Maha Shivaratri

Molte storie leggendarie sono legate alla fondazione della festività di Shivaratri. Ogni mese, il tredicesimo giorno di luna calante si calcola un periodo detto Pradosha, in cui Shiva manifesta la danza cosmica Tandava dinanzi agli Dei, riuniti per ringraziarlo dell’aver salvato il mondo dal veleno prodotto dalla loro goffa ricerca di immortalità. Shiva si manifesta perciò come Colui che è capace di salvare il mondo dagli effetti nefasti dei desideri mortali, quelli che vedono collaborare e contrapporsi Dei e Asura, volontà e pulsioni, generando pericoli ancora più letali. Chi riconosce questa dinamica si rivolge a Shiva, come fecero gli Dei, come unica via di soluzione delle dinamiche psichiche. E Shiva è colui che assorbe (beve) il veleno prodotto dai desideri e ne neutralizza gli effetti. Egli è perciò il Benevolo. Nella Sua pace si risolvono volontà, pulsioni, morte, individualità, e solo la danza cosmica dispiega l’esistente, perfetto e impersonale.
Ogni anno uno di questi periodi di grazia è ritenuto il più santo. E’ la vigilia della Luna Nuova di Febbraio/Marzo, quando la vita sta per nascere ciclicamente di nuovo, mentre si trova nella sua fase latente, ancora oscura. Il Mahamrityunjaya Mantra, che si trova nel Rudra Namakam, dice di Shiva:”Tu che sei il profumo che fa sbocciare i fiori”. Il profumo è un elemento sottile, imprendibile, che accompagna lo sbocciare dei fiori, ma che in forma latente precede la fioritura, come un’ebrezza, energia senza causa apparente, primordiale, e che informa improvvisamente ogni essere, chiamando ad aprirsi, ad alzarsi, a rivolgersi verso la propria evoluzione e il compimento del richiamo divino. Ebrezza che i greci chiamavano Dionisiaca, o Entusiasmo, che è la presenza di un Dio oscuro e invisibile che fa muovere e danzare i baccanti, in trance, ubriachi. Come i devoti di Shiva adorano il Lingam, nello stesso periodo le donne ateniesi risvegliavano un simbolo fallico che giaceva nella cesta (liknon). Il giorno successivo alla cerimonia notturna, il gruppo degli iniziati passava per le strade recando la kiste e il liknon, che conteneva il fallo coperto da dolci e frutta. Alcuni brandivano serpenti vivi e la gente era incoronata da finocchio e pioppo bianco.
Questo momento che risveglia la natura, risveglia l’individualità dal sogno dell’io, che chiude la mente nell’egoismo mortale. Gli uomini vivono come in sogno, faceva eco il greco Eraclito all’indiano Gaudapada, ognuno chiuso nel proprio mondo particolare. Questo Dio penetra la mente come un profumo e apre alla maturazione della coscienza universale. Così che i versi del Mahamrityunjaya Mantra concludono: “come il frutto si stacca dal ramo, portaci dalla morte all’immortalità”.
Om Namah Shivaya,

Udai Nath, Shivaratri 2016

shiva

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Mahamrityunjaya Mantra:

Om tryambakaṃ yajāmahe
sugandhiṃ puṣṭi-vardhanam
urvārukam iva bandhanān
mṛtyor mukṣīya māmṛtāt

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[*] I dettagli sulla cerimonia del Liknon sono tratti da Esonet.it

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