Iside nel simbolismo ermetico

[Tratto da : Dom Antonio G. Pernety- Le favole egizie e greche svelate e riportate ad unico fondamento]

Quando si conosce la genealogìa d’Osiride, si sa anche della d’Iside sua sposa, inquanto chè questa era sua sorella. Comunemente si ritiene che questa Dea era il simbolo della Luna, così come Osiride era quello del Sole; ma la si riteneva anche come simbolo della Natura in generale, e per la Terra, secondo Macrobio. Partendo da tale concetto, dice questo Autore, la ci rappresentava avente il corpo tutto coperto di mammelle. Apuleio concorda con Macrobio, e ne fa il seguente ritratto: « Una chioma lunga e tolta cadeva ondeggiante sul suo collo divino: aveva sul capo una corona variamente bella nella forma e per i fiori della quale era ornata. Sul davanti, nel mezzo, spiccava una specie di globo, quasi in forma di specchio, il quale proiettava una luce brillante argentea come quella della Luna. A destra ed a sinistra di detto globo stavano due ondeggianti vipere quasi ad incastrarlo e sostenerlo; e dalla base della corona venivan fuori delle spighe di grano. Una veste di finissimo lino la copriva completamente, ed era molto brillante sia per il suo estrèmo candore, sia per il suo giallo zafferanato, ed infine per un color di fuoco tanto vivido, che i miei occhi ne erano abbagliati. Una zimarra rimarchevole per la sua più fonda negrezza, le passava dalla spalla sinistra al disotto del braccio destro, e cadendo con molte pieghe le scendeva sino ai piedi, ed era bordata con fiocchi e svariati fiori, e disseminata di stelle per tutto il tessuto. Nel mezzo, fra le stelle, stava la Luna con i suoi raggi simili a fiamme. La Dea aveva un sistro nella mano destra, e con il movimento che gli comunicava, dava un suono acuto, ma gradevolissimo; con la sinistra sorreggeva un vaso d’oro l’ansa del quale era formata da un aspide, il quale rizzava la testa in attitudine minacciosa; la calzatura che rivestiva i suoi piedi esalanti l’ambrosia, era fatta di un tessuto della palma della vittoria. Questa grande Dea, la dolcezza dell’alito della quale sorpassa tutti i profumi dell’Arabia felice, si degnò parlarmi in questi termini: Io sono la Natura Madre delle cose, padrona degli elementi: il cominciamento dei secoli, la sovrana degli Dei, la Regina dei Mani, la prima delle nature celesti, la faccia uniforme degli Dei e delle Dee; son io che governo la sublimità luminosa dei cieli, i venti salutari dei mari, il lugubre silenzio degl’inferi. La mia unica divinità è onorata in tutto l’Universo, ma sotto differenti forme, sotto diversi nomi, e con differenti cerimonie. I Frigi primigenii dell’umanità mi chiamano la Pessinontiana madre degli Dei, gli Ateniesi: Minerva Cecropica; quelli di Cipro: Venere Pafica; quelli di Creta: Diana Dictinna; i Siciliani che parlano tre lingue: Proserpina Stigia; gli Eleusini: l’antica Dea; altri: Giunone; altri: Bellona; alcuni: Ecate; altri: Ramnusia. Ma gli Egizi che sono istruiti dell’ antica dottrina, m’onorano con cerimonie che mi sono proprie e convellenti, e mi chiamano con il mio vero nome: la Regina Iside ». Iside va considerata nome principio generale della Natura, e come principio materiale dell’Arte Ermetica. Il ritratto di Iside che abbiamo riportato da Apuleio è un’allegoria dell’Opera, allegoria palpabile per coloro che hanno letto attentamente gli Autori che trattano della stessa. Infatti, la corona di questa Dea ed i colori delle sue vesti indicano tutto in generale ed in particolare. Iside era considerata quale la Luna, la Terra e la Natura. La sua corona formata da un globo brillante come la Luna, l’annunzia manifestamente a tutti. I due serpi che sostengono detto globo sono gli stessi di quelli del quali abbiamo parlato nel capitolo primo di questo libro, dando la spiegazione del monumento l’Errenuleius Ermete. Il globo è anche la stessa cosa dell’uovo dello stesso monumento. Le due spighe che ne sortono indicano che la materia dell’Arte ermetica è la stessa di quella che la Natura impiega per far vegetare tutto nell’Universo.

