Il fiume, la stella, il solstizio.

Avanti al Solstizio d’Estate, che dicevano gli antichi è la porta degli uomini, della incarnazione terrena, c’è una lenta avanzata del cielo e della terra verso un punto culminante, epifanico, dove si accordano terra e cielo, formando una sola realtà che è allegoria e dato vivente, matrice di questo discendere nella materia viva. Attorno al tempo del Solstizio si alza in cielo la stella Sirio. Prima del Solstizio, dal cielo discende il fiume Ganga (Ganga Dussera, che si celebra a metà giugno), chiamato a lavare e custodire le ceneri degli uomini. E mentre discende dal cielo un fiume, attenuato dalle trecce di Shiva, fino a riempire la grande pianura gangetica, spandendo la vita nel Nord dell’India, un altro fiume sale, in Egitto, seguendo il corso della Stella, attorno alla quale altri mondi scandivano il loro calendario, e il Nilo prendeva corpo, cresceva, esondava, diventava Madre fertile e benedizione divina. Alla foce, entrambi i fiumi manifestano la forma benedetta della grande Madre Nera, Kali e Iside, del cupo colore del limo trasportato dai flutti. Datrice di vita, signora dei morti, signora degli dei, regina, guerriera, consolatrice, protettrice delle puerpere e dei fanciulli, nemica dei demoni, signora degli animali selvatici.
Questo è il momento in cui il nettare benedetto inonda i campi rendendoli fertili, e accorda immortalità a chi si lascia incenerire nel fuoco del Dharma. La porta degli uomini è perciò il Dharma, e l’origine del Dharma è la Compassione. La Dea ascolta la preghiera dei suoi figli e concede loro una sepoltura santa, trasportandoli dolcemente all’Oceano infinito, e con in suo passaggio concede vita e immortalità, acqua per i campi, animali selvatici, mentre tutto si amalgama discendendo lungo il tragitto in una tonalità indifferenziata di vita e morte, pienezza e abbandono.

Ravi_Varma-Descent_of_Ganga

 

Discende la Shakti sul discepolo, per grazia del Guru, e lo risveglia a nuova vita (Shaktipata). La porta degli uomini è aprirsi al fluire del nettare che dal vertice della corona, come tra le spire delle trecce di Shiva, discende a benedire l’universo, portando sollievo, consolazione, rinascita, e lasciando che dal suo nutrimento ogni vita possa prosperare. La via degli uomini è scandita dal sorgere della stella e dall’ellittica del Sole, che due volte all’anno sembra fermarsi per meditare sulla morte e sulla vita, senza che nulla sia mai nato, mai morto, così come il sole non si è mai mosso e mai fermato. Ogni cosa scorre nel flusso continuo, trasportata e nutrita.
Persefone l’oscura regina fanciulla, prigioniera dell’Ade, ritorna allora alla superficie terrestre, Empedontimo la vede danzare in cielo, nel mezzogiorno torrido di un giugno ellenico, ci dice Proclo, e comprende l’avvicendarsi della vita e della morte, mentre attorno, possiamo immaginare, i campi si riempiono di grano biondo e di fiori, dono della Madre Demetra, che finalmente può riabbracciare la figlia ritornata dal regno dei morti. Discende nei campi la rugiada carica di presagi nella notte di San Giovanni, per la tradizione contadina italiana, e le ragazze cercano di sapere a chi andranno in spose.
Diceva Gaudapada, che tutto ciò che doveva nascere è già nato. Diceva poi che osservando un tizzone ardente in movimento, (come il sole, o una brace, di sera) si percepisce l’illusione di una forma. E quella illusione è quanto chiamiamo vita. La mente che instancabilmente si muove, crea forme, circolarità. Non ci sono stazioni intermedie, tempo, causa, effetto, inizio o fine. Noi teniamo in mano la brace e disegniamo un cerchio che sempre ci stupisce guardare, e su cui ogni storia prende forma e nome.
La Luna piena di questa sera di vigilia di Solstizio, carica di nettare rinfrescante, in attesa di essere colpita e penetrata dal serpente che risale veloce nella nostra coscienza, e la Grande Croce Mobile dei pianeti, che segna l’incarnazione precaria nei corpi viventi, rafforzano e raccontano questa storia senza inizio e senza fine, senza causa e senza altra conseguenza, che il suo stesso accadere. Disse Ganga a Shantanu, che desiderava sposarla: se desideri essere il mio sposo, ti chiedo solo di non fare, mai, nessuna domanda.

