Posted by beatrice on January 20, 2010
Erotismo, compassione, creato
da Etain Addey , Pratale
Quando arrivai qui nella valle trovai nel casale più vicino a casa mia una donna, Lucia, che allora aveva quasi ottant’anni. Aveva fatto sempre la vita della mezzadra, ma era la persona più padrona del mondo che abbia mai conosciuto. Era padrona del mondo nel senso più interiore della parola, nel senso che ne avrebbe dato il filosofo arabo al-Kindi, che parlava dell’unitas reggitiva, il principio unificante che permette alla volontà dell’individuo di modificare l’esistente quanto più la volontà è innervata dai moti dell’animo e dai desideri. Lucia strofinava il fianco caldo della vacca Chianina che usciva dalla stalla con la stessa sensualità palpabile con cui mi accarezzava la pancia arrotondata dalla prima gravidanza. La vedevo versare litri di latte nel calderone per fare il formaggio, come se quel latte fosse la soma dei Vedici, lavorare la pasta per la crescia come se ogni chicco di grano le fosse familiare, come se potesse sfamare ogni creatura del mondo con quello che usciva dalle sue mani. Nonostante l’età, aveva nella sua persona un ardore conturbante. Aveva fatto undici figli, “tutti boni”, ma dava a me l’impressione di fare ancora, nel suo quotidiano, l’amore con ogni cosa. Al-Kindi affermava che ogni sostanza, celeste o sublunare, emette raggi in ogni direzione, di modo che, in virtù di queste radiazioni e della loro propagazione, non sarebbe avventato sostenere che ogni cosa sia in ogni altra, e che ogni parte del cosmo sia legato empaticamente a tutte le altre.
Quella mezzadra che mungeva, che mieteva, che partoriva, che faceva partorire, che macinava e tritava, che raccoglieva e seminava, che uccideva, che cuoceva e conservava, che lavava il morto, che accarezzava e incoraggiava, era nella condizione ideale per penetrare, no, per incarnare l’erotismo del mondo. “La conoscenza integra ed esauriente di una pur minima cosa rivela, come dentro uno specchio, l’universale essenza del cosmo”

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Posted by Beatrice on January 29, 2009
La verità, la sublimità, l’ordine universale, la rettitudine, la sacralità, il fervore dell’ascesi, la gioia spirituale, il sacrificio - sostengono la Terra. Che essa, Signora di ciò che è e di ciò che sarà, ci riservi un orizzonte sconfinato.
La Terra adorna di vette, di crinali e di vaste pianure, che genera le piante dalle potenti virtù, libera dai legami che opprimono gli uomini, si apra al nostro sguardo, pronta ad accoglierci.
La Terra su cui scorrono il mare, i fiumi e tutte le acque, sulla quale sbocciano le messi e i popoli, su cui abita tutto ciò che respira e si muove, ci conceda di dissetarci per primi.
La Terra cui appartengono le quattro regioni dello spazio, su cui crescono i raccolti e i popoli, che sostiene tutto ciò che respira e si muove, ci conceda vacche e prosperità.
La Terra dove nacquero i primi uomini, dove gli Dei sconfissero i demoni, possa offrirci mucche, cavalli, volatili e fortuna.
La Terra che sostiene tutti, che nutre di abbondanza, il fondamento, il ristoro materno di tutti gli esseri viventi, colei che preserva il fuoco di Agni, la compagna di Indra il toro, ci conceda il privilegio dei suoi beni.
La vasta Terra, sempre sorvegliata dagli Dei insonni, ci allatti con miele prezioso, ci asperga di limpida gloria.
La Terra che fu acqua sulla superficie dell’oceano cosmico, che i saggi veggenti scoprirono con il loro acume, il cui cuore risiede nel cielo supremo, l’immortale, ammantata di verità, ci accordi lucidità e rettitudine, perché possiamo governare.
La Terra su cui le acque ancelle scorrono insieme, giorno e notte, senza sosta, versi per noi il latte in torrenti copiosi, e ci bagni di gloria.
La Terra misurata dai passi degli Asvin, su cui ha camminato Vishnu, che Indra, signore potente, ha eletto sua compagna; da lei, la madre, sgorghi il latte per me, suo figlio.
