Seminari e Satsang 2018: Ramayana. Il cammino celeste dell’Eroe. 22 Aprile.

Seminari e Satsang 2018 con Udai Nath
22 aprile 2018
RAMAYANA. IL CAMMINO CELESTE DELL’EROE.

L’incontro si svolge a Pesaro, sono disponibili sette posti in presenza.
E’ possibile partecipare al seminario in collegamento Skype.
Informazioni: 370.3636348
L’orario del seminario è 9-12 e 15-18.

La storia di Rama, narrata dell’epica del Ramayana, racconta la vicenda dell’Eroe divino nella sua discesa nel mondo, l’esilio nella foresta, le lotte con i demoni, la separazione dall’Amata, la guerra e la riconquista del Regno. Sono i temi essenziali della vicenda spirituale, che ricorrono nelle dottrine gnostiche e nei miti dell’antichità classica. Rama è l’Eroe solare, che compie la discesa nell’ombra per liberare le anime imprigionate, è il trionfo dello spirito sull’ignoranza, il processo di individuazione, il mistero del ricongiungimento con l’Anima, che giace trattenuta in prigionia dai demoni.

 

Perché la vicenda eroica si compia, il giovane eroe deve discendere in esilio nella foresta. Il viaggio dell’eroe si svolge in un luogo che è completamente separato dalla vita delle persone comuni, è la sfida ad attraversare il luogo oscuro, il mondo immaginale, dove abitano gli antichi maestri, i demoni e le altre figure archetipe, che non vivono nel mondo ma lo determinano spiritualmente: così i demoni che tormentano gli uomini pii, e che Rama è chiamato a sconfiggere, come i saggi asceti che con le loro preghiere e la potenza dello yoga tessono la trama del viaggio dell’eroe e quindi la vittoria del Dharma sulle forze oscure.
Perché l’opera dell’eroe si compia qualcosa di spezzato deve essere ricomposto, l’unità originaria deve scindersi perché scaturisca la domanda salvifica e la ricerca che condurrà alla salvezza. Tema che ha percorso l’Occidente dalle religioni orfiche fino al cristianesimo primitivo e al ciclo delle storie del Santo Graal, in India vive ancora nelle popolari gesta di Rama, a cui ognuno deve ispirarsi per compiere il suo viaggio terreno.
Il seminario attraverserà la narrazione del Ramayana per approdare alla ricerca di assonanze e temi comuni nella spiritualità occidentale e nella psicologia del profondo.

Per informazioni, e per iscriversi al seminario su Skype o approfittare dei pochi posti disponibili in presenza, chiamare il 370.3636348 o contattare via Email o Messanger, attraverso la pagina Facebook.

L’orario del seminario è 9-12 e 15-18.

Aggiornamenti alla pagina: https://www.facebook.com/visionaire.org/

 

