Anandamayi Ma sul silenzio e sul dolore

Il Silenzio Quando anche si smette di parlare, l’attività della mente prosegue. Il silenzio è comunque un supporto importante per il controllo della mente. Più la mente si concentra nel profondo, più la sua attività si riduce in proporzione, finché si giunge alla percezione che Colui che provvede a tutto si occuperà di aggiustare ogni cosa. Quando la mente è agitata da pensieri mondani, il beneficio procurato dall’astensione dalle parole è perduto. Quando la mente è fissa su Dio evolve rapidamente e insieme si conseguono la purezza del corpo e della mente. Permettere al pensiero di soffermarsi sugli oggetti dei sensi è uno spreco di energie. Concentrando la mente sul pensiero di Dio tutti i nodi che formano il senso dell’io vengono presto risolti e si realizza ciò che deve essere realizzato. Dire che “Egli è conosciuto mediante il silenzio” non è del tutto corretto, poiché la Conoscenza suprema non avviene “per mezzo” alcuno. La suprema Conoscenza rivela sé stessa. Le tecniche e le discipline sono utili a sollevare il “velo”.

Perchè adorare la Madre Divina (Sri Chandrasekharendra Saraswati Sw.)

In questo mondo noi mortali siamo talmente sopraffatti dall’ ajnana (ignoranza) tanto che sebbene sappiamo una cosa sbagliata, siamo costretti comunque a farla. L’ajnana è la malattia che si può curare solo con l’Jnana (illuminazione, Conoscenza suprema). Solo la Madre Divina può offrire il latte dell’Jnana, liberandoci dall’ignoranza e saziando la fame della nostra anima. Un bambino pensa la madre e il latte che gli darà, e desidera entrambi. Allo stesso modo noi dobbiamo desiderare la grazia della Madre Divina per ottenere da Lei il latte della realizzazione. A questo scopo dobbiamo pensare sempre a Lei e pregarLa. Il tempo a nostra disposizione, dopo aver svolto i nostri doveri essenziali, si deve impiegare nella contemplazione della Madre Divina. Se non rivolgiamo la mente nella sua direzione, quando non abbiamo altro da fare, la mente incomincerà a vagare per strade devianti. Se invece pensiamo a Lei, non solo eviteremo azioni errate, ma verremo nutriti da Lei con il latte dell’Jnana. Per ricompensa riceveremo la grazia di Saraswati, Dea dell’istruzione, e di Lakshmi, Dea della prosperità. E non solo, troveremo anche la salute fisica e l’ aspetto radioso della perfetta salute. Inoltre verremo benedetti da una lunga vita. E dunque, una lunga vita, la salute, il benessere e la conoscenza – a cosa servono? L’Jnana spezzerà la corda dell’ajnana, che lega l’anima al mondo e ci riduce a bestie (pasu). Quando il nodo è spezzato, l’anima liberata si unisce alla Beatitudine senza limiti e infinita, Parananda. E non saranno più timore, sofferenza Continua a Leggere →

Dio personale e Dio impersonale. Una lettera.

Salve Beatrice, desidero avere dei chiarimenti sull’insegnamento di Sri Ramana Maharshi. Questi considera Dio la Suprema Realtà non duale e quindi priva di caratteristiche e qualità. Poi però sostiene che Dio si prende cura personalmente di ciascuno di noi e che questo dovrebbe indurci ad abbandonarci a Lui. Personalmente non riesco a realizzare come si possa conciliare il nondualismo di chi crede ad un Dio impersonale con una visione delle cose in base alla quale Dio si occupa personalmente di noi. Ci vedo una contraddizione in termini. Se le fosse possibile aiutarmi a comprendere meglio il pensiero di Sri Bhagavan gliene sarei grato. Un fraterno saluto (lettera firmata) Salve (…), grazie della fiducia che mi accorda. Non oserò tentare di interpretare le parole di Ramana, posso al limite cercare di chiarire il punto, alla luce di quello che conosco della filosofia indiana. L’esistenza di due gradi di consapevolezza del divino, una personale e una impersonale, ha costituito il fondamento per definire il sistema Indù una “doppia religione”: una per la fede delle persone comuni, bisognose di un Dio qualificato e personale, una per gli iniziati al cammino della non-dualità, che aspirano a realizzare la Realtà Suprema senza attributi, o impersonale. Questa duplicità ovviamente è formale e prende atto semplicemente di due diversi gradi di consapevolezza spirituale che si determinano nella coscienza umana, non in Dio. Non esistono in realtà due condizioni divine, ma solo una, quella impersonale, senza attributi e senza dualità, che pertanto racchiude tutto l’esistente, lo comprende e Continua a Leggere →