I colori che sopravvengono a questa materia durante le operazioni non sono forse espressamente indicate dall’enumerazione di quelli delle vesti d’Iside? Una zimarra o lungo abito che colpisce per la intensità del suo nero, ” palla nigerrima splendescens atro nitore”, covre talmente il corpo d’Iside da lasciar intravedere soltanto in alto un’altra veste di finissimo lino ch’è bianca dapprima, indi color giallo di zafferano e poi del colore di fuoco. “Multicolor bysso tenui pertexta, nunc albo candore lucida, nune croceo flore lutea, nunc roseo rubore flammea”. Apuleio, senza dubbio, aveva copiato questa descrizione da qualche Filosofo, poiché i Filosofi s’esprimono tutti nella stessa maniera su tale argomento. Essi chiamano il color nero, il nero più nero del nero stesso: nigrum, nigro, nigrius. Omero concede un abito simile a Teti, allorquando questa si dispone ad andare a sollecitare i favori e la protezione di Giove per il proprio figlio Achille (Iliade, 1. 24, v. 93); e questo Poeta dice che non v’era al mondo un abbigliamento più nero di quello indossato da Teti. Il color bianco succede al nero, quello di zafferano al bianco, ed il rosso a quello di zafferano, precisamente come dice Apuleio. [..] Pare che Apuleio abbia voluto dirci che tutti questi colori si originano l’uno dall’altro; che il bianco è contenuto nel nero, il giallo nel bianco ed il rosso nel giallo; ed è perciò che il nero copre gli altri. Mi si potrebbe obbiettare che forse questa veste nera è il simbolo della notte, e che ciò è sufficientemente evidente per il crescente lunare che si trova al centro fra le stelle dalle quali il tessuto è disseminato; ma faccio osservare che gli altri ornamenti ed attributi non convengono affatto per una tale interpretazione. Non dobbiamo meraviagiarci che sulla veste d’Iside si trovi un crescente, dato che la Dea la si considerava quale Luna; ma poiché la notte impedisce di distinguere i colori degli oggetti, Apuleio avrebbe detto male a proposito che i quattro colori, della veste d’Iside, si distinguevano ed emanavano, ciascuno particolarmente, un così intenso splendore ch’egli ne rimase abbagliato. Del resto questo Autore non fa alcun accenno ne alla notte né alla Luna, ma esclusivamente ad Iside quale principio di tutto ciò che la Natura produce, compito che non s’addice alla Luna celeste, ma esclusivamente alla Luna Filosofica, intatti nella Luna celeste non si nota che il solo color bianco, e non lo zafferanato né il rosso. Le spighe di grano ci danno la comprova che tanto Cerere quanto Iside costituivano uno stesso simbolo; il sistro ed il vaso o secchietto sono le due cose richieste per l’Opera, vale a dire: il lattone Filosofico e l’acqua mercuriale; perché il sistro era comunemente uno strumento di rame e le verghette che lo attraversavano erano anche di rame e talvolta di ferro. I Greci inventarono poi la favola di Èrcole che caccia gli uccelli dal lago Stintalide facendo del rumore con uno strumento di rame. L’uno e l’altro di questi strumenti debbono avere la stessa spiegazione, e ne parleremo nelle fatiche d’Ercole ai quinto libro. Ordinariamente Iside la si rappresentava non solo con il sistro, ma anche con un secchio od altro vaso in mano o deposto vicino ad essa, e ciò per mettere in evidenza ch’essa non poteva far niente senza dell’acqua mercuriale, o quel mercurio che le era stato dato per consigliere. Essa è la terra od il lattone dei Filosofi; ma il lattone nulla può da per sé stesso, dicono essi, se non viene purificato e bianchito mediante l’azoto o l’acqua mercuriale. Per la stessa ragione Iside spessissimo era rappresentata con una brocca sulla testa. Sovente anche con un corno d’abbondanza in mano, per simboleggiare in generale la Natura che tutto fornisce abbondantemente ed in particolare, poi: la sorgente della felicita, della salute e delle ricchezze, tutte cose che si trovano nell’Opera Ermetica.

Nei monumenti Greci la si vede talvolta avvolta da una serpe, oppure accompagnata da tale rettile, perché il serpe era il simbolo dell’Esculapio, Dio della Medicina, e di questa gli Egizi ne attribuivano l’invenzione ad Iside. Ma noi abbiamo più valide ragioni di non ritenerla quale inventrice della Medicina, sebbene come la stessa materia della Medicina Filosofica, od universale, che i Sacerdoti Egizi impiegavano per guarir ogni specie di malattie, senza che il popolo conoscesse come ne con che, dato che la maniera di fare questo rimedio era contenuto nei libri d’Ermete, che i soli Sacerdoti avevano il diritto di leggere, ed erano i soli che li potevano capire perché tutto era velato sotto le tenebre dei geroglifici. Trimegisto stesso ci dice, in Asclepio, che Iside non fu l’inventrice della Medicina, ma che l’inventore ne fu l’avo di Asclepio, cioè Ermete del quale egli portava il nome. Quindi non bisogna credere a Diodoro, e neppure alla tradizione volgare d’Egitto, secondo la quale egli riferisce, che non soltanto Iside inventò molti rimedi per la cura delle malattie, che contribuì infinitamente alla perfezione della Medicina, ma che trovò anche un rimedio capace di procurare l’immortalità, e del quale se ne servì per suo figlio Oro, allorquando questi tu ucciso dai Titani, e lo rese in effetti immortale. Si deve convenir meco che tutto ciò si deve spiegare allegoricamente, e che secondo la spiegazione che ci fornisce l’Arte Ermetica, Iside contribuì molto alla perfezione della Medicina, dato ch’essa era la materia dalla quale si faceva il più eccellente rimedio che si trovi nella Natura. Ma non sarebbe tale se Iside fosse sola, perché necessita assolutamente ch’essa sia maritata con Osiride, poiché i due principii debbono essere riuniti in un sol tutto, così come al cominciamento dell’Opera essi formavano uno stesso soggetto, nel quale erano contenute due sostanze: l’una maschio e l’altra femmina. Il viaggio d’Iside nella Fenicia per andare a cercare il corpo del suo sposo, le lagrime che versa prima di trovarlo, l’albero sotto il quale lo trovò nascosto, tutto ciò è detto seguendo l’Arte Sacerdotale. In effetti, Osiride essendo morto è gettato a mare, vale a dire, sommerso nell’acqua mercuriale, o mare dei Filosofi; Iside versa delle lagrime, poiché la materia ch’è ancora volatile – rappresentata da Iside – s’eleva sotto forma di vapori, si condensa, e ricade in gocce. Questa tenera sposa cerca con inquietudine suo marito, con pianti e gemiti, e non può ritrovarlo se non sotto un tamarisco; ciò perdio la parte volatile non si riunisce con la fissa se non quando sopravviene la bianchezza; allora è il rosso nel quale Osiride è nascosto sotto il tamarisco,poiché i fiori di quest’albero sono bianchi e le sue radici sono rosse. Quest’ultimo colore è anche più precisamente indicalo dal nome stesso della Fenicia: rosso, il colore della porpora. Iside sopravvisse a suo marito, e dopo aver regnato gloriosamente, fu messa nel novero degli Dei. Mercurio decise il suo culto, come aveva stabilito quello d’Osiride. Poiché nella seconda operazione chiamata seconda opera, o seconda disposizione da Moriano; la Luna dei Filosofi o la loro Diana, o la materia al bianco simboleggiala pure da Iside appare un’altra volta dopo la soluzione o la morte d’Osiride, è per questo che la si messa nel rango degli Dei; ma degli Dei Filosofici, poiché essa è la loro Diana o la Luna,si comprende perché s`attribuisce questa deificazione a Mercurio. Continua a Leggere →

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La Madonna Nera, statue di Iside e della Vergine paritura. La Benedetta Signora sotterranea.

da Fulcanelli,  “Il Mistero delle Cattedrali”.

