Posted by beatrice on September 11, 2010
yam natvâ munaya sarve nirvighnam yânti tat padam |ganeshopanishadvedyam tad brahmaivâsmi sarvagam ||
Proprio quel Brahman sono, onnipresente, celebrato dalla upanishad di Ganesha, a cui sottomessi i saggi avanzano con ininterrotto procedere.
om bhadram karnebhir iti shântih ||
harih om ||
Om! Così felicità venga dall’udire! pace! Signore! Om!

namas te ganapataye | tvam eva pratyaksham tattvam asi | tvam eva kevalam kartâsi | tvam eva kevalam dhartâsi | tvam eva kevalam hartâsi | tvam eva sarvam khalv idambrahmâsi | tvam sâkshâd âtmâsi nityam |
Omaggio a te, Ganapati! Tu invero sei il principio manifesto. Tu soltanto invero sei il creatore. Tu soltanto invero sei il reggitore. Tu soltanto invero sei il distruttore. Tu invero tutto certamente questo Brahman sei. Tu visibilmente sei l’eterno Sé.
rtam vacmi | satyam vacmi | ava tvam mâm | ava vaktâram | ava shrotâram | ava dâtâram | ava dhâtâram | avânûcânam ava shishyam | ava pashcâttât | ava purastât | ava cottarâttât | ava dakshinâttât | ava cordhvâttât | avâdharâttât | sarvato mâm pâhi pâhi samantât |
Annunzio la legge sacra. Annunzio la verità. Tu proteggimi. Proteggi chi proclama. Proteggi chi ascolta. Proteggi chi dà. Proteggi chi concede. Proteggi chi sa ripetere, proteggi il discepolo. Proteggi a occidente. Proteggi a oriente. E proteggi a nord. Proteggi a sud. E proteggi di sopra. Proteggi di sotto. Me ovunque difendi, difendi completamente.
tvam vân:mayas tvam cinmayah | tvam ânandamayas tvam brahmamayah | tvam saccidânandâdvitîyo’si | tvam pratyaksham brahmâsi | tvam jñânamayo vijñânamayo’si | sarvam jagad idam tvatto jâyate | sarvam jagad idam tvattas tishthati | sarvam jagad idam tvayi layameshyati | sarvam jagad idam tvayi pratyeti |
Tu fatto di parola, tu fatto di pensiero; tu fatto di felicità, tu fatto di Brahman; tu sei l’unico Saccidânanda; tu sei il Brahman manifesto; tu sei fatto di conoscenza, fatto di discernimento. Tutto questo mondo da te vien generato. Tutto questo mondo per te si mantiene. Tutto questo mondo in te troverà dissoluzione. Tutto questo mondo in te ritorna.
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Inno a Dakshinamurti, di Sri Adi Shankaracharya.
Posted by beatrice on July 25, 2010
Io leverò le lodi di Dakshinamurti, il bel giovane che istruiva nella conoscenza del Parabrahman col silenzio; colui che era circondato dai saggi venerabili come dai giovani discepoli, tutti assorti nella stabile meditazione del Brahman; colui che è il Maestro supremo; colui che unendo pollice e indice mostrò l’unione dell’anima con l’assoluto, colui il cui volto risplende nella beatitudine del Sé.