Shantanu_Meets_Goddess_Ganga_by_Warivick_Goble

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Lalitha Sahasranamam, versi 661 – 770

661. Om Sada Sadroopa Dharini Namah – Lei che è il fondamento dell’essere, o della verità.
662. Om Ashta Moorthy Namah – Colei che ha otto facce.
663. Om Aja Jethree Namah – Colei che vince l’ignoranza.
664. Om Loka Yathra Vidahyini Namah – Lei che fa girare il mondo, o che guida il carro del mondo.
665. Om Ekakini Namah – Colei che è unica e solo una.
666. Om Bhooma Roopa Namah – Colei che è la forma del mondo percepito, o della terra.
667. Om Nirdwaitha Namah – Colei che è priva di dualità.
668. Om Dwaitha Varjitha Namah – Lei che trascende la dualità.
669. Om Annadha Namah – Colei che dona il cibo.
670. Om Vasudha Namah – Colei che dona ricchezza.

671. Om Vriddha Namah – Lei che è l’antica (più vecchia del mondo).
672. Om Brhmatmykya Swaroopini Namah – Lei è l’unione di Atman e Brahman.
673. Om Brihathi Namah – Lei che è grandiosa.
674. Om Brahmani Namah – Colei che è Brahmani, la Sapiena Divina.
675. Om Brahmi Namah – Lei che è un aspetto di Brahma, in quanto parola creatrice.
676. Om Brahmananda Namah – Colei che è la felicità suprema dell’unione divina.
677. Om Bali Priya Namah – Colei che ama chi vince (contro i nemici dello spirito).
678. Om Bhasha Roopa Namah – Colei che è forma del linguaggio, o dell’argomentare.
679. Om Brihat Sena Namah – Colei che guida un grande esercito.
680. Om Bhavabhava Vivarjitha Namah – Colei che non ha nascita o morte.

681. Om Sukharadhya Namah – Colei che è piacevole da adorare.
682. Om Shubhakaree Namah – Colei che benedice.
683. Om Shobhana Sulabha gathi Namah – Colei che è disponibile e benevola.
684. Om Raja Rajeswari Namah – Colei che è la Regina dei Re dei Re (Raja Rajeswari, uno dei massimi attributi della Dea)
685. Om Rajya Dhayini Namah – Colei che distribuisce i regni (Vaikuntha, KailAsa etc.).
686. Om Rajya Vallabha Namah – Colei che ama e ha cura dei regni (spirituali).
687. Om Rajat Krupa Namah – Colei che regna con la compassione.
688. Om Raja Peetha Nivesitha Nijasritha Namah – Colei che pone sul trono i suoi devoti.
689. Om Rajya Lakshmi Namah – Colei che è la proseprità dei regni.
690. Om Kosa Natha Namah – Colei che regna sui cinque involucri del corpo-mente (detti Panchakosha, essi sono: Annamayakosha, Cibo; Pranamayakosha, Respiro; Manomayakosha, Mente; Vijnanamayakosha, Desiderio; Anandamayakosha, Beatitudine).
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Shri Mahakali Chalisa

kali

 

JAYATI MAHAAKAALII JAYATI,
AADYA KAALII MAATA
JAI KARAALA VADANE JAYATI,
JAGATA MAATU VIKHYAATA

Vittoria a Te, Oh Mahakali! Vittoria a Te, Oh primordiale fonte di tutti gli esseri! Vittoria a Te, Oh Dea dall’aspetto formidabile, che sei rinomata come la madre del mondo!

JAI JAI RUUPA PRACHANDIKAA,
MAHAAKAALIKAA DEVI
JAYATI JAYATI SHIVA-CHANDRIKAA,
SURA NARA MUNIJANA SEVI

Vittoria, tutte le vittorie a Te, Oh grande Dea Mahakalika, dal terribile e pauroso aspetto! Vittoria a Te, Oh Luna sui capelli di Shiva che sei sempre adorata dagli dei, uomini, eremiti e devoti.

JAYATI JAYATI RAKTAASANAA,
RAUDRAMUKHI RUDRAANII
ARI SHONITA KHAPPARA BHARANII,
KHADAGA DHAARINII SHUCHI PAANI

Vittoria, tutte le vittorie a Te, Oh consorte di Rudra; sei spaventosa da guardare e preferisci bere sangue caldo; sei descritta con una spada nella tua santa mano e mentre riempi con il sangue delle tue vittime la tua ciotola fatta con un cranio.