Un tempo, le camere sotterranee dei templi servivano come dimora per le statue di Iside, ed esse diventarono, al tempo dell’introduzione del cristianesimo in Gallia, quelle Vergini nere che il popolo, ai giorni nostri, circonda d’una venerazione tutta particolare. Del resto il simbolismo tra queste due raffigurazioni è lo stesso: le une e le altre mostrano sul loro basamento la famosa iscrizione: Virgini pariturae; alla Vergine che deve partorire. Ch. Bigarne (Considérations sur le Culle d’Isis chez les Eduens. Beaune, 1862.), ci parla di parecchie statue di Iside designate dallo stesso vocabolo. L’erudito Pierre Dujois ci dice: «Già nella sua Bibliografia generale dell’Occulto, il sapiente Elias Schadius aveva segnalato, nel suo libro De dictis Germanicis, un’iscrizione analoga: Isidi, seu Virgini ex qua filius proditurus est (A Iside, o alla Vergine dalla quale nascerà il Figlio). Queste icone, dunque, non avevano per nulla il significato cristiano, che comunemente viene loro dato, almeno dal punto di vista esoterico. Bigarne dice che Iside, prima della concezione è, secondo la teogonia astronomica, l’attributo di quella Vergine che parecchi monumenti, molto più antichi del cristianesimo, indicano col nome di Virgo paritura, cioè la terra prima d’essere fecondata, e che sarà ben presto rianimata dai raggi del sole. È anche la madre degli dei, come attesta una pietra di Dio: Matri Deum Magnae ideae». Il senso esoterico delle nostre Vergini nere non può esser meglio definito. Esse raffigurano, nella simbologia ermetica, la terra primitiva, quella che l’artista deve scegliere come soggetto della propria grande opera. È la materia prima allo stato di minerale, come e quando viene estratta dai filoni metalliferi, profondamente nascosta sotto la massa rocciosa. I testi ci dicono che è «una sostanza nera, pesante, friabile, fragile, che ha l’aspetto d’una pietra e può essere frantumata in piccoli pezzi proprio come una pietra». Sembra dunque normale che il geroglifico umanizzato di questo minerale abbia il suo stesso colore caratteristico e che gli si riservi come sede i luoghi sotterranei dei templi.

Ai nostri giorni, le Vergini nere non sono numerose. Ne citeremo alcune, che godono di gran celebrità. La cattedrale di Chartres sotto questo punto di vista è la più favorita; infatti ne possiede due, una, chiamata con l’espressivo nome di Notre-Dame-sous-Terre, è posta nella cripta, ed è seduta su di un trono il cui basamento reca l’iscrizione già nota: Virgini pariturae; l’altra si trova nella chiesa, è chiamata Notre-Dame-du-Pilier, occupa il centro di una nicchia piena di ex voto in forma di cuori che mandano raggi. Witkowski ci dice che quest’ultima è oggetto di devozione da parte d’un gran numero di pellegrini. «Un tempo, aggiunge questo autore, la colonna di pietra che gli fa da supporto era “scavata” dalle lingue e dai denti dei suoi focosi fedeli, come il piede di san Pietro, a Roma, o il ginocchio di Ercole, adorato dai pagani in Sicilia; ma per preservarla da quei baci troppo ardenti, la colonna fu avvolta, nel 1831, con un rivestimento in legno». Chartres, con la sua Vergine sotterranea, è considerata la più antica meta dei pellegrinaggi. Un tempo c’era soltanto un’antica statuetta di Iside «scolpita prima di Gesù Cristo», come raccontano alcune antiche cronache locali. Però, l’immagine che possediamo ora data soltanto dalla fine del XVIII secolo, perché quella della dea Iside era stata distrutta non si sa quando, e sostituita con una statuetta in legno, che teneva il Bambino seduto sulle ginocchia, e che, a sua volta, fu bruciata nel 1793.

Quanto alla Vergine nera di Notre-Dame du Puy — le cui membra non sono visibili — ha la forma d’un triangolo, con il vestito che la cinge al collo e si allarga senza pieghe fino ai piedi. La stoffa è decorata con tralci di vite e di spighe di grano — allegorie del pane e del vino eucaristici — e lascia passare, all’altezza dell’ombelico, la testa del Bambino, incoronato altrettanto sontuosamente della madre.
Notre-Dame-de-Confession, celebre Vergine nera delle cripte di Saint- Victor a Marsiglia, ci mostra un bello specimen di statuaria antica, morbida, larga e grassa. Questa figura, piena di nobiltà, tiene nella mano destra uno scettro ed ha la fronte cinta da una corona a triplice fiorone.

