Posted by Beatrice on November 27, 2008
Quando in Nepal il sig. “Prachanga” vinse le elezioni dello scorso aprile, portando il Paese dalla monarchia a uno stato democratico a maggioranza “comunista”, un anziano - che come molti della sua generazione, nonostante una personalità notevole, deve definirsi “comunista” per possedere un’etica e un ideale - mi chiese: e l’India? In India, dissi io, esistono partiti di ispirazione comunista, in alcuni stati hanno la maggioranza, a livello centrale si assestano in percentuali “normali” e contrattano il proprio appoggio alle coalizioni di centro-sinistra. Perchè? Dice, perché secondo lui in India ci sono contraddizioni enormi, c’è troppa povertà, e potrebbe capitare che ne esca un Prachanga, che scoppi la rivoluzione. Giovane!! ah, sì, esistono da sempre i gruppi dei guerriglieri nella jungla, i Naxaliti, formazioni di vaga ispirazione maoista e dal misterioso rifornimento di armi: conquistano militarmente un po’ di villaggi, applicano una giustizia sommaria e plateale, ma di lì poi non si spostano, non prenderanno Nuova Dheli con metodi così primitivi, né gli interessa, sono i bulli della jungla, secondo me, e basta. L’anziano giovane si stupisce che la gente attenda con pazienza il proprio turno all’accesso alla ricchezza, ammassandosi alla rinfusa ai margini delle metropoli. Dico, vanno al cinema, canticchiano le canzoni alla moda, venerano i divi di Bolliwood, sperano in un futuro migliore. Non coglie il parallelo che molti vedono con il dopoguerra felice dell’Italia di qualche decennio fa. Non vede una felicità che non miri a un riscatto radicale e universale; quello che per molti è benessere, per altri è miseria, miseria morale prima che materiale, ma dove la povertà materiale deve essere il perno dell’equazione e della presa di coscienza.
Tra due ore prenderò il caffè con mio padre, che mi dirà: hai visto in India? Ho visto, sì. Eh? Il fatto di appartenere in maniera indipendente e testardissima a qualcosa denominato Induismo mi qualifica , purtroppo, come sostenitrice di un sistema politico ed economico che invece mi è completamente indifferente, come qualsiasi altro. Ma a questo punto per me è già la barriera visibilissima dell’impossibilità di comunicare. Non è riconoscibile, nella nostra disperata decadenza, una denominazione che non corrisponda a un’adesione politica e pseudo-ideale, che deve essere manifestata con la faziosità truculenta e identitaria della tifoseria, cui di solito la connotazione religiosa aggiunge caratteri di untuosità e senso di presunta giustizia. Fatico enormemente a sopportare questa attribuzione. L’occidente, il monoteismo, l’ambizione imperiale di ciascuna delle “grandi religioni” hanno ormai stabilito che solo questa pretesa megalomane e omicida è fede. A questa “fede” credono tutti, ecco come si spiega il presunto misticismo rimontante nel XXI secolo. Ma la povertà, la politica, le contraddizioni sociali - mi dicono le notizie di oggi - sono definitivamente lasciate fuori dalla porta. Il trionfo è dell’immagine, della sigla, dell’intelligence e della televisione. Continua a leggere »
Posted by Beatrice on April 10, 2008
I giornali hanno riportato con un misto di orrore e di pietà il caso della bimba nata in India, questi giorni, a ridosso del Navaratri, con due facce; cioè, per chi non ne avesse conosciuto la notizia, con due facce attaccate allo stesso cranio, cioè quattro occhi, due bocche e due nasi (ma due orecchie). Invece che suscitare l’apprensione medica dei famigliari, sulla piccola si è riversata subito la copiosa devozione dei parenti e di tanta gente semplice che accorre a venerare in lei la reincarnazione di Durga, la Madre Divina. Io ho visto le fotografie e un video della bimba e ho provato una profonda commozione, per questo essere stranissimo, senza dubbio, ma incredibilmente bello e intenso; qualcosa che nella sua eccezionalità creaturale tocca il cuore e lo stupore per la vita, che effettivamente riusciamo a cogliere vertiginosamente quando si manifesta in qualcosa che non possiamo più catalogare tra i molti, ma dobbiamo guardare nella sua unicità e interezza. E’ anche più intensa la sensazione di sapere che la piccola apre e chiude gli occhi, tutti simultaneamente e quindi, per ora, i riflessi e le funzionalità nervose sembrano funzionare correttamente e gestire la complessità degli organi multipli senza difficoltà: il suo “io sono” è a quattro palpebre, o a due teste, senza ripensamenti né fratture.
