Atharva Veda XII, 1. Inno alla Terra.

La verità, la sublimità, l’ordine universale, la rettitudine, la sacralità, il fervore dell’ascesi, la gioia spirituale, il sacrificio – sostengono la Terra. Che essa, Signora di ciò che è e di ciò che sarà, ci riservi un orizzonte sconfinato.

La Terra adorna di vette, di crinali e di vaste pianure, che genera le piante dalle potenti virtù, libera dai legami che opprimono gli uomini, si apra al nostro sguardo, pronta ad accoglierci.

La Terra su cui scorrono il mare, i fiumi e tutte le acque, sulla quale sbocciano le messi e i popoli, su cui abita tutto ciò che respira e si muove, ci conceda di dissetarci per primi.

La Terra cui appartengono le quattro regioni dello spazio, su cui crescono i raccolti e i popoli, che sostiene tutto ciò che respira e si muove, ci conceda vacche e prosperità.

La Terra dove nacquero i primi uomini, dove gli Dei sconfissero i demoni, possa offrirci mucche, cavalli, volatili e fortuna.

La Terra che sostiene tutti, che nutre di abbondanza, il fondamento, il ristoro materno di tutti gli esseri viventi, colei che preserva il fuoco di Agni, la compagna di Indra il toro, ci conceda il privilegio dei suoi beni.

La vasta Terra, sempre sorvegliata dagli Dei insonni, ci allatti con miele prezioso, ci asperga di limpida gloria.

La Terra che fu acqua sulla superficie dell’oceano cosmico, che i saggi veggenti scoprirono con il loro acume, il cui cuore risiede nel cielo supremo, l’immortale, ammantata di verità, ci accordi lucidità e rettitudine, perché possiamo governare.

La Terra su cui le acque ancelle scorrono insieme, giorno e notte, senza sosta, versi per noi il latte in torrenti copiosi, e ci bagni di gloria.

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La Terra misurata dai passi degli Asvin, su cui ha camminato Vishnu, che Indra, signore potente, ha eletto sua compagna; da lei, la madre, sgorghi il latte per me, suo figlio.

Le cime innevate dei monti e le tue foreste, o Terra, ci siano gentili. La scura, la nera, la rossa e multicolore, la solida Terra, protetta da Indra, intatta e incorrotta, è lei la Terra delle mie radici.

Tienici nel tuo cuore, madre, e nel tuo ventre, nel luogo in cui il tuo nutrimento sgorga puro e più potente. La Terra è la madre, e io sono suo figlio. La pioggia è mio padre, che egli ci benedica.

La Terra su cui i sacerdoti scolpirono gli altari, dove, con devozione rituale, posero le offerte; la Terra su cui si erge maestoso il palo sacrificale, sia essa prospera e ci accordi di prosperare.

Sottometti, o Terra, colui che ci odia, chi ci dichiara guerra, chi ci è ostile con il pensiero o con le armi, anticipa il nostro bisogno di soccorso.

I mortali che nascono da te, in te moriranno, tu che sostieni bipedi e quadrupedi. Tue sono le cinque famiglie umane, tuoi i mortali su cui il sole getta i suoi raggi di luce immortale.

Tutte le creature ci offrano il loro latte, e tu, o Terra, donaci il miele della parola.

Sulla stabile, larga Terra, madre premurosa di tutte le piante, gentile e generosa, in accordo alla legge divina, si possa trascorrere una lunga vita.

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Grande Terra, raduno degli uomini, su di te si vivono emozioni, premure e agitazioni. Indra il grande ti protegge incessantemente. O Terra donaci di risplendere come oro, perché nessuno odia l’oro.

Il fuoco di Agni è posto sulla Terra, nelle piante, nelle acque e nelle pietre. Agni è nell’uomo, Agni è nelle vacche, Agni è nei cavalli;

Agni irradia dal cielo, ad Agni il divino appartiene l’aria. I mortali cercano il favore di Agni, portatore di doni celesti, con l’offerta del burro chiarificato;

La Terra dalle ginocchia nere, coperta dal manto di Agni, ci conceda lucidità e attenzione.

Sulla Terra gli uomini compiono sacrifici agli Dei con le offerte rituali; sulla Terra gli uomini sono saziati dal cibo. Che la Terra ci doni respiro e vita, e ci conceda la vecchiaia.

Il tuo profumo, o Terra, trasportato dalle piante e dalle acque, condiviso dagli esseri celesti, mi renda gradevole e nessuno mi trovi sgradito.

