Posted by beatrice on May 27, 2010
Il giorno della luna piena del mese di Vaikasi, sotto la stella Visakam, è il Pournima Vaikasi, anche chiamato Vaisaki Pournima.

Le la luce del chiaro di luna di Vaikasi immerge il mondo in un luminoso fulgore rendendo il cielo più arcuato, profondo e vasto. Nei cieli tropicali, la luna, ‘cammina lentamente e silenziosamente, riempiendo la notte del suo bagliore d’argento’. Le nuvole trasparenti sembrano accompagnare il suo calmo incedere. Tanta è la magnificenza della natura che si manifesta con una potenza schiacciante. E con questa luce misteriosamente bella, dolce di santità, arriva un silenzio profondo e strano, ricordando gli Indù e buddisti il significato di questo giorno sacro.
Visakam è considerato il segno della nascita di Katikeya o Murugan, chiamato anche Visakan. Visaka è una combinazione di tre stelle che brillano nel cielo e disegnano una configurazione simile a un ingresso o torana.
Vaikasi Visakam è una ricorrenza importante per gli Shivaiti. Segna la discesa di Murugan in risposta ad una preghiera dei deva per liberare il mondo dall’adharma. Per i buddisti oggi ricorre la nascita del Buddha.
A differenza del culto di Ganesha, il culto di Murugan/Kartikeya è prevalente nell’India meridionale. Nel calendario vedico, ogni sesto giorno del mese lunare è dedicato a Kartikeya. La tradizione vuole che sposò Valli, una ninfa dei boschi, e Devadasena, figlia di Indra. Secondo i Purana nacque da Siva e Parvati per sconfiggere il demone Tarakasura. E noto con molti nomi differenti, tra i quali: Sanmatura, Sadanana o Sanmukha, Devasenapati, Saktidhara, Tarakari, Kumara, Skanda, Subrahmanya, etc. La cavalcatura attribuiita a Kartikeya è il pavone.
Karttikeya è il Deva della guerra e viene chiamato Skanda nel testo sacro dei Veda. Il nome Skanda significa “lo zampillante” in quanto la tradizione lo vuole concepito dal solo seme che il padre Rudra-Shiva gettò nel fuoco e rovesciò nel Gange.
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Kali Maa, mito e simbolo
Posted by beatrice on October 30, 2009
Il nome Kali deriva dalla parola radice sanscrita Kal, tempo. Nulla sfugge al tempo.
Kali Maa è una Rupa (forma) di Durga Maa. Creata da Durga Maa per lottare contro i demoni, l’aspetto feroce di Durga. Secondo i Purana, l’ immagine di Kali, ampiamente venerata nelle regioni orientali dell’India, deve la sua origine alla battaglia di Durga con Shumbha e Nishumbha. E’ anche nota come colei che uccise il demone Raktabija bevendo le gocce del suo sangue, per impedire che queste cadessero a terra.
Nelle immagini popolari, Kali è rappresentata come un essere femminile molto nero, con quattro braccia. In una mano ha una scimitarra, in un’altra la testa di un demone, che tiene per i capelli, la terza mano si apre a elargire benedizioni e la quarta regge un’altra arma, di solito una lancia o un tridente. Ha una collana fatta di teschi e due teste di demoni come orecchini. La sua lingua è rosso sangue ed è esposta fino al mento. Il sangue sgocciola anche dalla lingua e sul corpo. Sovente è rappresentata in piedi sul corpo di Shiva, con un piede sul petto e l’altro sulla coscia. In alcune statue è nuda, tranne che per i suoi ornamenti, quali una specie di gonna fatta di mani e arti mozzati attorno ai fianchi.
Kali indossa una ghirlanda di 52 teschi e una gonna fatta di braccia smembrate perché l’ego abbandoni l’identificazione con il corpo, per riconoscersi nello spirito. Se il nostro attaccamento al corpo giunge al termine, la liberazione non può che prevalere. Pertanto la gonna e la ghirlanda dei trofei sono indossati dalla Dea per rappresentare la liberazione dei suoi figli dall’attaccamento al corpo materiale.

Con due mani tiene una spada e una testa mozzata di fresco, grondante sangue. Questo particolare rappresenta la celebre battaglia in cui sconfise il demone Raktabija.
Il nero (o talvolta blu scuro) della pelle rappresenta il grembo del non manifesto, da cui tutta la creazione è nata e in cui tutta la creazione alla fine farà ritorno. Dea Kali Ma è raffigurata in piedi su uno Shiva dalla pelle bianchissima, che è sdraiato sotto di lei. La sua pelle bianca è in contrasto con la nera o blu di Lei. Lo sguardo di Shiva esprime distaccata beatitudine. Shiva è pura consapevolezza senza oggetto Sat-Chit-Ananda (essere-coscienza-beatitudine), mentre Lei rappresenta la “forma” eternamente sostenuta dal principio di pura consapevolezza.
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Virabhadra
Posted by Beatrice on February 7, 2009
Sati era la figlia di Daksha, un potente tra i grandi esseri divini. Segretamente, il suo cuore adorava Shiva. Quandio suo padre convocò lo Swayamvara per scegliere tra i giovani principi e gli Dei un marito per Sati, non invitò Shiva, che conduceva vita da asceta e aveva fama di selvaggio. Sati prese allora la corona di fiori destinata al prescelto e lanciandola in aria gridò a Shiva di prenderla lui. E Shiva improvvisamante comparve nel mezzo del ricevimento coronato della ghirlanda lanciata dalla giovane Sati. Al padre Daksha non restò che acconsentire alle nozze.
Ma un giorno Daksha volle organizzare un sacrificio solenne, cui chiamare tutti gli dei e i potenti, e dove espressamente vietò l’ingresso a Shiva. Per l’umiliazione immensa Sati si diede alle fiamme riuscendo a produrre da sé il fuoco dell’autocombustione e morì sotto gli occhi del padre. Narada recò la terribile notizia a Shiva.
Shiva al colmo dell’ira e del dolore si strappò una ciocca di capelli da cui nacque il terribile guerriero Virabhadra. Virabhadra uccise perciò Daksha, e solo grazie alle preghiere di Vishnu e Brahma, Shiva acconsentì a resuscitarlo, sostituendo la testa mozzata con quella di un montone. Con Daksha resuscitato tutti gli Dei si riunirono per celebrare il rito.
Allora Vishnu apparve cavalcando Garuda e poichè Daksha aveva rifiutato Shiva, così lo ammonì: “Solo gli ignoranti ritengono che io e Shiva siamo differenti; ma io, Shiva e Brahma siamo uno solo, che assume nomi differenti per adempiere alla creazione, alla conservazione e alla distruzione del cosmo. E’ il Sè indivisibile che pervade tutte le creature; i saggi perciò vedono ogni creatura come se stessi”. Allora tutti i presenti, i bramani, i rishi e gli Dei resero omaggio a Shiva, a Vishnu e a Brahma e ritornarono alle rispettive dimore. Soltanto Shiva ritornò sul Kailash, per immergersi nel dolore della perdita della sua amata e nell’ascesi solitaria.
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