Le cime innevate dei monti e le tue foreste, o Terra, ci siano gentili. La scura, la nera, la rossa e multicolore, la solida Terra, protetta da Indra, intatta e incorrotta, è lei la Terra delle mie radici. Continua a leggere »
Posted by Beatrice on June 6, 2008
<<“Non si rifiuterà mai con troppa forza una certa interpretazione blasfema dei primi capitoli della Genesi che trasforma il comandamento d’amore di Dio in un perentorio invito a esercitare la tirannia. Secondo l’intera tradizione giudaico-cristiana, Dio non ha conferito all’uomo un potere arbitrario e oppressivo, ma gli ha chiesto di comportarsi con paterna sollecitudine, la quale deve estendersi dall’atomo alla stella, passando attraverso le piante e gli animali”. Gli autori ricordano che nel racconto del Paradiso terrestre Dio ha fatto dell’uomo il giardiniere e il pastore dell’universo. Le creature che non si divorano fra di loro si scambiano calore e protezione. E’ il peccato che introduce violenza e dissonanza, schiavitù e assassinio, cioè la legge della giungla. Il libro cita i numerosi passi biblici volti a lodare la gloria di Dio nel creato; e passando al nuovo Testamento dice che “Marco è l’unico a specificare che la salvezza unisce Cristo in tutte le creature”. Ma sottolinea qualche cosa di importante: “Andate in tutto il mondo – ha scritto Marco, riportando l’esortazione di Gesù agli apostoli – e predicate il Vangelo a ogni creatura”, non “a tutte le nazioni”, come Matteo e Luca. Con Paolo la dimensione cosmica della salvezza è più esplicita: gli autori citano il passo famoso: “sappiamo bene, infatti, che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo”. Continua a leggere »
Posted by Beatrice on March 26, 2008
Prendete per esempio un albero di mele. Il melo offre i suoi frutti agli altri e nulla prende per sé. Il senso della sua vita è il bene degli altri esseri. Ugualmente, il fiume. Tutti possono andarci e bagnarvisi. Il fiume laverà la sporcizia da chiunque, senza chiedere nulla in cambio. Volontariamente accetta tutte le impurità e restituisce purezza, sacrificando tutto per gli altri.
Figli, ogni oggetto di questo mondo ci insegna il sacrificio. Se osservate da vicino, trovate che tutta la vita è un sacrificio. La vita di ciascuno è una storia di sacrificio. Il marito si sacrifica per la moglie e la moglie si sacrifica per il marito, la madre per i figli e i figli per la famiglia.
Ciascuno di noi sta sacrificando la propria vita in un modo o nell’altro. Ma ciascuno di noi è limitato al proprio piccolo mondo. Senza sacrificio non c’è alcun mondo. Sacrificare tutto per il bene del mondo è il più grande sacrificio.
Il nostro piccolo mondo deve evolversi fino a diventare l’intero universo. Mentre cresce, vedremo lentamente i nostri problemi dissolversi in esso.
Amma Mata Amritanandamayi

(immagine: Giovanni fattori: Contadina nel bosco.)
Posted by Beatrice on June 29, 2007
I cambiamenti climatici, secondo gli esperti interpellati dal Washington Post, minacciano seriamente il Gange e l’equilibrio idrico e spirituale da cui dipendono 800 milioni di indù. Il riscaldamento globale, infatti, sta lentamente ma inesorabilmente cambiando il fiume e la sua fonte, nella catena dell’Himalaya, si starebbe prosciugando. Entro il 2030 potrebbe scomparire. Il ghiacciaio Gangotri, dal quale proviene il 70 per cento dell’acqua del Gange, si sta ritirando al ritmo di quasi cento metri l’anno, doppio rispetto a quello di una ventina di anni fa. (fonte: La Stampa web)
Già durante l’ultimo Kumbh Mela, a gennaio di quest’anno, un folto gruppo di Sadhu aveva organizzato una vivace contestazione e minacciato di disertare la celebrazione per protestare contro l’inquinamento crescente delle Acque Sacre, nel cui bacino scaricano senza depuratori alcuni dei distretti maggiormente industrializzati e popolosi dell’India.