JAI JAI JAI MAIYAA SHRII KAALII
JAYATI KHADAGA KARA KHAPPARA VAALII
JAYATI MAHAAMAAYAA VIKARAALAA
RUDRA-SHAKTI KAALAHUN KO KAALAA

Gloria, gloria a te, Oh Kali, portatrice di una ciotola fatta con un cranio e di una spada nelle tue mani. Vittoria a Te, Oh terribile Delusione, potenza di Rudra e la vera morte della Morte.

MAAN MADHU KAITABHA KE VADHA HETU
PRAGATI SHRII HARI KE TANA SE TUU
SHYAAMALA GAATA MAATA TAVA SOHATA
RAVI SAMA CAVI LAKHI CHAVIPATI MOHATA

Oh Madre, è per la sconfitta dei demoni Madhu e Kaitabha che Tu sei apparsa dal corpo di Hari. Oh Madre, la tua oscura forma radiante come il sole sembra così splendidamente bella che il dio della bellezza stesso non può che soccombere al tuo fascino.

DASHA MUKHA TIISA NETRA MANA BHAAVANA
BHAALA BAALA SHASHI MUKUTA SUHAAVANA
KO CHAVI VARANI SAKAI MAAN TERII
SHYAAMA KESHA JANU GHATAA SUGHERII

Tu hai dieci faccie con trenta affascinanti occhi, una luna crescente e una bella corona sulla tua testa. Oh Divina Madre; chi può descrivere la tua avvenenza e i tuoi capelli neri che sembrano nuvole ammassate?

URA ARI MUNDAMAALA CHAVI CHAAJATA
ASTRA SHASTRA DASHA HASTA VIRAAJATA
KHAPPARA KHADAGA TRISHUULA KUTHAARII
GADAA CHAKRA DHANU SHANKHA SUDHAARII

La bellezza della ghirlanda fatta con i teschi delle tue vittime appare splendida come lo sono le armi in tutte le tue dieci braccia. Tu porti un teschio, una spada, un tridente, un’ascia, una clava, un disco, un arco e una conchiglia, tutte al loro giusto posto.

ARI KARA KATANA GHAANGARAA RAAJAI
ANGA-ANGA SHUCHI BHUUSANA SAAJAI
RANJITA RAKTA DASA CHARANA KARAALAA
JIHI VISHAALA RUUPA VIKARAALAA

La bella gonna fatta dalle braccia mozzate dei tuoi nemici sembra così appropriata come i sacri ornamenti che adornano ogni parte del tuo corpo. I tuoi dieci terrificanti piedi sono tutti macchiati di sangue e sporge la tua lunga lingua facendoti apparire paurosa. Continua a Leggere →

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Ramakrishna e la Visione di Kali. L’Estasi divina.

LA PRIMA VISIONE DI KALI

[…] E, in effetti, ben presto scoprì che strana Dea aveva scelto di servire. A poco a poco divenne sempre più avvinto nella rete della sua presenza cosmica. Se per l’ignorante Ella è l’immagine della distruzione,(Ramakrishna) in lei trovò la benevola, amorevole Madre. Il Suo collo è ornato da una ghirlanda di teste, i suoi fianchi da una cintura di braccia umane, le Sue mani reggono armi mortali, i suoi occhi lanciano fiamme,  ma Ramakrishna sentiva nel Suo respiro il  confortante tocco di un tenero amore, e vide in lei il seme dell’immortalità. (Kali) Si innalza sul petto del suo consorte, Siva, perché Lei è Shakti, la Potenza inseparabile dall’Assoluto. E’ circondata da sciacalli e altre creature abiette, gli abitanti dei campi di cremazione. Ma non è la Realtà Ultima superiore alla santità e all’empietà? La Dea sembra ubriaca, sotto l’effetto del vino. Ma chi avrebbe creato questo mondo pazzo se non sotto l’influenza di una ebbrezza divina ? E’ il simbolo più alto di tutte le forze della natura, la sintesi delle loro antinomie, l’ultima Divinità, in forma di donna. Lei divenne per Sri Ramakrishna l’unica Realtà, e il mondo divenne un’ombra inconsistente. Al suo culto dedicò la sua anima. Davanti a lui fu il portale trasparente dell’ineffabile realtà.

