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Dialoghi con Leucò di Pavese Cesare

Posted by Beatrice on March 25, 2008

Il 27 agosto 1950 Cesare Pavese cede infine al “il vizio assurdo” e si toglie la vita, ingerendo una forte dose di sonniferi; affida le ultime, poche righe al frontespizio di una copia dei Dialoghi con Leucò, forse il suo libro più coraggioso, di certo il più lontano dalla tendenza letteraria dell’epoca e – apparentemente – del suo stesso autore. Composto nell’immediato Dopoguerra, in un momento cioè di dominante Neorealismo, Dialoghi con Leucò mette in scena personaggi che di attuale sembrano non avere nulla (appartenendo alla mitologia greco-latina), e costituisce a detta dello stesso Pavese “un lusso che da un pezzo meditavo di prendermi”: di fatto, i ventisei “dialoghetti” (come li chiamava lo scrittore piemontese) non sono immediatamente compresi, e vengono a lungo considerati un vezzo, un capriccio di uno degli autori altrimenti più presenti alla difficile situazione sociale, culturale ed economica dell’Italia di quegli anni.

In realtà, il tema del mito è già presente nelle precedenti opere pavesiane e continuerà ad esserlo in quelle successive; vero è che i Dialoghi proiettano il lettore di allora e di oggi in uno scenario a prima vista decisamente lontano da quello in cui si svolge la quotidiana vicenda di ognuno: non solo i celeberrimi Achille e Patroclo, Edipo e Teseo, Eros e Thanatos, ma anche i meno comunemente conosciuti Issione e Ippoloco, Britomarti e Litierse, Virbio e Ariane sono protagonisti di queste pagine.

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