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Sita Navami

Nella visione Indiana gran parte del mito si snoda nel gioco della coppia sacra, che rappresenta non solo il femminile e il maschile, ma ogni polarità fisica o filosofica, fino a quella ultima tra individuato e assoluto, e più in generale tra immanente e trascendente, tra materia e coscienza. Una di queste allegorie è nella vicenda di Sita e Rama, la coppia nata per essere unita, e che deve attraversare il dramma della separazione e patire la lotta per riunificarsi, come lo spirito umano. A giocare contro l’unità dell’essere, è il demone Ravana, immensamente potente perché estremamente devoto, ma corrotto da desideri insaziabili. Ravana rapisce Sita e la trasporta a Lanka, dove si trova il suo regno. Il regno di Ravana è il paese del lusso e dell’accumulo di ogni ricchezza. La descrizione del Ramayana include palazzi, giardini, padiglioni, carri giganteschi, migliaia di concubine e ogni inimmaginabile sfarzo. Il palazzo reale ci viene mostrato di notte (visto con gli occhi di Hanuman), immerso in un sonno profondo, incosciente, alcolico. E Sita, mentre è rinchiusa in quel mondo di eccessi, cade in uno stato di abbattimento e di depressione, tanto da essere evitata perfino da Ravana, che l’aveva tanto desiderata. Vive circondata da esseri mostruosi, suoi carcerieri, che anche quando dimostrano qualche pietà per lei, nulla possono fare per aiutarla, oppressi dalla loro condizione di dipendenza. Solo la scimmia Hanuman riesce a raggiungerla e a recarle la speranza del prossimo arrivo di Rama, per liberarla. Hanuman, indifferente alle lusinghe della ricchezza, appiccherà l’incendio alla città di Lanka, permettendo la vittoria di Rama.
La vicenda di Sita però non è ancora risolta. Per il fatto di aver soggiornato a lungo nel palazzo di Ravana, viene sospettata di tradimento e deve attraversare la prova del fuoco, letteralmente, per dimostrare la propria innocenza. Sebbene Rama non abbia alcun dubbio sul conto di Sita, la gente continua a mormorare. La calunnia muove le sue fila e, infine, Rama è costretto a obbedire alla ragion di stato e ripudiare ingiustamente Sita, in cui soccorso arriva la grande Madre Terra, Bhumi, sua madre, a riprenderla con sé, trasportandola nelle profondità del sottosuolo. Si dice allora che Rama e Sita si ritroveranno, dopo questa vita, oltre questo mondo, nelle vesti loro proprie di Vishnu e Laxmi. Perciò ognuno di noi, in cuor suo, spera che dopo la vita ci sia una riunificazione, il ricongiungimento di ciò che è stato separato nel mondo. Occorre perciò, come Rama, conoscere la verità indipendentemente, e sapere che la separazione è il prodotto delle trame di forze ostili e dell’ignoranza. E come Sita, restare puri, a costo di una profonda tristezza, nel regno del materialismo e dell’abbrutimento, in attesa della liberazione.
Jay Sita Ram!
Felice Sita Navami, 14 maggio 2016

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Hanuman Jayanthi

…Quindi Shiva, prendendo la forma del vento, fece nascere la scimmia Hanuman, per sostenere Rama nella sua battaglia e condurlo alla completa vittoria. Mentre gli uomini si mantenevano nelle città ancora apparentemente sicure, attendendo il ritorno del Re, il signore Rama vagava nella foresta, finchè con l’inganno gli fu sottratta l’amata Sita. Costretto a riscattare la sposa, si preparò alla guerra contro i demoni che stavano assediando il Dharma. E se gli uomini scompaiono dal racconto dopo poche pagine, il Ramayana fa agire invece il paesaggio, la natura, gli animali e tutti gli esseri come altrettanti protagonisti del racconto. Ma Hanuman è molto lontano dalla secondarietà in cui abbiamo confinato il mondo animale. Di Hanuman immediatamente colpiva la straordinaria eloquenza, con cui subito manifestò la propria natura divina. Hanuman era un soldato, ma prima ancora un abile ed erudito diplomatico e stratega. Nel corso della storia ebbe molte occasioni per dimostrare poteri soprannaturali e forza senza pari.
La sua figura è il modello e l’ispirazione di ogni vero devoto e dei grandi santi. Purezza, fine intelletto, e assoluta devozione, sono le doti che Dio stesso ha infuso nell’animale, scegliendolo, per raggiungere risultati straordinari. Così che infine ad Hanuman fu concessa l’immortalità e dominio sulle potenze celesti. Jay Sri Ram! Jay Hanuman!

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Rama Navami

Oggi è Rama Navami, la Nascita di Rama, il grande Eroe divino dell’India. Rama il salvatore del Dharma, l’uomo ideale, il paradigma delle virtù e dell’eroica vicenda spirituale umana. La nascita di Rama cade al termine delle Nove Notti (Navaratri) dedicate al culto primaverile della Madre Divina che, come nove mesi virtuali, partoriscono infine il Figlio Divino. La figura e la storia di Rama, offrono una rappresentazione che si presta a molti livelli di lettura, da quello religioso popolare, profondamente radicato nella tradizione e nell’identità indiana, alla lettura psicologica dell’archetipo universale dell’eroe, di cui riunisce in essenza i migliori caratteri distintivi, fino alla “favola” gnostica, che percorre la discesa e il riscatto dell’anima. Tutti questi livelli sono fluidi e ampiamente noti. E’ Dio stesso a incarnarsi nel principe Rama per salvare il Dharma dalle forze demoniache che lo minacciano. Dio che incarnandosi affronta l’esilio nella foresta, che si vede separato dalla sua amata sposa, rapita dal re dei demoni nemici, che piange e si dispera, che si deve alleare in una straordinaria fratellanza con le scimmie e gli altri animali della foresta, per poter affrontare il nemico, ritrovare l’amata e compiere il proprio destino. Infine la chiusura della storia è dolce e amara, che quando ogni cosa è compiuta e tutto è realizzato, altresì ogni cosa è sacrificata e tutto ritorna all’Origine da cui era scaturito. Perciò quando un uomo muore lo si saluta gridando: il viaggio di Rama è compiuto! Oggi il Grande Viaggio ricomincia…. Sia lode a Rama. Jay Ram Jay Jay Ram…

