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Quello è infinito, questo è infinito. Sottraendo questo infinito a quell’infinito, ciò che resta è infinito.

Isavasya Upanisad

La Società Invisibile.

Posted by Beatrice on March 25, 2008

L’aspetto inquietante di questa “crisi” o recessione mondiale, oppure locale che sia, in ogni caso ingovernabile ed eterodiretta dalle forze nascoste della finanza mondiale è che si crede andrà a colpire quello che è nato sano, nonostante tutto. Cioè discende come una maledizione della serie “le colpe dei padri che ricadranno sui figli” sulla generazione che silenziosamente ha cercato e faticosamente trovato un punto di equilibrio e di chiarezza nonostante il marasma in cui è nata e cresciuta. Quelli che hanno rifiutato il rancore e la rabbia dei padri, come i sogni borghesi di fasulla elevazione sociale, che sono riusciti a costruire una solidità esistenziale e mentale stabilendo il proprio centro in se stessi, nella vita che effettivamente gli è propria per nascita e sulle possibilità reali. Che oggi si chiamano “giovani famiglie” perchè quando non sono oggetto di insulto come figure amorfe e passive, restano da catalogare come elementi riproduttivi. La vita però non è un fatto meramente biologico. E’ il risultato di una presa di coscienza per esclusione, che ha privilegiato e riconosciuto ciò che non è oggetto di mercato né di espressione ideologica. Queste persone sono riuscite ad essere felici, questo è l’elemento nuovo e impensabile, forse destabilizzante, nonostante un’educazione sentimentale violenta e ignorante, nonostante il consumismo, nonostante i luoghi comuni e la corruzione. Credo di condividere la delusione e l’angoscia di chi è andato davvero controcorrente, pur ben integrato in una moltitudine che ha seguito la stessa strada e scopre di aver fatto un investimento ad alto rischio. Più che un’analisi socio-economica, un certo stile di notizie assomiglia a un richiamo greve a non dimenticare che successo e sopravvivenza dipendono dalla collusione con ideologie e mercati; a richiamare questi “dispersi” alla politica, queste famiglie di eremiti laici a rientrare ordinatamente nei ranghi della violenza; sia essa mafiosa, politica o religiosa. L’arroganza che si manifesta con la continuità dell’allarme sociale – una campagna “shock and awe” all’italiana – è la vecchia formula dello spettro della scarsità permanente, che dovrebbe spingere alla guerra continua, quella di tutti contro tutti, o contro qualcuno opportunamente sorteggiato, per giustificare la rapina senza fine delle risorse fondamentali.

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