Notre-Dame de Rocamadour, meta d’un famoso pellegrinaggio, già frequentata nell’anno 1166, è una madonna miracolosa; la tradizione fa risalire la sua origine al giudeo Zaccheo, capo dei pubblicani di Gerico; questa statua sovrasta l’altare della cappella della Vergine, costruita nel 1479. È una statuetta di legno, annerito dal tempo, rivestita da una veste di lamine d’argento che consolidano i resti in legno ormai tarlati. «La celebrità di Rocamadour risale al leggendario eremita, santo Amatore o Amadour, che scolpì in legno la statuetta della Vergine alla quale furono attribuiti parecchi miracoli. Si racconta che Amatore era lo pseudonimo del pubblicano Zaccheo, convertito da Gesù Cristo; venuto in Gallia, avrebbe diffuso il culto della Vergine. Questo culto è molto antico a Rocamadour; però, la gran voga del pellegrinaggio data soltanto dal XII secolo (La Grande Encyclopédie, t. XXVIII, p. 761.).»
A Vichy si venera, da epoca molto antica, la Vergine nera della chiesa di Saint-Blaise, come testimonia Antoine Gravier, prete partigiano dell’indipendenza dei comuni nel XVII secolo. Gli archeologi datano questa scultura del XIV secolo e, poiché le parti più antiche della chiesa di Saint- Blaise, nella quale è posta, furono costruite solo nel XV secolo, l’abate Allot, segnalandoci questa statua, esprime il parere ch’essa un tempo facesse parte della cappella Saint-Nicolas, fondata nel 1372 da Guillaume de Hames.
Anche la chiesa di Guéodet, chiamata Notre-Dame-de-la-Cité, a Quimper, possiede una Vergine nera.
Camille Flammarion (Camille Flammarion, l’Atmosphère. Parigi, Hachette, 1888, p. 362.) ci parla d’una statua analoga ch’egli vide, nei sotterranei dell’Osservatorio, il 24 settembre 1871, due secoli dopo la prima osservazione termometrica, che fu fatta nel 1671. Egli scrive : « Il colossale edificio di Luigi XIV che eleva la balaustra della terrazza a ventotto metri dal suolo, scende nel sottosuolo con delle fondazioni che hanno la stessa profondità: ventotto metri. All’angolo d’una galleria sotterranea, si nota una Vergine, messa in quello stesso anno 1671, e dei versi incisi ai suoi piedi la invocano col nome di Notre-Dame di sottoterra). Questa poco conosciuta Vergine parigina, che impersonifica nella capitale il misterioso soggetto di Ermes, sembra che sia una replica di quella di Chartres, la Benedetta Signora sotterranea.
Ancora un particolare utile per l’ermetista. Nel cerimoniale prescritto per le processioni delle Vergini nere, venivano bruciati soltanto ceri di color verde.
Quanto alle statuette d’Iside, — parliamo di quelle che sono sfuggite alla cristianizzazione, — sono ancora più rare delle Vergini nere. Forse sarebbe utile ricercarne la ragione nell’alta antichità di queste icone. Witkowski (L’Art profane a l’Eglise. p. 26.) ce ne segnala una sistemata nella cattedrale Saint-Etienne, a Metz. «Questa figura in pietra di Iside, scrive l’autore, misura o m. 43 di altezza e o m. 29 di larghezza e proviene dal vecchio chiostro. La sporgenza di questo altorilievo era di o m. 18; rappresentava un busto nudo di donna, ma così magro che, per servirci d’un’espressione figurata dell’abate Brantóme, “non poteva mostrare altro che la carcassa “; la sua testa era coperta da un velo. Due mammelle asciutte pendevano dal suo petto, simili a quelle delle Diane di Efeso. La pelle era tinta di rosso, e il drappo che cingeva la vita era nero… Una statua analoga esisteva a Saint-Germain-des-Prés e a Saint-Etienne de Lyon.»
Tuttavia, il culto di Iside, la Cerere egiziana, era molto misterioso, e tale rimane anche per noi. Sappiamo soltanto che la dea era festeggiata solennemente, ogni anno, nella città di Busiris, e che le veniva sacrificato un bue. Ci dice Erodoto : «Dopo il sacrifìcio, uomini e donne, parecchie migliala, si danno dei grandi colpi. Per quale dio si stanno battendo, sarebbe, io credo, un’empietà dirlo.» I Greci, come gli Egiziani, mantenevano un assoluto silenzio sui misteri del culto di Cerere e gli storici non ci hanno appreso nulla che possa soddisfare la nostra curiosità. La rivelazione ai profani del segreto di queste pratiche era punito con la morte. Ascoltare la divulgazione era considerato un crimine della stessa gravita. Come per i santuari egiziani di Iside, così nei templi di Cerere era rigorosamente vietato l’ingresso a tutti coloro che non avevano ricevuto l’iniziazione. Eppure, le informazioni che ci sono state tramandate, sulla gerarchia dei grandi sacerdoti, ci autorizzano a pensare che i misteri di Cerere dovevano essere dello stesso tipo di quelli della Scienza ermetica. Infatti sappiamo che i ministri del culto si dividevano in quattro gradi: lo Ierofante, incaricato d’iniziare i neofiti; il Porta-fiaccola, che rappresentava il Sole; l’Araldo, che rappresentava Mercurio; il Ministro dell’Altare, che rappresentava la Luna. A Roma le Cerealies si celebravano il 12 aprile e duravano otto giorni. Veniva portato in processione un uovo, simbolo del mondo, e ad esso venivano sacrificati dei maiali.
Abbiamo detto prima che Die, una statua che rappresentava Iside, era chiamata madre degli dei. Lo stesso epiteto era riservato a Rea o Cibele. Così le due divinità si rivelano parenti assai prossime, e noi saremmo piuttosto dell’idea di considerarle come espressioni diverse d’un solo e unico principio. Charles Vincens conferma questa opinione con la descrizione ch’egli fornisce d’un bassorilievo raffigurante Cibele, che, per secoli, è stato visto all’esterno della chiesa parrocchiale di Pennes (Bouches-du-Rhóne), con la sua iscrizione: Matri Deum. «Questo strano frammento, ci dice il Vincens, è scomparso soltanto intorno al 1610 ma è riprodotto in una incisione nel Recueil di Grosson.» Analogia ermetica strana: Cibele era adorata a Pessinunte, in Frigia, sotto la forma di una pietra nera che si diceva essere caduta dal cielo. Fidia rappresenta la dea seduta su di un trono tra due leoni, essa ha sul capo una corona murale dalla quale scende un velo. Talvolta viene raffigurata mentre tiene una chiave e sembra che stia togliendo il velo. Iside, Cerere, Cibele: tre teste sotto lo stesso velo.

Fulcanelli, Il Mistero delle Cattedrali

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Seminari e Satsang 2018: La Madre Divina nel mito e nella devozione Hindu. 18 Marzo 2018

18 Marzo 2018, inizio delle festività di Chaitra Navaratri:

La Madre Divina nel mito e nella devozione Hindu
Seminario con Udai Nath

L’incontro si svolge a Pesaro, sono disponibili sette posti in presenza.
E’ possibile partecipare al seminario in collegamento Skype.
Informazioni: 370.3636348

La Shakti è l’energia formante del cosmo, la sua intelligenza creatrice, l’amore che tutto permea, il potere divino dormiente in ciascuno di noi. Lei è l’inizio e la fine, la nascita, la morte e la liberazione.

La Madre Divina è il cosmo in cui tutti noi viviamo e respiriamo, ci nutriamo e pensiamo, tutto ciò che visibile e invisibile. E’ la coscienza universale dove non c’è né io né tu, quella che dice io e tu, la mente che pensa in ogni essere pensante e dà corpo ogni cosa pensata. La forma di tutto ciò che ha forma e la liberazione dalla forma. Il vuoto in cui si abita e il vuoto in cui si nasce, il vuoto per cui si ascende e che ci sostanzia. Il cavo dell’essere, il luogo dell’essere, il Cuore.
La grande illusione e la grande sapienza. La schiavitù e la liberazione.

Signora del Tempo e della Morte, Kali, che tutte le creature governa, è quindi Madre di ogni vivente, che dal tempo nasce e nel tempo muore per nascere di nuovo. E l’inaccessibile Durga, che gli Dei, suoi figli, invocarono per la propria salvezza, mistero che rimane nascosto a loro stessi, ma che li ha generati, prima del tempo, con il potere che Le è proprio: la Parola. Vak, cantata dai Veda come la Madre suprema, forma del Suono primordiale.

