La preghiera di Kunti a Krishna

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1-3. Sebbene nella mia ignoranza, io ti adoro, Essere primordiale, Tu che esisti al di là di Prakriti, Tu che sei all’interno e all’esterno di ogni creatura. Tu che sei nascosto dal velo di Maya, che trascendi la conoscenza dei sensi, Tu immutabile; come l’attore mascherato sulla scena, sei visto anche da coloro che non sanno. Come può una donna comprendere Te, che hai preso corpo per insegnare la Bhakti ai saggi capaci di discriminare tra il Sé e il non-Sé, e a coloro che hanno padronanza della mente e della meditazione.

4. Mi inchino a Govinda, a Krishna, al figlio di Vasudeva e Devaki, al figlio adottivo di Nanda.

5. Mi inchino a Te che hai un loto per ombelico, a Te che indossi una ghirlanda di fiori di loto, a Te che hai fiori di loto come occhi e piedi come fiori di loto.

6. O Hrishikesha (Signore dei sensi), reggitore del mondo, io e i miei figli siamo stati soccorsi puntualmente da Te in molti pericoli, Signore, più rapidamente di come hai raggiunto tua madre, che rimase a lungo prigioniera di Kamsa.

7. Sono stata protetta da Te, o Hari, in tutte le circostanze, dall’avvelenamento, dall’incendio (di Jatugriha), dai demoni, dagli intrighi di corte, dalla miseria nella foresta, e dalle armi sul campo di battaglia.

8. O Maestro del mondo, fai che altre calamità ci colpiscano, perchè ancora godremo della visione di Colui che libera dalla reincarnazione.

9. L’uomo la cui dignità è offuscata dall’orgoglio per la nascita, la ricchezza, il potere, la cultura o la fortuna non è degno di pronunciare il tuo nome, che è invece dato in dote ai puri e a coloro che non desiderano alcun possesso.

10. Mi inchino a Te, che sei la ricchezza di quei devoti che hanno abbandonato ogni oggetto di desiderio, Tu che hai pace in te stesso, imperturbato, il Signore che libera dalla morte e dalla rinascita.

11. Ti riconosco come il tempo poichè ogni cosa è sotto il tuo controllo, come Colui che tutto pervade, senza inizio e senza fine; Tu abiti egualmente in tutto e da te provengono le differenze individuali di tutti gli esseri.

12. Nessuno conosce lo scopo delle tue azioni, O Signore, nella forma umana. Tu non favorisci nessuno e nessuno avversi, eppure gli uomini credono che Tu lo faccia.

13. Tu sei il Sé universale, senza nascita e senza movimento, e la tua nascita e le azioni, come accadono tra gli animali sulla terra nell’acqua, e tra i Rishi e tra gli uomini, sono solo un grande scherzo.

14-16. Coloro che costantemente ascoltano, cantano, parlano, pensano e godono delle Tue vicende memorabili, raggiungono presto i tuoi piedi e il termine del ciclo di nascita e morte. Perciò, o Signore e Sè universale, o Essere Supremo, spezza rapidamente i miei tenaci legami affettivi con la famiglia dei Pandu e di Vrishnis, così che, O Signore di Mathura, la mia mente non più distratta possa costantemente e saldamente rivolgersi alla Devozione per Te, come l’acqua del Gange corre veloce a gettarsi nell’oceano.

[Tratto dal libro “Altar Flowers” Ed. Advaita Ashrama, Calcutta, 1934. Traduzione di Beatrice Polidori, Krishna Janmashtami 2011]

La regina Kunti è la madre di Arjuna e di due dei suoi fratelli, della stirpe dei Pandava, nel poema epico indiano Mahabharata. La sua storia è tramandata anche nel Bhagavata Purana, in cui è esempio magistrale della devozione per Krishna, o Bhakti Yoga. Kunti è una figura di grande importanza all’interno di molte tradizioni indù e soprattutto tra i fedeli di Krishna.

Nel video una scena del film “Mahabharata” di Peter Brook (1989). Kunti, interpretata dall’attrice Miriam Goldschmidt, ritrova il figlio Karna ucciso sul campo di battaglia.

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La gloria di Shiva nel Mahabharata

Invocazione a Shiva [Mahabharata – Santi Parva, XLVIII]

Bhishma disse: Mi inchino a te, che hai la forma del vasto spazio! Tu che hai assunto la forma di un eremita dai capelli intrecciati e con il bastone tra le mani, il ventre magro e la ciotola delle elemosine… Mi prostro a te che hai forma di Brahmacharin. Tu che porti il tridente, tu che sei il signore degli esseri celesti, tu che hai tre occhi, tu che sei lo spirito supremo. Il tuo corpo è sempre imbiancato di ceneri e l’emblema fallico è sempre rivolto verso l’alto. Mi inchino a te, che hai la forma di Rudra! La mezza luna adorna la tua fronte. Indossi un serpente come sacro cordone che avvolge il tuo collo. Tu brandisci l’arco pinaka e il tridente. Mi inchino a te, che hai la forma della Ferocia. Tu sei l’anima di tutte le creature. Tu sei il creatore e il distruttore di tutte le creature. Tu sei senza ira, senza inimicizia, senza attaccamento. Mi inchino a te che hai la forma della Pace!

