Karma e Jnana, premesse alla Isavasya Upanishad. Con introduzione dal commento di Adi Shankaracharya.

La religione Vedica fonda la stessa esistenza del cosmo nel sacrificio compiuto da Prajapati all’origine e, da quello, nel rituale che ogni capofamiglia eredita e deve svolgere incessantemente, nei riti stabiliti per ogni giorno, all’alba mezzodì e tramonto, e in quelli indicati poi per i passaggi del sole, per le lunazioni, per le eclissi e per i giorni festivi veri e propri; sono poi osservati i digiuni, i pellegrinaggi, i sacrifici, e infine i sacramenti che segnano le diverse fasi della vita, e le pubbliche celebrazioni; inoltre tutti i rituali di commemorazione dei defunti e in loro favore. La concezione sacerdotale dell’essere umano stabilisce un profondo senso di interdipendenza tra uomini, cosmo e dei, e la sua funzione si propaga attraverso il passaggio generazionale di un debito individuale, verso gli antenati e la tradizione famigliare, che tra gli obblighi religiosi sancisce allo stesso modo anche il matrimonio e la procreazione, per assicurare la continuità dell’opera rituale e della stirpe. Sacrificio, matrimonio e procreazione sono i compiti con cui si assicurano la vita sulla terra, la prosperità della comunità umana, e sui quali si proietta l’immortalità del singolo attraverso la continuità delle generazioni, e in essa lo scopo esistenziale dell’individuo. I Brahmini sono effettivamente la casta che deve custodire e mantenere vivo il ridondante corpus ritualistico vedico. Per tutti gli altri, ogni legittima occupazione è inserita in una prospettiva organica, finalizzata al pieno compimento della regola sacrificale del mondo – Dharma – ciascuno secondo le proprie possibilità e competenze. L’universo religioso Continua a Leggere →

Ishavasya Upanishad

OM! Quello è infinito, questo è infinito Da quell’infinito proviene questo infinito Sottraendo questo infinito a quell’infinito Ciò che resta è infinito. OM! Pace, pace, pace! 1. Tutto ciò che esiste è pieno di Dio, tutto ciò che si muove nell’universo ritorna all’Assoluto. Rinuncia ad ogni possesso illusorio per godere di questa realtà; non desiderare i beni ambìti dagli uomini. 2. Compiendo il proprio lavoro si può vivere cent’anni. Così è, poichè il lavoro non abbandona mai l’uomo. 3. In mondi senza sole, avvolti nelle tenebre, vanno coloro che uccidono il proprio Spirito. 4. [Egli, il Signore, è] Uno e immobile, più rapido del pensiero, tanto che neppure gli Dei lo raggiungono, e il suo passo sempre ci precede. Restando fermo, supera tutti quelli che lo rincorrono. Così il Signore sostiene tutto l’esistente. 5. Quello si muove ed è fermo; è vicino eppure lontano; Esso è all’interno ed è all’esterno di tutto. 6. Colui che vede il Sé in tutti gli esseri, e tutti gli esseri nel Sé, non commette alcun errore. 7. Come si potrebbe illudere o rattristare colui che conosce un solo Essere a fondamento di tutti gli esseri e del divenire? 8. Egli è al di là del mondo limitato; è illuminato, incorporeo, perfetto, puro, invulnerabile, senza traccia di malvagità. E’ dunque il Veggente, il Conoscitore, Quello che origina ogni cosa, nato da Sé stesso, l’Assoluto che ha ordinato ogni esistente secondo la natura che gli è propria, fin dal Principio. 9. Vanno alle tenebre coloro che Continua a Leggere →