Questa Grande Dea, che abita ciascun essere vivente in forma del serpente arrotolato Kundalini, può riunirsi al Supremo nello yoga, nell’amore e nell’estasi. Questo infine raccontano le storie di Savitri, Sati e Parvati, le spose mistiche del Signore Shiva.

§§§ E’ prevista una giornata successiva, di approfondimento sulla metafisica del Suono, della sillaba sacra e dei Mantra. Giornata di studio del cuore pratico e realizzativo delle dottrine Shakta e Tantra. Data e modalità da stabilire con i partecipanti. §§§

Chi desidera partecipare via Skype può chiedere l’iscrizione via telefono o messanger e sarà guidato per la registrazione al seminario.

Chi desidera approfittare dei pochi posti disponibili in presenza può prenotarsi al 370.3636348

L’orario del seminario è 9-12 e 15-18.

Aggiornamenti alla pagina: https://www.facebook.com/visionaire.org/

IL PROGRAMMA DI TUTTI GLI INCONTRI 2018 è disponibile all’indirizzo: http://blog.visionaire.org/seminars2018.pdf

 

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Atharva Veda XII, 1. Inno alla Terra.

La verità, la sublimità, l’ordine universale, la rettitudine, la sacralità, il fervore dell’ascesi, la gioia spirituale, il sacrificio – sostengono la Terra. Che essa, Signora di ciò che è e di ciò che sarà, ci riservi un orizzonte sconfinato.

La Terra adorna di vette, di crinali e di vaste pianure, che genera le piante dalle potenti virtù, libera dai legami che opprimono gli uomini, si apra al nostro sguardo, pronta ad accoglierci.

La Terra su cui scorrono il mare, i fiumi e tutte le acque, sulla quale sbocciano le messi e i popoli, su cui abita tutto ciò che respira e si muove, ci conceda di dissetarci per primi.

La Terra cui appartengono le quattro regioni dello spazio, su cui crescono i raccolti e i popoli, che sostiene tutto ciò che respira e si muove, ci conceda vacche e prosperità.

La Terra dove nacquero i primi uomini, dove gli Dei sconfissero i demoni, possa offrirci mucche, cavalli, volatili e fortuna.

La Terra che sostiene tutti, che nutre di abbondanza, il fondamento, il ristoro materno di tutti gli esseri viventi, colei che preserva il fuoco di Agni, la compagna di Indra il toro, ci conceda il privilegio dei suoi beni.

La vasta Terra, sempre sorvegliata dagli Dei insonni, ci allatti con miele prezioso, ci asperga di limpida gloria.

La Terra che fu acqua sulla superficie dell’oceano cosmico, che i saggi veggenti scoprirono con il loro acume, il cui cuore risiede nel cielo supremo, l’immortale, ammantata di verità, ci accordi lucidità e rettitudine, perché possiamo governare.

La Terra su cui le acque ancelle scorrono insieme, giorno e notte, senza sosta, versi per noi il latte in torrenti copiosi, e ci bagni di gloria.

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La Terra misurata dai passi degli Asvin, su cui ha camminato Vishnu, che Indra, signore potente, ha eletto sua compagna; da lei, la madre, sgorghi il latte per me, suo figlio.

Le cime innevate dei monti e le tue foreste, o Terra, ci siano gentili. La scura, la nera, la rossa e multicolore, la solida Terra, protetta da Indra, intatta e incorrotta, è lei la Terra delle mie radici.

Tienici nel tuo cuore, madre, e nel tuo ventre, nel luogo in cui il tuo nutrimento sgorga puro e più potente. La Terra è la madre, e io sono suo figlio. La pioggia è mio padre, che egli ci benedica.

La Terra su cui i sacerdoti scolpirono gli altari, dove, con devozione rituale, posero le offerte; la Terra su cui si erge maestoso il palo sacrificale, sia essa prospera e ci accordi di prosperare.

Sottometti, o Terra, colui che ci odia, chi ci dichiara guerra, chi ci è ostile con il pensiero o con le armi, anticipa il nostro bisogno di soccorso.

I mortali che nascono da te, in te moriranno, tu che sostieni bipedi e quadrupedi. Tue sono le cinque famiglie umane, tuoi i mortali su cui il sole getta i suoi raggi di luce immortale.

Tutte le creature ci offrano il loro latte, e tu, o Terra, donaci il miele della parola.

Sulla stabile, larga Terra, madre premurosa di tutte le piante, gentile e generosa, in accordo alla legge divina, si possa trascorrere una lunga vita.

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Grande Terra, raduno degli uomini, su di te si vivono emozioni, premure e agitazioni. Indra il grande ti protegge incessantemente. O Terra donaci di risplendere come oro, perché nessuno odia l’oro.

Il fuoco di Agni è posto sulla Terra, nelle piante, nelle acque e nelle pietre. Agni è nell’uomo, Agni è nelle vacche, Agni è nei cavalli;

Agni irradia dal cielo, ad Agni il divino appartiene l’aria. I mortali cercano il favore di Agni, portatore di doni celesti, con l’offerta del burro chiarificato;

La Terra dalle ginocchia nere, coperta dal manto di Agni, ci conceda lucidità e attenzione.

Sulla Terra gli uomini compiono sacrifici agli Dei con le offerte rituali; sulla Terra gli uomini sono saziati dal cibo. Che la Terra ci doni respiro e vita, e ci conceda la vecchiaia.

Il tuo profumo, o Terra, trasportato dalle piante e dalle acque, condiviso dagli esseri celesti, mi renda gradevole e nessuno mi trovi sgradito.

Il tuo profumo, o Terra,  che penetra nel loto, il profumo che fu degli Dei invitati allo sposalizio del Sole,  con quello aspergimi, affinché nessuno provi astio per me.

Il profumo che adorna gli uomini, che fa innamorare i maschi e le femmine, che avvolge il destriero e l’eroe, che distingue i grandi animali selvaggi, che dona lo splendore delle giovani donne, o Terra, con quello ungici, perché nessuno provi odio per noi.

Pietra, roccia, polvere sono questa Terra; la Terra aggrega e congiunge. Alla Terra dal seno generoso io offro la mia obbedienza umilmente.

La Terra su cui gli alberi rigogliosi della foresta poggiano solidi, la Terra compatta che nutre, io invoco.