Siva e Rudra [Mahabharata -Anusasana Parva, CLXI]

Vasudeva disse: O potente armato Yudhishthira, presta ascolto ai molti nomi di Rudra che ti reciterò e alle Sue altissime benedizioni. I Rishi descrivono Mahadeva come Agni, Shtanu e Maheswara; gli attribuiscono un solo occhio, o tre occhi, una forma universale o quella di Shiva il benevolo.
I Bramini eruditi nei Veda dicono che Shiva ha due forme. Una di esse è terribile, l’altra mite e benevola. Queste due, sono a loro volta suddivise in molte altre forme. La forma feroce e terribile è riconosciuta come identica ad Agni, alla Luminosità e a Surya (il fuoco, la luce e il sole). L’altra forma, mite e benevola è conosciuta come la Rettitudine, l’Acqua e Chandramas (la Luna); si dice poi che metà del Suo corpo sia fuoco e l’altra metà Soma (o Luna). La forma mite e benevola si dice sia intenta nei voti e nella pratica del Brahmacharya (celibato o continenza). L’altra Sua forma, la terribile, è impegnata in tutte le operazioni che concorrono alla distruzione dell’universo.
Poiché Egli è il Grande (Mahat) e il Signore Supremo di tutto (Iswara), è detto Maheswara. E poiché brucia e opprime è energico e feroce; pieno di energia ed impegnato a divorare carne, sangue e ossa, si chiama Rudra. Poiché è il più grande degli dei, poiché il Suo dominio e i Suoi possessi sono vastissimi, poiché protegge l’intero universo, perciò è detto Mahadeva. Poiché è del colore del fumo, è detto Dhurjati. Poiché ogni Suo atto è un sacrificio compiuto per il bene delle creature, è detto Shiva o il benevolo.
Da oltre il cielo brucia le vite delle creature e lo si trova lungo un certo cammino, da cui però lui non proviene. Ancora, il Suo emblema è stabile e fermo per sempre. Per questa ragione è chiamato Sthanu. Egli possiede anche una varietà di forme. Egli è il presente, il passato e il futuro. Egli è mobile e immobile. Perciò è detto Vahurupa (dalle molteplici forme). Le divinità dette Viswedeva (reggitori del mondo – ndt) abitano nel Suo corpo. Perciò egli è detto Viswarupa (la forma universale). Egli ha migliaia di occhi, miriadi di occhi, ha occhi in ogni lato e ogni parte del Suo corpo. La Sua energia sprigiona dai Suoi occhi. I Suoi occhi non hanno fine. Poichè nutre le creature e con esse si intrattiene, e poichè è il loro signore e Maestro, è chiamato Pasupati (il signore delle creature).

Se qualcuno lo adora creandone un’immagine e un altro adora il Suo simbolo, quest’ultimo otterrà grande prosperità per sempre.
Poiché il Suo emblema (il fallo eretto – ndt) è sempre votato al Brahmacharya (qui, castità – ndt) tutti i mondi gli offrono devozione, di conseguenza. Si dice che tale devozione lo gratifichi immensamente. Se qualcuno lo adora creandone un’immagine e un altro adora il Suo simbolo, a quest’ultimo otterrà grande prosperità per sempre. I Rishi, gli dei, i Gandharva e le Apsara (musici e ninfe – ndt) adorano quel simbolo sempre eretto e rivolto verso l’alto. Se si adora il Suo simbolo, Mahadeva è grato al Suo devoto. Affezionato ai Suoi devoti, Egli dona felicità ad essi con animo gioioso.
Questo grande Dio risiede nei campi di cremazione e lì brucia e consuma i corpi. Coloro che offrono sacrifici in questi luoghi giungono infine a quelle regioni (celesti – ndt) riservate agli eroi. Impegnato nelle sue funzioni legittime, è conosciuto come la Morte che risiede nel corpo delle creature. E’ anche il respiro del corpo delle creature, detto Prana e Apana. Ha molte forme luminose e terribili. Tali forme sono adorate nel mondo nella persona dei Saggi in possesso della conoscenza.
Tra gli dei è conosciuto con molti nomi, ciascuno dei quali è carico di solennità. Infatti, il significato di tali nomi deriva dalla magnificenza e dalla vastità, o dalle sue imprese, o dalla Sua condotta. I Bramini recitano in Suo onore il Sata-rudriya, che è tramandato nei Veda e fu composto da Vyasa. Bramini e Rishi lo chiamano il più antico degli esseri. Egli fu il primo tra gli dei, dalla cui bocca fu creato Agni.
Questa divinità dall’animo nobile, sempre desiderosa di accordare ogni bene a tutti, non abbandona mai il Suo supplice. Piuttosto abbandonerebbe il proprio respiro e si sottoporrebbe ad ogni afflizione. Da lui provengono una lunga vita, salute, libertà dai dispiaceri, benessere, valore, i diversi generi di piacere e di appagamento, e da lui sono strappati via. La divinità e la magnificenza che si vedono negli altri dei, sono sue, in verità. E’ lui ad essere l’attore di tutto ciò che di buono e di cattivo si manifesta nei tre mondi. A causa del Suo completo controllo su tutti gli oggetti sensibili è detto Ishwara (il Signore Supremo o Maestro). Poiché è padrone dell’universo è detto Maheswara. Tutto l’universo è pervaso di Lui in diverse forme.