Il culto nel tempio intensificava il desiderio di Sri Ramakrishna di una visione vivente della Madre dell’Universo. Cominciò a passare in meditazione il tempo non  impiegato nel servizio del tempio, e per questo scopo scelse un luogo estremamente solitario. Una giungla profonda, fitta di sottobosco e piante spinose, che si trovava a nord dei tempio. Usato un tempo come luogo di sepoltura, era evitato dalle persone anche durante il giorno per paura dei fantasmi. Qui Sri Ramakrishna incominciò a passare tutta la notte in meditazione, tornando nella sua stanza solo la mattina con gli occhi gonfi, come chi ha molto pianto. Durante la meditazione, deponeva la sua veste e il suo cordone da brahmino. Per spiegare questo strano comportamento, disse una volta a Hriday : “Non sai che quando si pensa di Dio ci si dovrebbe liberare da tutti i legami? Dalla nostra stessa nascita abbiamo le otto catene, odio, vergogna, lignaggio, orgoglio per la buona condotta, paura, evitamento, superbia, dolore. Il filo sacro mi ricorda che io sono un bramino e quindi superiore a tutti. Quando si chiama la Madre si devono abbandonare tutte queste idee”. Hriday pensò che suo zio stava diventando pazzo.

Come il suo amore per Dio si faceva più profondo, incominciò a dimenticare o a trascurare le formalità del culto. Seduto davanti all’immagine, passava ore a cantare i versi dei grandi devoti della Madre, come Kamalakanta e Ramprasad. Quelle canzoni rapsodiche, che descrivono la visione diretta di Dio, intensificavano il desiderio che Sri Ramakrishna già viveva. Sentiva dentro di sé la disperazione di un bambino separato dalla madre. A volte, in agonia, gettava il viso a terra e piangeva con tale amarezza che la gente, pensando che avesse perso la madre terrena, gli porgeva le condoglianze. A volte, nei momenti di scetticismo, gridava: “Sei vera, Madre, o è tutta una finzione – pura poesia senza alcuna realtà? E se tu esisti, perché non ti vedo? O è la religione una mera fantasia e tu sei solo il frutto dell’immaginazione dell’uomo?” A volte si sedeva sul tappeto da preghiera per ore, fermo come un oggetto inerte. Iniziava a comportarsi in modo anomalo, il più delle volte inconsapevole del mondo. Quasi abbandonò il cibo e il sonno lo lasciò del tutto.

Ma non dovette aspettare a lungo. Così descriveva la sua prima visione della Madre: “Sentivo come se il mio cuore fosse stato strizzato, come un asciugamano bagnato, ero sopraffatto dall’inquietudine e dal timore che la realizzazione di Lei, potesse non essermi accordata in questa vita. Non potevo sopportare di più la separazione da Lei. La vita sembrava non essere degna di essere vissuta. Improvvisamente il mio sguardo cadde su una sciabola che era conservata nel tempio della Madre. Decisi di porre fine alla mia vita. E dunque balzai su, come un pazzo, e l’afferrai, quando improvvisamente la Madre benedetta mi rivelò se stessa. Gli edifici, il tempio, e tutto il resto sparì dalla mia vista, senza lasciare traccia alcuna, al loro posto vidi un illimitato, infinito, radioso Oceano di Coscienza. Ovunque guardavo, flutti scintillanti si stavano riversando verso di me da ogni lato, con un rumore terrificante, fino a sommergermi! Stavo ansimando, preso dall’ansia, e crollai, incosciente. Cosa stava accadendo nel mondo esterno non lo sapevo, ma dentro di me c’era un flusso costante di beatitudine pura, tutto nuovo, e sentivo la presenza della Madre Divina”. Sulle sue labbra quando riprese conoscenza del mondo c’era solo la parola “Madre”.

