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Quello è infinito, questo è infinito. Sottraendo questo infinito a quell’infinito, ciò che resta è infinito.

Isavasya Upanisad

La maschera d’oro

Posted by beatrice on September 4, 2009

Questa estate sono rimasta a lungo in mare a osservare il riflesso del sole sulla superficie dell’acqua. L’ho seguito camminandolo e immergendomici. Dunque, la luce poggia sull’acqua.
Non ricordo nulla delle varie cose che emergevano alla coscienza in relazione a questo primordiale fenomeno. Erono tutte splendide, spledidamente fugaci ed eterne, o almeno mi pare.
Quindi, lì, decisi che quella sarebbe stata l’illustrazione dell’Ishavasya Upanishad, e questo perchè a riva leggevo questo libro con il comento di Shankara, che peraltro è molto lontano da quello di Aurobindo che associai alla mia traduzione su Visionaire. E in un tempo infinito affiancherò un estratto del commento shankariano a quello aurobindiano già scritto – in un tempo infinito, o umanamente infinito.

E questi versi, che nella tradizione vedica sono recitati dal figlio maggiore di un defunto durante la cerimonia funebre, che sono probabilmente tra i più potenti ed elegiaci di sempre. Cullandomi in mare li ripetevo in un personale commiato senza fine.

«Il volto della Verità è nascosto da una maschera d’oro; rimuovilo, o Conoscitore, perché trionfi la verità, perché sia veduto.
O Conoscitore, o Veggente, o Ordinatore, Sole Illuminante, o Padre delle creature, apri i tuoi raggi divini, innalza la tua luce, affinché io possa conoscere il tuo volto benedetto, cui io appartengo. Quello io sono, quello io sono.
Il Respiro che sostiene gli esseri è vita immortale, ma di questo corpo resteranno solo ceneri. OM! O Anima viandante ricorda, ricorda quanto è stato fatto. O Anima viandante ricorda, ricorda quanto è stato fatto!»

Ecco perciò l’illustrazione che volevo accompagnare all’Upanishad.