subscribe to the RSS Feed

Quello è infinito, questo è infinito. Sottraendo questo infinito a quell’infinito, ciò che resta è infinito.

Isavasya Upanisad

Sri Adi Shankaracharya: Svatmanirupanam

Posted by beatrice on February 1, 2010

Il saggio non si chieda cosa sia l’universo, quale sia la sua natura, come fu creato, quale la sua causa. Lo veda come mera illusione. Così come ci dimentichiamo del legno, quando guardiamo un elefante di legno, e ci dimentichiamo dell’elefante se osserviamo il legno – così il sé si disconosce nell’universo e l’universo nel sé.
Sulla vasta tela del Sé, il sé dipinge l’immagine dei vari mondi e il sé trae la propria soddisfazione ad ammirarne la figura.

(dallo Svatmanirupanam di Sri Adi Shankaracharya)

Sulla Felicità. L’attimo fuggente e la stabilità del bene.

Posted by Beatrice on September 13, 2008

Fonte: kontrotempo.it

Biblioteca di Misano fino al 28/11

La felicità è privata o pubblica? Appartiene a questo mondo o all’aldilà, alla vita attiva o a quella contemplativa, alla quantità o alla qualità? E si può essere felici “senza saperlo” oppure serve la costruzione razionale di un progetto? Sono solo alcune delle domande che fanno da sfondo alla rassegna filosofica promossa dalla Biblioteca Comunale di Misano e curata dal direttore Gustavo Cecchini dal titolo SULLA FELICITA’ l’attimo fuggente e la stabilità del bene. Ognuno dei più di sei miliardi di uomini e donne che popolano oggi la terra aspira a essere felice. Anche un bimbo appena venuto al mondo, che non ha ancora né ragione né parola, desidera la felicità e, se può, segnala con un sorriso quando la raggiunge. Ma se poteste chiedere a ciascuno di questi sei miliardi di uomini e donne cosa sia la felicità, quasi nessuno vi darebbe la stessa risposta; molti di loro probabilmente vi risponderebbero anzi che quel che sia la felicità non si può dire. Essere felici discende forse dall’essere virtuosi, come già si affermò Socrate nell’antica Grecia? O forse sta nel godimento equilibrato dei beni del corpo e dello spirito, come disse Aristotele? O nel distacco dalle passioni, come per gli stoici? O nell’essere saggi? O nella vicinanza a Dio, come suggerirebbe un credente di ieri e di oggi? O nella soddisfazione dei beni materiali, come affermano le dottrine che hanno più riguardo alle esigenze della società che a quelle dell’individuo? E oggi in un’epoca dominata da quelle che Spinoza chiamava le “passioni tristi” dove un senso pervasivo di impotenza e incertezza ci porta a rinchiuderci in noi stessi, a vivere il mondo come una minaccia, come è possibile riscoprire la gioia del fare disinteressato, dell’utilità dell’inutile, del piacere di coltivare i propri talenti senza fini immediati, in una una parola essere felici? Su questo tema che attraversa tutta la storia dell’umanità la Biblioteca di Misano ha invitato il “fiore” dei filosofi italiani per cercare di trovare la chiave che apre uno spiraglio verso un modo più equilibrato di affrontare le tempeste della vita e avvicinarsi a quello stato raro e fuggevole dell’animo al quale diamo il nome di felicità.

Continua a leggere »

Roberta De Monticelli su S.Francesco e la Verità.

Posted by Beatrice on September 16, 2007

Un ampio stralcio della relazione di Roberta De Monticelli ospite al Festival di filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo, dedicato quest’anno al sapere.

«A chi gli domandava in che modo si potesse sconfiggere la violenza del Male, Francesco d’Assisi un giorno rispose: “Perché aggredire le tenebre? Basta accendere una luce, e le tenebre fuggono spaventate”».
Cosa vuol dire “accendere la luce”? Cosa può voler dire per noi oggi? Tenterò una risposta, in base alla quale si dovrebbe vedere che Francesco ha ragione. Che quello che dice è vero, purché siamo veramente in grado di “accendere la luce”. Non è con l’aggressione che si combatte il male o ciò che sembra tale. E’ con la conoscenza: un certo modo della conoscenza che oggi soprattutto è compito del pensiero chiarire, e che oggi potrebbe illuminare di luce nuova tutti i mondi in cui allignano ed esplodono conflitti. Dalle relazioni internazionali alla vita politica, economica, civile di una comunità. Nel secolo scorso è prevalso un modo di pensare che in realtà lasciava pochissimo spazio in questi campi alla “conoscenza che illumina”, come chiamerò la luce di cui parla Francesco, e molto invece all’aggressione e alla forza, o nel migliore dei casi alla forza della volontà. Come Socrate, invece, questo Francesco – che appartiene a tutta l’umanità e non a questa o quella sua parte – ben più che della volontà, della conoscenza faceva un grandissimo conto, negli affari umani.
Francesco, almeno questo lo sappiamo tutti, amava molto tutta la realtà, della natura e del mondo umano, ed era quanto di più lontano si possa immaginare da quel dualismo dello spirito e della carne che invece ha purtroppo prevalso nella tradizione, non solo cristiana ma anche moderna. Il Cantico delle creature però va ancora oltre il sentimento di fratellanza con l’intera natura.

Continua a leggere »