[1] Colui che a causa della sua illusione vede, come nei sogni, l’universo esistente al suo esterno, come una città veduta allo specchio, mentre esso è verosimilmente in lui; colui che con il risveglio non percepirà che se stesso, senza secondo, a quel Maestro incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.
[2] Colui che come un mago, uno yogi dai poteri straordinari, manifesta di sua volontà questo universo a partire dal principio indifferenziato, che come il germoglio latente nel seme si svilupperà nelle varie condizioni di spazio e di tempo indotte dall’illusione, a quel Maestro incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.
[3] Quella luce reale che illumina gli oggetti non reali; colui che direttamente ha risvegliato i suoi devoti prounciando il detto “Tu sei Quello”, impedendogli col risveglio di ricadere nella acque del Samsara, a quel Maestro incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.
[4] Quella coscienza che irradia dagli occhi e dagli altri sensi come la luce di una lampada posta in un vaso traforato; così che questo universo risplende perchè quella coscienza risplende su ogni cosa di cui dica “io so”, a quel Maestro incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.
[5] La gente illusa ritiene come le donnicciole e i bambini, come gli sciocchi e i ciechi che il corpo sia l’io, altri credono nel respiro, nei sensi, nella conoscenza empirica o in nulla; a colui che dissipa la grande ignoranza, indotta dal potente gioco dell’illusione, a quel Maestro incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.
[6] Colui che è il Sè interiore, sottoposto al velo del’illusione, come il sole eclissato dalla luna, che nel sonno profondo e nel ritiro dei sensi esiste meramente, ma che al risveglio ricorda di sé con le parole “ho dormito”, a quel Maestro incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.
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Pradosha Vrata
Posted by beatrice on July 23, 2010
Tutto il creato e le creature funzionano e operano in base a leggi cosmiche o divine. Sempre un sistema perfetto e perfettamente razionale governa ogni fenomeno e processo, mondano o mistico. Come gli elementi grossolani e le forze fisiche operano differentemente in condizioni diverse, così le forze sottili e più elevate rispondono e agiscono nel piano interiore e nei processi spirituali come la meditazione, la preghiera, l’adorazione, ecc.
Perciò si trovano ingiunzioni ben precise per l’esecuzione di taluni rituali al mattino, altri per la preghiera del mezzogiorno e per l’adorazione della sera. Alcune osservanze sono indicate per svolgersi in certe fasi lunari, altre quando una tale stella si trova all’ascendente, o nell’ora di una particolare congiunzione planetaria.

Il rituale di Pradosha è da osservare al tramonto del tredicesimo giorno di fase lunare. E’ l’adorazione di Shiva che garantisce il successo di ogni impresa e la soddisfazione dei desideri del cuore.
Nella quindicina chiara, che segue la luna nuova (Shukla Paksha) come nella quindicina scura, che segue la luna piena (Krishna Paksha), la sera del tredicesimo giorno, il tempo tra le 16.30 e le 18.00 si chiama Pradosham ed è il periodo indicato pre pregare e adorare Shiva e invocare la sua benedizione. Pregare in questo tempo libera da qualsiasi colpa e concede la Liberazione.
L’occasione è data dal momento in cui Shiva e Paravati sono particolarmente benevoli. Si narra che gli dei erano provati da una lunga e infruttuosa guerra contro i demoni e si recarono da Shiva per domandare la protezione del suo esercito. Giunsero da Lui il tredicesimo giorno di luna e Lo trovarono in dolce compagnia della consorte Parvati. Cantando inni di gloria per la coppia divina, ottennero l’immediata concessione delle loro richieste. Da allora si ritiene questo giorno particolarmente propizio.
Lo Skanda Purana racconta di Sandilya Muni che prescrisse questo rito a una donna bramina che era giunta da lui insieme a due bambini, il proprio figlio Suchivrata, e un principino, Dhramagupta, che aveva perduto il padre in battaglia e il regno, caduto in mano ai nemici. Seguendo le indicazioni del saggio, la donna e i bambini osservarono il Vrata con devozione. Dopo quattro mesi, cioè all’ottavo Pradosha, Suchivrata trovò una pinta di nettare di ambrosia. Il principe Dhramagupta ottenne la mano di una principessa celeste e con l’aiuto del re, per ordine di Shiva, sconfisse i nemici e riprese il proprio regno. Quindi Dharmagupta salì alla dimora suprema di Shiva. Poichè così semplicemente e con tanta generosità il Signore del Kailash riconosce i meriti del Vrata.
Chi osserva il Vrata deve digiunare durante il giorno e può restare sveglio durante la notte, dopo aver interrotto il digiuno. Fare un bagno un’ora prima del tramonto e quindi celebrare il rito di adorazione di Shiva e della divina famiglia. E’ bene ricordare che durante questo momento gli esseri celesti e gli dei discendono dai cieli e compiono anch’essi il rito di adorazione nel piano sottile. Ciò aggiunge immensità alla santità dell’adorazione.
Questo Vrata è altamente lodato nelle scritture e riveste grande importanza e particolare santità per i devoti di Shiva. La semplice visione della divinità in un tempio, durante questo periodo, può distruggere tutti i peccati e accordare molte benedizioni. Una singola foglia di melo offerta al Signore in questo tramonto equivale a cento Mahapuja. Si usa accendere delle luci supplementari nei templi, poichè accendere anche un solo lume durante Pradosha è motivo di molto merito e benefici, materiali e spirituali. Fortunato colui che osserva il Pradosha Vrata, poichè il Signore Shiva presto lo effonderà della Grazia e delle Sue benedizioni.