Il tuo profumo, o Terra,  che penetra nel loto, il profumo che fu degli Dei invitati allo sposalizio del Sole,  con quello aspergimi, affinché nessuno provi astio per me.

Il profumo che adorna gli uomini, che fa innamorare i maschi e le femmine, che avvolge il destriero e l’eroe, che distingue i grandi animali selvaggi, che dona lo splendore delle giovani donne, o Terra, con quello ungici, perché nessuno provi odio per noi.

Pietra, roccia, polvere sono questa Terra; la Terra aggrega e congiunge. Alla Terra dal seno generoso io offro la mia obbedienza umilmente.

La Terra su cui gli alberi rigogliosi della foresta poggiano solidi, la Terra compatta che nutre, io invoco.

In piedi o seduti, fermi o camminando, mai si debba inciampare con il piede destro o col sinistro, su questa Terra.

Io mi rivolgo alla Terra pura, il suolo, coltivato dallo spirito bramanico. Su di te, primo nutrimento, prosperità e abbondanza, noi vogliamo restare, o Terra.

Acqua limpida sgorghi dalla Terra per purificare i nostri corpi; ciò che fuoriesce da questi corpi ci ripugna e con ciò che purifica fai che io possa purificarmi.

Che l’oriente, il settentrione, il meridione, o Terra, e l’occidente siano benevoli con me mentre cammino su di te. Ciò che ho posto in questo mondo possa resistere e non crollare.

O Terra, non spostarci dall’occidente o dall’oriente; non dal settentrione o dal meridione: Sii per noi certezza, o Terra: i predoni delle strade non ci assalgano, tieni lontane da noi le loro armi.

Finché posso vederti, con l’aiuto del sole, o Terra, fai che io non cada, lungo il percorso degli anni.

Quando, da disteso, mi giro sul fianco destro o sul sinistro, o Terra; quando da disteso le mie costole premono sul tuo fianco, o Terra, tu che ti distendi accanto a ogni cosa, non farmi soffrire.

Quanto io estraggo da te, o Terra, presto ricresca: che mai io possa, o purissima, spezzare un tuo punto vitale, né mai il tuo cuore.

Tua è l’estate, o Terra, tua la stagione delle piogge, tuo l’autunno, l’inverno e la primavera; tu stabilisci le stagioni dell’anno, la notte e il giorno, perché ci nutrano del tuo latte.

La Terra incorrotta che nacque allontanandosi dal serpente, colei che distrusse il blasfemo, che scelse di stare a fianco di Indra, la Terra è per sempre compagna di Indra, il toro vigoroso.

La Terra ove sono posti la conca dei sacrifici e le sorgenti del soma, dove è fissato il palo scarificale, dove i bramani onorano gli Dei con i riti e le formule, dove l’officiante porge a Indra il soma da bere;

La Terra ove i veggenti antichi, i sette sacerdoti, con l’offerta delle Sacre Scritture e dei sacrifici e con l’ascesi crearono gli esseri e intonarono il canto che partorì le vacche;

La Terra indichi il luogo del tesoro che cerchiamo; che la fortuna (Bhaga ) ci aiuti, che Indra sia il nostro campione.

La Terra su cui i rumorosi mortali cantano e danzano, su cui combattono, su cui risuona il ruggito dei tamburi, disperda i nostri nemici e ci liberi dai rivali.

Sia ossequio alla Terra su cui troviamo il cibo, il riso e il grano, su cui vivono le cinque razze degli uomini, alla Terra moglie di Parganya, ingrassata dalla pioggia, sia lode.

La Terra ove si innalzano le città degli Dei, grembo per tutte le creature, Prajapati (il signore) la renda ospitale per noi.

La Terra che contiene luoghi misteriosi, ricchezze, oro e preziosi, sia generosa con me; lei che concede liberamente prosperità, la Dea gentile, ci conceda l’abbondanza.

La Terra che accoglie genti dalle diverse lingue e dai diversi costumi, nelle differenti regioni abitate, come una mucca docile che non scalcia, ci nutra in mille torrenti con il latte dell’abbondanza.

Il serpente e lo scorpione dal dente assetato che giacciono immobili su di te; il verme, e ogni essere vivente, o Terra, che si muove nella stagione delle piogge, quando striscia, non passi su di me: con colui che è rispettoso di te, sii generosa.