Perciò i genitori hanno ritenuto di non sottoporre la bambina a stress clinici e il medico locale afferma che gode di buona salute. Resta da vedere come il cervello riuscirà a gestire le informazioni che provengono da quattro occhi, come organizzerà informazioni e risposte, quando la vista e gli altri sensi si saranno differenziati e acuiti fino al grado successivo dello sviluppo. Continua a leggere »
Posted by Beatrice on September 16, 2007
Un ampio stralcio della relazione di Roberta De Monticelli ospite al Festival di filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo, dedicato quest’anno al sapere.
«A chi gli domandava in che modo si potesse sconfiggere la violenza del Male, Francesco d’Assisi un giorno rispose: “Perché aggredire le tenebre? Basta accendere una luce, e le tenebre fuggono spaventate”».
Cosa vuol dire “accendere la luce”? Cosa può voler dire per noi oggi? Tenterò una risposta, in base alla quale si dovrebbe vedere che Francesco ha ragione. Che quello che dice è vero, purché siamo veramente in grado di “accendere la luce”. Non è con l’aggressione che si combatte il male o ciò che sembra tale. E’ con la conoscenza: un certo modo della conoscenza che oggi soprattutto è compito del pensiero chiarire, e che oggi potrebbe illuminare di luce nuova tutti i mondi in cui allignano ed esplodono conflitti. Dalle relazioni internazionali alla vita politica, economica, civile di una comunità. Nel secolo scorso è prevalso un modo di pensare che in realtà lasciava pochissimo spazio in questi campi alla “conoscenza che illumina”, come chiamerò la luce di cui parla Francesco, e molto invece all’aggressione e alla forza, o nel migliore dei casi alla forza della volontà. Come Socrate, invece, questo Francesco - che appartiene a tutta l’umanità e non a questa o quella sua parte - ben più che della volontà, della conoscenza faceva un grandissimo conto, negli affari umani.
Francesco, almeno questo lo sappiamo tutti, amava molto tutta la realtà, della natura e del mondo umano, ed era quanto di più lontano si possa immaginare da quel dualismo dello spirito e della carne che invece ha purtroppo prevalso nella tradizione, non solo cristiana ma anche moderna. Il Cantico delle creature però va ancora oltre il sentimento di fratellanza con l’intera natura. Continua a leggere »
Posted by Beatrice on August 26, 2007
Si vedono chiaramente già nell’espressione del volto ancora adolescente la determinazione, la durezza e la forza di volontà della piccola albanese macedone. Della tormentata vicenda della sua fede si era già bisbigliato, qualcosa era finito per trapelare perfino nello sceneggiato televisivo a lei dedicato. Non di meno, per decenni Madre Teresa è stata presentata come un’icona melliflua dell’amore, o invece di quell’amore militante
contro i nemici della religione cattolica e dei suoi valori, quasi un profilo di cartone con cui nascondere, se ce ne fosse bisogno, l’abisso del cuore in cui si deve immergere il cercatore di Dio. Per il paradigma del catechismo materialista, lei aveva semplicemente nutrito gli affamati, vestito gli ignudi, eccetera eccetera, mentre ciò che di più spirituale l’aveva animata - la lotta del cuore, gli errori, la ferocia del divino - era registrato solo dai detrattori come onta da sbandierare anche questa, ma a sostegno delle tesi anti-cattoliche. Perciò ad alcuni la “santa” è diventata antipatica, senza nulla di personale, dato che non tutti apprezzano veder sventolare bandiere come argomenti spirituali. La questione, tra l’altro, sembrava un dibattito tra le due tesi materialiste dominanti: meglio servire la materia appellandosi a Gesù o appellandosi al materialismo storico? Nonostante la pessima compagnia, però, la suora per eccellenza è rimasta sempre un tarlo nella coscienza dei ricercatori, come un mistero non rivelato, qualcosa che è stato nascosto dalla prepotente campagna mediatica con la sua effige, e che aveva certamente molto da illuminare. La radicalità e la potenza della sua esperienza “sul campo”, che non hanno avuto eguali, l’amore per Cristo e l’assorbimento profondo della spiritualità indiana, non induista-settaria, l’anelito non privo di apparente sciovinismo a realizzare l’unicità del Cristo, ad ogni costo, l’ascesi senza concessioni, ci sembrano potenti fendenti di Viveka, della discriminazione filosofica che vide impegnati i grandi mistici-filosofi dell’Essere. Continua a leggere »