subscribe to the RSS Feed

Quello è infinito, questo è infinito. Sottraendo questo infinito a quell’infinito, ciò che resta è infinito.

Isavasya Upanisad

Quello che resta

Posted by beatrice on April 21, 2010

Resta, infinito, spavaldo
chi ti ha cercato ancora
accovacciato sul tetto del mondo
freddo ed esatto, e suoi piani
indesiderati, fugaci, perenni
e quello che so dell’amore
e del resto: che non ho paura
del disamore, del male, di te
e di restare nella nube oscura
la minaccia in un cielo grigio
più nera e più luminosa della volta
non spavento, non richiamo, non sono,
soltanto brillo e tuono e piovo
e allargo la gioia e invito al riparo
e alla maledizione mista al riso
perchè il cielo resta, l’altrove
sovrano rimpianto di una cosa perduta
che non si apprende, pericolosa, oscura
larga complessità stellare che insegni
il destino che conduce sempre al silenzio
o a gridare e ancora invano, il nome
e poi nulla, che è la risposta al nostro
richiamo, e quello che resta, quando domani
ti alzerai e non sarai più quello che sei.

Io sono quello che resta.

L’abbraccio lontano

Posted by beatrice on March 27, 2010

Cosa direi delle braccia
quasi alzate al cielo
per l’abbraccio più alto e sicuro -

se tu non mi lasci parola
e sono senza paura e sola
lieta del profumo del dolce

e del gocciolio invisibile di nettare
nel solco che segnava l’assenza
e attendeva ossigeno di verità -
per guarire. Come pelle nuova, vita nuova.

E se non ci saranno altre notti
abbiamo camminato tanto nell’ombra
che basterà per sempre -

anche se svanisse il ricordo
vivremmo perchè si è richiuso il dolore
baciato il nostro strappo con lingua fresca

saliva profumata di luce e di noi
e quel leggero sospiro che oggi ci avvolge
come un saluto – conosci te stesso.
Da ora quasi non saremo.

Non da che la verità è nata e poi con fiducia
e la spavalda leggerezza dell’immortale ha guarito -
e senza il dolore non vi è più alcun io.

(27 marzo 2010)

Piccolo Magnificat

Posted by beatrice on January 20, 2010

Come quelle improvvise nubi
bianco e oro che cantavano
di luce e volante potenza
correndo così che gli alberi
urlavano lo stupore verde al cielo
che si apriva verticale, mobile e alto. Infine.

Ed era Natale, mattina e sole.
Così ho contemplato la gratitudine
riversarsi da quell’Amato e riempire
i nembi barocchi d’oro e slancio
e maestà segreta, che mi soccorse. Sempre.

Magnifica la sorte, stamattina
al tuo trionfo, Cielo, appena nato
limpido signore del mondo.
Così sei stato, e magnifica la sorte
anima mia furiosa a lasciarsi
abbandonare e ritrovare, porta ventosa. Grata.

(20 gennaio 2010)

Ora di cena

Posted by beatrice on November 23, 2009

Sì, io sono cresciuta amata in uno spazio con neon
dove una donna sola era china
su pentole che sapevano di sugo lento
al burro fuso e questa felicità dolciastra
senza uomini, senza occhi, lentissima
immutabile al destino, in attesa di nessun altro
che della morte, quella che stava attaccata ai muri
eppure riempiva di mistero, quasi estasi, silenzio
ritmo e attenzione. Tranne all’inevitabile, che mai vediamo.

(ora)

Lucifero

Posted by beatrice on November 9, 2009

Ognuno vuole restare solo con la sua colpa
accudire nel cuore il carnefice
allevare l’emozione sola che ci accomuna e ci divide.
Con essa ci siamo incontrati, scambiati
il primo sguardo che riconosce la sua preda
il simile, il lupo, il celeste antenato crudele
che scavò il cavo nel seno e vi depose il suo uovo.
Abbiamo diviso la febbre come altri fanno col pane,
digiunato al mattino, appena sorgeva il sole, in silenzio
amputato gli arti per l’ultimo abbraccio, chiesto scusa.
Vedo ancora la tua solitudine alzarsi in cielo al tramonto
dormire senza sogni, farsi stella chiusa e lucente un istante
per scomparire, come scompare chi è solo.

(9 novembre 2009)

Gli uccelli

Posted by Beatrice on July 9, 2009

Gli uccelli dai rami cantano la morte
di chi, di chi.
Mortifero canto che rimanda al fatto
non detto della notte e avverte
chi chi chi chi… l’estrema importanza
che ci è sfuggita di un soffio ascoltando
soltanto le mani. Palese è
che il canto preluda la morte, l’incosciente
rumore del vivo, il corpo
che sigilla il suo canto, a guida
del plotone di uccelli sul ramo.
Domani verranno, cantando.

(2 giugno 2009)