Il racconto secondo il Pradosha Purana:
Un tempo gli dei (Deva) e i demoni (Asura) erano impegnati a zagolare l’oceano, con l’aiuto del re dei serpenti Vasuki, nella speranza di estrarre l’amrtam (nettare del’immortalità) dal Kseerabthi (oceano del latte). Vasuki era impiegato come corda per la zagolatura e subì numerose lesioni e strozzature. Fu così che dal serpente fuoriuscì un potente veleno nero (halahalam) in grado di distruggere il mondo. Minacciati dal veleno bruciante, i Celesti fuggirono in preda all’orrore. Brahma si diede alla fuga. Il corpo bluastro Vishnu si oscurò ulteriormente. Indra si fece invisibile. Agni, il dio del fuoco, non sopportò il calore bruciante. Yama si prese a correre senza direzione. Varuna svenne, Kubera fuggì. Schiere di Siddha, Caranas, Gandharva, Yakshas e Maharshis andarono a Kailasa e chiesero rifugio ai piedi del Signore.
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La forza e l’umiltà: Hanuman Jayanti
Posted by beatrice on March 30, 2010
Di Swami Chidananda
La vicenda di Hanuman è una storia di devozione e di dedizione, di umiltà e spirito di servizio. La devozione ad Hanuman è la meditazione su questo ideale di sacrificio di sé, di assoluta abnegazione. La devozione ad Hanuman è per coloro che desiderano trasformare la propria vita e se stessi in esseri coraggiosi e forti, per coloro che vogliono brillare in devozione e in dedizione ai piedi di colui di cui si sentono discepoli, seguaci e servitori.

Se pensate di essere dei devoti servi di Dio, adoratori di Dio, e seguaci di Dio, allora abbiate come ideale questo incomparabile personaggio del Ramayana. Possedeva la forza per sollevare montagne e per attraversare l’oceano, eppure restava quello che era: un dedito e umile servitore di Dio, ritratto sempre ai Suoi piedi, con la testa china e le mani giunte.
Questo è il posto di Hanuman, il suo voto e la sua personalità: la perpetua presenza a Dio. Grazie alla sua dedizione e alla sua abnegazione divenne il favorito da Dio tra i devoti, e grazie al suo spirito di sacrificio divenne un ideale perenne della cultura indiana. Riconosciuto divinità egli stesso, prescelto da milioni di persone, è stato immortalato da Valmiki nel Ramayana.
Che la grazia del Supremo possa ispirarvi a emulare questo ideale e a operare sinceramente al compimento dell’Ideale nella vostra vita. Il rischio e il pericolo dell’orgoglio spirituale sono annientati se l’ideale di Hanuman abita nel cuore e guida il cammino, la sadhana o qualsiasi altra azione in cui siamo impegnati. Per elevare e perfezionare tutti gli aspetti della vita spirituale, la devozione per Hanuman è di profondo significato e raccoglie ideali universali.
Che Dio e il Guru ci concedano di condurre questo ideale di vita, di meditarlo, di tendere costantemente ad esso, di adorarlo al mattino davanti all’altare domestico o sulle rive del Gange.

