La visione tradizionale

Chi appartiene a una linea tradizionale trasmette quella visione dell’Essere che ha riconosciuto negli insegnamenti ricevuti e con la propria realizzazione.

Nella visione tradizionale, il senso non è rivelato una volta per tutte, ma conosciuto attraverso un percorso fatto di storie, allegorie, meditazioni ed esperienze dirette. La dottrina con cui il Principio è tramandato nelle Scritture, è fondamento; “Quello che si può descrivere solo per negazione e che è conosciuto nelle Scritture” (Shankara): le scritture del Dharma sono testimonianza di una conoscenza diretta, che è il fondamento di quello che viene tramandato. Tutti gli elementi sono importanti, ma ciò che è qualificante del cammino spirituale è l’esperienza diretta e quindi la sua realizzazione.

La Realizzazione del Sé, propriamente detta, riguarda la pura coscienza dell’Essere, non duale e senza altri attributi, e la stabilizzazione del proprio cosciente in questa realtà assoluta.

La prevaricazione di chi dovrebbe rivelare qualcosa a un ascoltatore ignaro, destinatario di una salvezza che si manifesta altrove, è estranea a questo orizzonte. In ciascuno abita lo stesso Essere senza tempo che si cerca di realizzare, e non di manipolare secondo un’ideologia o la tendenza del momento.

D’altra parte, la maturità è tutto: aspettative ingenue, superficialità, delusioni, non dipendono da chi ne diventa oggetto, ma devono aiutare a maturare chi le sperimenta.

Se il seme sarà giunto a maturazione si verificherà un riconoscimento, come di un volto caro, come di qualcosa di lungamente atteso, come la porta di casa dopo un viaggio faticoso. Ma meglio ancora, si dirà: questo sono io. Non si conosce mai qualcosa di sconosciuto. C’è un tempo in cui qualcosa che prima era soltanto vago diventa palese, urgente e vero. E non c’è altra strada per superare il dubbio che la propria chiarificazione.

Inoltre, le espressioni tradizionali portano con sé anche un patrimonio umanistico di lunga data, di cui si può apprezzare la bellezza, la complessità e il quadro storico, talvolta differente dal convenzionale. Qui si può stare come in una sala da concerto, o come quando ci si immerge in un libro, in un film, in una rappresentazione, con rispetto e con la capacità di lasciarsi coinvolgere dal sentire estetico, che è già esperienza che trascende l’individuale e che regala perciò un momento di felicità impersonale.

Ognuno, discepolo e maestro, ascoltatore e amico, qui si trova esattamente dove dovrebbe essere, e nella sua direzione naturale. La dimensione della conoscenza tradizionale è lo spazio inclusivo, in cui tutto ciò che è conosciuto esiste sempre e si rinnova ogni giorno. La conoscenza tradizionale è il fondamento, il presente continuo, unitario di tutto: è autentica conoscenza metafisica.

Udai Nath

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