Tuoi sono i molti sentieri percorsi dagli uomini, tuoi i tracciati dei carri su cui si spostano i buoni e i cattivi, fai che noi possiamo percorrere questa strada, libera dai nemici, libera dai predoni: con colui che è rispettoso di te, sii generosa.

La Terra mantiene gli sciocchi e i mantiene i saggi; sopporta che la abitino il bene quanto il male; lei che non disdegna la compagnia del cinghiale, per lui sacrifica se stessa.

Tuoi sono gli esseri della foresta, gli animali che abitano gli alberi, i leoni mangiatori di uomini, le tigri che vagano solitarie; il lupo, la sorte avversa, l’infortunio e i demoni, o Terra, tieni lontani da noi.

Gandharva, Apsara, Arâya Kimîdin; Pisâkas e tutti i demoni, o Terra, allontana da noi.

La Terra su cui gli uccelli bipedi volano armoniosi, fenicotteri, aquile, falchi e polli; su cui si alza veloce il vento sollevando la polvere e scuotendo gli alberi – così quando il vento soffia in avanti e indietro, poi erompe la fiamma.

La Terra su cui convivono la notte e il giorno, su cui sono stati stabiliti l’oscurità e la luce, la larga Terra coperta e avvolta di pioggia, ci offra una dimora serena.

Cielo, Terra e aria mi hanno dato corpo; Agni, Surya e le acque, insieme agli Dei, mi hanno concesso la saggezza.

Io sono potente, sono chiamato l’ulteriore, sono sulla Terra per conquistare, per conquistare completamente ogni regione.

O Dea, quando all’origine gli Dei ti chiamarono, mentre sorgevi  hai raggiunto la pienezza e la prosperità è penetrata in te, tu hai creato le quattro regioni.

Nei villaggi e nelle selve,  nelle assemblee, nei raduni e negli incontri, fai che procediamo in piena armonia con te.

Appena nata, come un destriero la polvere, sparse la gente che abitava la terra, lei che era l’amata, la guardiana del mondo, la signora che presiede alle piante e agli alberi.

Con dolci parole esprimo queste cose: sono le cose di cui parlo che mi insegnarono la dolcezza. Con lucidità e con attenzione: coloro che mi aggrediscono saranno sconfitti.

Gentile, fragrante e generosa, dal seno pino di latte, la grande Terra ci dia col il suo latte il nostro coraggio.

Colei che il Creatore ricercò offrendo doni, quando raggiunse il flusso sorgente dell’atmosfera, ella, il vaso del nutrimento deposto in un luogo segreto, divenne visibile agli Dei quale Madre divina.

Tu ha sparso il seme degli uomini, tu sei la grande Aditi che dispone il suo latte secondo i nostri desideri. Tu che sei nata dal primo ordine cosmico, a te il Signore Prajapati concederà tutto ciò che vuoi.

Le tue membra, o Terra, siano prive di malattie; che per noi siano sempre sane, così che per l’intero corso della nostra vita possiamo offrirti doni fragranti.

O madre Terra, ponimi in una dimora solida; con l’aiuto del Padre celeste, o Saggia, ponimi in un luogo di gioia e prosperità.


(traduzione: Beatrice Polidori, 2009)

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Pitru Paksha (Shradh): Celebrazione degli Antenati

Pitru Paksha, noto anche come Shradh e Pitr Paksh è il periodo religioso che celebra i defunti e gli antenati, e cade durante la quindicina scura di Ashvina, che inizia di solito alla fine di settembre o all’inizio di ottobre, secondo il calendario europeo. La data finale coincide con il novilunio, Amavasya, tradizionalmente associato ai defunti; con il termine di Pitru Paksha incomincia, il giorno seguente, il periodo di Navaratri, e la celebrazione della Madre Divina, Durga. Con la celebrazione di Shradh, si intende esprimere il rispetto per i predecessori, e ripagare il debito che si ritiene ci leghi agli antenati, offrendo doni rituali e pregando per la pace delle loro anime. Pitru Paksha viene eseguita per gli antenati fino a tre generazioni; è particolarmente celebrata dai discendenti maschi in memoria dei padri, ma anche dalle donne in rispetto agli ascendenti materni.
Dare da mangiare agli affamati (annadaana) è una parte fondamentale dei rituali da eseguire durante i 16 giorni di Shradh. In questi giorni le offerte sono dedicate ai defunti, compresi quelli i cui nomi e modi della morte non sono noti. Sebbene i riti prescritti siano da effettuare giornalmente nel corso di queste due settimane, si ritiene sia sufficiente eseguire il tutto, solennemente, l’ultimo giorno. Le Scritture ingiungono che un padrone di casa debba onorare gli antenati (Pitri), gli dèi (deva), gli spiriti (Bhùta) e gli ospiti. Il Markandeya Purana dice che se gli antenati sono soddisfatti delle offerte di shraddha, concederanno salute, ricchezza, conoscenza e longevità e, infine, il cielo e la liberazione (moksha) al discendente.