In piedi o seduti, fermi o camminando, mai si debba inciampare con il piede destro o col sinistro, su questa Terra.

Io mi rivolgo alla Terra pura, il suolo, coltivato dallo spirito bramanico. Su di te, primo nutrimento, prosperità e abbondanza, noi vogliamo restare, o Terra.

Acqua limpida sgorghi dalla Terra per purificare i nostri corpi; ciò che fuoriesce da questi corpi ci ripugna e con ciò che purifica fai che io possa purificarmi.

Che l’oriente, il settentrione, il meridione, o Terra, e l’occidente siano benevoli con me mentre cammino su di te. Ciò che ho posto in questo mondo possa resistere e non crollare.

O Terra, non spostarci dall’occidente o dall’oriente; non dal settentrione o dal meridione: Sii per noi certezza, o Terra: i predoni delle strade non ci assalgano, tieni lontane da noi le loro armi.

Finché posso vederti, con l’aiuto del sole, o Terra, fai che io non cada, lungo il percorso degli anni.

Quando, da disteso, mi giro sul fianco destro o sul sinistro, o Terra; quando da disteso le mie costole premono sul tuo fianco, o Terra, tu che ti distendi accanto a ogni cosa, non farmi soffrire.

Quanto io estraggo da te, o Terra, presto ricresca: che mai io possa, o purissima, spezzare un tuo punto vitale, né mai il tuo cuore.

Tua è l’estate, o Terra, tua la stagione delle piogge, tuo l’autunno, l’inverno e la primavera; tu stabilisci le stagioni dell’anno, la notte e il giorno, perché ci nutrano del tuo latte.

La Terra incorrotta che nacque allontanandosi dal serpente, colei che distrusse il blasfemo, che scelse di stare a fianco di Indra, la Terra è per sempre compagna di Indra, il toro vigoroso.

La Terra ove sono posti la conca dei sacrifici e le sorgenti del soma, dove è fissato il palo scarificale, dove i bramani onorano gli Dei con i riti e le formule, dove l’officiante porge a Indra il soma da bere;

La Terra ove i veggenti antichi, i sette sacerdoti, con l’offerta delle Sacre Scritture e dei sacrifici e con l’ascesi crearono gli esseri e intonarono il canto che partorì le vacche;

La Terra indichi il luogo del tesoro che cerchiamo; che la fortuna (Bhaga ) ci aiuti, che Indra sia il nostro campione.

La Terra su cui i rumorosi mortali cantano e danzano, su cui combattono, su cui risuona il ruggito dei tamburi, disperda i nostri nemici e ci liberi dai rivali.

Sia ossequio alla Terra su cui troviamo il cibo, il riso e il grano, su cui vivono le cinque razze degli uomini, alla Terra moglie di Parganya, ingrassata dalla pioggia, sia lode.

La Terra ove si innalzano le città degli Dei, grembo per tutte le creature, Prajapati (il signore) la renda ospitale per noi.

La Terra che contiene luoghi misteriosi, ricchezze, oro e preziosi, sia generosa con me; lei che concede liberamente prosperità, la Dea gentile, ci conceda l’abbondanza.

La Terra che accoglie genti dalle diverse lingue e dai diversi costumi, nelle differenti regioni abitate, come una mucca docile che non scalcia, ci nutra in mille torrenti con il latte dell’abbondanza.

Il serpente e lo scorpione dal dente assetato che giacciono immobili su di te; il verme, e ogni essere vivente, o Terra, che si muove nella stagione delle piogge, quando striscia, non passi su di me: con colui che è rispettoso di te, sii generosa.

Tuoi sono i molti sentieri percorsi dagli uomini, tuoi i tracciati dei carri su cui si spostano i buoni e i cattivi, fai che noi possiamo percorrere questa strada, libera dai nemici, libera dai predoni: con colui che è rispettoso di te, sii generosa.

La Terra mantiene gli sciocchi e i mantiene i saggi; sopporta che la abitino il bene quanto il male; lei che non disdegna la compagnia del cinghiale, per lui sacrifica se stessa.

Tuoi sono gli esseri della foresta, gli animali che abitano gli alberi, i leoni mangiatori di uomini, le tigri che vagano solitarie; il lupo, la sorte avversa, l’infortunio e i demoni, o Terra, tieni lontani da noi.

Gandharva, Apsara, Arâya Kimîdin; Pisâkas e tutti i demoni, o Terra, allontana da noi.

La Terra su cui gli uccelli bipedi volano armoniosi, fenicotteri, aquile, falchi e polli; su cui si alza veloce il vento sollevando la polvere e scuotendo gli alberi – così quando il vento soffia in avanti e indietro, poi erompe la fiamma.

La Terra su cui convivono la notte e il giorno, su cui sono stati stabiliti l’oscurità e la luce, la larga Terra coperta e avvolta di pioggia, ci offra una dimora serena.

Cielo, Terra e aria mi hanno dato corpo; Agni, Surya e le acque, insieme agli Dei, mi hanno concesso la saggezza.

Io sono potente, sono chiamato l’ulteriore, sono sulla Terra per conquistare, per conquistare completamente ogni regione.

O Dea, quando all’origine gli Dei ti chiamarono, mentre sorgevi  hai raggiunto la pienezza e la prosperità è penetrata in te, tu hai creato le quattro regioni.

Nei villaggi e nelle selve,  nelle assemblee, nei raduni e negli incontri, fai che procediamo in piena armonia con te.

Appena nata, come un destriero la polvere, sparse la gente che abitava la terra, lei che era l’amata, la guardiana del mondo, la signora che presiede alle piante e agli alberi.

Con dolci parole esprimo queste cose: sono le cose di cui parlo che mi insegnarono la dolcezza. Con lucidità e con attenzione: coloro che mi aggrediscono saranno sconfitti.

Gentile, fragrante e generosa, dal seno pino di latte, la grande Terra ci dia col il suo latte il nostro coraggio.

Colei che il Creatore ricercò offrendo doni, quando raggiunse il flusso sorgente dell’atmosfera, ella, il vaso del nutrimento deposto in un luogo segreto, divenne visibile agli Dei quale Madre divina.

Tu ha sparso il seme degli uomini, tu sei la grande Aditi che dispone il suo latte secondo i nostri desideri. Tu che sei nata dal primo ordine cosmico, a te il Signore Prajapati concederà tutto ciò che vuoi.