Di questi giorni è la notizia dello scioglimento dello Shivalingam di ghiaccio che da millenni compare nella grotta di Amarnath durante il plenilunio di giugno, per diminuire progressivamente durante il resto dell’anno solare. Il sito si trova a 3.888 metri di altitudine e per raggiungerlo richiede un percorso minimo di oltre 45 km a piedi tra le montagne del Kashmir. Ogni anno è visitato da numerosi pellegrini, certi di assistere ad un fenomeno unico, l’apparizione del Divino nella Natura. Le testimonianze dei devoti sono straordinarie, ma già dallo scorso anno, quando i locali preoccupati del mancato accrescimento della stalagmite erano ricorsi alla sua creazione artificiale, l’apparizione manca l’appuntamento millenario e persino Shiva, che non è mai affetto dai mali terreni, decide di mandare un segnale del suo abbandono, di fronte al disastro ecologico. Appare del tutto naturale che ritirando la propria presenza, consigli la stessa strategia alla sua cara amica-amata Ganga, che con Lui ha deciso di scomparire.
Per il lettore occidentale queste due notizie sono soltanto la conferma dei dati drammatici sul riscaldamento globale. Per me sono anche altro.
La Presenza di Shiva è un dato inconfutabile e da sempre sperimentabile per il devoto. Shiva è su quella montagna, quindi è nel tuo e nel mio altare domestico, quindi nel tempio, quindi nel cuore del devoto, quindi nei panni dei suoi devoti, sempre incarnato, fisico, percepibile e reale, ad ogni livello. Presenza sensuale e immanente, sebbene assolutamente a-duale e trascendente nell’essenza. Da questa costante presenza deriva la randagia libertà dei suoi devoti, la regalità dei nudi vestiti di cenere, l’”io sono Shiva”, perchè Shiva è qui. Non c’è molto da inventarsi, non si tratta di mitologia, si tratta di una esperienza, che nella più lontana delle ipotesi si potrebbe fare percorrendo quei 45 chilometri. Se si tratta di vedere Dio, perchè no. Il fatto è che c’è, non è qualcosa di cui si sta solo parlando, non è religione, è qualcosa di molto anteriore a qualsiasi religione, perchè la religione viene dopo, prima c’è la Presenza poi, quando la presenza si ritira dal mondo, incomincia la religione.

Qualcuno obietterà che già esiste una religione Indù. Sarebbe lungo e complicato descrivere la difficile contaminazione culturale, prima che ecologica, che ha condotto alla creazione del cosiddetto “induismo” religioso. Questa idea è stata fortemente orientata dalla mentalità occidentale, che inizialmente vedeva nelle complesse stratificazioni di scuole e miti dei nativi dell’India soltanto una oscura matassa di superstizioni e crudeltà. Ma ancora oggi, qualora si interroghi l’anziano che sosta sulla riva del fiume, la donna analfabeta o uno dei rari veri devoti e gli si chieda dio dov’è, semplicemente allungheranno il dito a indicare una montagna o l’acqua del fiume, chiamandoli con emozione “padre” e “madre”. E finché questo è possibile, la Realtà mantiene il primato sulla religione, ponendo una gerarchia di principio che attinge al primato del Silenzio: prima c’è la Presenza silenziosa, attingibile dall’esperienza diretta e senza distinzioni, quella è l’origine della vita e dello spirito, poi, solo per la mente inquieta e tormentata di chi non vede, esistono le parole, i riti, le istruzioni - sottoposti però alla Tradizione che riconosce primariamente la Realtà.
La differenza tra la potenza del Presente e il sacrificio dell’Assente, ricade completamente sul cuore dei devoti. Se il nostro cuore sarà capace di raccogliere, da solo, la potenza impensabile delle montagne, dei ghiacciai e dei fiumi e dispensare alla vita le stesse benedizioni; o se si spegnerà nella malinconia dell’assenza e del ricordo, contentandosi di ricamare parole e istruzioni, contaminate nel profondo e contrassegnate dall’impossibilità dell’incontro con Dio, a causa della distruzione delle Sue dimore terrene.