Il giorno seguente inizia il periodo di Navratri.

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Calendario Hindu 2012

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Gennaio 2012:

05 Vaikun a Ekadashi
06 Pradosh Vrat
09 Paush Purnima/Snaan Daan Purnima
12 Sankat Chau
15 Pongal, Makar Sankranti
19 Shitla Ekadashi
20 Pradosh Vrat
23 Mauni Amavas/Somvati Amavasya
24 Magh Navratri [inizio]
28 Basant Panchami/Saraswati Puja

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Febbraio 2012:

01 Magh Navratri [fine]
03 Bhaimi Ekadashi
05 Ravi Pardosh Vrat
07 Magha Purnima
17 Vijaya Ekadashi
19 Pradosh Vrat
20 Maha Shivratri
21 Amavasya

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Marzo 2012:

04 Amalaki Ekadashi
06 Bhauma Pradosh
07 Holi/ Holika dahan
08 Rangwali Holi – Purnima
18 Papmochani Ekadashi
19 Som Pradosh
22 Amavasya
23 Chaitra Navratri [inizio]
25 Gauri puja/Gangaur

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Aprile 2012:

01 Ram Navami – Chaitra Navratri [fine]
03 Kamada Ekadashi – Pradosh Vrat
06 Hanuman Jayanti – Purnima
16 varu ini Ekadashi
18 Pradosh Vrat
21 Amavasya
26 Sri Adi Shankara Jayanti

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Maggio 2012:

02 Mohini Ekadashi
03 Pradosh Vrat
04 Narshimha Jayanti
06 Budha Purnima
16 Bhadra Kali Ekadashi
18 Pradosh Vrat
20 Surya Grahan, Vrat Savitri vrat
21 Amavasya
31 Nirjala Ekadashi, Ganga Dussehra

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Giugno 2012:

01 Nirjaala Ekadashi
02 Shani Pradosh
04 Chandra Grahan, Vat Purnima Vrat
15 Yogini Ekadashi
16 Shani Pradosh
19 Shani Amavasya
20 Ashad Navratri [inizio]
21 Jaganna Rathyatra
28 Ashad Navratri [fine]
30 Shree Hari Shayani Ekadashi

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Luglio 2012:

01 Pradosh Vrat
03 Guru Purnima
14 Kamda Ekadashi
16 Som Pradosh – Shravan Pradosh
19 Amavasya
22 Hariyali Teej
23 Nag Panchami
29 Putrada Ekadashi
30 Som Pradosh – Shravan Pradosh

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Agosto 2012:

02 Raksha banbhan – Purnima
09 Janmashtami
10 Janmashtami For Vaishnavas
14 Ajaa Ekadashi
15 Pradosh Vrat
17 Amavasya
27 Padmini Ekadashi
29 Pradosh Vrat
31 Purnima

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Settembre 2012:

12 Parama Ekadashi
13 Pradosh Vrat
16 Amavasya
19 Ganesh Chaturthi
23 Radha Ashtami
27 Pradosh Vrat
30 Bhadraapd Purnima

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Ottobre 2012:

11 Indira Ekadashi
13 Shani Pradosh
15 Amavasya
16 Sharad Navratri [inizio]
20 Saraswati Aavahan
21 Saraswati puja
22 Durga Ashtami
23 Maha Navami
24 Dussehra /Vijay Dashimi – Navratri [fine]
25 Papankusha Ekadashi
27 Shani Pradosh
29 Sharad Purnima

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Novembre 2012:

10 Rambha Ekadashi
11 Pradosh Vrat
13 Surya grahan, Diwali/Laksmi puja
14 Amavasya
19 Chha Puja
24 Dev Uthani Ekadashi
25 Tulsi Vivah – Pradosh Vrat
28 Chandra Grahan – Kartik Purnima

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Dicembre 2012:

09 Utpanna Ekadashi
11 Bhauma Pradosh
13 Shani Amavasya
17 Naag Panchami
23 Gita Jayanti, Mokshada Ekadashi
25 Bhauma Pradosh
28 Margashira Purnima