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Chaitra Navratri 2012

Chaitra Navratri, noto anche come Ram Navratri o Basanti Puja, si osserva nel mese Chaitra. Chaitra Navratri 2012 inizia il 23 Marzo e termina il 1 Aprile. Si osserva dal primo al nono giorno durante Paksha Shukla (fase crescente di luna) del mese di Chaitra (marzo – aprile) secondo il tradizionale calendario lunare Hindu. Il nono giorno è celebrato come Ram Navami e quindi la festa è detta anche Ram Navratri. Il festival è chiamato popolarmente Chaitra Navratri.
Questo festival di nove notti è dedicato alla dea Durga e si svolge durante la stagione primaverile, quindi è anche conosciuto come Vasant Navaratri. In alcune regioni i nove giorni sono dedicati al culto del Signore Rama e quindi è usanza assistere alla lettura del Ramayana e alle rappresentazioni teatrali del poema epico.

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Tulsi Ramayana, Lanka Kanda: Sri Rama installa lo Shivalingam di Rameshwar e marcia su Lanka

La mia devozione a Sri Rama, la divinità suprema, oggetto dell’adorazione finanche di Shiva (che sconfisse Kama), colui che libera dal timore della rinascita, il leone che domina la morte elefantina, il Maestro degli Yogi, quello che si realizza nella conoscenza immediata, ricettacolo di vitrù, invincibile, senza attributi, immutabile, oltre il regno di Maya, Signore dei celesti, nemico dei malfattori, protettore dei Brahmani, bello come una nube carica di pioggia, dagli occhi splendidi come fiori di loto, colui che è apparso nelle sembianze di un monarca terreno.
Io glorifico Sankara, Signore di Kanchi (Varanasi), Consorte di Girijia (figlia dell’Himalaya), ricettacolo di virtù, vincitore di Kama, degno di ogni lode, Colui che splende del bianco della conchiglia o della luna, il più bello degli esseri, ornato della pelle di tigre e di monili terrificanti come serpenti letali, innamorato della luna e dell’acqua del Gange, Colui che allevia la sofferenza del Kali yuga e che è albero celestiale carico di Benedizioni per chi le chiede.
Che Shambo il Signore, fonte di benedizioni, colui che accorda al virtuoso la liberazione finale, che raramente è concessa, colui che punisce i malfattori, estenda su di me la sua benedizione.
O anima mia, chi non adora Sri Rama, colui che possiede l’invisibile arco del Tempo e le sue diverse misure, dal paramanu*, alla scintilla, al momento, fino all’anno e all’era e fino al ciclo temporale come su potenti frecce?
[* La misura del tempo impiegato da un raggio di sole per passare attraverso un atomo di materia.]

All’udire la parole dell’Oceano Sri Rama richiamò i suoi consiglieri e disse loro:”Perché attendere? Si costruisca il ponte, così che l’esercito lo possa attraversare!”
“Ascolta, gloria della stirpe solare” rispose Jambavan con le mani giunte “Il tuo nome stesso, mio signore, è un ponte sul quale gli uomini attraversano l’oceano dell’esistenza mondana. Non sarà un problema attraversare il mare.”
Udite queste parole, il figlio del vento [Hanuman – ndt] aggiunse: “La gloria del mio signore è come un fuoco sottomarino che brucia indomito finché non è prosciugato l’oceano. Ma il mare si è riempito ancora delle lacrime delle vedove dei tuoi nemici, perciò le sue acque sanno di sale.” Quando le scimmie ebbero ascoltato le lodi iperboliche del figlio del vento, guardarono Sri Rama sorridenti. Jambavan chiamò quindi i due fratelli, Nala e Nila, e riportò a loro ciò che voleva il Signore. “Richiamando sempre alla mente la gloria di Sri Rama, incominciate a costruire il ponte e non incontrerete difficoltà di sorta”. Chiamò quindi l’esercito delle scimmie, disse loro “Ascoltate tutti la mia breve richiesta. Contemplate nel cuore i piedi di loto del Signore Rama e impegnatevi in uno sport, scimmie e orsi insieme. E in seguito, popolo formidabile delle scimmie, sarete in grado di trasportare alberi e montagne”. A questo comando, scimmie e orsi esplosero in grida di gioia ed esclamarono “Gloria all’onnipotente Signore dei Raghu!”