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Hinduismo antico. Vol 1: Dalle origini vediche ai Purana. Meridiani Mondadori

Il volume inizia con gli inni vedici più importanti e le Upanisad più celebri e prosegue con la Bhagavadgita, i capitoli più cruciali della Manusmrti, del Mahabharata, del Ramayana, dei Purana, i testi antichi fondanti tutto il complesso sistema religioso dell’India tradizionale. Si tratta di testi essenziali per comprendere i miti antichi e gli sviluppi successivi del pensiero religioso indiano, dai sistemi dualistici – che credono in una distanza radicale tra l’uomo e Dio, tra creato e creatore -, a quelli non-dualistici – che invece vedono proprio nella sostanziale unità di tutte le cose il principio unico, dinamico e vero che anima ogni cosa -, senza dimenticare i sistemi che propongono vie intermedie e che spiegano in altro modo l’amore di Dio e il mistero della vita nel cosmo. Nel secondo volume verrà dato più spazio

alla metafisica, al misticismo, al tantrismo, alla devozione e allo yoga, alla riformulazione di tutte le dottrine principali: la reincarnazione, la legge di retribuzione karmica, la suddivisione delle caste, l’identità tra Sé individuale e Assoluto, l’essenza dei rituali e delle pratiche dello yoga.

«L’Induismo è l’-ismo degli indiani – dice Mario Piantelli, indologo dell’Università di Torino -. A rigore l’Induismo non esiste. C’è il mainstream, la grande corrente della cultura hindu, in cui si collocano i molti sampradaya, le correnti, ognuna con un proprio orizzonte legato di volta in volta a un culto particolare». Francesco Sferra, indologo dell’Istituto Orientale di Napoli che ha scritto l’introduzione generale al volume dei Meridiani, comincia quasi scusandosi: «L’India presenta un panorama culturale estremamente ricco e vario che si sviluppa nel corso di tremila anni e che si oppone a qualsiasi tentativo di semplificazione». Continua a Leggere →

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Storia del verme (dal Mahabharata)

Yudhishthira disse:

Quelli che, volendo o no, resteranno uccisi in questa grande convocazione di battaglia, quale ventre raggiungeranno rinascendo? Dimmi di questo, O nonno. Abbandonare il respiro della vita nella grande battaglia è un dolore per gli uomini. Mi rendo conto, O conoscitore del diritto, che l’abbandono del respiro è molto difficile da affrontare, sia nella ricchezza che nella povertà, sia nella fortuna che nella sfortuna. La causa di questo, vorrei che tu mi spiegassi, perché credo che tu sia onnisciente.

Bhishma disse:

Per quale causa gli esseri respiranti nati in questo mondo di trasmigrazione, sia nella ricchezza o nella povertà, sia nella fortuna o nella sfortuna, O signore della terra: per quale causa si deliziano dell’esistenza, questo ascolta da me. Hai ben ponderato la giusta domanda, Yudhishthira! A proposito di questo, ti racconterò quanto è successo una volta, O sovrano degli uomini: la conversazione del Nato sull’Isola, Vyasa e un verme, O Yudhisthira.
Una volta, il saggio Nero, il Nato sull’Isola, il somigliante a Brahma, mentre camminava, vide un verme che correva rapidamente davanti a un carro.
Il Conoscitore delle vie di tutti gli esseri, conoscitore della voce di tutti gli esseri incarnati, conoscitore di tutto, lui, avendo guardato in tutte le direzioni, parlò al verme: <O verme, sembri spaventato, e vedo che sei di fretta. Dove corri? Dimmi! Da dove viene la tua paura?> Continua a Leggere →

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