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Chhat Puja, il rito per il Sole

Il rito di Chhat è dedicato a Surya (il Sole), Agni (il fuoco) e Kartikeya o Murugan.
La ricorrenza cade per quattro giorni nel mese di Kartik (ottobre – novembre). Nel 2010, la data delle puja di Chhat principali è il 12 e 13 novembre. Chhat Sandhya Argh (Chhat Dala puja Serale) è il 12 novembre e Chhath Suryodaya Argh (Chhath Dala puja del mattino) è il 13 novembre.  Nahai Khai è il 10 novembre e Kharna è l’11 novembre. Continua a Leggere →

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Leggenda del gioiello chiamato Syamantaka

Si dice che chi guarda la luna nella notte del Ganesh Chaturthi sarà falsamente accusato di furto o di un crimine simile. Se qualcuno vede inavvertitamente la luna in questa notte, ha la possibilità di porre rimedio alla situazione, ascoltando (o recitando), la storia del gioiello syamantaka. Questa storia si può trovare nei Purana Bhagavata e Vishnu.

§§§§

Viveva nella provincia di Dvaraka-dhama un re di nome Satrajit. Grande adoratore del deva del sole, egli aveva ottenuto da lui, come benedizione, un gioiello chiamato syamantaka, che fu più tardi all’origine di un malinteso tra il re e la dinastia Yadu, malinteso che fu risolto quando Satrajit, di sua spontanea volontà, offrì a Krishna la mano di sua figlia Satyabhama e il gioiello syamantaka. Alla storia di questo gioiello è legata anche quella del secondo matrimonio di Krishna, con Jambavati, la figlia di Jambavan. […]

Grande adoratore del deva del sole, il re Satrajit si era gradualmente legato a lui in un’amicizia molto intima, e il deva, soddisfatto, gli fece dono di un gioiello eccezionale, il syamantaka. Montato su una collana al centro di un medaglione, il gioiello dava a Satrajit l’esatta parvenza del deva del sole, ed è così che egli entrò nella città di Dvaraka. Vedendolo, tutti credettero che fosse il deva del sole in persona venuto a far visita a Krishna, e poiché sapevano che Dio, la Persona Suprema, riceveva a volte la visita dei deva, tutti, eccetto Krishna, furono tratti in inganno dal suo aspetto. Tutti conoscevano il re Satrajit, ma nessuno lo riconobbe sotto lo splendore abbagliante del syamantaka. […]

Quando Satrajit entrò a Dvaraka gli abitanti si sentirono molto orgogliosi, perché sebbene Krishna vivesse nella loro città come un uomo comune, i deva non mancavano di venirLo a onorare. Andarono dunque a informare Sri Krishna che il deva del sole, circondato da un alone sfolgorante, era venuto per incontrarLo, confermando così che l’arrivo del deva del sole a Dvaraka non era poi una cosa così straordinaria, perché tutti gli esseri dell’universo che cercavano Dio, la Persona Suprema, sapevano che Egli era apparso nella famiglia degli Yadu e viveva a Dvaraka come uno dei suoi componenti. I cittadini espressero tutta la loro gioia per l’occasione, e Krishna, soddisfatto di loro, dopo averli ascoltati sorrise e li informò a Sua volta che colui che essi avevano descritto come il deva del sole era in realtà il re Satrajit, venuto a Dvaraka per fare sfoggio della sua opulenza, che gli veniva da un gioiello molto prezioso, dono del deva del sole. Continua a Leggere →

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Ganesha chaturti: nei Veda, nel rito e nella mitologia

Risolutore di tutti gli ostacoli,
Pranava Swaroopi,
Incarnazione della saggezza,
Devata del Muladhara Chakra!
O Signore Vinayaka,
Dispensatore di felicità
Tu che afferri il Modaka!
O Signore dalla testa di elefante!
Salute a te.
Om Gam Ganapataye Namaha.

Ganesha è il Dio dalla testa di elefante. Egli è colui che viene adorato per primo. I suoi nomi sono ripetuti all’inizio di ogni lavoro per buon auspicio, e prima di incominciare qualsiasi tipo di culto.
Egli è il Signore del potere e della saggezza. Figlio primogenito di Siva, è il fratello maggiore di Skanda o Kartikeya. Egli è l’energia di Siva, ed è chiamato il figlio di Sankara e Uma.

