Vikram Chandra “Giochi sacri”
Posted by Beatrice on July 19, 2007
Ho deciso di affrontare il caldo all’indiana, all’indiana povera, a colpi di ventilatore, stravaccata sul letto con un bel romanzone di Vikram Chandra “Giochi sacri”, una gangster-story a pieno ritmo, a tratti commovente e profonda, a tratti poliziesca e feroce come un bel film di trenta anni fa. Con più di mille pagine, anche se volano veloci, ho quasi la certezza di arrivare indenne a lunedì, quando dovrebbe cambiare tutto e inoltre imparo un sacco di parolacce in hindi, giustamente non tradotte, e riempio le ore di insonnia che ho deciso di non spendere scrivendo o traducendo alcunché.
Intanto che leggo l’insonnia si scansa, di ora in ora, perchè come accade a uno dei protagonisti del libro, l’insonnia cede il passo solo quando la coscienza riesce a ripescare un senso o un bagliore di sé nel marasma indistinto del (nostro) tempo e quindi può rilassarsi e tornare al sonno. Ma fino a quel momento è come un cane che punta, che niente può dissuadere dalla sua ricerca e dalla tensione che la percorre, perchè è fatta per quello e non ha alternative. Questo è lo spirito di
Ganesh Gaitonde, il protagonista “spirituale” del libro di Chandra, un malavitoso, un boss della mafia indù, un uomo feroce e sporco come la morte che la morte trasforma nella coscienza narrante del libro. Lo seguiamo spiegarci passo passo la sua ascesa rapida e sanguinosa, chiarire a noi la sua chiarezza e dissipare così i nostri dubbi, mostrandoci sicurezza, coraggio, valore… Lui è già morto, e vorrebbe lasciare le sue memorie all’ispettore Sartaj, che cerca di mettere insieme i tasselli della storia di Gaitonde e di scoprirne i segreti, interrogandosi nel mentre sulla propria vita. Sartaj non è uno sciocco e neppure un illuso, anzi. Eppure sulla soglia della mezza età non può fare a meno di sentirsi rattristato, avviluppato in un bozzolo ben più stretto del suo grosso turbante e forse un po’ fallito. Sartaj è in gamba, è attento e intelligente, ma non ha mai saltato oltre la rete, non è mai stato del tutto onesto e non è mai stato veramente corrotto, non è mai stato un asceta ma non è nemmeno capace di approfittare del piacere poco prezzo, non è servile ma è abituato a tirarsi indietro davanti ai più grandi… Non c’è nulla di lui che rassomigli all’impavido Gaitonde, ma deve arrivare a comprenderne il segreto, che forse è un inganno, forse la chiave di volta di tutto, o il giudizio finale. Gaitonde intanto parla con noi che possiamo leggerlo e si racconta. La sua storia minuziosa e potente ci costringe a fare i conti con la nostra, puntellata dai dubbi di Sartaj, valutare il peso delle offerte e delle opportunità che abbiamo visto sfiorarci, il nostro peso in mezzo al reticolo del mondo, la nostra capacità di darci e di spendere e infine di influire e di riconoscerci nel nostro percorso.
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