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Quello è infinito, questo è infinito. Sottraendo questo infinito a quell’infinito, ciò che resta è infinito.

Isavasya Upanisad

Il posto dell’amore.

Posted by Beatrice on May 27, 2008

Quelli che hanno prescelto o hanno sentito l’attrazione fatale per la spiritualità, intesa come pratica e paradigma di vita e coscienza, hanno provato nei fatti la necessità dell’amore. E’ un sintomo naturale e fondamentale, per definire quel percorso che chiamiamo spiritualità. Anzi, è il requisito essenziale, senza del quale ogni pretesa di esprimere alcunché di “spirituale” è sterile mentalismo. Se si vuol capire di cosa si tratti è invariabilmente quella percezione degli esseri, persone, come altrettante identiche entità come “io”, o come più famigliare “me”, che è idealizzato, quando può, in un superiore Sé, teologizzato in “divino”, ma umanizzato, sempre, in una connotazione fondamentale: innocente. Che è il dato universale e basilare che accomuna ogni essere, umano, animale e naturale, che contraddistingue il cucciolo di ogni specie, il fenomeno dell’essere e l’essere indiviso come un tutt’uno. Se l’Essere è perfetto e assoluto, se questo assoluto è difficile o impossibile da identificare con la ragione, il sentimento e la percezione intuitiva ci soccorrono con un dato che spezza le categorie del giudizio e dell’azione: Egli è Innocente. La cultura ebraica-cristiana chiama questa intuizione del Divino, l’Agnello, simbolo dell’innocenza, l’Atman. La visione che ne proviene, senza alcuna mediazione razionale, è quella che impone una profonda e inevitabile non-violenza. Non possiamo osservare o immaginare l’opera anche del più acerrimo nemico senza vedere anche in lui la stessa familiarità, la stessa innocenza e in-coscienza che accomuna tutti i viventi. L’uomo che oggi sta pianificando la caccia grossa ai suoi simili per le vie della città, stamattina si è svegliato assonnato come me, forse con accanto qualcuno che nonostante tutto gli vuole bene e che gli ha preparato la colazione; ma di più, qualche ora prima era immerso nel sonno profondo e condividevamo nessuna posizione mondana, ma lo stesso stato di coscienza immersi nell’essere indiviso: io che ora lo immagino, lui che programma la sua vendetta, e il suo prossimo bersaglio. Solo chi ci ama ci distingue, riconosce colui in cui si riconosce, e chi ama in virtù dell’amore divino invece, non può distinguere.

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