Kundalini yoga, un articolo da Etudes Traditionnelles, di René Guénon

Cominciando dall’alto, l’assimilazione di sahasrāra , «localizzato» alla corona della testa, con la sefìroth suprema non presenta difficoltà alcuna, anzi il suo nome kether significa appunto « corona ». Troviamo quindi la coppia Hokmah e Binah, la quale corrisponde ad âjnâ , e la cui dualità potrebbe anche essere rappresentata dai due petali di questo « loto »; esse d’altronde hanno per «risultante» «Daath», cioè la «Conoscenza», ed abbiamo visto che la « localizzazione » di âjnâ si riferisce anche all’«occhio della Conoscenza». La successiva coppia, cioè Hesed e Geburah, può essere messa in relazione, secondo un simbolismo molto diffuso che riguarda gli attributi di « Misericordia » e di « Giustizia », con le due braccia; queste due sefìroth dovranno dunque esser sistemate alle due spalle, e quindi al livello della regione gutturale corrispondente cioè a vīshuddha. Quanto a Thifereth, la sua posizione centrale si riferisce manifestamente al cuore, il che implica una corrispondenza immediata con anāhata. La coppia Netsah – Hod troverà il suo posto alle anche, punti d’attacco delle estremità inferiori, analogamente a Hesed e Geburah punti d’attacco delle superiori; orbene, le anche sono al livello della regione ombelicale, quindi di manipūra. Per quanto riguarda infine le due ultime sefiroth pare si debba far intervenire, un’interversione in quanto Jesod nel suo vero significato è il «fondamento », il che corrisponde esatta-mente a mūlādhāra. Occorrerebbe dunque assimilare Malkuth a swādhishtāna come il significato dei nomi sembra giustificare, poiché Malkuth è il « Regno » e swādhishtāna significa letteralmente la «dimora propria» della shaktī. Continua a Leggere →

René Guénon: Il Cuore e la Caverna; La Montagna e la Caverna.

Da: SIMBOLI DELLA SCIENZA SACRA TITOLO ORIGINALE: Symboles fondamentaux de la Science sacrée Traduzione di Francesco Zambon seconda edizione: aprile 1978 1962 EDITIONS GALLIMARD – PARIS 1975 ADELPHI EDIZIONI S.P.A. – MILANO IL CUORE E LA CAVERNA Abbiamo accennato in precedenza alla stretta relazione che esiste fra il simbolismo della caverna e quello del cuore, e che spiega il ruolo svolto dalla caverna dal punto di vista iniziatico, in quanto rappresentazione di un centro spirituale. Infatti, il cuore è essenzialmente un simbolo del centro, che si tratti del centro di un essere o, analogicamente, di quello di un mondo, cioè, in altri termini, sia che ci si ponga dal punto di vista microcosmico sia dal punto di vista macrocosmico; e quindi naturale, in virtù di questa relazione, che lo stesso significato convenga ugualmente alla caverna; ma dobbiamo ora spiegare più completamente proprio questa connessione simbolica. La «caverna del cuore” è una nota espressione tradizionale: il termine “guha”, in sanscrito, designa in genere una caverna, ma si applica anche alla cavità interna del cuore, e quindi al cuore stesso; è questa «caverna del cuore” il centro vitale in cui risiede, non solo “jivatma”, ma anche “Atma” incondizionato, che è in realtà identico a Brahma stesso, come abbiamo detto altrove [“L’Homme et son devenir selon le Vedanta”, cap. III (si veda Chhandogya Upanishad, 3° Prapathaka, 14° Khanda, shruti 3, e 8° Prapathaka, 1° Khanda, shruti 1)]. La parola “guha” è derivata dalla radice “guh”, il cui senso è «coprire» o «nascondere», senso Continua a Leggere →

René Guénon: Il Cuore e la Caverna; La Montagna e la Caverna.

Da: SIMBOLI DELLA SCIENZA SACRA TITOLO ORIGINALE: Symboles fondamentaux de la Science sacrée Traduzione di Francesco Zambon seconda edizione: aprile 1978 1962 EDITIONS GALLIMARD – PARIS 1975 ADELPHI EDIZIONI S.P.A. – MILANO IL CUORE E LA CAVERNA Abbiamo accennato in precedenza alla stretta relazione che esiste fra il simbolismo della caverna e quello del cuore, e che spiega il ruolo svolto dalla caverna dal punto di vista iniziatico, in quanto rappresentazione di un centro spirituale. Infatti, il cuore è essenzialmente un simbolo del centro, che si tratti del centro di un essere o, analogicamente, di quello di un mondo, cioè, in altri termini, sia che ci si ponga dal punto di vista microcosmico sia dal punto di vista macrocosmico; e quindi naturale, in virtù di questa relazione, che lo stesso significato convenga ugualmente alla caverna; ma dobbiamo ora spiegare più completamente proprio questa connessione simbolica. La «caverna del cuore” è una nota espressione tradizionale: il termine “guha”, in sanscrito, designa in genere una caverna, ma si applica anche alla cavità interna del cuore, e quindi al cuore stesso; è questa «caverna del cuore” il centro vitale in cui risiede, non solo “jivatma”, ma anche “Atma” incondizionato, che è in realtà identico a Brahma stesso, come abbiamo detto altrove [“L’Homme et son devenir selon le Vedanta”, cap. III (si veda Chhandogya Upanishad, 3° Prapathaka, 14° Khanda, shruti 3, e 8° Prapathaka, 1° Khanda, shruti 1)]. La parola “guha” è derivata dalla radice “guh”, il cui senso è «coprire» o «nascondere», senso Continua a Leggere →

Simbolismo dei Solstizi

di Enzo Barillà Il dizionario della lingua italiana ci informa che la parola solstizio deriva dal latino solstitium, composto di sol “sole” e un corradicale di stare, sistere “fermarsi”. C’è quindi un chiaro riferimento alla stazione del sole lungo l’eclittica. Nel nostro emisfero, al solstizio d’estate l’astro viene a trovarsi alla sua massima declinazione nord (ovvero distanza rispetto all’equatore celeste) di 23½° circa, al solstizio d’inverno alla sua massima declinazione sud, sempre di 23½° circa. L’eclittica è il percorso apparente del sole nel corso dell’anno, e quando il cerchio dell’eclittica interseca l’equatore celeste nei suoi due punti, detti punto vernale (o punto gamma o primo punto dell’Ariete) e punto omega, nel nostro emisfero si verificano l’equinozio di primavera e l’equinozio d’autunno. Quella fascia del cielo delimitata da 9° a nord e 9° a sud dell’eclittica viene detta Zodiaco. «Zodiaco viene dal greco zòdia, che vuol dire segni, e questa è l’etimologia suggerita da Tolomeo nel proemio del III libro della Tetràbiblos. “E lo chiamano per soprannome Circolo delle figure animate, scriveva nel III secolo a.C. Arato di Soli. Tuttavia alcuni testi greci mettono in relazione iltermine zodiakòs con zoè, vita, e diagò, conduco, dirigo, ossia: dirigere la vita.» Riepilogo brevemente la dinamica del sole nel suo movimento apparente, come lo vediamo dal nostro punto d’osservazione terrestre. «Il sole, quindi, nel suo moto apparente annuale, taglia l’equatore celeste, ossia la proiezione dell’equatore terrestre, il 21 marzo, equinozio di primavera. In seguito sale in declinazione rispetto all’asse equatoriale per culminare sull’emisfero nord Continua a Leggere →