nove mesi in cui mi hai sostenuto,
Per tutto questo, in cambio, Oh mamma cara,
Non potrò ricompensarti, nemmeno con la mia grandezza.

gurukulamupasruthya swapnakaale thu drushtwa,
yathi samuchitha vesham praarudho maam twamuchai
gurukulamadha sarva prarudathe samaksham
sapadhi charanayosthe mathurasthu pranaama.

Vestito in un abito da sanyasin, in sogno
Mi hai visto presso la scuola del mio maestro,
E piangendo, ti sei precipitata là,
Per coprirmi di baci e di coccole, Oh!
Anche i maestri e gli altri studenti piangevano commossi,
E cosa potevo fare, se non cadere ai tuoi piedi,
E offrirti il mio saluto.

ambethi thathethi shivethi tasmin,
prasoothikale yadavocha uchai,
krishnethi govinda hare mukunde tyaho,
janye rachito ayamanjali.

Oh madre mia,
Piangendo gridavi di di dolore,
Mentre duramente lavoravi,
“Oh madre, o padre,
Oh Dio Shiva, Oh Signore di tutto, Krishna,
Govinda, Oh Hari e Mukunda ”
Ma in cambio, Oh mia cara madre.
Che posso darti, se non umili inchini.

na dattam mathasthe marana samaye thoyamapi vaa,
swadhaa vaa no dheyaa maranadivase sraadha vidhina
na japtho mathasthe marana samaye tharaka manu,
akale samprapthe mayi kuru dhayaam matharathulaam .

Non ti ho dato l’acqua al momento della tua morte,
Né ho offerto oblazioni per aiutare tuo cammino oltre la morte,
E nemmeno ho cantato il nome di Rama al tuo orecchio,
Oh Madre suprema, perdonami per questi errori con compassione,
Perché io sono arrivato troppo tardi per compiere tutto questo.

mukthaa manisthvam, nayanam mamethi,
rajethi jeevethi chiram sthutha thwam,
ithyuktha vathya vaachi mathaa,
dadamyaham thandulamesh shulkam.

Lunga vita,
Oh, mia perla,
Oh mio gioiello,
Oh luce dei miei occhi,
Oh mio caro principe,
E oh anima della mia anima,
Così mi chiamavi, tu a me,
Ma in cambio di tutto ciò,
Oh mia cara madre,
Ho solo una manciata di riso secco
Da porgere alle tue labbra.


Sri Adi Shankaracharya, Sadhana Panchakam: Istruzioni agli aspiranti

Posted by beatrice on May 7, 2011

1. Studia le Scritture ogni giorno. Osserva i doveri prescritti in esse. Attraverso di essi onora Dio. Distogli la mente dal desiderare i frutti delle azioni. Evita tutte le azioni peccaminose. Considera la felicità mondana come fonte di dolore. Sviluppa amore verso il Sé. Abbandona la tua casa il prima possibile.

2. Cerca la compagnia di uomini pii. Sviluppa una salda fede in Dio. Con determinazione ricerca la pace della mente e prosegui il cammino. Abbandona in primo luogo le azioni egoistiche. Avvicina quindi un saggio versato nelle Scritture. Venera ogni giorno i suoi sandali. Prega per la conoscenza del Brahman, come espresso dalla sacra sillaba ‘”AUM”. Ascolta le sentenze filosofiche delle Upanisad.

3. Esplora il significato dei Mantra del Vedanta. Prendi rifugio nelle visioni tramandate nei Veda. Mantieniti distante dalle discussioni inutili. Rifletti sulle conclusioni logiche accettate dai Veda. Assumi l’attitudine di colui che sa:”Io sono Brahman”. Abbandona totalmente l’orgoglio. Smetti di pensare il corpo come il Sé. Non discutere con gli eruditi.

4. Non soffrire il disagio della fame; usa la carità come medicinale. Non cercare un pasto appetitoso. Sii soddisfatto di quello che il destino ti concede. Sopporta il caldo e il freddo come le altre coppie di opposti. Non indulgere in parole inutili. Sviluppa indifferenza e imparzialità. Ignora la gentilezza quanto la crudeltà.

5. Vivi lieto in solitudine. Concentra la mente sul Brahman Supremo. Percepisci ovunque il Sé che tutto pervade. Osserva con imparzialità questo mondo illusorio. Lascia che le tue azioni passate ti abbandonino. Nella fermezza della conoscenza, distaccati dalle azioni compiute nel passato e dal pensiero di quelle da compiere. Sopporta il Prarabdha karma (il karma accumulato in passato) che sperimenti oggi. Compiuto tutto questo, identifica il tuo stesso Sè con il Parabrahman (il Brahman Supremo, senza attributi) e resta in quella coscienza perfetta.

8 Maggio, 2011 – Sri Adi Shankaracharya Jayanti