Le tue membra, o Terra, siano prive di malattie; che per noi siano sempre sane, così che per l’intero corso della nostra vita possiamo offrirti doni fragranti.

O madre Terra, ponimi in una dimora solida; con l’aiuto del Padre celeste, o Saggia, ponimi in un luogo di gioia e prosperità.


(traduzione: Beatrice Polidori, 2009)

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Chaitra Navaratri 2016

Felice Navaratri a tutti. Che sia un tempo di ispirazione e di visione, tempo di risoluzione degli errori e di chiarezza interiore e manifesta. La Madre divina ispira e insegna, mostra la giusta via e la purezza della vita, chiama alla liberazione dalle cattive abitudini, dall’inerzia e dall’ignoranza. Abita sempre presso ciascuno dei Suoi figli, in qualcuna delle Sue innumerevoli forme, tanto che, infine, ci sembrerà assurdo non averla riconosciuta e seguita fin dall’inizio, con stupore e commozione. Per chi la vede e per chi ancora non la vede, i Suoi Mille Nomi, letti e ripetuti, guidano al riconoscimento e alla percezione della pervasività della Sua maestria gentile, che cavalca il leone, irradiando benevolenza e grazia. Jay Ma. Adesh.
[Scarica il testo del Lalitha Sahasranama in PDF]

durga 2016

 

 

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Lalitha Sahasranamam, versi 881 – 1000

881. Om Yagna Priya Namah – Lei che ama il fuoco del sacrificio.
882. Om Yagna Karthree Namah – Lei che è l’officiante del sacrificio.
883. Om Yajamàna Swaroopini Namah – Lei che è l’offerta al fuoco sacrificale.
884. Om Dharma Dhara Namah – Lei che è la base del Dharma (legge che regola i sacrifici e le altre istruzioni religiose).
885. Om Dhanadyaksha Namah – Lei che regola le offerte.
886. Om Dhanadhanya Vivardhani Namah – Lei che fa crescere la ricchezza e il grano.
887. Om Vipra Priya Namah – Lei che ama coloro che studiano i Veda.
888. Om Vipra Roopa Namah – Lei è chi studia e recita i Veda.
889. Om Viswa Brhamana Karini Namah – Lei che fa ruotare l’universo.
890. Om Viswa Grasa Namah – Lei che divora l’universo.

891. Om Vidhrumabha Namah – Lei che ha il colore del corallo.
892. Om Vaishnavi Namah – Lei che è il potere di Vishnu.
893. Om Vishnu Roopini Namah – Lei che è la forma di Vishnu.
894. Om Ayoni Namah – Lei che non ha una causa o che non è nata da grembo femminile.
895. Om Yoni Nilaya Namah – Lei che è la causa e il grembo di tutto.
896. Om Kootastha Namah – Lei che è il meccanismo di fondo dell’universo.
897. Om Kula Roopini Namah – Lei che è personificazione della stirpe e delle sue tradizioni.
898. Om Veera Goshti Priya Namah – Lei che ama la compagnia degli eroi.
899. Om Veera Namah – Lei che è l’eroismo (il valore personale, il vigore, la virilità: “vir”).
900. Om Naish Karmya Namah – Lei che non ha attaccamento all’azione.

901. Om Nadha Roopini Namah – Lei che è la forma del suono.
902. Om Vignana Kalana Namah – Lei che conosce il Brahman direttamente.
903. Om Kalya Namah – Lei che è abile in tutte le arti.
904. Om Vidhagdha Namah – Lei che è abile.
905. Om Baindavasana Namah – Lei che siede al centro del loto dai mille petali.
906. Om Tathwadhika Namah – Lei che è al di sopra di ogni categoria metafisica (Tattwa).
907. Om Tatwa Mayee Namah – Lei che è la quintessenza delle categorie metafisiche.
908. Om Tatwa Martha Swaroopini Namah – Lei che è personificazione di questo e quello (indica il significato dell’affermazione vedantica “Tu sei Quello”, come già descritto, la Dea è il Brahman Supremo, “Quello”, così come il Jivatman, l’ente incarnato, questo o “tu”).
909. Om Sama Gana Priya Namah – Lei che ama il canto del Sama (Sama Veda).
910. Om Soumya Namah – Lei che è pacifica, o che è bella come la Luna.

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Lalitha Sahasranamam, versi 771 – 880

771. Om Dhuraradhya Namah – Lei che non si lascia adorare dagli sciocchi.
772. Om Dhuradharsha Namah – Lei che non può essere costretta.
773. Om Patali Kusuma Priya Namah – Lei che ama i fiori dell’albero di Patali.
774. Om Mahathi Namah – Lei che è la più grande.
775. Om Meru Nilaya Namah – Lei che vive sul monte Meru.
776. Om Mandhara Kusuma Priya Namah – Lei che ama i fiori dell’albero di Mandhara.
777. Om Veeraradhya Namah – Lei che è adorata dai migliori tra gli uomini.
778. Om Virad Roopa Namah – Lei che è la forma universale.
779. Om Viraja Namah – Lei che non ha alcun difetto.
780. Om Viswathomukhi Namah – Lei che ovunque ha occhi e facce.

781. Om Prathyg Roopa Namah – Lei che può essere vista guardando all’interno (ritirando i sensi dalle impressioni del mondo esterno).
782. Om Parakasa Namah – Lei che è il cielo luminoso.
783. Om Pranadha Namah – Lei che conferisce l’anima, il soffio vitale.
784. Om Prana Roopini Namah – Lei che è l’anima, o il soffio vitale.
785. Om Marthanda Bhairavaradhya Namah – Lei che è adorata da Marthanda Bhairava.
786. Om Manthrini Nyashtha Rajyadhoo Namah – Lei che accorda il potere di governare, poiché è Manthrini (Lei a cui si prega con il Mantra e accorda benefici di conseguenza).
787. Om Tripuresi Namah – Lei che governa tre città (sezione del diagramma dello Sri Chakra).
788. Om Jayatsena Namah – Lei che vince.
789. Om Nistrai Gunya Namah – Lei che trascende i tre Guna (Tamas, Raja, Sattwa).
790. Om Parapara Namah – Lei che è la Suprema e l’inferiore.

