Pradosha Vrata

Tutto il creato e le creature funzionano e operano in base a leggi cosmiche o divine. Sempre un sistema perfetto e perfettamente razionale governa ogni fenomeno e processo, mondano o mistico. Come gli elementi grossolani e le forze fisiche operano differentemente in condizioni diverse, così le forze sottili e più elevate rispondono e agiscono nel piano interiore e nei processi spirituali come la meditazione, la preghiera, l’adorazione, ecc. Perciò si trovano ingiunzioni ben precise per l’esecuzione di taluni rituali al mattino, altri per la preghiera del mezzogiorno e per l’adorazione della sera. Alcune osservanze sono indicate per svolgersi in certe fasi lunari, altre quando una tale stella si trova all’ascendente, o nell’ora di una particolare congiunzione planetaria. Il rituale di Pradosha è da osservare al tramonto del tredicesimo giorno di fase lunare. E’ l’adorazione di Shiva che garantisce il successo di ogni impresa e la soddisfazione dei desideri del cuore. Nella quindicina chiara, che segue la luna nuova (Shukla Paksha) come nella quindicina scura, che segue la luna piena (Krishna Paksha), la sera del tredicesimo giorno, il tempo tra le 16.30 e le 18.00 si chiama Pradosham ed è il periodo indicato pre pregare e adorare Shiva e invocare la sua benedizione. Pregare in questo tempo libera da qualsiasi colpa e concede la Liberazione. L’occasione è data dal momento in cui Shiva e Paravati sono particolarmente benevoli. Si narra che gli dei erano provati da una lunga e infruttuosa guerra contro i demoni e si recarono da Shiva per domandare Continua a Leggere →

Il trattato di Manu sulla norma [Manavadharmasastra], Einaudi

Composto probabilmente nel II secolo avanti Cristo e per tradizione attribuito al mitico figlio di Brahma, capostipite dell’umanità, il Trattato di Manu sulla norma è uno dei piú celebri testi antichi di norme etico-politico- giuridiche del mondo antico. È stata una delle primissime opere in sanscrito a essere tradotta in una lingua occidentale (in inglese, nel 1794) e ha avuto lettori entusiasti come Nietzsche. La sua fama è legata alla vastità delle sue trattazioni, che spaziano dai criteri per l’amministrazione della giustizia alle regole per la vita familiare, dalle dottrine cosmogoniche alle indicazioni pratiche sull’alimentazione. Ma è stato anche uno strumento ideologico e di controllo sociale prediletto dalle compagini brahmaniche ortodosse e viceversa contestato da coloro che, in vari tempi e per varie ragioni (buddhisti, classi subalterne), si sono sentiti oppressi dalla cultura dominante. Per la prima volta tradotto in italiano direttamente dal sanscrito (sulla base della piú accurata edizione critica), il Trattato di Manu viene qui proposto come opera indispensabile per capire la cultura dell’India, al pari delle grandi saghe epiche del Mahabharata e del Ramayana «La fama del Manavadharmasastra è senz’altro legata alla vastità e all’esaustività delle sue trattazioni in materia di condotta, regalità, criteri per l’amministrazione della giustizia, regole per la vita familiare, norme per la formazione degli intellettuali, dottrine cosmogoniche, pratiche ascetiche, etica religiosa, ecc. L’ampiezza e il carattere dei suoi contenuti hanno costituito la ragione del suo primato, riconosciuto sia dai commentatori classici indiani sia dai funzionari britannici ottocenteschi. Costoro se ne sono ampiamente serviti Continua a Leggere →

I Tarocchi di Visionaire.org

Le anime, dunque, hanno innato dentro di sé il potere profetico. E anche se questo potere rimane oscuro e inattivo, esse tuttavia a volte fioriscono e si illuminano nei sogni, e alcune anche nell’ora della morte: forse perché in quel momento il corpo diventa puro, oppure perché acquista una particolare disposizione alla profezia. Allora l’attività razionale del pensiero si allontana e si libera dal presente, mentre l’anima si volge al carattere irrazionale e fantastico del futuro. Non è vero, come dice Euripide, che “ottimo indovino è colui che abilmente congettura”: certo, un uomo così è un saggio, che segue la parte razionale della sua anima, quella che lo conduce lungo la strada della verosimiglianza logica. Ma la facoltà profetica è come una tavoletta: priva di scrittura, di significati, di qualsiasi determinazione per se stessa, ma passibile di immaginifiche fantasie e di presentimenti. E si impossessa del futuro senza bisogno di tanti ragionamenti, soprattutto quando si sia staccata dalla realtà presente, in uno stato di estasi. Allora si verifica, attraverso una particolare disposizione del corpo che si adatta a tale trasformazione, quello che noi chiamiamo entusiasmo. Ma io credo piuttosto che tra l’anima e l’afflato profetico si produca un rapporto di complementarità e di affinità simile a quello che lega la vista alla luce. L’occhio, che pure ha in sé la facoltà visiva, niente può senza luce; e così il potere profetico, che è la vista dell’anima, ha bisogno di qualcosa di affine che lo accenda e lo ecciti. Quasi tutti Continua a Leggere →

Storia del verme (dal Mahabharata)

Yudhishthira disse: Quelli che, volendo o no, resteranno uccisi in questa grande convocazione di battaglia, quale ventre raggiungeranno rinascendo? Dimmi di questo, O nonno. Abbandonare il respiro della vita nella grande battaglia è un dolore per gli uomini. Mi rendo conto, O conoscitore del diritto, che l’abbandono del respiro è molto difficile da affrontare, sia nella ricchezza che nella povertà, sia nella fortuna che nella sfortuna. La causa di questo, vorrei che tu mi spiegassi, perché credo che tu sia onnisciente. Bhishma disse: Per quale causa gli esseri respiranti nati in questo mondo di trasmigrazione, sia nella ricchezza o nella povertà, sia nella fortuna o nella sfortuna, O signore della terra: per quale causa si deliziano dell’esistenza, questo ascolta da me. Hai ben ponderato la giusta domanda, Yudhishthira! A proposito di questo, ti racconterò quanto è successo una volta, O sovrano degli uomini: la conversazione del Nato sull’Isola, Vyasa e un verme, O Yudhisthira. Una volta, il saggio Nero, il Nato sull’Isola, il somigliante a Brahma, mentre camminava, vide un verme che correva rapidamente davanti a un carro. Il Conoscitore delle vie di tutti gli esseri, conoscitore della voce di tutti gli esseri incarnati, conoscitore di tutto, lui, avendo guardato in tutte le direzioni, parlò al verme: <O verme, sembri spaventato, e vedo che sei di fretta. Dove corri? Dimmi! Da dove viene la tua paura?>