Secondo l’antica filosofia indiana Shri Ganesh è il primo “Shabda” (AUM) o vibrazione che si manifestò al principio dell’Universo. Perciò è associato al “principio”. Alcuni lo hanno descritto come il “Signore dell’Inizio.”

Ganesha nei Veda

vakratuNDa mahAkAya sUryakoTisamaprabha
nirvighnaM kuru me deva sarvakAryeshhu sarvadA ||

O Ganapati, Signore dalla zanna ricurva, dal grande corpo e con lo splendore di dieci milioni di astri solari! O dio, fai che le mie opere siano sempre libere da ostacoli.

Ganesha o Ganapati è un Dio molto popolare in India. E anche chiamato Vighneshvara o Vighnahartaa, il Signore e distruttore degli ostacoli. La gente per lo più lo invoca chiedendo siddhi, successo nelle imprese, e buddhi, intelligenza. Egli è invocato prima di incominciare ogni impresa. E’ anche il protettore di istruzione, conoscenza e saggezza, letteratura e arti figurative.

Ganesha è anche uno dei cinque Dèi il cui culto fu reso popolare da Adi Shankaracharya, insieme agli altri quattro: Vishnu, Shiva, Devi e Surya. Il culto di queste cinque divinità è chiamato panchAyatana puja. In alcuni casi è adorato anche un sesto Dio, Skanda.

La puja di Ganesha nel giorno Ganesha Chaturthi, come è raccomandata in varie opere religiose, deve essere eseguita a mezzogiorno. Un’immagine del Dio, dipinta a colori sgargianti, viene posta su un piedistallo rialzato. Dopo i rituali preliminari, si recita il prANapratishhThA con il mantra appropriato. Questo prANapratishhThA è compiuto al fine di invocare la presenza di Ganesha nell’immagine. Segue poi il culto vero e proprio, composto da sedici modi di onorare il dio, noto come shhoDashopachAra. L’offerta di dUrvA (erba), foglie e modaka, un tipo di dolce preparato con farina di riso e noce di cocco, è una parte importante della puja. Di solito, 21 foglie e 21 modaka sono offerti alla divinità, poiché il 21 ha un significato simbolico. I cinque jnAnendriya o organi di percezione, i cinque karmendriya o organi di azione, i cinque prana o soffi vitali, i cinque Bhùta o elementi, e la mente, insieme compongono 21 parti. L’offerta di foglie e modaka ci insegna che dobbiamo offrire con umiltà, le foglie, tutte le cose buone della vita, rappresentate dai modaka, a Dio. A Ganesha sono offerti anche fiori rossi, o un unguento rosso (rakta Chandana). L’immersione dell’immagine in acqua si effettua alla fine del Vrata Chaturthi, fino a 10 giorni (Anantachaturdashi) dopo il Bhaadrapada Shukla Chaturthi, a seconda della tradizione della particolare famiglia.

Ecco alcuni degli inni vedici comunemente impiegati nella puja dedicata a Ganesha. Continua a Leggere →

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Ganapati Upanishad

yam natvâ munaya sarve nirvighnam yânti tat padam |ganeshopanishadvedyam tad brahmaivâsmi sarvagam ||

Proprio quel Brahman sono, onnipresente, celebrato dalla upanishad di Ganesha, a cui sottomessi i saggi avanzano con ininterrotto procedere.

om bhadram karnebhir iti shântih ||
harih om ||

Om! Così felicità venga dall’udire! pace! Signore! Om!

namas te ganapataye | tvam eva pratyaksham tattvam asi | tvam eva kevalam kartâsi | tvam eva kevalam dhartâsi | tvam eva kevalam hartâsi | tvam eva sarvam khalv idambrahmâsi | tvam sâkshâd âtmâsi nityam |

Omaggio a te, Ganapati! Tu invero sei il principio manifesto. Tu soltanto invero sei il creatore. Tu soltanto invero sei il reggitore. Tu soltanto invero sei il distruttore. Tu invero tutto certamente questo Brahman sei. Tu visibilmente sei l’eterno Sé.

rtam vacmi | satyam vacmi | ava tvam mâm | ava vaktâram | ava shrotâram | ava dâtâram | ava dhâtâram | avânûcânam ava shishyam | ava pashcâttât | ava purastât | ava cottarâttât | ava dakshinâttât | ava cordhvâttât | avâdharâttât | sarvato mâm pâhi pâhi samantât |