Sollevarono dunque alberi giganteschi e montagne per semplice sport, e infine li portarono a Nala e Nila, che li raccoglievano e disponevano accuratamente per la realizzazione del ponte.
Le scimmie portarono enormi montagne, che Nala e Nila prendevano come lanci di palla. Quando il Compassionevole vide la costruzione magnifica del ponte, sorrise e osservò soddisfatto: “Questo luogo è talmente piacevole ed eccellenti sono le opere, che la sua gloria è incommensurabile e non può essere descritta a parole. Io installerò un emblema di Sambho [Shiva] proprio qui: è l’ambizione più elevata del mio cuore”. Udendo questo il signore delle scimmie inviò una serie di messaggeri presso tutti i grandi saggi. Dopo aver installato un Lingam di Shiva e averlo adorato con la dovuta solennità, Egli disse: “Nessun altro è a me tanto caro come Shiva. Un nemico di Shiva, anche se si dichiara mio devoto, non potrò raggiungere me neanche in un sogno. Colui che si oppone Sankara e aspira ancora alla devozione a Me è destinato alla perdizione, stupido e ottuso quale egli è “.
“Gli uomini che, anche se dedicati a Sankara, sono ostili a Me e così anche quelli che sono nemici di Shiva, ma devoti a me devono avere la loro dimora nel più terribile inferno fino alla fine della creazione.”
“Coloro che onoreranno il Signore di Rameshvara quando lasceranno il corpo andranno direttamente al mio regno celeste. E un uomo che prende l’acqua del Gange e ne versa sul Signore [Shiva] ottiene la liberazione, sotto forma di assorbimento nel mio essere. Ancora una volta, chi adora il Signore, con spirito disinteressato e senza ipocrisia sarà benedetto da Sankara con il dono della devozione a me. E chi vede il ponte eretto da me sarà in grado di attraversare l’oceano della vita mondana senza il minimo sforzo.” Le parole di Sri Rama allietarono il cuore di tutti e i grandi saggi rientrarono agli eremi, concludendo la cerimonia.

Girija, (dice Sankara,) questo è il Signore dei Raghu: Egli ama sempre quelli che si rifugiano in lui. Gli abili Nala e Nila costruirono il ponte per grazia di Rama e la loro fama arrivò molto lontano. Quelle rocce che per loro natura non solo affondano se stesse, ma sono causa dell’affondare di altre cose, galleggiavano come altrettante zattere. Questo tuttavia non accadeva per un qualsiasi potere miracoloso del mare, né per una virtù delle rocce stesse, né per una rara abilità delle scimmie.
Fu per la grazia di Sri Rama (l’eroe del lignaggio dei Raghu) che le rocce galleggiavano sull’oceano. Sono ottusi, infatti, coloro che adorano un signore diverso da Sri Rama. Continua a Leggere →

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Shiva Purana, Satarudra Samhita: quando Shiva si incarnò in Hanuman

[da “Shiva e Dioniso” di Alain Danielou]

