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Quello è infinito, questo è infinito. Sottraendo questo infinito a quell’infinito, ciò che resta è infinito.

Isavasya Upanisad

Un’artista da sola, in un mondo compatto

Posted by Beatrice on April 12, 2008

E’ capitato in passato di avere notizie di persone prematuramente scomparse, la cui breve vita si sarebbe potuta riassumere come un sacrificio supremo, quello che in occidente si chiama “martirio”. Ma non ne ho scritto nulla, limitandomi a meditare tra me il segno luminoso e tragico del loro passaggio, perchè tali vicende erano private e diventavano pubbliche solo in relazione a un fatto di cronaca terribile, il cui uso pubblico sarebbe diventato strumentalizzazione. E in queste pagine l’etica conta. Ma il caso di Pippa Bacca è nato per essere arte, con la volontà di essere pubblico; anzi, l’arte lo è tanto poco, e tanto è ignorata, che la fine drammatica della sua vicenda è probabilmente dovuta alla solitudine e alla scarsità di mezzi che un’artista sopporta, ormai senza farci caso, per proseguire nel proprio progetto. Pippa parte sola, inizialmente in compagnia di una collega, da cui poi si separa per poter coprire in due un percorso più esteso. Probabilmente, come molti/e di noi, non è capace di misurare la solitudine enorme in cui è costretta a operare, e i pericoli che comporta, perchè la solitudine e la vulnerabilità sono patti diabolici cui non ci si può sottrarre se si intende fermamente compiere il proprio disegno, senza arrendersi in partenza.

E se non si vuole precipitare nella depressione, si è ormai digerito e dimenticato il problema odioso del giudizio e della condanna che irrevocabilmente il “mondo” (che è tutto fuorché chi lo abita) deve comminare a chiunque azzardi un’azione disinteressata e ispirata. Basti leggere i mostruosi commenti lasciati da emeriti sconosciuti sul Blog dedicato a Pippa, dove la famiglia, gli amici e lei stessa vengono giudicati e condannati con asprezza inusitata per aver osato interrompere lo schema consolidato e ferreo della paura e della sottomissione. Continua a leggere »

Imparare dalla Natura.

Posted by Beatrice on March 26, 2008

Prendete per esempio un albero di mele. Il melo offre i suoi frutti agli altri e nulla prende per sé. Il senso della sua vita è il bene degli altri esseri. Ugualmente, il fiume. Tutti possono andarci e bagnarvisi. Il fiume laverà la sporcizia da chiunque, senza chiedere nulla in cambio. Volontariamente accetta tutte le impurità e restituisce purezza, sacrificando tutto per gli altri.

Figli, ogni oggetto di questo mondo ci insegna il sacrificio. Se osservate da vicino, trovate che tutta la vita è un sacrificio. La vita di ciascuno è una storia di sacrificio. Il marito si sacrifica per la moglie e la moglie si sacrifica per il marito, la madre per i figli e i figli per la famiglia.

Ciascuno di noi sta sacrificando la propria vita in un modo o nell’altro. Ma ciascuno di noi è limitato al proprio piccolo mondo. Senza sacrificio non c’è alcun mondo. Sacrificare tutto per il bene del mondo è il più grande sacrificio.

Il nostro piccolo mondo deve evolversi fino a diventare l’intero universo. Mentre cresce, vedremo lentamente i nostri problemi dissolversi in esso.

Amma Mata Amritanandamayi

(immagine: Giovanni fattori: Contadina nel bosco.)