Padre America
Posted by Beatrice on January 25, 2009
Eccolo Bush padre, anziano, sciarpa viola e andatura tremate, appoggiato al bastone, entrare lentamente nel palco della cerimonia per salutare l’insediamento di Obama. Vedo la cerimonia dell’Inauguration – non perché ami le cerimonie – come tutti per la prima volta, e attraverso una lente che mi costringe a estremizzare quei volti e queste circostanze, come altrettante ferite umane insanate e cocenti.
Di notte, come di soprassalto, ho realizzato il rischio che Oliver Stone ha accarezzato, non potendo salvarsi, nel suo incomprensibile ritratto dell’ultimo presidente, andando senza compromessi a deludere coloro che attendevano un film politico, che individuasse responsabilità e crimini e ristabilisse una giustizia almeno ideale.
Di più: ecco che alla cerimonia entra George W., ancora immerso nel suo psichismo texano, e batte il cinque all’addetta che incrocia lungo il corridoio, come entrasse sugli spalti di una partita di baseball. E la diretta intercetta la finzione cinematografica, o la finzione tout court attraversa ancora una volta il corridoio del palazzo.
Dove siamo, esattamente? Nella notte precedente è suonato nel corridoio della mia scatola cranica un ricordo nitido, come il diapason della nota dominante: i Karamazov. Che Stone non poteva citare esattamente, non assegnare personaggi e interpreti, ma suggerire – accontentandosi di parlare a coloro che hanno assorbito il problema nell’età in cui l’emancipazione è vitale – di riconoscere che nelle persone del massimo potere, ieri, adesso, erano seduti i tristi uomini del Sottosuolo. Che essi sono afoni, poveri o deprivati cognitivamente ed emotivamente della coscienza tormentata che fu dei protagonisti del romanzo russo (ed è innegabile), tanto da risultare irriconoscibili, ma ridotti all’osso, al nocciolo della tragedia.
Questa visione ci costringe a scrutare con attenzione i volti che si posizionano entro il perimetro della cerimonia, cercare. C’è là sotto, nella folla assiepata per l’evento, un popolo di quasi-poveri accorsi ad accamparsi lungo l’area del Campidoglio, accovacciati a terra, coperti di cose inutili e imbacuccati, come un’abitudine strisciante, inconsapevolmente mutuata dal mondo parallelo di homeless accucciati in ogni angolo d’America, che alla tirannide paterna sono sfuggiti con la propria rovina, con la condanna definitiva alla marginalità.
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