A suo tempo Shiva si incarnò nella forma della scimmia chiamata Hanumat, famosa per la sua forza e le sue prodezze. Sin dalla più giovane età Hanumat, la più possente delle scimmie, era di un’audacia estrema. Un mattino prese il sole per un frutto e lo volle divorare ma vi rinunciò a richiesta degli dèi. Si recò da Sugriva, il fratello di Bali, re delle scimmie, che questi aveva esiliato nella foresta. Qui si alleò con Rama, che viveva anch’egli in esilio con il fratello Laksmana e che si lamentava perché il demone Ravana aveva rapito Sita, sua moglie. Rama uccise il potente re delle scimmie, Bali, che era un malvagio. A richiesta di Rama, Hanumat, robusto e scaltro, partì alla ricerca di Sita con un esercito di scimmie. Venuto a sapere che si trovava nella città di Lanka (Ceylon), attraversò il mare con un balzo, cosa che nessuno aveva mai fatto prima, e raggiunse Lanka. Qui, dopo molte prodezza, diede a Sita il segno di riconoscimento che gli aveva affidato Rama e la consolò. Per strada distrusse i giardini di Ravana e uccise molti Raksasa. Uccise il figlio stesso di Ravana. Questa scimmia eroica seminò il disastro al suo passaggio. Infine fu catturata. Ravana le fece avvolgere la coda con stoffe impregnate d’olio e vi diede fuoco. Hanumat ne approfittò per spargere l’incendio nell’intera città, dopo di che saltò in mare, spegnendosi così la coda e raggiunse la riva opposta. Senza dar segno di fatica o sofferenza, consegnò a Rama il gioiello che Sita portava in fronte. Con l’aiuto dell’esercito delle scimmie trasportò pezzi di montagne e costruì un ponte sul mare.

Rama eresse un emblema fallico di Shiva e lo venerò per ottenere la vittoria, poi attraversò il mare e assediò Lanka con l’esercito delle scimmie. L’eroe Hanumat comandò l’esercito di Rama, uccise molti Raksasa. Guarì Laksmana, ferito dal giavellotto.

Distrusse Ravana, la sua famiglia e i suoi servi, poi riaccompagnò Rama e Laksmana al loro eremo. Obbbligò tutti i Raksasa a fare atto di sottomissione a Rama e compì molte imprese. Stabilì nel mondo il culto di Rama. Era incarnazione di Shiva, la risorsa di tutti i suoi fedeli. Aveva salvato la vita di Laksmana e umiliato i titani. E’ chiamato il Messaggero di Rama nel mondo. Protegge coloro che lo venerano.

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La nascita di Rama

Re Dasharatha si recò in visita presso il regno di Anga, accompagnato dalle sue regine e i suoi ministri. Romapada, il re di Anga e suo parente, accolse con piacere il corteo reale e gli tributò tutti gli onori. Dopo i saluti di rito, Dasharatha espose il motivo della sua visita: “Mio caro amico, tu sai che io sono senza figli e desidero una discendenza. E’ stato predetto dal grande saggio Sanat Kumara che solo Rishyashringa, marito di tua figlia di Shanta, può condurre il rituale per assicurarmi una discendenza. In assenza di suo padre Vibhandaka, tu sei come un padre per lui. Ti chiedo gentilmente, accompagnalo ad Ayodhya, insieme alla famiglia, e permettigli di condurre per me lo Yagna Ashwamedha per farmi ottenere i figli che tanto desidero”.

Romapada rispose: “Caro Re, è detto che un uomo senza un figlio non può aspirare a raggiungere le regioni celesti dei suoi antenati. Sono molto onorato che mio genero possa aiutare la continuazione della dinastia di Ikshvaku. Io sarò certamente presente a questo nobile Yagna condotta da Rishyashringa “. Con queste parole, Romapada inviò un messaggero per informare Rishyashringa della richiesta avanzata dal re Dasharatha. Ottenuto il consenso dei Brahmana, Dasharatha tornò al suo Regno di Kosala e incominciò i preparativi per lo Yagna.

L’intera città di Ayodhya venne addobbata in vista del rito vedico. Molti eminenti bramini furono invitati a partecipare e a presenziare alla cerimonia. I cittadini erano in trepidante attesa del giorno dello Yagna, perché finalmente avrebbero avuto un erede al trono. Quando l’eminente Ritwik Rishyashringa giunse, il re e i suoi ministri lo ricevettero alle porte della città e lo salutarono al suono di conchiglie e tamburi. Dasharatha scortò Rishyashringa al palazzo e lo salutò con reverenza, come ordinato nelle Scritture, e formalmente lo investì del titolo di sacerdote officiante del sacrificio. Dasharatha gioì nel riconoscere nel giovane Rishi l’illuminazione data dalla vera conoscenza e dalla penitenza, ritenendolo un segno che il suo desiderio sarebbe stato esaudito. Shanta, la moglie di Rishyashringa fu ugualmente ben accolta e onorata dalle donne della famiglia reale.