791. Om Satya Gnananda Roopa Namah – Lei che è personificazione di verità, conoscenza e beatitudine.
792. Om Samarasya Parayana Namah – Lei che è egualmente Shiva e Shakti.
793. Om Kapardhini Namah – Lei che è la moglie di Kapardhi (Siva).
794. Om Kalamala Namah – Lei che indossa le arti come ghirlande.
795. Om Kamadhukh Namah – Lei che soddisfa i desideri.
796. Om Kama Roopini Namah – Lei che può assumere qualsiasi forma.
797. Om Kala Nidhi Namah – Lei che è la fonte o l’ispirazione delle arti.
798. Om Kavya Kala Namah – Lei che è l’arte della scrittura.
799. Om Rasagna Namah – Lei che apprezza le arti, o che conosce ogni forma d’arte.
800. Om Rasa Sevadhi Namah – Lei che è l’emozione o la beatitudine dell’arte.

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Lalitha Sahasranamam, versi 661 – 770

661. Om Sada Sadroopa Dharini Namah – Lei che è il fondamento dell’essere, o della verità.
662. Om Ashta Moorthy Namah – Colei che ha otto facce.
663. Om Aja Jethree Namah – Colei che vince l’ignoranza.
664. Om Loka Yathra Vidahyini Namah – Lei che fa girare il mondo, o che guida il carro del mondo.
665. Om Ekakini Namah – Colei che è unica e solo una.
666. Om Bhooma Roopa Namah – Colei che è la forma del mondo percepito, o della terra.
667. Om Nirdwaitha Namah – Colei che è priva di dualità.
668. Om Dwaitha Varjitha Namah – Lei che trascende la dualità.
669. Om Annadha Namah – Colei che dona il cibo.
670. Om Vasudha Namah – Colei che dona ricchezza.

671. Om Vriddha Namah – Lei che è l’antica (più vecchia del mondo).
672. Om Brhmatmykya Swaroopini Namah – Lei è l’unione di Atman e Brahman.
673. Om Brihathi Namah – Lei che è grandiosa.
674. Om Brahmani Namah – Colei che è Brahmani, la Sapiena Divina.
675. Om Brahmi Namah – Lei che è un aspetto di Brahma, in quanto parola creatrice.
676. Om Brahmananda Namah – Colei che è la felicità suprema dell’unione divina.
677. Om Bali Priya Namah – Colei che ama chi vince (contro i nemici dello spirito).
678. Om Bhasha Roopa Namah – Colei che è forma del linguaggio, o dell’argomentare.
679. Om Brihat Sena Namah – Colei che guida un grande esercito.
680. Om Bhavabhava Vivarjitha Namah – Colei che non ha nascita o morte.

681. Om Sukharadhya Namah – Colei che è piacevole da adorare.
682. Om Shubhakaree Namah – Colei che benedice.
683. Om Shobhana Sulabha gathi Namah – Colei che è disponibile e benevola.
684. Om Raja Rajeswari Namah – Colei che è la Regina dei Re dei Re (Raja Rajeswari, uno dei massimi attributi della Dea)
685. Om Rajya Dhayini Namah – Colei che distribuisce i regni (Vaikuntha, KailAsa etc.).
686. Om Rajya Vallabha Namah – Colei che ama e ha cura dei regni (spirituali).
687. Om Rajat Krupa Namah – Colei che regna con la compassione.
688. Om Raja Peetha Nivesitha Nijasritha Namah – Colei che pone sul trono i suoi devoti.
689. Om Rajya Lakshmi Namah – Colei che è la proseprità dei regni.
690. Om Kosa Natha Namah – Colei che regna sui cinque involucri del corpo-mente (detti Panchakosha, essi sono: Annamayakosha, Cibo; Pranamayakosha, Respiro; Manomayakosha, Mente; Vijnanamayakosha, Desiderio; Anandamayakosha, Beatitudine).
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Lalitha Sahasranamam, versi 551 – 660

551. Om Sarva vyadhi Prasamani Namah – Lei che cura tutte le malattie.
552. Om Sarva Mrutyu Nivarini Namah – Lei che salva dalla morte.
553. Om Agra Ganya Namah – Lei che è in principio.
554. Om Achintya Roopa Namah – Lei che è la forma di Vishnu.
555. Om Kali Kalmasha Nasini Namah – Lei che toglie le afflizioni nei tempi difficili.
556. Om Kathyayini Namah – Lei che è Kathyayini, o lei che è la figlia dl saggio Kathyayana.
557. Om Kala Hanthri Namah – Lei che vince la morte.
558. Om Kamalaksha Nishevitha Namah – Lei che viene adorata da Vishnu.
559. Om Thamboola Pooritha Mukhi Namah – Lei la cui bocca è piena di foglie di betel.
560. Om Dhadimi Kusuma Prabha Namah – Lei che è del colore del bocciolo di melograno.

561. Om Mrgakshi Namah – Lei che ha gli occhi da cerbiatta.
562. Om Mohini Namah – Lei che ammalia.
563. Om Mukhya Namah – Lei che è la prima.
564. Om Mridani Namah – Lei che dà piacere.
565. Om Mithra Roopini Namah – Lei che è personificazione del Sole.
566. Om Nithya Truptha Namah – Lei che è sempre soddisfatta.
567. Om Bhakta Nidhi Namah – Lei che è il bene più prezioso per i suoi devoti.
568. Om Niyanthri Namah – Lei che guida.
569. Om Nikhileswari Namah – Lei che controlla di ogni cosa.
570. Om Maitryadhi Vasana Labhya Namah – Lei che può essere raggiunta coltivando disposizioni come l’amicizia (Maitreya).

571. Om Maha Pralaya Sakshini Namah – Lei che è la testimone del diluvio universale.
572. Om Para Shakti Namah – Lei che è la Potenza suprema.
573. Om Para Nishta Namah – Lei che è il fine supremo.
574. Om Prgnana Gana Roopini Namah – Lei che è la personificazione della conoscenza superiore.
575. Om Madhvi Pana Lasaa Namah – Lei che è inebriata dal vino.
576. Om Matha Namah – Lei che sembra inerte.
577. Om Mathruka Varna Roopini Namah – Lei che è la forma dei colori e dei fonemi.
578. Om Maha Kailasa Nilaya Namah – Lei che abita sul Monte Kailâsa.
579. Om Mrinala Mrudhu Dhorllatha Namah – Lei che ha braccia flessibili come steli di loto.
580. Om Mahaneeya Namah – Lei che è illustre. Continua a Leggere →

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