Annunzio la legge sacra. Annunzio la verità. Tu proteggimi. Proteggi chi proclama. Proteggi chi ascolta. Proteggi chi dà. Proteggi chi concede. Proteggi chi sa ripetere, proteggi il discepolo. Proteggi a occidente. Proteggi a oriente. E proteggi a nord. Proteggi a sud. E proteggi di sopra. Proteggi di sotto. Me ovunque difendi, difendi completamente.

tvam vân:mayas tvam cinmayah | tvam ânandamayas tvam brahmamayah | tvam saccidânandâdvitîyo’si | tvam pratyaksham brahmâsi | tvam jñânamayo vijñânamayo’si | sarvam jagad idam tvatto jâyate | sarvam jagad idam tvattas tishthati | sarvam jagad idam tvayi layameshyati | sarvam jagad idam tvayi pratyeti |

Tu fatto di parola, tu fatto di pensiero; tu fatto di felicità, tu fatto di Brahman; tu sei l’unico Saccidânanda; tu sei il Brahman manifesto; tu sei fatto di conoscenza, fatto di discernimento. Tutto questo mondo da te vien generato. Tutto questo mondo per te si mantiene. Tutto questo mondo in te troverà dissoluzione. Tutto questo mondo in te ritorna. Continua a Leggere →

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Purusha Suktam, l’Inno alla Persona universale: Rg Veda 10, XC

Om taccham yoravrini mahe
gaatum yajnaya
gaatum yajnapataye
daivi svastirastu naha
svastir maanushebhyaha
urdhvam jigatu bheshajam
sham no astu dvipade
sham chatushpade
Om shantih shantih shantihi

Adoriamo e preghiamo il Signore per il bene di tutti gli esseri. Che tutte le sofferenze e le carenze ci siano sollevate e che si canti per il Signore durante le cerimonie del fuoco. Che le erbe medicinali abbiano effetti potenti e possano curare ogni malattia. Che Dio faccia piovere pace su di noi. Siano felici tutti i bipedi, siano felici tutti i quadrupedi. Sia pace nel cuore di tutti gli esseri in tutti i mondi.

Sahasra Sheershaa Purushah: Sahasraakshas Sahasrapaath
Sabhoomim Visvatho Vruthvaa Athyathishta Dhasaangulam

La Persona universale, il Purusha, ha mille teste, ha mille occhi e mille piedi. Si estende sulla terra in tutte le direzioni e oltre, senza inizio e senza fine.

Purusha Ye’ve’dhagum Sarvam Yath Bhootham Yascha Bowyam
Uthamru Thathvath Esaanah: Yadhannenaathi Rohathi

Il Purusha, la Persona, è tutto ciò che è stato nel passato, è tutto ciò che verrà e tutto quello che esiste nel presente. Egli è signore dell’immortalità, col cibo si accresce e si innalza al di là di esso.

Ethaa Vaanasya Mahimaa Athojyaa Yaaguscha Poorushah
Paadhosya Visvaa Bhoothaani Thripaadhasyaa Mruthandhivi

In ogni cosa che vediamo è la grandezza del Purusha, della Persona cosmica, che tutto questo supera ampiamente. Tutte le creature dell’universo sono solo un quarto della sua complessità, e i restanti tre quarti sono gli immortali che abitano i cieli.

Thripdoorthva Udhaith Purushah: Paathos -e’haabhavaath Punah
Thatho Vishvang Vyakraamath Saasanaana Sane Abhi

Tre quarti della Persona sono posti al di là dell’universo. Solo un quarto di Lui appare sempre sulla terra. Dunque, poiché si estende in tutte le direzioni, appare agli esseri che si nutrono di cibo, così come alle creature che non si nutrono di cibo, sulla terra.

Thasmaadh viraadajaayatha Viraajo Adhipoorushah:
Sajaatho Athyarikshatha Pascaadhbhoomim -athopuraha

Da lui nacque il luminoso grembo universale, e quindi nacque il Purusha primitivo (il creatore), colui che si diffuse in ogni dove e quindi creò la terra e poi i corpi di tutti gli esseri.

Yath purushena Havishaa Dhevaayakyamath anvatha
Vasanthoasya Aseethaajyam Greeshma Idhmas Saradhdhavihi

Quando gli Dei officiarono il rito sacrificale, lo stesso Purusha fu l’oblazione, la primavera il burro chiarificato, l’estate la legna per il fuoco e l’autunno l’offerta.