Prima di eseguire un rituale vedico del più alto ordine, lo Yajaman (qui re Dasharatha) è tenuto ad osservare i vari rituali subordinati e prepararsi per il periodo di un anno. Dasharatha osservò questi rituali diligentemente, sotto la supervisione di Rishyashringa, e fu pronto a svolgere il sacrificio all’inizio della primavera dell’anno seguente.

Alla fine dell’anno di penitenza, Dasharatha chiese al suo sacerdote capo Vasishta di iniziare il rituale principale. Il saggio Vasishta diede istruzioni ai dotti Brahmana, agli architetti e agli altri esperti per costruire area e altare in conformità con le Scritture. Alcuni dei più stretti amici di Dasharatha si erano stabiliti in Ayodhya un anno prima, per partecipare alla festa che precede il rituale vedico. Altri amici e alleati furono invitati per l’occasione solenne. Tra i re giunti per partecipare al sacrificio c’erano: Janaka, il re di Mithila, il re di Kashi, il suocero di Dasharatha re di Kekeya e i suoi figli, Romapada il re di Anga, Bhanumanta il re di Kosala, Praptijna il re di Magadha, e molti altri. Tutti offrirono doni preziosi per dichiarare il loro affetto per Dasharatha.

All’ora propizia stabilita, i Brahmana guidati da Rishyashringa e Vasishta entrarono nell’area rituale. Re Dasharatha e le sue mogli formularono le intenzioni e i voti per lo svolgimento del rito e la cerimonia ebbe inizio. L’etere vibrava del canto dei Veda. Uno per uno, tutti gli Dei furono invocati e le oblazioni gettate nel fuoco rituale. Grazie all’impeccabile Rishyashringa e al nobile Vasishta a dirigere la cerimonia, nemmeno il più piccolo errore turbò lo svolgimento del rito.

Per tutta la durata dello Yagna, a tutta la città fu offerto cibo abbondante e prelibato. Nessuno doveva patire la fame durante la cerimonia. Mentre le oblazioni erano offerte nell’ara centrale, molti dibattiti e di altri concorsi accademici si svolgevano negli edifici esterni. Rappresentazioni teatrali, musicali e spettacoli di danza si tennero per l’intrattenimento degli ospiti riuniti.

L’ara sacrificale era costruita a forma di una grande aquila, simbolo del volo di Garuda, il veicolo del Signore Vishnu. Le ali di questo altare erano decorate in oro zecchino. Innumerevoli animali di ogni tipo furono preparati per essere sacrificati agli Dei come previsto nelle Scritture. Come è noto, il sacrificio principale era quello del cavallo, che era già stato ucciso. Le tre mogli del re Dasharatha simbolicamente trafissero l’animale morto con aghi e coltelli d’oro, per significare l’offerta agli dei.

La regina Kausalya, la prima regina di Dasharatha, trascorse quindi una notte con il cavallo morto. Poi si tenne l’offerta rituale di tutte le ricchezze del re ai Ritwik, i sacerdoti. Il re simbolicamente offrì il suo regno, il suo bestiame, le sue mogli ai Ritwik, che immediatamente glieli resero. Il Ritwik poi raccolse il grasso del cavallo morto e lo lasciò cadere sull’altare, nel fuoco sacrificale, come offerta ai celesti. Una per una, le restanti parti del corpo del cavallo furono gettate nel fuoco sacrificale dal collegio dei sedici sacerdoti officianti.

Allora il re fece dono di terre e di bovini ai quattro sommi sacerdoti del sacrificio. Oro fu distribuito anche agli altri Brahmana che avevano assistito al sacrificio. Allietato dalle opere meritorie di Dasharatha, Rishyashringa lo benedisse, dicendo: “Genererai quattro figli illustri”.

Dopo aver terminato lo Yagna Ashwamedha, si osservò il rituale del Putra Kameshti al fine di garantirsi la progenie. Poiché se tale rito è officiato, gli Dei e le altre nobili anime celesti ricevono le dovute oblazioni sacrificali. Continua a Leggere →

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