Ramakrishna Kali poster
L’ESTASIA DIVINA

Ma questo fu solo un assaggio delle esperienze intense che seguirono. Il primo contatto con la Divina Madre lo rese più ansioso di conservare una visione di Lei ininterrotta. Voleva continuare a vederla, sia in meditazione che ad occhi aperti. Ma la Madre prese a giocare a nascondino con lui, intensificando la sua gioia e la sua sofferenza. Piangendo amaramente per ogni separazione da lei, scivolava poi in trance e La vedeva in piedi davanti a lui, sorridente, che gli si rivolgeva consolante, di buon umore, pronta a istruirlo. Durante questo periodo di pratica spirituale ebbe molte esperienze non comuni. Quando si sedeva a meditare, sentiva strani ticchettii provenire dalle articolazioni delle gambe, come se qualcuno le stesse bloccando, una dopo l’altra, per tenerlo fermo, e al termine della meditazione sentiva di nuovo gli stessi suoni, questa volta al fine di sbloccarlo, lasciandolo libero di muoversi. Vedeva lampi, come uno sciame di lucciole che aleggiava davanti ai suoi occhi, o un mare di profonda nebbia che lo circondava, attraversato da onde luminose di argento liquido. Oppure, da un mare di nebbia luminosa contemplava la Madre emergere, prima i suoi piedi poi la sua vita, il corpo, il viso e la testa, infine, la sua intera persona, di cui poteva sentire il fiato e la voce. Durante la preghiera nel tempio, a volte si esaltava, a volte restava immobile come la pietra, a volte quasi collassava dall’emozione. Molte delle sue azioni, contrarie alla tradizione, sembravano sacrileghe agli occhi della gente. Prendeva un fiore e lo portava prima sulla propria testa, addosso e ai piedi, per poi offrirlo alla Dea. Oppure, come un ubriaco, annaspava verso il trono della Madre, le accarezzava il mento ed esprimeva il suo affetto per lei, e quindi cantava, parlava, scherzava, rideva e ballava. Oppure prendeva un boccone di cibo dal piatto e lo porgeva alla Sua bocca, pregandola di mangiare, e non era soddisfatto finché non era convinto che lei ne avesse davvero mangiato. Dopo che la Madre era stata richiusa per la notte, Egli, dalla sua stanza, la sentiva muoversi e salire al piano superiore del tempio con i passi leggeri di una ragazza felice, e udiva le sue cavigliere tintinnanti. Poi la scorgeva in pedi, con capelli fluenti. La sua figura nera si staglia contro il cielo della notte, guardando il Gange o le luci lontane di Calcutta. Continua a Leggere →

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Kali Maa, mito e simbolo

Il nome Kali deriva dalla parola radice sanscrita Kal, tempo. Nulla sfugge al tempo.

Kali Maa è una Rupa (forma) di Durga Maa. Creata da Durga Maa per lottare contro i demoni, l’aspetto feroce di Durga. Secondo i Purana, l’ immagine di Kali, ampiamente venerata nelle regioni orientali dell’India, deve la sua origine alla battaglia di Durga con Shumbha e Nishumbha. E’ anche nota come colei che uccise il demone Raktabija bevendo le gocce del suo sangue, per impedire che queste cadessero a terra.

Nelle immagini popolari, Kali è rappresentata come un essere femminile molto nero, con quattro braccia. In una mano ha una scimitarra, in un’altra la testa di un demone, che tiene per i capelli, la terza mano si apre a elargire benedizioni e la quarta regge un’altra arma, di solito una lancia o un tridente. Ha una collana fatta di teschi e due teste di demoni come orecchini. La sua lingua è rosso sangue ed è esposta fino al mento. Il sangue sgocciola anche dalla lingua e sul corpo. Sovente è rappresentata in piedi sul corpo di Shiva, con un piede sul petto e l’altro sulla coscia. In alcune statue è nuda, tranne che per i suoi ornamenti, quali una specie di gonna fatta di mani e arti mozzati attorno ai fianchi.

Kali indossa una ghirlanda di 52 teschi e una gonna fatta di braccia smembrate perché l’ego abbandoni l’identificazione con il corpo, per riconoscersi nello spirito. Se il nostro attaccamento al corpo giunge al termine, la liberazione non può che prevalere. Pertanto la gonna e la ghirlanda dei trofei sono indossati dalla Dea per rappresentare la liberazione dei suoi figli dall’attaccamento al corpo materiale.

Con due mani tiene una spada e una testa mozzata di fresco, grondante sangue. Questo particolare rappresenta la celebre battaglia in cui sconfise il demone Raktabija.

Il nero (o talvolta blu scuro) della pelle rappresenta il grembo del non manifesto, da cui tutta la creazione è nata e in cui tutta la creazione alla fine farà ritorno. Dea Kali Ma è raffigurata in piedi su uno Shiva dalla pelle bianchissima, che è sdraiato sotto di lei. La sua pelle bianca è in contrasto con la nera o blu di Lei. Lo sguardo di Shiva esprime distaccata beatitudine. Shiva è pura consapevolezza senza oggetto Sat-Chit-Ananda (essere-coscienza-beatitudine), mentre Lei rappresenta la “forma” eternamente sostenuta dal principio di pura consapevolezza. Continua a Leggere →

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