Sapthaasyaasan Pari dhayah: Thrissabtha Samidhah Krithaah
Dhevaayath Yagnyamthan Vaanaah: Abhathnan Purusham Pasum

I sette metri poetici racchiudevano il fuoco sacrificale, i ventuno principi filosofici ardevano come legna per il fuoco e gli Dei officiavano il rito, legando il Purusha come la bestia sacrificale.

Tham Yagnyam Bharhishi Prowkshan Purusham Jaathamagrathah
Thena Devaa Ayajantha Saadhyaa Rushayaschaye

Spruzzarono d’acqua il Purusha, sacrificato nel fuoco, colui che era il Primo nato: con Lui i Deva sacrificarono, insieme ai Saadhya e ai saggi convenuti.

Thasmaath Yagnyaath Sarvahuthah: Sambrutham Brushadhaajyam
Pasoogusthaagus Chakre Vaayavyaan Aaranyan graamya -aschaye

Dall’offerta del sacrificio universale, raccolsero il grasso colato, e da esso furono creati gli uccelli dell’aria, le belve della foresta e i gli animali domestici.

Thasmaath Yagnyath sarvahuthah: Ruchassaamaani Jaggire
Chandaagumsi Jaggire Thasmaath Yajusthasmaath ajaayatha

Dall’offerta del sacrificio universale vennero i versi del Rg Veda e le melodie del Sama Veda, la poesia e la magia, e le formule sacrificali dello Yajur Veda.

Thasmaadhasvaa Ajayantha Yekecho Bhayaadhathah
Ghavoha Jaggire Thasmaath Thasmaath jaathaa ajaavayah

Da questo sacrificio nacquero i cavalli e gli esseri che hanno denti allineati e quelli che hanno file di denti diseguali, nacquero i bovini, nacquero le pecore e nacquero così le capre.

Yath Prusham Vyadhadhuhu Kathidhaavya kalpayan
Mukamkimasya Kowbhahoo Kaa Vooroo Paadhaa uchyethe

Ma quando il Purusha fu sacrificato, cosa ne fu della sua faccia, delle sue mani, delle sue gambe e dei suoi piedi?

Brhaahmanosya Mukmaaseeth Bhaahoo Raajanyakruthah
Uruthathasya Yadhvaisyah: Pathbyaagum Soodhro Ajaayatha

Dalla sua bocca si generarono i bramini, dalle sue braccia i re e i guerrieri, dalle gambe i mercanti e i contadini e i suoi piedi furono i servitori e i braccianti.

Chandramaa Manso Jaathah: Chakchos Sooryo Ajaayatha
Muka -adinthrascha -agnischa Praanaath Vaayurajaayatha

La sua mente fu la luna e l’occhio fu il sole, dalla sua bocca vennero Indra e Agni, e dal suo respiro emerse Vaayu, il vento.

Naabhyaa Aaseetha -anthariksham Seershnodhyows Samavarthatha
Pathbhyaam Bhoomir Dhisasrothraath – Thathaa Loghagum Akalpayan

Dal suo ombelico emanò la volta celeste, dalla nuca il paradiso, dai suoi piedi venne la terra, e le quattro direzioni si crearono dai suoi orecchi. Così il mondo fu creato.

Vedhaahametham Purusham Mahaantham – Aadhithyavarnam Thamasasthu Paare
Sarvaani Roopaani Vichithya dheerah: Naamaanikruthvaa – Abhivadhan Yathaasthe

Il Purusha è l’origine di tutte le forme e l’oggetto di tutti i nomi. Sono suoi tutti i poteri, Egli è al di là della tenebra, luminoso come il Sole, Egli è l’agente di tutte le azioni.

Dhaathaa Purasthaath Yamuthaajahaara – Sakrapravidhvaan Prathisaschathasrah
Thamevam Vidhvaanamrutha Iha Bhavathi – Naanyapanthaa Ayanaayavidhyathe

Colui che comprende il Purusha, che il Creatore riconosceva nato prima di se stesso, quello che è veduto da Indra nelle quattro direzioni, ottiene la Liberazione in questa stessa vita.

Yaggnena Yaguamayajantha dhevaah: – Thaani Dharmaani Prathamaanyasan
Thehanakam Mahimaanassajanthe – Yathra Poorve Saadhyassanthi Devaah

Gli Dei dunque adorarono il Purusha col sacrificio, e il sacrificio fu il primo Dharma. Coloro che osservano questo sacrificio otterranno di dimorare tra gli Dei, i Saadhya e i saggi nell’ottavo cielo.

(Traduzione: Beatrice Polidori)

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